Sunā da Mars: ad Aprica, un ancestrale rituale di rivitalizzazione della terra

Ad Aprica, ogni anno, viene invocato l'avvento della Primavera con un rituale ancestrale per la rivitalizzazione della terra, tra musiche, danze e spirito di comunione


Sunà da Mars, letteralmente "suonare a Marzo" è una antichissima tradizione che ancora oggi trova forte riscontro e un'ampia presa sulla popolazione di Aprica, un graziosissimo centro nella provincia di Sondrio, proprio tra la Val Camonica e la Valtellina.
Si tratta di una tradizione popolare sostanzialmente contadina, una sorta di rito propiziatorio per dare il benvenuto alla Primavera. Le ragioni di questo rito folcloristico sono da ricercare nella storia stessa di Aprica, che fin dai tempi antichi era dedita prevalentemente ad attività del settore primario, in particolare la pastorizia.
L'avvento della stagione primaverile era quindi un toccasana per il pascolo, poiché portava la ricrescita dell'erba e quindi dei principali alimenti per gli armenti.
Anche l'uso dei campanacci e dei corni nel Sunà da Mars è direttamente legato alla tradizione del pascolo, poiché proprio i campanacci venivano (e vengono tuttora) appesi al collo dei bovini in occasione del pascolo sulle malghe di alta montagna, ed i corni vengono usati per le segnalazioni. L'esatta datazione storica del Sunò da Mars è incerta, ma non è difficile immaginare che essa risalga a tempi antichissimi.
Secondo i racconti, la celebrazione avveniva per tre giorni di fila con canti e musiche, durante gli ultimi tre giorni del mese di Febbraio.
La popolazione si organizzava in gruppi, raggiungendo anche i territori vicini per invogliarli a partecipare alla celebrazione per favorire la ricrescita dell'erba.
Non era raro il verificarsi di alcune dispute, in special maniera tra i giovani rappresentati dei gruppi, che spesso sfociavano in violenti scontri fisici. L'ultima serata terminava con il raduno di tutte le famiglie; a tutti coloro che avevano partecipato al rito veniva distribuito del Mach, una polenta realizzata con farina che ogni famiglia aveva dato in omaggio al gruppo. A volte veniva anche utilizzata la farina di grano saraceno, altre volte insieme alla polenta si preparavano i pizzoccheri.
Anche la legna per accendere il fuoco, nonché i condimenti quali sale, burro e così via, era tutto proveniente dai doni delle famiglie all'intera comunità.
La comunione e lo spirito di collaborazione era tale che persino agli infermi o a coloro impossibilitati a partecipare per malattia, il mach veniva portato a domicilio. Un rito volto alla rivitalizzazione della terra, una tradizione ancestrale e potente, con un significato da preservare con orgoglio anche nella manifestazione che ancora oggi prende vita con connotati festosi ed edonistici.

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