Oymyakon Polo of cold

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 12 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Più di 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI Con gli amici Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI
Viaggio nell’estrema siberia nel mese di gennaio,temperatura più bassa registrata è stata di -62 gradi ad oymyakon,Polo of cold.Il Nostro viaggio parti’dall’Italia direzione Mosca, da Mosca direzione Yakutsk,Capitale della Jacuzia con 300mila abitanti.La jacuzia È una vastissima regione della Siberia locata a nord est, facente parte della Siberia orientale.yakutsk è la città più fredda al mondo, da lì partimmo a bordo di una macchina tipica di quelle zone la Uaz 542, un mezzo con poca tecnologia, dell’essenziale però sono mezzi inarrestabili. partimmo affrontando più di 1000 km percorrendo la triste strada chiamata delle ossa perché costruita ai tempi di Stalin con la forza lavoro, strada delle ossa perché sul battuto venivano posati i cadaveri. attraverseremo la tundra con le sue infinite foreste,paesaggi imprigionati da ghiacci per oltre otto mesi all’anno per giungere al villaggio dove fummo ospiti da una signora del villaggio,ad oymyakon vivono 800 persone il popolo si chiama sacha,con origini altaico turcomanna. Le case non essendo dotate di rete idrica i bagni sono all’esterno. Sono luoghi dove non è consentito scherzare,qui è la natura che detta legge .... -62 gradi la sensazione è particolare , L’udito si dimezza ,la saliva ghiaccia,un mondo unico.....ospiti in una casa fatta di ricordi , di cose semplici e di tanto calore in questa terra così estrema .....il viaggio duro’ 14 giorni.

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Giorno 1

Partenza da Milano direzione Mosca.. con immense valige per contenere tutto l’abbigliamento...scalo a Mosca, un paio d’ore d’attesa per Mosca Yakutsk..partimmo..

Giorno 2

Con fusi orari praticamente il secondo giorno trascorso in aereo...

Giorno 3

Il terzo giorno arrivammo nella citta’piu fredda al mondo Yakutsk... temperatura -37. Arrivammo Yakutsk, appena si aprì la porta dell’aereo l’odore del freddo buffo violento all’interno....Poi finalmente toccammo con i piedi la pista siberiana.. Ricordo in primis l’emozione sensoriale del profumo e la sensazione di piccoli aghi sul viso, La felicità del tatto con la terra ,All’interno dell’aeroporto ci attendeva il signor slava proprietario dell’agenzia,Corporatura robusta,Indossava una pesante giacca nera vissuta con una folta pelliccia al collo di color miele,Una Giacca sprigionante odore di pelle,Sulla nuca un’abbondante colbacco qui non una moda ma indossato per necessità ed infine splendevano le lenti color azzurro dei Ray-Ban confinanti con possenti baffi.......Subito percepii Il forte carattere dell’anima un uomo dedito a risolvere i problemi senza perdersi in sottigliezze,Il tutto senza sprecare troppe parole ricordo ancora le uniche dopo il buongiorno...Copritevi fuori fa freddo! Ci troviamo a Yakutsk! Velocemente carichiamo i bagagli sulla monovolume stringendo le mani ai nostri compagni di viaggio i due indiani ed eccolo apparire il nostro amico Dottor Simon non ci eravamo sbagliati Damaso ed io ci guardammo entrambi pensando... siamo a posto ora fummo certi, era con noi...Slava agevolmente sguizzando per le strade nebbiose,Ghiacciate,Ventose ci condusse alla nostra sistemazione,Locato al settimo piano di un immenso palazzo sovietico dai colori stanchi certamente per gli anni ma fortemente calcati per il freddo,Un color bianco panna alternato ad un verde sbiadito,Anche lui stremato dal clima. All’ingresso un doppio portone ci attendeva per evitare la fuoriuscita del calore,Salimmo in ascensore per giungere all’ingresso della locazione;Un piccolo corridoio con la reception Dove consegnammo i passaporti.on ricordo l’ora,Metà mattinata all’incirca,Ci vestimmo senza il sistema a cipolla decidendo di visitare la città...La cosa che immediatamente notammo una serie di auto ricoperte da spesse coperte, tutti i motori accesi giorno e notte per evitare il congelamento;Una volta per far partire le vecchi Uaz Si accendeva il fuoco sotto la coppa dell’olio lo facevano anche i tedeschi con i panzer nell’inverno del 1942. Ma oggi nessuno rischierebbe tanto allora quando la temperatura scende al di sotto dei -35 si lasciano i veicoli accesi giorno e notte;La seconda cosa che notammo immediatamente quasi tutti i calzavano la stessa scarpa i valenki vecchi stivali di feltro........Immaginate una vita all’interno di un congelatore con la differenza di ulteriori -20 - 30 gradi tutto sembrava essersi fermato,Dopo pochi minuti tornai in camera per cambiare le scarpe mi si stavano congelando le dita un dolore terribile....... Lungo le vie alberi ipnotizzati da neve e brina pronti a sopportare i lunghissimi inverni,In lontananza vidi cartelloni pubblicitari anche loro imprigionati dalla brina si leggevano a fatica...Le basse temperature erano ulteriormente calcate dal continuo rumore dei nostri passi e dagli stessi abitanti che vagavano come ombre nascosti da cappotti e pellicce,Il tutto vedendosi a fatica per via della nebbia ghiacciata sparivano ed apparivano come anime disperse vaganti nella foschia... Sul corso principale auto,Furgoni,Vecchi pullman ferrosi;Facendone da padrona la Uaz 452 Si spostavano come iceberg,Intrufolandosi ,perdendosi a volte fermandosi dinanzi al piccolo negozio per poi sparire lungo le immense Vie dietro duri palazzi sovietici,Non era possibile vedere di più restava solo l’immaginazione,Ci sentivamo piccoli in queste strade tanto infinite tanto spaziose bianche, rumorose...Silenziose al tempo stesso... Domani mattina lasceremo Yakutsk , prenderà vita la spedizione, così rientrammo in camera... doccia , sistemazione valige, ricarica telefono, telecamera... ci gustammo un bel te’ bollente nella sala ristoro, sdraiato a letto sbirciavo la piccola scrivania colma di batteria aggiuntive, vestiario,qualche barretta energetica, bottiglia santero 958 da fotografare durante L avventura. Mancavano poche ore alla partenza,Tutto si tingeva di un significato più forte,Nell’aria un po’ di tensione, era normale; da oltre 10 anni non ci furono spedizioni italiane,Con noi nello zaino Gelosamente custodita la bandiera del tricolore.Gli ambienti estremi non sono prerogativa di pochi avventurosi, con l’aiuto della tecnologia, tutti possiamo tollerare condizioni severe, serve solo il coraggio e la voglia di scoprire luoghi Terribilmente severi.

