DIARIO DI VIAGGIO IN OVEST USA E REPUBBLICA DOMINICANA-FAI DA TE -

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 18 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Più di 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI America
DIARIO DI VIAGGIO IN OVEST USA E REPUBBLICA DOMINICANA (FAI DA TE) DAL 30/06 AL 18/07 2014
Viaggio fai da te on the road in Ovest Usa-Repubblica Domenicana studiato per mesi nei minimi dettagli e con voli prenotati 4 mesi prima della partenza (di Silvio e Anna).
In USA visitiamo tre Stati: Nevada, Arizona e Utah, in Repubblica Domenicana visitiamo le provincie di Santo Domingo e Samanà.

Stati Visitati: Repubblica Dominicana, Stati Uniti d'America

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SILVIO DE LUCIA SILVIO DE LUCIA Visualizza Profilo

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Giorno 1

volo (Lufthansa-Condor) Napoli–Francoforte-Las Vegas (15 h 45 min) con partenza all’alba da Napoli e arrivo verso le 13 a Las Vegas dopo scalo a Francoforte. Un buon volo senza intoppi e con poche turbolenze.

Giorno 2

Atterriamo all’Aereoporto Internazione McCarran di Las Vegas alle ore 13 circa. Dopo i controlli di ingresso e dopo aver ritirato le valigie, ci dirigiamo al sito di noleggio auto della Hertz
In una decina di minuti raggiungiamo il nostro hotel, dove resteremo due notti, il New York-New York, uno splendido Hotel ispirato alla vecchia New York, con una facciata dominata dai grattacieli storici di New York e da repliche di alcuni attrazioni newyorkesi come la Statua della Libertà, la Baia di New York, il Ponte di Brooklin e altri monumenti. Inoltre, lungo le pareti dell’albergo corre il famoso roller coaster, cioè delle montagne russe adrenaliche che percorrono tutto il perimetro dell’albergo. Dopo il check in sprofondiamo letteralmente sui letti over-size della camera riposando alcune ore.

Al risveglio procediamo all’esplorazione dell’hotel ammirando gli scorci con le facciate perfettamente ricostruite degli edifici della vecchia New York. Usciamo quindi sulla Strip, la strada principale di Las Vegas, e attraverso congiunzioni pedonali sopraelevate raggiungiamo gli hotel vicini, situati nel tratto iniziale della Strip, quali l’Excalibur Hotel & Casinò, un hotel-castello con torri dai tetti colorati con ambientazione medievale, il Luxor Hotel & Casinò con relativa piramide e fascio di luce laser con ambientazione sull’antico Egitto. Ritorniamo sulla Strip e raggiungiamo dopo una bella camminata il Paris Las Vegas, situato di fronte alle famose fontane dell’Hotel Bellagio. Il Paris Las Vegas è un’hotel e casinò che si ispira alla città di Parigi.
Esso infatti presenta riproduzioni di alcune famose attrazioni parigine come una scintillante Torre Eiffel, l’Arco di Trionfo, l’Opera Garnier e il Louvre. Sfortunatamente non riusciamo a mangiare, in assenza di prenotazione e dopo le 21, nei caratteristici ristoranti dell’hotel, l’Eiffel Restaurant situato su un magnifico terrazzo panoramico vista fontane di Bellagio, e Le Village, riproducente un villaggio alsaziano. Riusciamo comunque a mangiare qualcosa in una tavola calda in prossimità della bellissima ruota panoramica “High Roller”, perché Las Vegas sarà anche la città che non dorme mai, ma se non ci si organizza nei ristoranti entro le 21, specie in quelli degli Hotel, difficilmente si riesce a mangiare.
Torniamo esausti in albergo

