Bretagna e Normandia

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 12 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 1.001€ a 1.500€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Europa
Vi presento il nostro road trip tra Bretagna e Normandia, due regioni che ci hanno sempre affascinato, ma che, per un motivo o per l'altro, non eravamo ancora riusciti a visitare.

Come mio solito, avevo preparato un itinerario dettagliato, come ho sempre fatto per i miei viaggi in USA. Tuttavia, già al secondo giorno mi sono resa conto che organizzare un road trip in Europa è molto più complesso rispetto all'America. Certo, le distanze sono inferiori, le attrazioni sono più vicine ed è più facile trovare una sistemazione per la notte, anche all'ultimo minuto. Per contro, il traffico è maggiore, i siti di interesse sono tantissimi, ed ognuno di essi richiede un tempo di visita molto più lungo di quanto avessi preventivato. Per esempio, ho dovuto cambiare in itinere alcuni hotel già prenotati, proprio perché mi sono resa conto che non sarei riuscita a vedere tutto quello che mi ero prefissata.

Al di là dei piccoli inconvenienti organizzativo, questo viaggio ci ha molto soddisfatti sotto ogni aspetto, da quello paesaggistico a quello storico culturale e, dettaglio non da poco, anche dal punto di vista culinario. In queste regioni si mangia benissimo!

Il nostro viaggio è durato 12 giorni. Secondo me, l'ideale sarebbe avere un paio di giorni in più, quindi le classiche due settimane. Noi siamo partiti direttamente da Milano con la nostra auto. Una scelta comoda che ci ha evitato di litigare con i bagagli e ci ha resi più indipendenti. Per contro, il tragitto di andata e ritorno è stato veramente lungo e noioso. Volando su Parigi, avremmo guadagnato un giorno netto di vacanza.

Come dicevo, le attrazioni sono innumerevoli, e bisogna per forza scegliere cosa vedere e cosa tralasciare. Noi abbiamo preferito i piccoli borghi e i paesaggi naturali della costa, dando anche grande spazio all'aspetto storico, dai siti megalitici ai luoghi simbolo dello sbarco in Normandia.

Riguardo al tempo, pur avendo viaggiato in Agosto, abbiamo trovato molta pioggia, ma soprattutto bassa pressione foschia pesante, il che ci ha impedito di gustarci alcuni posti. Diciamo che ce lo aspettavamo, Bretagna e Normandia non sono certo famose per il bel tempo, ma credo sia importante sottolineare questo aspetto per chi si appresta a fare questo viaggio.

Stati Visitati: Francia

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Valeria Rovellini Valeria Rovellini Visualizza Profilo

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Giorno 1

Partiamo da casa ad un orario improponibile, l'obiettivo è arrivare verso le 15 ad Amboise, nella valle della Loira, dove ci fermeremo a dormire. Ci aspettano ben 900 km, ma siamo determinati e riusciamo ad arrivare fino a Bardonecchia prima che lo stomaco reclami la prima colazione.

Attraversato il confine, la strada si fa più noiosa, perché ogni tot km c'è una barriera, dove dobbiamo fermarci a pagare con le monetine, visto che non possiamo usare il nostro telepass. Riusciamo comunque ad andare via spediti fino all'ora di pranzo, quando siamo all'altezza di Clermont-Ferrand. Avendone sentito parlare, decidiamo di fermarci qui per mangiare e fare un giro. Ammetto che questa scelta è stata sbagliata. Non per la città, che è anche carina, ma perché siamo troppo stanchi per godercela, con in più il pensiero di dover fare altri 300 km prima di arrivare a destinazione.

In ogni caso, dopo non poche vicissitudini per riuscire a fare benzina (impossibile con la carta di credito italiana), arriviamo ad Amboise verso le 16.

Dopo un rapidissimo check-in in hotel ci avviamo subito alla prima attrazione del viaggio, il Castello Reale. Si trova nel centro storico, su una collinetta in posizione dominante sul fiume, ed è uno degli imperdibili tra i Castelli della Loira. Come mai? Al di là della valenza storica è architettonica della dimore, è soprattutto perché qui riposa Leonardo da Vinci, che visse i suoi ultimi anni alla corte reale di Francia.

Il castello è circondato da un bel giardino all'italiana, mentre le sale interne sono piuttosto spoglie. La tomba del genio toscano è nella Cappella di Saint-Hubert, corredata da una targa commemorativa in italiano. Per noi è una visita molto emozionante.

Terminato il giro del castello facciamo una passeggiata per il centro di Amboise, che è molto carino, ma fa un caldo soffocante, e noi siamo ormai troppo distrutti dalla levataccia. Girovaghiamo senza meta, attendendo faticosamente l'ora di cena, dopodiché crolliamo a letto, distrutti ma soddisfatti.

Giorno 2

Iniziamo la giornata dal castello di Chenonceau, sempre sulla Loira. Se vi interessano i Castelli della Loira, posso consigliare anche Chambord e Blois, che in fase di studio mi erano sembrati quelli più importanti.

Chenonceau è molto più bello di Amboise, un vero luogo incantato. Il castello si specchia nelle acque del fiume Cher ed è di un bianco accecante, decorato con sinuose torri e guglie, circondato da uno splendido giardino fiorito. Elegante e femminile, è conosciuto anche come il "Castello delle Dame". Nei secoli, sono state proprio le grandi figure femminili a curarlo, plasmarlo e ristrutturarlo, da Caterina de Medici a Diana di Poitiers, fino alla più recente Mme Louise Daupin.

Le stanze sono ricchissime, arredate con lussuosi letti a baldacchino, mobili in stile, preziosi lampadari e carte da parati che contraddistinguono ogni stanza. La più particolare è quella di Luisa di Lorena, vedova di Enrico III. La sua camera è perennemente decorata a lutto, lugubre e affascinante allo stesso tempo.

Durante la seconda guerra mondiale, la galleria sul fiume Cher servì come ponte per far passare la popolazione dall'area occupata dai nazista alla zona libera..

Terminiamo la visita per l'ora di pranzo, è quindi il momento di incamminarci per Vannes, ed approdare finalmente in Bretagna.

Vannes è il capoluogo del dipartimento di Morbihan, nel sud della Bretagna. Ha un centro storico di stampo medievale, con strette stradine di ciottoli e colorati edifici dalle tipiche facciate a graticcio. Un panorama cui ci abitueremo ben presto.
La passeggiata è molto piacevole, dalla piazza della Cattedrale lungo la Rue Saint-Gwénaël e la Rue des Halles, tra bistrot all'aperto, bar e negozi di prodotti locali. Molto carina la vecchia insegna commerciale Vannes et Sa Femme, che raffigura una coppia dalle fattezze grottesche ed espressive.

Lasciamo la città murata alla Porte Prison, per ammirare il centro storico dall'esterno della cinta muraria. Dove c'era il fossato sorge oggi un delizioso parco, perfetto per una pausa rigenerante. Arriviamo fino al vecchio lavatoio e rientriamo dalla Porte Poterne, seguendo la via commerciale Rue Saint Vincent fino a Place Gambetta e al porto di Vannes. Ci rilassiamo un po' lungo la banchina e poi andiamo a cena lì vicino, alla Créperie du Port. Vogliamo subito assaggiare le famose crepe bretoni, il tipico piatto locale composto da una sottile crèpe di grano saraceno, farcita con prosciutto cotto, uovo e formaggio emmental.

Giorno 3

Oggi resteremo di base a Vannes, visitando alcun attrazioni del Morbihan, nonché i suoi celebri siti megalitici.