Giorno 4

Partenza da Yakutsk..verso oymyakon... La Uaz rompeva il silenzio con il suo motore da 2,7 litri un rombo ferroso.... Max L autista abilmente parti’ attraversando la città, da lì a breve non vedemmo più luci della civiltà, solamente un colore bianco-blu’ del ghiaccio illuminato dalla luna...dopo pochi chilometri un rumore particolare ,un concerto naturale ,stavamo attraversando il fiume lena,il rumore del ghiaccio al nostro passaggio creava un rumore al quanto sospettoso, però L autista ci disse che il fiume era congelato per tutti i suoi 17 metri di profondità; La Yakutia è anche un importante snodo commerciale grazie alla presenza del fiume Lena che dal lago Bajkal attraversa la Siberia orientale per sfociare nel mare di Laptev (Mar Glaciale Artico) lungo un percorso di oltre 4.400 km, il fiume lena viene chiamato il fiume dei mammut ,Il terreno ghiacciato della tundra ha conservato molti dei mammut che un tempo vagavano per la Siberia e giustifica la presenza di numerosissimi resti che ha generato un fiorente mercato di oggetti in avorio fossile e la nascita del Museo Mammut – aperto nel 1991 a Yakutsk – dove si conserva una delle delle più varie collezioni al mondo di reperti dell’era glaciale. Lo scricchiolio involontariamente ci rendeva immobili, quasi come volerci alleggerire, però il Lena non tradisce in questa stagione, pericoloso L attraversamento nei mesi del disgelo ogni anno miete vittime;è notte però vediamo tutto grazie alla luna, proseguivamo alla velocità che variava dai 25 ai 60 km/h, ora una serie infinita dì dune di diversa altezza ci sballottavano a desta e sinistra, mettendo in difficoltà la 542...a distanza luci proiettate nel cielo, una Uaz stava risalendo una ripida d’una....terminato questo terreno molto sconnesso una distesa calma, levigata, sotto un freddissimo cielo stellato.pista ghiacciata, stavamo percorrendo la terribile pista bianca chiamata strada delle ossa perché i detenuti che morivano per la costruzione della stessa venivano interrati per il battuto,dopo tre ore di viaggio senza vedere anima viva una serie di piccole case in legno, tutte delineate da recinti ,sembra una visione, tutto immobile, pochi pali della luce con pendenze strepitose, dai piccoli tetti sbuffano senza sosta fumate bianche delle stufe....ci trovavamo a tumul, piccolo villaggio di contadini ed allevatori, ecco perché tutti questi recinti,Abitano 800 persone. Max, il nostro autista pensò di fare una breve sosta , pochi km dopo tumul lungo la strada 502 ci fermammo difronte ad una struttura rettangolare ci colore blu intenso, era un container adibito a bar, L autista entro’, noi Scendemmo dall auto per scattare alcune foto e recarci in bagno, locato a diversi metri dal bar una baracca di legno senza serratura ,la porta si apriva a fatica causa ghiaccio,neve, carta igienica inesistente , semplicemente un buco scavato nel ghiaccio All incirca profondo un metro dal perimetro di color giallognolo per via dell urina ghiacciata, non aggiungo altro ...ricordo dalle assi che fungevano da tetto a quelle verticali una consistente presa d aria mi permetteva di sbirciare in lontananza macchie di foresta, oltre ,catene montuose..questo servizio igienico non era dei più comodi, però’ mi piaceva.. no, non dovevo abbassare i pantaloni, ero fornito di cerniere lampo, chiaro non c era da perdere tempo....in queste immense zone ancora oggi mancano le fognature,Ogni famiglia ha un piccolo gabinetto di legno, spesso lontano da casa; l’acqua potabile viene ricavata dal ghiaccio, che d’inverno si magazzina nelle cantine perennemente ghiacciate. L'unico che non ha goduto della breve sosta ,il nostro mezzo a motore, spegnendolo si rischierebbe di non riavviarlo , a meno che non sia una sosta veramente breve, noi ci fermammo una decina di minuti. Il sole con timidezza nasceva però la temperatura si abbassava ulteriormente, -45 ci stavamo avvicinando lentamente Alla taiga e sempre più vicini alle temutissima valle dell indigirka. Arrivammo a tarda sera a Khandyga....arrivammo alla nostra locazione,ci trovavamo a khandyga,Fu fondata Nel 1938 come base Per la costruzione della kolyma highway verso Magadan. Arrivati davanti al nostro alloggio aiutammo L autista a scaricare le valige poste sul tetto nella Uaz,erano dure come ferro;La nostra sistemazione, una scala di metallo con un paio di gradini conducevano alla porta d ingresso,una piccola anticamera e subito il corridoio, un alloggio con quattro camere da letto più un piccolissimo bagno,la struttura era di muratura, come le altre case vicino a noi...la nostra camera era la prima a destra, tre piccoli letti con pesanti coperte marroni, il terzo letto lo usammo come poggia abiti, subito cercai la presa di corrente per ricaricare cellulare, macchina fotografica e powerbank, per fortuna Damaso prima di partire venne in mente e comprammo gli adattatori , qui le prese sono diverse dalle nostre.. L’autista ci disse che sarebbe andato in zona a posteggiare l’auto all’interno di un garage, ovviamente con motore acceso. Sistemammo valige,maglie,calze,una confusione di vestiario sparso ovunque, il caldo in camera era atroce, quasi complicato respirare,già ci svestimmo in parte nell’anticamera,dove per condensa accumuli immensi di ghiaccio creavano un ambiente tipo frizzer, poi ritrovandoci in camera con boxer e maglietta; il tempo di ricaricare le batterie,cercare L’immenso striscione con logo santero 958 da fotografare. Erano le 23, ci vestimmo con molta parsimonia,presi anche le bustine riscaldanti per il telefono,in fine le muffole per le mani oltre ad altri due guanti. Sentii alle spalle chiudersi la pesante porta causa imbottitura,le scale ricoperte da polvere gelata,usai il corri mano in legno per maggiore stabilità... tasca sinistra cellulare con bustine, tasca destra macchina fotografica, tasca pantaloni gopro, ancora powerbanck... non era semplice cercare, prendere nulla per via della scarsa visibilità dovuta All’abbigliamento, il viso era rinchiuso all’interno del cappuccio. Fronte la nostra dimora una spazio ampio, alla destra la strada dove arrivammo,alla sinistra una lunga fila di case con su ambo i lati due strette vie con qualche albero di ghiaccio qua e là,non un anima viva,tutto cristallizzato ed illuminato dal bagliore lunare.. poi meritato riposo

