Marsiglia. L'appartamento francese

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Marsiglia è una di quelle poche città delle quali non avevo nessuna aspettativa e che non avevano mai suscitato la mia curiosità più di tanto, ma che alla fine mi conquistano e mi catturano.

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Giorno 1

Era marzo e aveva appena smesso di piovere. Dalla stazione Genova Principe, a bordo di un autobus della compagnia Low Cost, Flix Bus, io e M. lasciammo l'Italia, percorrendo tutta la riviera ligure di ponente, accompagnati da un nuovo sole che sembrava darci la sua benedizione.

Il piano iniziale era quello di essere ospitati da una giovane studentessa francese, contattata tramite Couchsurfing, ma le cose andarono diversamente.

L'autista, con aria frizzante e spiritosa, tentava di spiegarci i posti meravigliosi che ci passavano davanti agli occhi dal finestrino, in un italiano stentato, ma divertente. Prima Nizza con il suo nuovo stadio, pronto per gli Europei e poi cinque minuti di celebrità a Cannes, giusto il tempo del cambio-autista.

Nel frattempo, contattammo D. che con una super offerta su Airnbnb, attirò subito la nostra attenzione: 20 euro un appartamento a Marsiglia. Grazie alla connessione Wifi del Flixbus, riuscimmo a concludere l'operazione di pagamento e a metterci in contatto con D., che parlava anche italiano! E' fatta. Facile! Screenshot del percorso da fare, prima che la connessione ci abbandonasse e arrivo previsto per le 23.00.

L'arrivo a Marsiglia fu davvero impressionante. Immaginavamo una stazione, ma in realtà l'autobus ci lasciò al ciglio di una strada, in un quartiere che faceva tanto Bronx. La metro era già chiusa, nessuno dei passanti parlava inglese e noi a parte Merci, non avevamo neanche un vocabolario francese di sopravvivenza. No aspetta, non saremmo mai morti di fame, perché almeno baguette come parola, era assimilata. Ci affidammo al senso di orientamento di M. e salimmo sul primo tram a caso. Con fatica raggiungemmo il porto di Marsiglia. Silenzioso e illuminato e con la ruota panoramica al lato, dava la sensazione di un lunapark che è appena chiuso.

QUESTA ERA LA STORIA DI MARSIGLIA. LA SUA ETERNITÀ. UN'UTOPIA. L'UNICA UTOPIA DEL MONDO. UN LUOGO DOVE CHIUNQUE, DI QUALSIASI COLORE, POTEVA SCENDERE DA UNA BARCA O DA UN TRENO, CON LA VALIGIA IN MANO, SENZA UN SOLDO IN TASCA, E MESCOLARSI AL FLUSSO DEGLI ALTRI. UNA CITTÀ DOVE, APPENA POSATO IL PIEDE A TERRA, QUELLA PERSONA POTEVA DIRE: «CI SONO. È CASA MIA»

Il nostro appartamento era in Boulevard Tellene e Google Maps non menzionava né discese né salite. Quando la cameriera di un bar ci disse "volete arrivarci a piedi?", lì abbiamo cominciato ad avere il presentimento che eravamo più lontani di quanto pensassimo. Dal porto arrivammo su fino alle scalinate di Notre-Dame de la Garde. A ripensarci ora, è stata peggio di qualunque salita fatta nel Cammino di Santiago.

Arrivati fin lì, D. non riusciva a capire dove fossimo, eppure eravamo sotto il monumento più famoso della città! Prima che terminasse il credito nel cellulare, riuscimmo a convincerla a farci mandare un taxi, dopo dieci min di telefonata sterile e senza nessuna informazione utile. Il taxista sorpreso e compiaciuto di soldi tanto facili, ci chiese sorridendo se davvero volessimo prendere il taxi. L'appartamento era a 400 m da lì. Non aggiungo altro.

Di D. neanche l'ombra, c'era suo marito ad aspettarci e a consegnarci le chiavi. La notte passò rapidamente nel nostro appartamento francese e l'indomani ci svegliammo e facemmo colazione con la brezza che soffiava insistente e intensa e i gabbiani che si libravano da qualche parte lì sul porto, ma capaci di farsi sentire fin lassù, dove eravamo noi.

Giorno 2

Marsiglia è una di quelle poche città, delle quali non avevo nessuna aspettativa e che non avevano mai suscitato la mia curiosità più di tanto, ma che alla fine mi conquistano e mi catturano. La conoscevo per via della rapper francese Keny Arkana, ma un viaggio nella capital de la rupture non l'avevo mai programmato.

Dalla collina su cui è situato l'appartamento francese, cominciammo a dirigerci verso il porto, perdendoci tra le strette stradine marsigliesi. Io ed M. generalmente veniamo attirati dagli stessi dettagli, ma questa volta lui non vide il forno più antico di Marsiglia "Four des Navette". E' famoso per le navette, dolci aromatizzati ai fiori d'arancio. In realtà, dopo un "Wow" iniziale, la mia curiosità svanì e neanche entrammo a provar qualcosa.