Per prima cosa andiamo a Le Bono, un minuscolo borgo di pescatori affacciato sull'omonimo fiume. Finalmente cominciamo a respirare un po' di vera atmosfera bretone! Basse casette con i tetti in ardesia e le imposte azzurre, davanzali e giardini fioriti, la boulangerie che sprigiona un invitante profumo di pane appena sfornato, e naturalmente l'aria salmastra del porto.
Lì accanto, il ponte sospeso del 1840 è unico nel suo genere, e per questo classificato come un monumento storico di Francia.

La prossima tappa è un altro borgo, Saint Goustan, porto turistico e commerciale. Il romantico lungofiume si apre nella Place Saint Saveur piena di ristorantini e caffè all'aperto, case a graticcio e in bugnato. La visuale più bella, soprattutto al tramonto, è dall'altra parte del piccolo ponte di pietra che collega Saint-Goustan con Auray.

Saint Goustan ci piace così tanto che decidiamo di venire qui stasera per cane, ma adesso dobbiamo riprendere la strada, ci aspettano Locmariaquer e i suoi siti megalitici.
Locmariaquer è una località balneare. Le spiagge più belle e tranquille si trovano in fondo alla penisola, a pochi km dal paese. Un posto ideale per le famiglie, visto che l'acqua del golfo è più calda e calma rispetto all'oceano.
La nostra destinazione è però il complesso megalitico, che ospita diversi tipi di costruzioni preistoriche. Le due più famose sono la Table des Marchands, una grossa tomba con ingresso a dolmen, e il grande menhir spezzato. Questa gigantesca colonna di pietra era alta più di 20 metri, ma purtroppo oggi giace a terra, spezzata in tre grossi blocchi.

Ora è il momento di una delle visite più attese, gli allineamenti di Carnac. Sono 5 siti, ognuno composto da menhir di granito allineati in lunghissime file. Noi abbiamo prenotato la visita guidata, ma sinceramente non la consiglio. Pensavo che ci avrebbero portati in tutti e 5 i siti, invece siamo entrati solo negli allineamenti di Ménec, quelli di fronte al museo, oltre tutto visitandone solo una piccola porzione. La spiegazione su come e quando siano stati messi in piedi i menhir è
certamente interessante, ma nel complesso il tour guidato è stato una delusione.
Anche perché i siti sono visitabili anche in autonomia, solo senza entrare e camminare tra i menhir. C'è infatti una pista ciclopendonale di 3 km che costeggia tutti gli allineamenti, da Ménec a Kerlescan, passando tra verdi prati e zone boscose, perfetta anche per un pic-nic. Con il senno di poi, avremmo risparmiato soldi e tempo facendo il tour in autonomia.

Lasciamo l'affollatissima Carnac e partiamo alla volta della Penisola di Quiberon, con l'obiettivo di fare un po' di trekking, e poi riposarci in spiaggia prima di rientrare a Vannes. La penisola è una sottile striscia di terra, le cui due coste non potrebbero essere più diverse, pur distando pochissimi km. La costa interna affaccia sulla Baia di Quiberon, con spiagge tranquille e cittadine a vocazione turistica. La costa ovest dà invece sull'Oceano Atlantico, più selvaggia, e costantemente spazzata da onde e vento. E' amata dai surfisti, e attraversata da un lungo sentiero di trekking, che è quello che vogliamo fare noi.

Parcheggiamo nei pressi della Pointe du Percho, e partiamo. La camminata è davvero impegnativa, fa caldo e l'aria ci prosciuga. Facciamo quindi meno di quello che ci eravamo prefissati, arriviamo fino all'arco naturale di Port Blanc, e torniamo alla nostra vettura. Anche se breve, il percorso è stato molto bello, soprattutto per i colori contrastati, dal marrone delle rocce al verde della costa, fino al blu profondo dell'oceano e la bianca schiuma delle onde.

Scendiamo in auto fino al paese di Quiberon, la classica località balneare con una grandissima spiaggia e bar chiringuito. Ci rinfreschiamo con una bella granita e facciamo un giro tra i negozi di souvenir e articoli da mare, poi riprendiamo la strada panoramica lungo la costa, fermandoci nei punti più interessanti. La zona di Port Blanc ci era piaciuta in modo particolare, perciò torniamo lì e sfoderiamo teli mare e costumi, ci siamo meritati un paio d'ore di relax!

Come promesso, per cena torniamo a Saint Goustan e per la precisione al ristorante Armoric, dove finalmente assaggio le favolose ostriche della Bretagna... la prima di molte degustazioni!

Giorno 4

Lasciamo Vannes e il Morbihan per dirigerci verso il Finistère. Prima, però, abbiamo ancora una chicca da vedere, il borgo di Saint-Cado.

La giornata è grigia e nuvolosa, condizione che ahimè ci accompagnerà, a sprazzi, per tutto il resto della vacanza. Ma non perdiamoci d'animo, fortunatamente la Bretagna è affascinante anche con un tempo non proprio perfetto.
Saint-Cado, nella valle fluvia dell'Etel, è un piccolo gioiellino. Separato dalla terraferma da un ponte, è poco più di un l'isolotto popolato da case di pescatori che sembrano uscite da un dipinto, tutte bianche, con i tetti in ardesia e le imposte azzurre. Nel centro dell'isola si staglia una bellissima cappella romanica, in pietra grigia.

Ci rimettiamo in marcia in direzione Lorient, un nome che mi fa sempre venire in mente il "Signore degli Anelli"! Qui, vorremmo visitare il museo dei sottomarini tedeschi, costruita durante la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante arriviamo all'apertura (alle 10), i biglietti sono già esauriti per tutta la mattina, ed il primo tour disponibile sarà solo alle 13.30.
Non possiamo proprio permetterci di aspettare così tanto, perciò non ci resta che rinunciare, e proseguire il nostro itinerario.

Che ci porta ora a Doelan, un porto di pescatori immerso nell'omonima ansa, in fondo a una verde vallata. Due fari, uno bianco e rosso e l'altro bianco e verde, proteggono il porticciolo, dove i pescherecci sono tutti allineati in modo quasi perfetto. Le casette, in pietra grigia e bianca, sembrano costruite una sopra l'altra, mentre sul lungofiume ci sono diversi ristoranti e locali dove degustare le ostriche.

Lasciamo questo splendido borgo e ci dirigiamo verso uno ancora più bello, Pont-Aven. Qui ci scontriamo subito con la popolarità del posto. C'è una marea di gente, ed i parcheggi sono tutti pieni. Dopo un po' di girovagare tra le strette stradine del paese, lasciamo finalmente l'auto nei pressi del cimitero, pronti ad esplorare questa cittadina. Nonostante la gran folla, l'atmosfera è piacevole. Il centro storico è diviso in due dal fiume l'Aven, in uno scenario bucolico tra aiuole fiorite, aree verdi e i 14 mulini ad acqua ancora attivi. La città è famosa anche per la scuola di artisti fondata da Gauguin nel 1886.
Il punto panoramico più romantico è sud del centro, sul ponticello in pietra che collega le due rive. Il fiume scorre tra grossi blocchi di granito, alimentando le pale dei mulini, in un contorno di ville signorili immerse nei loro giardini e coperte di edera rampicante.
Ci fermiamo qui per un panino veloce, ma anche per acquistare i famosi biscotti al burro tipici di Pont-Aven. La Biscuiterie sulla Rue Géneral de Gaulle ne vende diverse varianti, noi prendiamo quella golosissima al caramello salato.