Giorno 5

Sveglia alle 6...drinnnn drinnnnn.... ore sei, buongiorno siberia,ci vestimmo con i primi leggeri strati termici una sciacquata al viso riordinammo tutto il necessario, nel corridoio mangiammo in piedi una fetta di pane con maiale affumicato tagliato con un vecchio affilato coltello dell’autista,dopo lo spuntina Max si assento una decina di minuti ed arrivò con L’auto, ricordate la sera prima la mise nel garage a poca distanza, aprendo la porta il viso come punto da aghi, l’elevata umidità ghiaccia mossa dal vento creava difficoltà a tenere gli occhi aperti,legammo nuovamente le valige sul porta pacchi L’essenziale nel retro,lentamente partimmo avvolti dalla nebbia ghiacciata,dall’oscurità e dal silenzio agghiacciante.... ci attendevano cinquecento km smistati fra taiga e zone montuose molto impervie, puntavamo dritti verso un mondo irreale. Viaggiammo più di tre ore nel buio totale alla velocità mai superiore a 60km/h. All’alba ci trovammo nei pressi di un villaggio ormai deserto,kubume....stavamo percorrendo la triste strada delle ossa...Furono necessari due anni per realizzare un primo tratto della strada, pensata per essere utilizzabile tutto l’anno. Dal 1933 si può considerarne aperto a traffico un primo tratto. Lo scopo era costruire una chiave d’accesso al sistema dei fiumi Kolyma e Indigirka, collegarli e unire cosi i sistemi di trasporto fluviali, marittimi e terrestri. Dal mar glaciale artico al mare di Okhotsk dunque, passando per i due grandi fiumi e le montagne dell’interno. Tuttavia lo scopo primo rimaneva avere un collegamento per le zone minerarie, per trasportare l’oro e le merci ed anche i detenuti. Poche righe prese su internet inerente alla costruzione della road:
L’obiettivo resta quello di arrivare a Ust-Nera, nel bacino dell’Indigirka, a 1042 km di distanza da Magadan. Lungo il percorso più di 10 valichi superano i 1000 metri.
Le condizioni di rifornimento delle miniere legate ai gulag, fino all’avvento della strada, sono affidate ai cavalli: nell’inverno 1931-32 e 1932-33 sono 2000 i cavalli utilizzati. La filosofia di costruzione si può suddividere in due momenti, il primo che riguarda l’approvvigionamento più veloce possibile dei materiali, il secondo invece è legato all’attuazione effettiva della strada.
Alla fine del 1932 arrivano nella regione 70 automezzi con cabina di pilotaggio in legno, in cui la temperatura scendeva fino a - 50°. Nell’inverno 1933 iniziano i primi faticosi collegamenti: nei punti più impervi i mezzi sono trascinati dai trattori.