Giorno 3

Dopo ottima colazione al New York-New York, ci dirigiamo sulla Strip dove notiamo subito il contrasto tra il caldo soffocante dell’esterno e il clima fresco degli hotel che farà deviare il più possibile il tragitto lungo la Strip all’interno degli hotel.
Raggiungiamo in circa 20 minuti di camminata il Bellagio Luxury Resort & Casino, uno splendido hotel modellato sullo stile delle case e del paesaggio del lago di Como (Bellagio è infatti un comune sul lago di Como) la cui principale attrazione è rappresentata dallo spettacolo delle fontane (15-20 ogni 30 min, 20-24 ogni 15 min). L’Hotel affaccia infatti su un lago artificiale con decine di fontane con giochi d’acqua e migliaia di luci, che a ritmo di musica creano magnifiche coreografie con colonne d’acqua alte fino a 76 metri. Anche gli interni del Bellagio con il casinò, i ristoranti e il giardino botanico sono estremamente eleganti e piacevoli da visitare.

Dopo il Bellagio ci dirigiamo al Caesars Palace Hotel & Casinò, un’immenso e sfarzoso hotel con rifiniture, monumenti, colonne e statue che ricordano l’antica Roma. L’hotel ospita diversi ristoranti e punti di ristoro, un centro commerciale, una spa, diverse piscine, camere e l’immancabile casinò.
Dopo la visita ritorniamo sulla Strip, attraversiamo altri due celebri hotel, Flamingo Hotel & Casino e Harrah’s Hotel Casinò, prima di raggiungere il The VenetianResort.
The Venetian Resort ispirato alla laguna di Venezia, e’ un complesso alberghiero enorme con una zona antistante l’ingresso ove sono riprodotti fedelmente il Campanile di San Marco, il Ponte di Rialto, il Palazzo del Doge, la laguna e i canali. I canali, solcati da gondole del tutto simili a quelle lagunari, proseguono all’interno della struttura ramificandosi tra gli edifici in stile veneziano ospitanti ristoranti, bar, centri commerciali, negozi, casinò, musei, ecc.. in un’atmosfera fantastica e nello stesso tempo strana con un cielo finto illuminato a giorno. Passiamo alcune ore a passeggiare nel Venetian, dove le occasioni di fare foto o di spendere qualcosa sono realmente infinite, e mangiamo qualcosa al Canaletto Ristorante Veneto, con accoglienti tavoli affacciati su un canale, ma con cibo costoso ed appena commestibile.

Proseguiamo lungo la Strip, attraversiamo The Volcano con il suo bello spettacolo di fiamme facente parte dell’Hotel- Casinò The Mirage, il Treasure Island Hotel & Casinò ispirato al tema dei pirati, fino allo Stratosphere Casino Hotel &Tower che presenta una struttura a forma di torre alta 350 metri (la più alta negli Stati Uniti) dal cui terrazzo si può godere di una spettacolare vista panoramica sulla città. Inoltre in cima alla torre sono presenti alcune attrazioni “estreme” con giostre che consentono di rimanere sospesi nel vuoto e che impressionano solo a guardare. Stremati ritorniamo in zona New York- New York in taxi. Mangiamo un ottimo trancio di salmone con verdure grigliate e patatine al Outback Steakhouse sulla Strip.

Giorno 4

Dopo colazione lasciamo Las Vegas nel Nevada per raggiungere in direzione sud-est Sedona in Arizona.
L’ampia strada corre lungo un paesaggio arido, roccioso, adornato da colline con scarsa vegetazione. Facciamo una breve sosta al Willow Beach Scenic View, lungo la strada 93, dove si può ammirare uno spettacolare panorama sulle colline aride e rocciose tagliate dal percorso serpeggiante del fiume Colorado. In prossimità di Flagstaff il paesaggio diventa meno arido, più ricco di vegetazione, fino a diventare boscoso colorandosi di infiniti pini e abeti sempreverdi. Il tratto di strada da Flagstaff a Sedona (AZ 89A) è una delle scenic road più belle di tutta la West Coast, srotolandosi in una vera e propria foresta di conifere tra montagne e rocce sempre più rosse (Coconino National Forest). Lungo la strada è facile avvistare cervi.