La nostra carrellata di borghi bretoni non è ancora terminata. In realtà, ci sarebbero tantissime altre cose da vedere, soprattutto le belle spiagge della zona, ma purtroppo come accennavo nell'introduzione ci siamo ritrovati a non avere tempo sufficiente, e dover saltare diverse attrazioni.

Procediamo quindi per Bénodet, sull'ansa del fiume Odét a sud di Quimper. Bénodet è meno bello, meno tipico degli altri paesini che abbiamo visitato, ha una vocazione prevalentemente turistica, ed è quindi meno autentico. La passeggiata lungomare però è piacevole, e soprattutto il panorama sul porto di Sainte-Marine e la Pointe de Combrit.

L'ultima destinazione di oggi è la Pointe du Raz, l'estremità occidentale della Francia, un luogo selvaggio e desolato, che aspetto di vedere da tanto. Purtroppo, resteremo profondamente delusi. Dopo una strada molto impegnativa per via del traffico, e aver pagato 6,50€ di parcheggio, ci incamminiamo lungo il sentiero, solo per scoprire che non si vede assolutamente nulla.
Le nuvole basse sulla costa creano un effetto "muro", come una nebbia, ma molto più spessa. Oltre la terra sotto i nostri piedi, il nulla.
Proviamo a proseguire fino alla stazione radio e al monumento ai dispersi in mare, ma la situazione non migliora affatto. Decidiamo di incamminarci lo stesso verso l'istmo finale, lungo il sentiero che si inerpica tra le rocce, nella speranza di vedere almeno i due fari. Dopo un po', però, capiamo che è una vera mission impossibile, è quindi inutile perdere altro tempo e prendere freddo.

Torniamo sui nostri passi e ci dirigiamo a Douarnenez, dove abbiamo prenotato l'hotel. Mentre cerchiamo un locale per la cena, ci sorprende un acquazzone, ed in più nessun ristorante sembra avere posto, nemmeno per due persone. Così, mesti e bagnati, ci rassegniamo a una cena da Mc Donald's. Decisamente una fine giornata da dimenticare!

Giorno 5

Si riparte da Douarnenez per fare la prima tappa in uno dei villaggi più belli del nostro viaggio: Locronan.
Questo pittoresco borgo ha ben due riconoscimenti, essendo sia tra i borghi più belli di Francia, e classificato come "petite cité de caractère". Il parcheggio è fuori dal centro, Locronan va visitata tassativamente a piedi, gironzolando tra gli splendidi edifici in granito grigio addobbati con piante e fiori. Un paesaggio da favola davvero affascinante, soprattutto nella calda luce del mattino, quando ancora non si è riempito di turisti. Ce lo giriamo per bene visitando la chiesa e la cappella adiacente e la piccola piazza del municipio. E' davvero un peccato avere così poco tempo a disposizione.

Eh sì, perché è già ora di ripartire alla volta della Penisola di Crozon, una zona della Bretagna non così conosciuta all'estero, ma che per me vale assolutamente una visita, anche di più giorni se ne avete la possibilità. La penisola ha spiagge, borghi, siti storici e megalitici, punte impervie e sentieri di trekking. In pratica, un riassunto di Bretagna!

Partiamo da Camaret-sur-Mer. Nel frattempo il cielo si è annuvolato, tanto per cambiare. La zona del porto, con le sue casette colorate e le barche allineate, ci appare quindi un po' spenta. Facciamo un giro sul molo, dove si trova il suggestivo cimitero delle imbarcazioni, molto particolare con le barche lasciate ad arrugginire. Più in là si erge la torre Vauban, una torre difensiva che serviva a proteggere il porto e l'imbocco della baia di Brest.

Lasciamo la città e ci dirigiamo alla Pointe de Toulinguet. Ci sarebbe un sentiero di trekking che collega tutte le estremità rocciose della penisola, ma è davvero lungo e non abbiamo né il tempo né la preparazione fisica per farlo. Ci limitiamo quindi a spostarci in auto da un punto all'altro, seguendo il percorso quanto basta per arrivare ai vari punti panoramici.
La cosa che mi è piaciuta di più è che tutte queste "punte" (Touliguet, Pen-Hir e Cap de la Chèvre) sono immerse in una coloratissima brughiera, fitta di erica e ginestre, cornice perfette per questi paesaggi così brulli.

In fondo alla Pointe di Toulinguet c'è un fortino difensivo, che però non è visitabile, mentre ai piedi della scogliera c'è l'ampia spiaggia di Pen Hat. Lì vicino, gli allineamenti di Lagatjar sono ennesima testimonianza del neolitico in Bretagna. Neanche lontanamente paragonabili a quelli di Carnac, qui rimangono pochissime pietre, la maggior parte rimosse o erose dagli agenti atmosferici.

Più a sud, visitiamo la Pointe du Pen-Hir, un promontorio roccioso a 70 metri di altezza, le cui fattezze ricordano un po' la costa irlandese. Dalla punta sbucano i tre scogli chiamati "tas de pois", una "manciata di piselli", e oltre si estende l'immensità dell'Ocean Atlantico. Tornando verso il parcheggio, ci fermiamo al monumento dei bretoni della Francia libera, dedicato a chi ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale.

Ci spostiamo a Morgat, un bel paesino di mare con una grande spiaggia tranquilla, dove restiamo giusto il tempo mangiare un panino seduti su una panchina sul lungomare. Poi, riprendiamo la marcia per Cap de la Chèvre. Diciamo che queste punte si assomigliano un po' tutte, o almeno così ci sembra. Eh già, visto che anche qui abbiamo lo stesso problema della Pointe du Raz, ovvero c'è un muro di nebbia e non si vede nulla. Davvero un peccato.

Risalendo, ci fermiamo le meraviglioso villaggio storico di Rostudel, un microscopico borgo di pescatori, letteralmente una manciata di case. Ma è così incantevole, che ogni suo angolo è da immortalare. Una finestra dal davanzale fiorito, una facciata grigia con la porta blu intenso, i giardini decorati con ortensie. Sembra di essere catapultati indietro nel tempo, in un'epoca meno frenetica, dove la via scorre tranquilla.

L'ultima tappa sulla Penisola di Crozon è l'abbazia di Landévennec, o meglio quello che ne resta. Fondata nel V secolo, è stata distrutta dai vichinghi e ricostruita nelle vicinanze. I suoi resti hanno un'aria decadente e magnetica allo stesso tempo.

Ci incamminiamo verso Brest, ma prima facciamo ancora due soste.

La prima a Le Faou, un piccolo villaggio con un bel centro storico. La particolarità di questo villaggio sono le acciate rivestite di lastre di ardesia, una tecnica architettonica locale, che sopravvive solo qui e in poche altre località.

La seconda è Plougastel-Daoulas, dove vediamo il nostro primo calvario bretone, un tipo di monumento religioso tipico della Bretagna, di cui parlerò più diffusamente nella prossima giornata. Il calvario di Plougastel-Daoulas risale al 1604, e fu costruito come ex voto per la fine della peste del 1598.

Memori dell'esperienza di ieri sera, stavolta ci siamo premuniti e abbiamo prenotato un tavolo all'ottimo ristorante La Maison de l'Océan di Brest, specializzato in frutti di mare. Io faccio una scorpacciata di ostriche, ci voleva dopo la deludete cena di ieri!

Giorno 6

Anche oggi ci mettiamo in marcia di prima mattina, le cose da vedere sono tantissime e il programma è serrato.