Lungo il tracciato dell’arteria principale in costruzione della regione, ogni 10-15 km, sorgevano lager per gli operai impegnati nell’impresa. Durante la bella stagione si lavorava 12 ore al giorno, sfruttando la più ampia finestra di luce.
 
Un adeguato utilizzo della strada nei primi anni è impedito dalla mancanza di ponti sui fiumi principali. All’inizio dell’inverno per un mese e mezzo i collegamenti erano impraticabili e si cominciò ad organizzare degli attraversamenti artificiali per oltrepassare i corsi d’acqua. Venivano tirate trasversalmente ai fiumi, con dei cavi, delle barriere galleggianti di tronchi, per rallentare la corrente. Successivamente lo spazio tra due barriere era riempito con sterpi, legna e neve. In questo spazio in parte sottratto alla corrente impetuosa veniva gettata dell’acqua per farla ghiacciare più velocemente. In 3 ore era possibile passare a piedi sopra questi “guadi”, in 3 giorni si poteva programmare dei trasporti leggeri. Per gli automezzi era necessaria un’ulteriore copertura di tronchi. Nell’arco di 10 giorni lo spessore del ghiaccio poteva raggiungere gli 80 cm.
Altre sfide vennero poste dalla natura alla colonizzazione delle aree interne: i valichi per superare le montagne, pareti rocciose, le paludi, le temibili croste di ghiaccio. Queste ultime hanno rappresentato la principale difficoltà. Nei momenti di grande freddo si incrinavano, venivano avvolte e nascoste dalla nebbia. Esse ricoprivano lentamente la strada, inghiottendola. A causa dei rivoli d’acqua si creavano sul ghiaccio larghi fossi in cui questa si incanalava. Dopo una nevicata questi fossi si trasformavano in una galleria, rendendo invisibile il corso d’acqua sottostante. Tutto ciò richiese particolari opere per  il drenaggio costante delle acque.Alle spalle ormai kubume ci trovavamo immersi ai piedi delle montagne, circondati da foreste,fermammo presso uno slargo lungo la road,per riposare e rifornirci di acqua presso una sorgente termale, si trattava del fiume indigirka.Il bacino è dotato di risorse minerarie abbastanza rilevanti (oro) è inoltre sviluppata l'attività peschereccia soprattutto nelle zone prossime alla foce. Andammo alla sorgente visibile grazie ed una struttura che fungeva da tettoia,da lì un paio di gradini in legno e scendere ed ecco L’acqua scorrere ed aprirsi piccoli spazi nell’impenetrabile permafrost;risalendo i gradini sentimmo rimbombare ,un suono di un possente motore,da lì a breve arrivo un camion,anche lui decise una piccola sosta ...Da Khandyga in poi la sensazione fu’ quella di entrare in un congelatore con più del doppio dei gradi,per poi uscirne alla fine della spedizione, il terreno è accidentato costringendoci ad una ginnastica continua,l’emozione saliva metro dopo metro,lentamente ci avvicinavamo al lontano e sperduto villaggio, strade infinite.