"M. dove sono i gabbiani? Che ci sia un J. Livingston tra di loro?"

Il Vieux Port, che avevamo visto la sera prima, è compreso fra il forte Saint-Jean sulla riva destra e il forte Saint-Nicholas sulla riva sinistra. Intorno al porto è pieno di bar, ristoranti e terrazze, ricco di vita e di gente. Rimasi incantata a guardare le donne del mercato del pesce, che maneggiavano con cura polpi, orate e scorfani, meglio di sete e gioielli.

Notre Dame ci guardava dall'alto, mentre noi proseguimmo la passeggiata, prima di essere catturati dagli specchi di Foster. Raggiungemmo la riva destra del porto, per ammirare il forte Saint Jean e di seguito scoprire una struttura che non lascia per niente indifferente.

Stando alle parole di Yann Kersalé, "il MUCEM deve essere un cassa di risonanza culturale del Mediterraneo che si muove al ritmo della marea". Musée des civilisations de l'Europe et de la Méditerranée" dai colori scuri metallizzati, sembra quasi una perla schiusa, cullata dal blu del Mar Mediterraneo.

La Cathedràl La Major è un must, ma per noi fu solo il punto di riferimento per raggiungere il quartiere marsigliese Le Panier, famoso per essere divenuto negli anni rifugio di marinai ed immigrati e definito una zona poco raccomandabile. Ma al bando gli aneddoti e le dicerie, di giorno è la zona hipster della città con atelier di artisti, negozi di artigianato, le facciate delle case popolari ed è qui che si trova l'Hotel au Vieux Panier, dal design unico e con tema street-art. Ogni stanza ha una storia, quella dell'artista che ha riempito le sue pareti con graffiti personali e dallo stile ineguagliabile.

Un po' Napoli, un po' Genova, la vera anima di Marsiglia è nel quartiere Noailles, che costeggia la lussuosa Canèbiere, ed era proprio l'essenza che cercavamo. I popoli del Mediterraneo qui intrecciano le proprio culture e scambiano i propri prodotti, noncuranti dei turisti e in un quartiere popolare, che resiste alla tendenza rinnovatrice e ristrutturatrice, in atto da quando Marsiglia fu la capitale della cultura del 2013.

SCENDERE RUE D'AUBAGNE, A QUALSIASI ORA DEL GIORNO, È COME VIAGGIARE. UN SUSSEGUIRSI DI NEGOZI, RISTORANTI, COME TANTI SCALI. ITALIA, GRECIA, TURCHIA, LIBANO, MADAGASCAR, LA RÉUNION, THAILANDIA, VIETNAM, AFRICA, MAROCCO, TUNISIA, ALGERIA.

La street art chiama, Cours Julien risponde.

Nessun ristorantino da consigliarvi, viaggiavamo con zaino spalla, spesa al supermercato e qualche bibita rinfrescante in qualche bar, per niente trendy! Nel pomeriggio raggiungemmo le spiagge fuori dal centro cittadino. Tanti chilometri di sabbia, zone verdi, skate park e un chioschetto con i Churros più buoni che abbia mai provato e lo posso affermare dopo aver girato tutta la Spagna e averci vissuto un anno. A pochi chilometri dal complesso di spiagge in cui ci trovavamo si estendevano le prime Calanques. Era tardi ormai per intraprendere un percorso di trekking tra i più belli e gratificanti del vecchio continente. Immersi nella magica atmosfera della costa azzurra le più belle Calanque si trovano nel tratto di costa tra Cassis e Marsiglia: Port Miou, Port Pin, En Veau, Sormiou, Morgiou e Sugiton.

Calata la notte, un autobus ci portò direttamente a pochi metri dal nostro appartamento francese. Notre Dame de la Garde, più che una chiesa, era un faro per noi e illuminata di notte, ricreava l'atmosfera marinaresca senza troppo affidarsi all'immaginazione.

Vino francese e crepes fatte in casa, per regalarci l'ultima notte marsigliese e partire il giorno seguente per Montepellier. Di D. neanche l'ombra, solo il ricordo di una voce femminile francese, con una presunta origine siciliana.

MARSIGLIA NON È UNA CITTÀ PER TURISTI. NON C'È NIENTE DA VEDERE. LA SUA BELLEZZA NON SI FOTOGRAFA. SI CONDIVIDE. QUI, BISOGNA SCHIERARSI. APPASSIONARSI. ESSERE PER, ESSERE CONTRO. ESSERE, VIOLENTEMENTE. SOLO ALLORA, CIÒ CHE C'È DA VEDERE SI LASCIA VEDERE. E ALLORA È TROPPO TARDI, SI È GIÀ IN PIENO DRAMMA. UN DRAMMA ATIPICO DOVE L'EROE È LA MORTE. A MARSIGLIA, ANCHE PER PERDERE BISOGNA SAPERSI BATTERE.

Frasi tratte dal libro Casino Totale, di Jean-Claude Izzo.

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