Sedona è un piccola cittadina estremamente affascinante, situata tra le contee di Yavapai e Coconino, circondata da canyon e montagne di roccia rossa e boschi verdeggianti. Su Sedona aleggia, altresì, un clima mistico dovuto ai presunti ancestrali vortici energetici sottostanti le sue strutture rocciose che interagendo con il sè interiore faciliterebbero la meditazione, la preghiera e la guarigione. Raggiungiamo su una collina il nostro alloggio: lo Sky Ranch Lodge. La struttura immersa nella natura, presenta terrazze con spettacolari panorami sui paesaggi di roccia rossa di Sedona. La struttura principale e i bungalow sono rivestiti di legno e dotati di ogni comfort, circondati da terrazzi, balconi, ampi spazi, alberi, ruscelli con ponticelli di legno, pedane di legno e piscine. A pochi metri dal Lodge sulla sinistra raggiungiamo a piedi un altro punto panoramico il Sedona Airport Overlook. Riprendiamo l’auto in direzione Sedona e dopo appena un chilometro parcheggiamo l’auto nel piccolo spazio sulla destra (Airport Mesa) dove iniziano dei magnifici percorsi su terra e rocce rosse, che conducono a punti panoramici di estrema bellezza, come il Sedona Trail View Point. Vediamo avvicinarsi tra le maestose rocce rosse un temporale con forte attività elettrica che dona ancora più energia, mistero e bellezza al luogo.

Dopo qualche ora, raggiungiamo sotto una sporadica pioggerellina, la zona centrale di Sedona, dove si possono fare piacevoli passeggiate tra negozi ricche di pietre e oggetti spirituali, e ristoranti in stile country. Ci fermiamo per una bibita ai tavoli panoramici del retro della Sinagua Plaza e dopo un pò al buon Cowboy Club Grille & Spirits dove mangiamo un buon pasto a base di carne, insalata e patatine. All’uscita ammiriamo attoniti a un doppio arcobaleno che avvolge il cielo. Di sera visitiamo il Tlaquepaque Arts e Shopping Village, una bella ricostruzione di un villaggio messicano ricco di gallerie d’arte, negozi di artigianato, ristoranti, caffetterie dove passiamo, stremati, gli ultimi momenti della giornata

Giorno 5

Di buon mattino dopo aver informato la reception per un check out ritardato di qualche ora, puntiamo su Jerome, una piccola cittadina abbandonata (ghost-town) con edifici, marciapiedi e strade d’epoca, arroccata sulle colline della Foresta Nazionale di Prescott e distante circa 40min (43 km) da Sedona. Facciamo una breve visita con piacevole passeggiata inclusiva di colazione al pittoresco Mile High Grill. Ritorniamo a Sedona per l’escursione al Bell Rock (48 min – 48 km). Il Bell Rock è un ciclopico monolite rosso fuoco circondato da altre maestose strutture rocciose di arenaria rossa, che si erge in un estesa area semi-desertica su una rada boscaglia, e dalla cui base si dipartono sentieri che raggiungono diversi livelli di altitudine. Lo scenario dei paesaggi lungo la camminata è semplicemente meraviglioso. C’è un parcheggio a pagamento alla base del Bell Rock da cui parte un sentiero di terra battuta rossa che si inoltra tra cactus, cespugli ed alberi, prima di iniziare a salire. Indispensabili sono un cappellino, occhiali da sole e acqua. La durata dell’escursione può variare da un paio d’ore (consigliabile in estate per le alte temperature) a tutta la giornata.