Giorno 6

Arrivammo od oymyakon...Le prime luci, credetemi questo villaggio è locato alla fine del mondo,veramente irraggiungibile,finalmente deboli bagliori ,pochi lampioni con lo scopo di illuminare la strada principale del villaggio, praticamente credo deserta per otto mesi all’anno;dal primo avvistamento delle luci cinque minuti ci trovammo di fronte al cartello oymyakon... un brivido lungo la schiena,sotto un’altra scritta, benvenuti al polo del freddo.... notai,dopo il cartello una centrale termica a carbone,con lo scopo di scaldare le abitazioni, non tutte collegate ad essa. Un paio di case e ci trovammo nella via illumina dai lampioni, poche case a piccoli gruppi a destra e sinistra,quasi tutte con recinti per il bestiame,per qualche metro nulla poi altre case ,credo un km scarso percorso nella via poi una Uaz sepolta dalla neve ,lì girammo a sinistra un cancello in legno aperto ed eccoci in cortile,alla nostra sinistra due piccole case, frontalmente la nostra dimora;un piccolo sentiero continuava conducendo al retro dell’abitazione e ad altre. Subito notai nel cortile fronte alla casa un’altra Uaz in disuso con il portellone laterale aperto,a lato una piccola imbarcazione sommersa da neve,Max sali’ sul tetto della Uaz e ci passo’le valige,ero vestito con tutto L’abbigliamento a disposizione tranne la maglia che avrebbe dovuto essere al terzo strato di cinque in totale,sentii un qualcosa di strano nell’aria,il respiro rumoroso,il fiato creava dalla bocca e dal naso una nuvola di nebbia,ghiacciata che offuscava le immagini rendendo tutto indefinito,qui il freddo era più severo,sbirciai al lato guida il termometro ricordo bene,eravamo a meno 54. Sul lato sinistro della casa giaceva una piccola cuccia del cane confinante con tre gradini in legno i quali molto pericolosi per uno strato invisibile di ghiaccio, conducevano nell’anticamera. La porta in legno pesante con apertura all’esterno produceva un forte rumore causato da possenti molle che favorivano una chiusura rapida,con la porta chiusa alle mie spalle un’ondata di calore mi costrinse immediatamente a togliermi la giacca e vari berretti qui si stava bene c’erano venti sotto zero. Solamente parole non trasmettono emozioni perche’ in assenza di emozioni scaturite dai sensi,però se vi soffermerete leggendo con molta tranquillità, magari distesi con a vista una bella tazza di caffellatte o te’, vi potrebbe essere di grande aiuto. Eccoci in casa,alla nostra destra un piccolo lavandino,ricavato da un mobile,nella parte superiore una specie di imbuto per contenere l’acqua,dotato di una cannuccia la quale premendo verso l’alto fuoriuscire l’acqua,questo mobile era contro il frigorifero dalle notevoli dimensioni,sopra riposavano un paio di vasi, fronte al frigo un piccolo tavolino con due piatti colmi di patate a lato la finestra ancora un tavolo colmo di pentole praticamente la cucina,sul lato sinistro un possente appendiabiti in legno,sopra la porta una serie di foto rappresentanti tipici costumi e divinità sacha,la stanza successiva la sala da pranzo, frontalmente due camere da letto,una terza sul lato sinistro. Entrando nella sala da pranzo alla destra il tavolo vicino alla finestra , sul lato sinistro fra l’ingresso delle camere da letto un grosso divano,frontalmente al tavolo. La nostra camera era frontale All’ingresso in sala, a fianco la camera degli indiani,l’autista sul divano; simon ovviamente era con noi,in camera a sinistra lato muro simon, lato destro i nostri letti. Se non morimmo di freddo lungo la tratta rischiammo di morire dal caldo in casa della signora Tamara,padrona di casa;al nostro arrivo mentre Max ci condusse in camera a sistemare le valige lei ci saluto’ rapidamente, indaffarata in cucina. Molto gentile ed educata,però gli occhi e le mani non nascondono il suo carattere duro,tornito da questi ambienti,nel mentre la signora procedeva in cucina, Damaso ed io calamitati dall’esterno usciamo cinque minuti,nell’anticamera velocemente ci vestimmo poi fuori, all’ingresso un uomo robusto di bassa statura con una lunga giacca completamente aperta, un berretto storto sulla nuca,in bocca una sigaretta mezza spenta,non potevamo comunicare con Lui,Damaso provo’ in inglese ma nulla, l’autista dieci minuti prima andò a riporre l’auto in un garage non distante ed arrivo in quel momento così spiego a Damaso che L’uomo era il figlio di Tamara, Max entro’ dicendo rientrate fra cinque minuti che si mangia; l’uomo intento a terminare la sigaretta e scrutare il nostro abbigliamento capi’ la nostra richiesta... il termometro? Così ci accompagno’ dietro la casa,credo sulla finestra della camera di Tamara il termometro,un angolo riparato frontalmente da un’altra costruzione in legno, segnava 55 , vedere un termometro con questo resoconto sembrava incredibile. Entrammo in casa per la cena, la signora disse gnam gnam più volte,ci svestimmo poi tutti a tavola,l’istinto di lavarsi le mani,poi mi venne in mente l’assenza dell’acqua cosi utilizzai le salviette. Gli alimenti principali di questo villaggio sono carne di renna, mucche e cavallo siberiano,mutato geneticamente dai mammut, sul tavolo patate, biscotti con marmellata di lamponi,zucchero,polpette di carne, il primo piatto servito dalla signora Tamara fu’ una scodella incandescente di brodo con qualche spaghetto spezzato,pochi pezzi di pesce e carne,il sapore non mancava,finita la zuppa ci servi’ un piatto di semolino,secondo piatto polpette di carne con patate,prima del dolce ci propose l’uovo sodo..perché rifiutare?praticamente il tuorlo era quasi bianco,il colore è determinato da ciò che mangiano le galline,in questo caso l’assenza di mais ed erba medica rendono i tuorli quasi bianchi;come dolce spalmai un bel cucchiaio di marmellata sul pane,durante la cena sentii la mancanza dell’acqua perché in tavola solamente te bollente,Tamara diceva l’acqua fa’ ghiaccio.. quella sera la temperatura scese a -63.

Giorno 7

Sveglia alle 7, colazione, poi fummo ospiti dal sindaco del villaggio che ci consegno’ una pergamena con il 63 gradi raggiunti..provammo poi la pesca sul fiume ghiacciato , nel tardo pomeriggio partimmo per il rientro verso Yakutsk, arrivammo a tomtor altro piccolo villaggio...