Ci spostiamo sulla costa a nord e visitiamo Menez-Ham, il "villaggio nella roccia". La sua particolarità sono le chaumières, le tipiche case bretoni con il tetto di paglia, costruite in mezzo a una foresta di enormi blocchi di granito. Gli edifici sembrano spuntare tra le rocce, ed in particolare il corpo di guardia, quasi incastrato tra due enormi massi. L'effetto è molto pittoresco, sembra di stare in un mondo fantasy. Oggi il villaggio ospita un ostello, un museo e delle botteghe di artigiani.

Facciamo anche una passeggiata lungo la vicina spiaggia, anch'essa incorniciata da blocchi di granito. L'acqua è pulita e cristallina, c'è un bel sole, e i pescatori stanno preparando le barche per la giornata lavorativa. Uno spaccato di vita quotidiana che è sempre bello vedere.
Continuiamo con la Chapelle Pol, una chiesetta anch'essa incastonata tra le rocce, e poi ci spostiamo nell'entroterra per visitare i calvari bretoni, di cui parlavo più su.

Cosa sono i calvari bretoni? Detti anche "recinti parrocchiali", sono un tipo di monumento cattolico diffuso prevalentemente nella fascia tra Brest e Morlaix. Il complesso religioso comprende un arco trionfale, la chiesa, il cimitero, l'ossario ed il calvario vero e proprio, ovvero un monumento in granito, finemente scolpito a realizzare le più celebri scene delle Scritture. In pratica, una versione in 3D del Vengelo! Non mancano mai la crocifissione e la Passione, mentre il resto è lasciato alla fantasia dello scultore. I calvari si sono sviluppati in questa zona perché era molto ricca. Essendo monumenti costosi, venivano foraggiati dai commerci marittimi e dell'industria del lino. Addirittura, i vari villaggi gareggiavano tra loro a chi avesse il calvario più maestoso e ricco.

Ci sono be 23 calvari in questa zona, noi per ragioni di tempo ne abbiamo selezionati tre. Cominciamo da Lampaul-Guimiluau, quello più sobrio, una semplice colonna sormontata dalle tre croci di Cristo e i due ladroni.

Nella vicina Guimiliau (confondersi è un attimo!) sorge invece il più monumentale dei complessi bretoni, difatti questo calvario è visitato anche dai tour organizzati. Qui ci facciamo un'idea più chiara del concetto di recinto parrocchiale. Tutte le strutture sono in granito grigio, uno spettacolo tetro ma suggestivo, che rimanda alle atmosfere celtiche. Il calvario è molto imponente. Le figure sono scolpite su due piani, su base ottagonale, ed il tutto è sormontato dalla classica croce. Le scene raffigurate sono ben 25, popolate da figure grottesche che sembrano quasi in movimento.
Questo è di gran lunga il calvario che ci è piaciuto di più.

Ultimo, ma non per importanza, è Saint Thégonnec, uno dei complessi più famosi e completi. Costruito nel punto più alto della cittadina, ha un ingresso trionfale maestoso, composto da un arco e due piloni, decorati con sculture a foggia di lanterne. Il calvario è più piccolo di quello di Guimiliau, ma in compenso è quello meglio lavorato, almeno stando alla nostra guida. Tra i personaggi troviamo anche Saint-Thégonnec a cavallo, e Re Enrico IV, raffigurato come il boia.

Pranziamo con un'ottima baguette qui a Saitn Thégonnec, e poi torniamo sulla costa, per visitare le città di Roscoff e Carentec, sulla Baia di Morlaix.

Roscoff è un porto commerciale, che ne passato acquisì grande ricchezza grazie al commercio del lino e della cipolla rosa, esportata soprattutto in Inghilterra. Il centro storico è tenuto benissimo, e richiama alla grande prosperità di un tempo: raffinati edifici in granito, giardini lussureggianti e eleganti piazzette piene di caffè all'aperto e negozi.
Proseguiamo fino al porto e alla lunga passeggiata sopraelevata che si allunga nelle acque della Manica. Da qui, il panorama sulla città murata è indimenticabile.

Ci spostiamo poi a Carentec, celebre località balneare. Questa cittadina una un microclima particolarmente favorevole, infatti l'attività principale è proprio la vita di mare. Tra le tante spiagge ci sono la grève blanche, in centro, e la Plage de Tahiti, all'estremità orientale della penisola. Come intuibile dal nome, questa spiaggia è famosa per la soffice sabbia bianca e l'acqua cristallina. Circondata da una fitta vegetazione, assomiglia davvero ad una spiaggia tropicale.
Dalla scalinata che porta alla spiaggia si gode di un bel panorama sulle due isolette prospicienti. La più vicina è abitata dal faro e dal suo guardiano. L'altra è interamente occupata dal Castello di Taureau, una fortificazione del '500 nata per proteggere la baia dagli attacchi dei pirati inglesi.

Visto che (stranamente) abbiamo un po' di tempo, decidiamo di andare a vedere anche il Cairn de Barnenez. In linea d'aria, dista pochi km da Carentec, ma la strada è molto lunga perché dobbiamo costeggiare tutta la baia, scendere fino a Morlaix e risalire. Il Cairn de Barnenez è il più grande complesso funerario neolitico d'Europa. Con le sue 11 camere funerarie, è un vero e proprio cimitero preistorico.

Terminata questa visita andiamo verso la nostra destinazione per la sera, Perros-Guirec, sulla Costa di Granito Rosa. scegliamo uno dei tanti ristoranti turistici sul bel lungomare, dove ceniamo a base di cozze e patatine.

Giorno 7

Anche oggi il cielo si presenta molto nuvoloso, è davvero una delusione perché mi volevo godere i colori della Costa di Granito Rosa, tra i litorali più conosciuti e frequentati della Bretagna.
Questo tratto di costa è caratterizzato da blocchi di granito, rosa appunto, dalle forme più svariate e dalle dimensioni enormi.

Visitiamo per primo il faro di Ploumanac'h, una delle maggiori attrazioni e immagine ricorrente sulle guide turistiche. Il faro originale era del 1860, ma venne distrutto dai tedeschi durante la guerra. Quello attuale è una ricostruzione del 1948. E' molto suggestivo, in quanto è costruito nello stesso granito delle formazioni rocciose, e si fonde perfettamente con il paesaggio.

Proseguiamo poi lungo il sentiero fino a Trégastel, divertendoci a trovare le somiglianze per le forme più disparate di questi liscissimi massi, levigati dal paziente lavoro delle onde.

Una volta tornati al parcheggio, ci rimettiamo in marcia per Plougrescant. Qui si trova il Castel Meur, altra attrazione molto famosa. Come il corpo di guardia di Menez-ham, anche questa casetta è incastonata tra grossi blocchi di granito, e si specchia in una piccola area lacustre.
Prendiamo il sentiero che segue il profilo della costa, osservando le strane formazioni rocciose che affiorano dal mare con la bassa marea. I colori sono irreali, tra il grigio, l'arancio e il rosa, e noi ci divertiamo ad arrampicarci sui massi più grossi per trovare diversi scorci panoramici. E' come un mondo alieno.
Uno dei più belli è all'estremità Pointe du Château, dove le centinaia di scogli sembrano essere stati lanciati in mare da una mano gigante.

Lasciamo la Costa di Granito Rosa dopo questo breve assaggio, e partiamo per una tappa piuttosto lunga, quasi 100 km che ci portano a Erquy, piccolo porto di capesante. Ma noi non siamo qui per assaggiare i prelibati molluschi, bensì per visitare le impervie scogliere di Cap d'Erquy e Cap Frehel, due estremità rocciose a picco sul mare della Manica.