Giorno 8

Arrivammo a tomtor,Un alloggio composto da tre camere da letto,una cucina,bagno ed un ampio salone con un paio di invitanti poltrone di velluto marrone. Qui a differenza di oymyakon in casa c’era l’acqua con tanto di vasca, così decisi di fare una doccia, entrai nella vecchia vasca da bagno,due rubinetti di cui uno sprovvisto di pomello. Girai il vecchio rubinetto, mi ustionai i piedi,provai a ruotare l’altro ma in assenza di pomello non riuscii. Dalla porta chiamai Damaso spiegando la situazione, andò a chiedere all’autista e mi disse a fianco al lavandino c’è un grosso contenitore, li c è l’acqua fredda.. spostai il coperchio posto sopra il bidone all’interno un pentolino per prendere l’acqua,così entravo ed uscivo dalla vasca per prendere l’acqua fredda e mischiarla con quella incandescente, una doccia interessante,atipica. Avevamo un’ora di relax prima di partire per la festa,caricammo le batterie,ci coricammo un po’. Il vetro della finestra era completamente ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio che impediva la vista all’esterno. Damaso ed io pensammo di uscire fuori con una sola maglietta, la temperatura era -45 ,chiamammo l’indiano per la foto ricordo,giusto il tempo di scattare poi ci fiondammo in casa,un esperimento interessante. Partimmo con destinazione salone dedito alle feste locato alle porte di tomtor, distavamo a 15 minuti. Una struttura recente tutta in legno,nessuna costruzione adiacente solo ghiaccio a perdita d’occhio,una decina di auto tutte in moto,all’ingresso un grande spazio adibito a guardaroba con appendi abiti,ci spogliammo ed entrammo nel salone dalle misure occhio e croce cinquanta per venti metri; tutta la struttura in legno dal color miele,profumo persistente legnoso,dolce e balsamico. Non pensando sbagliai a calzare gli stivaloni,avevo la possibilità di mettere scarponcini da montagna in pelle portati da usare a Mosca. Da lì a breve ne pagai le conseguenze, fortunatamente abbassai le cerniere laterali,nonostante soffrii tutta la sera un caldo esagerato, nel salone faceva molto caldo. Entrando nel salone sulla destra un grosso camino con vari decori, frontalmente uno spazio per giochi e balli, da metà salone al fondo tavoli per la cena. Finalmente davanti a noi abitanti di oymyakon e tomtor,in fondo al salone un lungo tavolo con la signora Tamara e le amiche, una trentina di donne la metà di uomini,qualche ragazzina. Il nostro tavolo al centro con noi il figlio di Tamara e Max l’autista ,lateralmente gli abitanti. Qui si respirava L’autenticità dell’esperienza,a differenza di molti altri luoghi del mondo dove i villaggi dei nativi esistono fondamentalmente per fare un favore al turista,qua è tutto reale. Davanti a me persone che non avevano mai visto un turista,ciò si percepiva dal modo in cui ci osservavano, il modo in cui le donne volevano ballare cercando di stringerci e non lasciarci scappare,un incredibile esperienza.

Giorno 9

Ci svegliammo presto colazione a base di pane,salame con burro,latte e caffè poi preparammo i bagagli e partimmo, ci aspettavano molti km. Lasciato tomtor ci ritrovammo sulla SP 502 Kolyma higway, la strada già percorsa per l’andata anche perché l’unica. Poco prima delle 11 ci fermammo per fotografare l’alba con un panorama fantastico,osservate la foto perdetevi in questa valle con -55°. Gli indiani riposavano,Damaso ed io parlavamo, simon scattava foto,Max ovviamente alla Giuda. Dopo un paio di ore solcando le terribili valli ci fermammo per pranzo, da lì a poco lungo la pista ghiacciata ribaltato nel fosso un camion, accostammo per fotografarlo.Continuammo per infinite ore,stanchi dalle strade sconnesse,infinite salite,pericolose discese, valli interminabili.. solo le luci della nostra 542. Arriveremo a tarda sera nell’ultimo villaggio prima di Yakutsk. Scusate cambio discorso, qualche giorno fa’ chiesi la ricetta per un dolce tipico ad un conoscente sacha, in questo istante mi è giunta la ricetta, ve la scrivo così vi venisse L’ispirazione potreste prepararvi un tipico dolce.
Kyerchekh è uno dei piatti di base preferiti dai Sakha. È una panna montata che viene servita con pasta madre o focacce (lepeshka). È arioso e morbido e può essere servito per colazione o spuntini. Kyerchekh è fatto di panna raffreddata e può essere addolcito aggiungendo marmellate fatte in casa. Per renderlo leggermente più denso utilizziamo confetture di ribes nero o fragoline di bosco.arrivammo a Ytyk-Kjuël è un villaggio di 6758 abitanti locato sulla riva di un piccolo fiume affluente dell’Aldan a 255 km da Yakutsk.
Il suo nome in lingua sacha significa "sacro, rispettato" e deriva da quello del lago che si trova al centro del paese, un piccolo lago di 250 m per 350, profondo 30 che serve da approvvigionamento idrico per gli abitanti. Ytyk-Kjuël' è un centro agricolo, con allevamento di bestiame e produzione di latte. Come tutte le abitazioni anche questa semplice,molto calda ed accogliente,dotata di piccola cucina un ingresso e tre camere da letto. Stanchi dal lungo viaggio ci coricammo,con noi in camera questa volta L’autista Alex. Ci svegliammo alle 7 tutti seduti in cucina finimmo le ultime scorte, ricordo mi gustai un lungo Caffè. Mentre preparavamo le valige l’autista andò a recuperare il mezzo,posteggiato la sera in garage riscaldato quindi spense il motore per la prima volta dal giorno della partenza. Dalla finestra della cucina lo vedemmo arrivare a piedi,purtroppo la Uaz pur avendo dormito in garage riscaldato fu’ letale spegnere il motore,provo’ svariate volte senza alcun risultato. Questo dimostro’ che in Siberia non bisogna mai allentare la guardia anche quando si è quasi alla fine del viaggio per modo di dire,ci separavano ancora oltre 250km. Alex si mise in contatto con un ragazzo credo di tomtor,arrivò con un’ auto monovolume non proprio idonea a questi tour,l’autista non più che venticinquenne magro con espressione non raccomandabile. Alex si fermò al villaggio per risolvere il problema ,noi partimmo. Viaggiammo così sino a Yakutsk,con un paio di soste per distendere le gambe e bisogni fisiologici. Una sosta all’ingresso di Yakutsk per vedere le nevi imprigionate dal ghiaccio. Alle 18 arrivammo in hotel solita location dell’arrivo,mi spogliai e comodamente presi un caffè nella sala. Una foschia lentamente scendeva sulla città,con se’ calava la tipica notte artica,primeggiava in lontananza il termometro sulla cima dell’imponente palazzo confermando i -53°. Una buona opzione per le prelibatezze locali il ristorante Muus Khaya una strana combinazione di ristorante, bar e pista da bowling. L'intero posto è piuttosto buio con arredamento in legno emanante un forte,piacevole aroma, suddiviso su tre piani, salimmo al piano superiore il salone di forma rotonda con al centro cucina e bar, alle pareti ricordo molte foto,una mi rimase impressa un bambino sacha dell’estremo nord quindi nomadi allevatori di renne, completamente vestito con pelli bianche di renna e spiccanti guance rosse. Mangiammo l'insalata di pesce congelato, insalata di cavallo alla griglia, assortimento di carne, cavallo e patate dolci e renne,spendendo circa 600/700 rubli a piatto circa sei/sette euro. Finita la cena,nel tragitto verso l’hotel scattammo qualche foto ai fili della luce completamente ricurvi dallo spessore del ghiaccio e qualche foto ricordo .Alle 8:30 decollammo da Yakutsk,ci sono sei ore di fuso orario fra le due capitali,Mosca è sei ore indietro rispetto Yakutsk,oymyakon un’ora avanti rispetto a quest’ultima.

Giorno 10

Calcolando le oltre sette ore di volo ed il ore in avanti,praticamente non si capiva più nulla con questi orari. Sfruttammo l’occasione per fermarci tre giorni a Mosca. Capitale ,città più popolosa nonché il principale centro economico e finanziario della russia.Sorge sulle sponde del fiume Moscova e occupa un'area di 2561,50 km2 con più di 12 milioni di abitanti (18 milioni considerando l'area metropolitana ), oltre ad essere la città più popolosa del paese, è la seconda citta’ d'Europa per popolazione e superficie dopo Istanbul. Con il taxi percorremmo le immense strade a otto corsie per raggiungere l’hotel locato vicino al centro. La giornata era grigia con aria pungente,arrivammo all’hotel,imponente struttura con ampie vetrate al piano terra,reception,salone e ristorante. Salimmo in camera,piccola ma dotata di confort con vasca idromassaggio ,riposammo le pesanti valige,una doccia veloce poi scendemmo comodamente vestiti per il pranzo all’interno della struttura. Ordinai la tipica zuppa ,Un piatto che quando si visita Mosca non può decisamente mancare è la Borsch, la celebre zuppa a base di barbabietole, carne e panna acida è una delle zuppe tipiche russe più saporite e apprezzate. Era più la stanchezza del viaggio che la fame, così riposammo un po’ sul divano nella hall .salimmo poi in camera a riposare un paio d’ore. Ci svegliammo per l’ora di cena,pensando così di assaggiare i famosi tortellini russi , ordinammo due porzioni di pel’meni che Si presentano in mille versioni, differenziandosi per forma, grandezza e tipologia di ripieno anche se nella ricetta originale sono tondi (circa 2 centimetri) e ripieni di un misto di carni. A seconda del territorio, inoltre, potrete trovarli conditi in modo diverso: in Siberia per esempio si mangiano con aceto e senape piccante, mentre nella Russia occidentale si accompagnano con burro fuso o panna acida. Ma non finisce qui, perché non è raro trovare i pelmeni cotti nel brodo o saltati in padella per renderli più croccanti. Finita la cena in hotel uscimmo per fare due passi, sotto una debole nevicata,decidendo che avremmo visitato il centro distante 1,5km l’indomani mattina.