Il lunghissimo sentiero arriverebbe fino a Cap Frehel, con una distanza di oltre 20 km. Noi faremo solo un giro nei dintorni, per poi spostarci in auto. Il percorso si snoda tra i massi e la fitta brughiera colorata del viola dell'erica. Oggi finalmente c'è un po' di sole, ed i colori sono favolosi. Restiamo particolarmente abbagliati dalla Plage de Portulais, un enorme litorale di sabbia dorata che si getta in un mare quasi caraibico. Sarebbe davvero bello potersi fermare qualche ora!

Riprendiamo l'auto per raggiungere Cap Frehel e il suo faro, ma ahimè dobbiamo scontraci con il gran traffico e la grande quantità di turisti che affollano tutti i parcheggi. Guidando sull'altopiano vediamo sotto di noi delle spiagge meravigliose, ma purtroppo non troviamo dove lasciare la macchina.
Siamo quindi costretti a proseguire fino a Fort La Latte, dove il parcheggio è così immenso, che sarebbe impossibile non trovare un buco.

Ci incamminiamo a piedi fino al castello, una roccaforte costruita su un sottile istmo roccioso, che sembra emergere dalle acque. Risale al tardo '300, e serviva da avamposto difensivo contro gli attacchi inglesi e olandesi. C'è troppa fila e ci puzza un po' di trappola per turisti. Preferiamo quindi prendere il sentiero che costeggia il mare in mezzo alla boscaglia, fino a quando nn riusciamo ad avere un panorama decente sul faro di Cap Frehel. Sempre meglio che niente!

L'ultima destinazione della giornata è Saint-Malo, meravigliosa città corsara cinta da una doppia fortificazione. I prezzi degli hotel in centro erano proibitivi, per questo motivo alloggiamo leggermente fuori. Lasciamo l'auto nel comodo parcheggio del Quai Saint-Malo, ed entriamo nel centro storico dalla Porte Saint-Vincent.

Saint-Malo è stata rasa al suolo durante la guerra, ma la ricostruzione è così fedele all'originale, che sembra ancora di camminare tra edifici medievali. La città ci colpisce subito per la sua bellezza e vitalità. Ovunque ci sono locali all'aperto, aree verdi e tantissima gente in giro.

Passiamo davanti al Castello della Duchessa Anna, e saliamo subito sui remparts, la cinta muraria. Il panorama è splendido, la marea si sta ritirando e piano piano emerge la lingua di sabbia che collega la spiaggia con il Fort National, fortino difensivo del 1689.
Proseguendo, arriviamo alla Place di Québec. Nel piccolo spiazzo triangolare, incorniciato da aiuole, campeggia la statua del corsaro Robert Surcouf. Dietro di essa vediamo il centro storico dall'alto, con la sua vita brulicante e i begli edifici vittoriani in pietra. Guardando verso il mare, si vede l'isolotto Grand Bé, che ospita la tomba dello scrittore René de Chateaubriand. All'estremità, la Tour Bidouaine offre un panorama a 180° sulla spiaggia e sulle mura. Questo è uno dei punti panoramici migliori di Saint-Malo.

Continuiamo la nostra camminata lungo le mura, fino ad un'altra area verde, il Bastion de l'Hollande, con i suoi cannoni e un bel prato dove rilassarsi.
Arrivati al Bastion Saint-Philippe scendiamo dalle mura e imbocchiamo il lungo molo, fino al faro Mole des Noirs. Da qui, si ha una fantastica visione d'insieme sulla città murata, uno scenario da cartolina.

Si è fatta quasi ora di cena. Entriamo in centro dalla Porte de Dinan e girovaghiamo un po' senza meta, tra le colorate vetrine dei negozi e il profumo delle boulangeries. Questa città ci piace tantissimo, ogni stradina cela un piccolo tesoro: una vecchia insegna, un'arcata in pietra, una cappella o un piccolo parco. Forse un po' deludente la Cattedrale, così schiacciata tra gli edifici adiacenti che quasi non si nota.

Ceniamo a base di tartare al Factory Griill lungo la Rue des Cordiers. Lungo questa via, ad ogni metro si incontra un ristorante, c'è davvero l'imbarazzo della scelta.

Torniamo sui remparts per goderci un tramonto spettacolare, ed infine proseguiamo fino al lungomare Chaussée du Sillon, altro luogo emblematico di Saint-Malo. Addossati alle mura, i celebri pali in legno servono a contenere la marea e le mareggiate invernali, ma offrono anche uno sfondo molto suggestivo per le vostre foto!

Giorno 8

La meta di oggi è il Mont-Saint-Michel, ma non siamo ancora pronti a lasciare la sorprendente Saint-Malo.

Torniamo in centro per fare colazione in una boulangerie che abbiamo visto ieri. Neanche a doverlo dire, i croissant sono deliziosi, ricchi e burrosi al punto giusto. Torniamo sui remparts per osservare il panorama con un'altra luce, dopodiché dobbiamo proprio rimetterci in marcia.

Come dicevo nell'introduzione, per questo viaggio abbiamo puntato molto sui borghi, infatti la prossima destinazione è Saint-Suliac, un piccolo villaggio di pescatori che è spesso snobbato a favore di attrazioni più conosciute.
Il che è davvero un peccato, perché il borgo è così raccolto che lo si visita in mezz'oretta, ma è un piccolo gioiellino.

Le case in pietra di granito sono curatissime, dalle imposte azzurre arricchite di vasi e aiuole fiorite, alle caratteristiche facciate decorate con reti da pesca. Il porticciolo si affaccia sul fiume Rance, le cui acque sono costellate di colorate barchette di pescatori. Saint-Suliac è tra i "villaggi più belli di Francia", un riconoscimento assolutamente meritato!

Ripartiamo in direzione Cancale, famosa in tutto il mondo per le sue ottime ostriche. Parcheggiare a Cancale si rivela una vera impresa, anche perché il navigatore ci fa finire praticamente al porto, e dobbiamo destreggiarci tra le strette stradine affollate di pedoni. Troviamo posto parecchio fuori, ma non c'è problema, almeno facciamo una bella passeggiata sul lungomare.

La marea è bassissima, l'odore di mare è intenso, e penetra nelle narici. Cancale si affaccia sulla Baia di Mont-Saint-Michel, che ha le maree più alte d'Europa, ma è anche molto ricca di plancton. E' per questo che le sue ostriche hanno un aroma e un profumo unici.
All'orizzonte, oltre le centinaia di imbarcazioni arenate, finalmente lo vediamo, piccolo piccolo ma inconfondibile: è il Mont-Saint-Michel, che emozione!

Ma non è ancora tempo. Camminiamo fino al faro, accanto ad esso c'è il mercato delle ostriche. Potete assaggiare questo squisito mollusco in tutti i ristoranti allineati lungo il quai, ma io vi consiglio di provare quelle del mercato, appena pescate. L'esperienza è più spartana, ma per me più soddisfacente. Vi prendete un bel calice di vino bianco al chioschetto, un vassoio di ostriche del tipo che preferite, e poi vi sedete sul molo, e ve le gustate ammirando il panorama.
Noi abbiamo fatto così. Anzi, in realtà facciamo ancora meglio. Il mercato è troppo affollato, preferiamo tornare indietro sul lungomare, dove c'è una bancarella più tranquilla, e mangiamo lì. Finora ho provato diverse ostriche qui in Bretagna, ma nessuna batte (né batterà) quelle di Cancale. Aperte al momento, conservano tutto il sapore del mare e l'aroma pungente dato dal plancton.

Dal lungomare prendiamo il sentiero che sale fino alla magnifica terrazza panoramica. Da qui si può osservare il centro di Cancale, ma soprattutto l'immenso allevamento di ostriche, fonte di reddito non indifferente per la città.
Il resto del centro storico non ci stupisce particolarmente, facciamo un giro veloce tra la chiesa e il municipio, poi torniamo alla nostra auto, vogliamo arrivare il prima possibile a Mont-Saint_Michel.

Il che ci porta anche a passare il confine. Lasciamo la Bretagna, una terra che ci ha affascinati oltre ogni aspettativa, ed approdiamo in Normandia, la regione dello storico sbarco alleato.

Per gestire l'impressionante numero di visitatori, oltre tre milioni l'anno, l'accesso al Mont-Saint-Michel è piuttosto blindato. In pratica, una volta arrivati a Beauvoir, la strada è sbarrata ed è obbligatorio lasciare l'auto al parcheggio a pagamento, per proseguire poi a piedi o con la navetta gratuita.
Noi abbiamo scelto un hotel oltre la sbarra, pertanto passiamo con il codice fornito dalla struttura. Parcheggiamo in hotel e ci avviamo. Purtroppo comincia a piovigginare, così prendiamo la prima navetta che passa, anche se per me la soluzione migliore è andare a piedi.
Il Mont-Saint-Michel è unico al mondo, però lo si apprezza molto di più da lontano, arrivandoci pian piano, godendosi ogni cambio di luce e della marea.

Da sotto, appare in tutta la sua maestosità: le mura lambite dall'acqua, i tetti delle case che sbucano dalle fortificazioni, e l'abbazia di San Michele che sembra voler toccare il cielo con la sua guglia più alta. Essere qui è un sogno che si realizza, da quanto tempo aspettavo di vedere questo posto!

L'interno del borgo è, ahimè, meno bello del previsto. Troppa gente, troppo turistico, troppi negozi di souvenir. Saliamo sulle mura, l'alta marea sarà tra mezz'ora e vogliamo godercela. Purtroppo, anche questa è una mezza delusione. Per spiegarmi, devo prima fare una premessa. Tutti vengono al Mont-Saint-Michel per ammirare il fenomeno dell'alta marea, ma, per vedere l'acqua circondare completamente il monte, deve esserci una grande marea, con un coefficiente oltre il 100. Il coefficiente di oggi è circa 70, neanche lontanamente sufficiente. Si vede la differenza rispetto a quando siamo arrivati, ma la baia è prevalentemente asciutta.

Vorremmo visitare l'abbazia, ma anche qui i nostri piani saranno ostacolati. La fila è interminabile, e comincia a piovere seriamente. Corriamo a riparaci sotto un'arcata, ma dopo mezz'ora la pioggia continua a scendere incessante, non ci resta che chiuderla qui e tornare in hotel.

Dopo cena il cielo si schiarisce un pochino, e noi andiamo alla terrazza panoramica presso la diga di Beauvoir. Lo spettacolo da qui è indescrivibile, la visuale sul Mont-Saint-Michel è libera, e anzi arricchita dal serpeggiante fiume che sembra arrivare ai pedi del monte. La luce del tramonto illumina l'abbazia con colori spettacolari.
La delusione per l'alta marea è già dimenticata, e restiamo qui ad ammirare il tramonto finché il sole non sparisce.

Giorno 9

Ho puntato la sveglia prima dell'alba, voglio tornare alla terrazza panoramica a vedere il sole che sorge sul monte.
E qui abbiamo già una prima brutta sorpresa. E' di nuovo quella maledetta bassa pressione, questa spessa nebbia che fa effetto "muro", come alla pointe du Raz. Il Mont-Saint-Michel è completamente nascosto. Se non lo avessi visto ieri sera stenterei a credere che esiste.

Nulla di fatto, andiamo a fare colazione e ci mettiamo in marcia per i luoghi dello sbarco in Normandia.

Il primo è Saint-Mère-Eglise, nella penisola del Cotentin. Questo borgo fu teatro dell'attacco dei paracadutisti americani, ed è celebre per la vicenda di John Steele: il suo paracadute si incastrò nel campanile della chiesa e lui, fingendosi morto, riuscì a scampare al contrattacco tedesco.
Poco fuori dal paese, in mezzo ai verdi pascoli, c'è il memoriale ufficiale ai paracadutisti.

Ci spostiamo sulla costa, a Utah Beach, una delle due spiagge dove sono sbarcati gli americani. La spiaggia è... beh, solo una spiaggia, ma subito prima si trovano un museo, un bel memoriale che raffigura i soldati al momento dello sbarco, e diversi ritrovati bellici, come cannoni e carri armati.

Riportandoci sulla costa della Manica andiamo a vedere l'altra spiaggia americana, Omaha Beach. Anche qui c'è un memoriale, ovviamente un museo, e un trionfo di bandiere francesi e americane.
A Omaha Beach gli americani hanno sofferto parecchie perdite. Circa la metà dei primi soldati sbarcati fu travolta dal contrattacco nazista, e solo la seconda batteria riuscì ad espugnare la spiaggia ed avanzare nell'entroterra.

Difatti, a breve distanza da Omaha Beach ha sede il commovente cimitero militare americano, il più grande fuori dagli Stati Uniti. All'ingresso, un colonnato a semicerchio con due logge fa da cornice a uno specchio d'acqua rettangolare. In posizione panoramica in cima alla collinetta, segue il tipico stile dei cimiteri americani, ovvero un verde parco con una distesa infinita di croci bianche, struggenti nella loro semplicità. Questo luogo ci ricorda quanto è costata la liberazione della Francia e di tutta l'Europa, e non può che scendermi una lacrima.
L'atmosfera è tuttavia rovinata, manco a dirlo, dalla pioggia. L'acquazzone ci sorprende con velocità e intensità pazzesche, ora che arriviamo alla macchina siamo fradici. Per fortuna abbiamo i bagagli in auto, e possiamo così metterci qualcosa di asciutto.

Lasciamo il cimitero in direzione Longues-Sur-Mer, ma prima dobbiamo trovare qualcosa da mettere sotto i denti. Girando tra i paesini alla ricerca di una panetteria, mi rendo conto di quanto questi luoghi mi siano familiari. I pascoli, le fattorie in pietra color crema circondate da alte mura, le piazze acciottolate, tutto è perfettamente uguale a quanto visto nei film sullo sbarco, immutato da 70 anni.

Le batterie di Longues-Sur-Mer facevano parte del cosiddetto Vallo Atlantico, la linea difensiva tedesca lungo la costa. Costruite su una scogliera, in posizione strategica tra Omaham Beache e Arromanches, si compongono di quattro casematte in cemento armato, ognuna delle quali ospita un cannone da 150 mm. La portata di ogni cannone era di 20 km, e il sito era presidiato da una guarnigione di 184 soldati. Le batterie furono prese e messe fuori uso il 7 giugno del 44, il giorno dopo il D-Day.

Questo viaggio nella storia ci sta seriamente entusiasmando! Arriviamo ad Arromanches, una tranquilla ed elegante località di mare, con una caratteristica molto particolare. Il litorale è infatti ancora popolato dai resti del Mulberry Harbor, il porto mobile costruito dagli americani per approvvigionare cibo e munizioni.
La maggior parte dei blocchi di cemento si trova al largo, ma alcuni affiorano con la bassa marea, e ci si può camminare accanto. Impossibile non restare colpiti da un tale modello di ingegneria.
Accanto alla spiaggia c'è uno dei musei sullo sbarco più completi, il Musée du Débarquement. Contiene oggetti, uniformi, documenti, modellini e installazioni plastiche. Molto interessante, e utile per capire bene le dinamiche di quegli eventi.