Giorno 11

Colazione abbondante era presente un bouffe dal dolce al salato,dalle uova ai würstel,dal prosciutto alle patate,dai succhi di frutta al caffè non italiano. A piedi andammo verso il centro,visitammo il teatro Bol'šoj è ubicato nel cuore del centro storico a pochi passi dalla piazza rossa. L'edificio storico del teatro è stato chiuso per restauri dal 2005 con l'obiettivo di riportare la struttura agli antichi splendori pre-comunisti. Durante l'epoca di Stalin infatti erano stati eliminati i lampadari, gli stucchi e tutto quanto potesse evocare il lusso del periodo zarista.All'interno, si trova la grande sala, con cinque ordini di palchetti. Sopra l'ingresso, vi è il parco reale con elaborata struttura lignea scolpita e dorata. E' uno storico centro teatrale in cui vengono allestiti balletti , opere e spettacoli teatrali: tra i più celebri e blasonati templi del balletto classico mondiale. Non distante il famoso ed imponente centro commerciale Gum,l'imponente palazzo nel centro che occupa tutto il lato della piazza rossa di fronte al Cremlino. Con i suoi 80 000 m2 di superficie suddivisi in tre gallerie coperte per tre piani di altezza è una delle principali costruzioni della fine del XIX secolo in Russia. Un centro commerciale veramente unico,personalmente mai visto un centro così lussuoso, ulteriormente addobbato per le feste. Sulla piazza rossa una grande area adibita a pista di pattinaggio sul ghiaccio ed una zona con numerose casette di legno con ogni prelibatezza sia culinaria che di gadget, nell’aria una frizzante atmosfera natalizia amplificata dalle luminarie,musiche,insistenti profumi di bomboloni alla crema e vin brulè sprigionante aromi di corposi vini rossi,cannella,chiodi di garofano,noce moscata ed agrumi.. casette di legno colme di matrioske di qualsiasi colore e dimensione,non mancavano i samovar contenitori metallici usati per scaldare l’acqua per preparare il te’, molti samovar presentano nella parte alta un alloggiamento atto a sostenere e scaldare una teiera di tè concentrato.I samovar tradizionali sono alimentati a carbone o a carbonella mentre quelli moderni utilizzano l'elettricità e funzionano come un normale distributore d'acqua calda. L’immensa piazza rossa,Le sue dimensioni sono: 700 metri di lunghezza, 130 di larghezza. La sua superficie è di 74.831 metri quadrati, il che la rende una delle piazze più estese del mondo. Da un lato il centro commerciale gum dall’altro il Cremlino,una cittadella fortificata posta sulla riva sinistra della moscova è sede delle istituzioni governative. In fondo alla piazza a farne da padrona la cattedrale di San Basilio,una cattedrale della Chiesa ortodossa russa eretta sulla Piazza Rossa di Mosca tra il 1555 e il 1561.Per scaldarci comprammo due bicchieri di vin brulè’ varcando poi i magnifici cancelli in ferro battuto dei giardini pubblici ,all’interno sculture e graziose statue e diversi laghetti, sempre nei giardini la tomba di milite ignoto,monumento dedicato ai soldati sovietici caduti durante la seconda guerra mondiale. Rientrammo in hotel , doccia e ristorante per gustare qualche altra specialità. I golubzi sono dei fagottini a base principalmente di carne, riso, verdure, avvolti in una foglia di verza e lasciati successivamente cuocere in padella. Prima di partire mi documentai su alcuni piatti tipici mi tornò alla mente aringa con patate lesse da mangiare come vuole la tradizione sorseggiando vodka, veramente gustoso determinato da spiccanti e persistenti gusti, per finire con te’ nero al limone. Cercammo per le vie del centro,la principale via Arbat estesa per oltre 1 chilometro è una delle maggiori attrazioni turistiche , negozi di souvenir,bar e ristoranti data la sua connotazione i prezzi erano alti da 150 euro a salire così pensammo di andare al mercato storico Izmailovo distante una decina di km. Arrivammo in treno ,Il mercato è uno dei più antichi di Mosca ed è una vocazione turistica. Si possono trovare oggetti tipici di ogni categoria, dalle matrioske alle uova fabergé in plastica o in vetro. Un vero e proprio paradiso per gli amanti della cultura russa. Nel quartiere Izmailovo si trova il moderno Cremlino che non ha nulla a che vedere con quello in piazza rossa,si tratta di un complesso culturale e di intrattenimento costruita tra il 1998 e il 2017 con repliche di antichi edifici russi. Un mercatino delle pulci con il fascino di altri tempi, restai colpito dalle numerose matrioske che variavano per dimensioni e colori, levigate e lucide spiccavano su ogni bancarella, ovvio le comprammo. Ci perdemmo poi fra migliaia di copricapi variando per colore e forma esposti su bancarelle e pareti in legno. Un mercato veramente interessante dove vedere gente originaria a comprare e ritrovarsi, restai colpito anche dai salmovar di tante dimensioni e forme, grembiuli da cucina con matrioske e mille altri articoli, sicuramente da visitare per chi decidesse di raggiungere Mosca .

Giorno 12

Sveglia ,Colazione in hotel, giornata grigia temperatura -10Preparammo le valigie chiamammo il taxi, con destinazione aeroporto; così rientriamo a Milano, viaggio molto interessante per chi ama luoghi desolati e inospitali.

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