Sulla collinetta che domina il paese si trova il museo immersivo Arromanche 360°, ma noi nn lo visitiamo. Facciamo invece un giro tra i memoriali del D-day 75 Garden. In particolare, mi piace l'installazione realizzata in tondini di ferro, che raffigura i soldati in battaglia. I contorni delle figure sono sfumati, a simboleggiare la precarietà della loro situazione.

L'ultima spiaggia di oggi è Gold Beach, invasa dagli inglesi. Non c'è nulla degno di nota, se non la casamatta di Stanley Hollis. Nei giorni dello sbarco, questo soldato si distinse con atti eroici, meritando così la massima onorificenza militare britannica, la Victoria Cross.

La nostra base per la notte è Bayeux, una delle due città principali del Calvados. Risparmiata dai bombardamenti, conserva ancora un bel centro storico medievale. Tornano quindi le case a graticcio e le finestre aggettanti, che tanto ci erano piaciute in Bretagna.
La Cattedrale di Nostra Signora è un capolavoro del gotico, costruita nel 1077. L'esterno è un tripudio di guglie, contrafforti e gargoyles, nel tipico stile del gotico fiammeggiante.
Dietro la cattedrale si possono intravedere, sotto una sporca lastra di vetro, i resti dell'antico foro romano. Più in là sorge il quartiere dei tintori, un intrico di canaletti e romantici mulini ad acqua. E' qui che ceniamo, prima di tornare in hotel a goderci il meritato riposo.

Per completezza, sappiate che Bayeux è famosa per l'arazzo raffigurante le gesta di Guglielmo il Conquistatore, ospitato nell'omonimo museo in centro. Noi, però, non lo abbiamo visitato.

Giorno 10

Ci aspetta un'altra giornata intensa, dobbiamo completare la visita dei luoghi dello sbarco. Se uno si mettesse a visitarli tutti per bene, entrando in ogni museo, ci vorrebbe un'intera settimana!

Cominciamo dai memoriali che si trovano qui a Bayeux, poco fuori dal centro.
Di fronte al museo c'è il cimitero militare britannico, ma il memoriale più interessante è quello dei reporter. Creato nel 2006 con il patrocinio di Reporters Sans Frontières, è un toccante omaggio ai giornalisti morti svolgendo il proprio lavoro in zone di guerra. Un tributo doveroso a questi eroi silenziosi.

Ci spostiamo di nuovo sulla costa e visitiamo le ultime due spiagge che ci mancano. Juno Beach è la spiaggia dello sbarco canadese. Un evento dall'alto valore simbolico, giacché diversi dei soldati canadesi avevano antenati francesi. Seguendo il breve sentiero che costeggia la spiaggia, vediamo anche un bunker tedesco.

Sword Beach è la seconda spiaggia inglese. L'unica attrazione di rilievo, qui, è il Churchill Tank, un carro armato per fanteria molto utilizzato durante la guerra per la sua robustezza e duttilità.

Ultima tappa il Pagasus Bridge, che paradossalmente è il primo obiettivo conquistato dagli Alleati, nella notte precedente lo sbarco. E' un ponte posto in posizione strategica, per questo prenderlo era essenziale, perché significava tagliare le vie di comunicazione e approvvigionamento dei nazisti. La sesta divisione britannica atterrò qui con alcuni alianti e, grazie all'effetto sorpresa, prese il ponte in pochi minuti.

Raggiungiamo quindi Caen, il bel capoluogo del dipartimento del Calvados. Il suo centro storico è purtroppo stato distrutto dai bombardamenti alleati. Ovviamente, come per Saint-Malo, anche Caen è stata ricostruita, solo che in questo caso si è persa un po' di autenticità.
Per prima cosa porgiamo i nostri omaggi a Guglielmo il Conquistatore. Il grande condottiero normanno riposa proprio qui nella chiesa di Santo Stefano presso l'Abbazia degli Uomini. La chiesa risale al 1077, ed è in stile romanico. La sua altissima facciata, stretta nella piccola piazza, è un esempio di westwerk, chiamata anche facciata armonica normanna, ovvero un grande corpo a più piani con due torri gemelle.

Facciamo una passeggiata in centro, che come dicevo è piuttosto moderno. La via principale, la Rue Saint Pierre, è un susseguirsi di negozi delle grandi marche, ristoranti e bar. Ci prendiamo due baguette, e andiamo a gustarcele nel parco del Castello. La fortezza di Guglielmo il Conquistatore è stata rimaneggiata ed ampliata negli anni, e oggi ospita musei e giardini. A lato del castello sorge un edificio molto particolare, la Maison del Quatrans, con una facciata dalla fittissima decorazione a graticcio.

Il museo sullo sbarco in Normandia è, come dicevo il più completo in assoluto. Se avete tempo solo per un museo, visitate questo. Lo spazio espositivo è moderno e interattivo. Copre non solo gli eventi dello sbarco, ma tutta la Seconda Guerra Mondiale, la resistenza francese e la Guerra Fredda. Il tutto in modo affatto noioso grazie a mappe interattive, installazioni plastiche e filmati immersivi, fantastico anche per i più giovani. Intorno si estende il "giardino della memoria", con sculture commemorative immerse in una splendida area verde.

E' tempo di abbandonare il tema dello sbarco in Normandia, abbiamo visitato molto e siamo pienamente soddisfatti. Proseguiamo per Honfleur, la cittadina più bella che abbiamo visto in Normandia, che se la gioca anche con Saint-Malo per il titolo di città più bella della vacanza.

Un consiglio: non state a cercare parcheggio, andate direttamente all'ampio spazio presso il porto. E' a pagamento, ma sicuramente troverete posto. Noi, come al solito, lo scopriamo dopo un po' di giri a vuoto, sempre grazie al nostro navigatore che ci fa entrare in auto in pieno centro storico... certo che però, pure loro, potrebbero fare delle ZTL!

Il meraviglioso centro di Honfleur ruota tutto attorno al Vieux Bassin, il vecchio porto. E' un bacino rettangolare, con uno sbocco sulla Senna protetto dalla torre difensiva Lieutenance. Le barche sono tutte allineate al molo pedonale, pieno di caffè all'aperto e circondato da alti edifici dai tetti in ardesia, costruiti uno addosso all'altro senza soluzione di continuità.

Immergendoci nel dedalo di viuzze arriviamo alla Chiesa di Santa Caterina, interamente in legno, con il tetto che somiglia vagamente alla chiglia rovesciata di una nave. Lì accanto sorgono il mercato coperto e la torre campanaria della chiesa, le facciate decorate da un'infiitntà di piccole tessere in legno, un vero spettacolo. Ogni angolo del centro di Honfleur merita di essere fotografato. C'è un bel mix di case a graticcio, in mattoni e ricoperte di ardesia, balconi fioriti e piccoli spazi verdi. Ci fermiamo un po' a riposare ai Giardini Pubblici, quindi torniamo al porto e al nostro mezzo.

Con un po' più di tempo a disposizione, sarebbe stato restare qui a Honfleur per la notte, ve lo consiglio.

Ma noi dobbiamo proseguire. Attraversiamo il lunghissimo ponte sulla Senna e approdiamo sulla Costa d'Alabastro, per la precisione a Etretat. La Costa di Alabastro si chiama così perché è una muraglia di scogliere di gesso bianco, lunga 130 km, il cui colore assomiglia, appunto, all'alabastro. E' un ecosistema molto fragile, le cui formazioni rocciose si sgretolano facilmente sotto gli attacchi degli agenti atmosferici. Ma non abbiate paura, si parla di ere geologiche!

Etretat è una tranquilla località balneare con una spiaggia in ciottoli e un lungomare brulicante, ma sono soprattutto le enormi scogliere ad attirare frotte di turisti. Infatti, anche qui dobbiamo rassegnarci a parcheggiare molto distanti dal centro, al parcheggio della stazione.

Dalla spiaggia prendiamo prima il sentiero sulla sinistra, che porta in cima alla scogliera. Finalmente c'è un bel sole, non potevamo sperare di meglio, perché così il bianco delle falesie spicca ancora di più contro l'azzurro del mare e il verde del sentiero erboso. Le formazioni rocciose sono spettacolari, ma solo quando vediamo alcuni kayak che gli passano accanto ci rendiamo conto delle loro effettive dimensioni. Una delle più belle è la Manneporte, un gigantesco arco di pietra attraverso il quale potrebbe tranquillamente passare una barca a vela.

Tornati in spiaggia, andiamo ora prendere il sentiero sulla destra. Il panorama dalla Cappella di Notre Dame de la Garde è mozzafiato, difatti è classificato come Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Il momento migliore, in realtà, sarebbe la mattina, ma noi ormai siamo qui nel pomeriggio.

Terminiamo questa intensa giornata a Fécamp, un'altra cittadina turistica della Costa d'Alabastro. Dopo una buona cena, facciamo una passeggiata in spiaggia godendoci un tramonto spettacolare, con il sole che infiamma le bianche falesie di mille sfumature di giallo e arancio.

Giorno 11

Oggi è l'ultimo giorno di questa splendida vacanza. Ci alziamo, e il cielo è molto nuvoloso, ma ormai ci abbiamo fatto l'abitudine.

Per prima cosa, torniamo indietro di qualche chilometro per visitare Yport, piccolo borgo turistico famoso già nel primo '900. Questa zona attirava, oltre ai parigini benestanti, anche un discreto numero di artisti, soprattutto pittori impressionisti.
La piccola spiaggia, anch'essa di ciottoli, è circondata dalle tipiche cabine bianche e azzurre, e da eleganti dimore signorili del secolo scorso. Sembra di fare un salto indietro nel tempo, agli anni '70.
Peccato solo che il cielo grigio non faccia risaltare i colori delle scogliere.

La prossima tappa è Saint-Valery-en-Caux, sempre sulla Costa d'Alabastro. Piccolo porto di aringhe e stazione balneare, ha avuto un passato non facile. Prima sommersa dal fango e poi distrutta dai tedeschi, oggi è una placida e piacevole località turistica.

Lasciamo definitivamente la costa e partiamo in direzione Rouen, la capitale della Normandia, affacciata sulla Senna. Appena scendiamo dall'auto, inizia a piovigginare.
Partiamo in ogni caso alla scoperta della città di Giovanna D'Arco e Claude Monet. La prima attrazione che visitiamo è infatti la Cattedrale di Nostra Signora, magnifico esempio di gotico fiammeggiante, eretta all'inizio del '500. Per quanto sia un importante edificio religioso, la Cattedrale è conosciuta soprattutto per la celebre serie di dipinti di Claude Monet. Un pannello informativo indica il punto in cui l'artista dipinse le 31 versioni della facciata della Cattedrale, in condizioni climatiche e i luce differenti. Capolavori dell'impressionismo, ma anche importante studio sulla luce.

Ci incamminiamo lungo la strada principale, fiancheggiata da case a graticcio, negozi e ristoranti. Visto che ha iniziato a piovere a dirotto, ne approfittiamo per fermarci a pranzare. Quando finiamo, sta ancora piovendo, ma a questo punto non ci resta che proseguire il tour, armati di cappuccio e ombrello. Passiamo sotto al Gros Horloge, un orologio astronomico in stile rinascimentale, e passeggiamo senza una meta precisa nelle belle vie del centro: Rue des Carmes, Rue des Bonnetiers e Rue Saint-Romain sono solo alcune delle strade più pittoresche della città. In quest'ultima ha sede il museo dedicato a Giovanna d'Arco, proprio nell'edificio in cui si tenne il processo.

Prendiamo ora la Rue des Juifs e passiamo davanti all'imponente Parlamento di Normandia, finché arriviamo alla Place di Vieux Marché. Tra il mercato coperto e i numerosi locali sorge una chiesa, piuttosto brutta per la verità, ma dal grandissimo valore simbolico. E' la chiesa cattolica di Santa Giovanna d'Arco, eretta nel luogo in cui la Pulzella d'Orleans fu arsa sul rogo. Il punto esatto è indicato da una semplice croce.

Riprendiamo l'auto in direzione Giverny, ma prima ci fermiamo velocemente a Les Andelys. Il nome di questo villaggio adagiato su una spettacolare ansa della Senna probabilmente non vi dirà nulla, ma basterà dire che qui sorge il castello di Riccardo Cuor di Leone, per risvegliare immediatamente i ricordi di infanzia, tra film e libri che narrano le imprese di Robin Hood. La fortezza, del 1196, fu costruita per proteggere il ducato di Normandia e soprattutto Rouen dagli assalti del Re di Francia. Non so se valga la pena visitarlo all'interno, ma sicuramente dovete almeno fare una foto da fuori, il panorama è incantevole.

Giverny è un minuscolo comune di appena 500 abitanti, ma di una bellezza abbagliante, tanto che Claude Monet decise di trasferirsi proprio qui. La sua villa e il giardino sono oggi un museo. Anche se non conoscete Monet, sicuramente avrete familiarità con i dipinti delle ninfee. Ebbene, è qui che sono nate, per la precisione nel Giardino d'Acqua, un lussureggiante spazio naturale con al centro un piccolo stagno, curato personalmente da Monet. Passeggiando per il parco, mi sembra di entrare in un suo dipinto, tale è la somiglianza con i quadri che ho visto tante volte sui libri e nei musei. Anche la casa è interessante, ricca di opere d'arte e stampe giapponesi, di cui Monet era appassionato. Ma è il giardino a darmi le emozioni più forti.

Purtroppo anche questa vacanza è giunta al termine. Facciamo la nostra ultima cena all'ottimo hotel-ristorante Les Canisses, e poi torniamo in albergo a riposare in attesa del grande viaggio.

Giorno 12

Stavolta non ci facciamo fregare e, dopo una ricca colazione, partiamo in direzione Milano, fermandoci solo per fare benzina e mangiare un panino nei pressi di Lione.

Il viaggio è lungo e noioso, ma non stancante come quello di andata, perché non perdiamo tempo inutilmente.
L'unica cosa degna di nota è la bellissima visuale sul Monte Bianco poco prima di passare il confine con l'Italia.

Per concludere, devo dire che queste due regioni francesi mi hanno conquistata con la loro natura potente e selvaggia, gli incantevoli borghi che sembrano dipinti, e la storia, antica e moderna, che si respira ovunque.
Siamo stati un po' sfortunati con il tempo, o forse è semplicemente da queste parti il clima è così.

Un viaggio che consiglio ovviamente a tutti, anche perché la Bretagna e la Normandia hanno così tante attrazioni, e così diversificate, che potrete plasmare il vostro itinerario a seconda delle vostre passioni.

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