Dopo il Bell Rock raggiungiamo in 5 minuti, lungo la bellissima AZ 179, Cathedral Rock, un complesso di rocce rosse formato da due guglie gemelle e un ponte centrale che ricordano nell’insieme una cattedrale. La ammiriamo per qualche momento, ma siamo stanchi ed in forte ritardo e non intraprendiamo alcun trail. Recuperiamo le valigie e le forze fermandoci a mangiare in una tavola calda lungo la strada, per poi procedere in direzione nord verso il Grand Canyon National Park (South Rim). Di pomeriggio, lungo la strada abbiamo programmato un’ultima sosta di un paio d’ore allo Slide Rock State Park (ingresso auto 20 $, orario 8-19). La peculiarità del parco deriva essenzialmente dalla bellezza del canyon di roccia rossa scavato dal fiume Oak Creek che può essere raggiunto attraverso sentieri e dove ci si può eventualmente bagnare. Lo scenario circostante è dominato da maestose rocce rosse e da una fitta foresta. Seppur di corsa riusciamo a vedere l’essenziale del Parco, indi proseguiamo la nostra marcia fino all’ingresso sud che conduce al Grand Canyon Village (ingresso auto 25 $, orario 24 h). Raggiungiamo al tramonto lo Yavapai Lodge, struttura immersa nella natura, situata a 1 km dal Grand Canyon Visitor Center, provvista di camere confortevoli dotate di ampie vetrate vista bosco e di un discreto ristorante. Sistemiamo le valigie e ci catapultiamo ansiosi all’esterno verso il Canyon. Ma la vista di quella meraviglia blocca il respiro, placa l’anima, confonde la vista, serra la bocca.
Quell’immensa gola di milioni di anni di erosione del fiume Colorado e dei suoi affluenti, è di una bellezza indescrivibile e ci lascia stupefatti, silenziosi ed immobili per alcuni minuti. Passeggiamo al tramonto sul sentiero recintato lungo il canyon, fornito di cartelli di spiegazione molto interessanti, fino a quando il buio ci sorprende, costringendoci a faticare non poco per raggiungere e riconoscere il nostro alloggio. Dopo una cena americana senza infamia e senza lode, stremati dalla fatica, andiamo a letto.

Giorno 6

Dopo colazione, dedichiamo gran parte della giornata, con l’aiuto delle navette gratuite, alla visita dei principali punti di osservazioni del Grand Canyon. Esistono tre linee navetta: orange, red e blue.
La Orange Route (KaibabRoute) collega, in circa 50 minuti di corsa, il Grand Canyon Visitor Center a 5 punti panoramici Mather, Yaki e Yavapai (bellissimi), Pipe Creek Vista, South Kaibab.
La Red Route (Hermit Road) lunga 12 km, esplora in 75 minuti di corsa, la regione più occidentale del South Rim con 9 punti panoramici: Trail view Overlook, Maricopa Point, Powell Point, Hopi Point, Mohave Point, The Abyss, Monument Creek, Pima Point, Hermits Rest. Imperdibili sono Hopi, Maricopa, Pima, The Abyss.
La Blue Route collega i punti principali del Grand Canyon Village.
Esiste un ulteriore strada panoramica, percorribile solo in auto, la Desert View Drive, lunga 40 km, che collega il Grand Canyon Visitor Center al Desert View Watchtower con 6 punti panoramici: Navajo Point, Lipan Point, Moran Point, Grandview Point, Yaki Point, Pipe Creek Point. Noi abbiamo utilizzato questa strada per raggiungere, a fine visita, l’uscita est del Parco più comoda per procedere verso nord

Giorno 7

Le tappe previste della giornata sono nell’ordine: diga di Powell, Antelope Canyon Lower, Horseshoe Bend, Lake Powell, strada fino al Goulding’s Lodge nella Monument Valley.
Dopo un’ottima colazione all’hotel, facciamo una breve tappa alla diga Glen Canyon Dam con il Dam Bridge e lo spettacolare corso del fiume Colorado. Procediamo per l’Antelope Canyon distante 12 km (15 min) da Page. L’Antelope Canyon (Upper, Lower, X) è uno slot canyon, una profonda e stretta fenditura della roccia con pareti rosse vertiginose e ondulate create dall’erosione del vento e dell’acqua, situata in un area desertica di sabbia color rosso-albicocca. La luce, che entra dall’alto a seconda dell’angolazione dei raggi solari, conferisce all’arenaria una splendida tonalità cromatica con sfumature e ombreggiature che variano dal giallo, all’arancione, al rosa, al viola, che lo rendono uno dei più suggestivi e fotografati parchi USA. Il parco ha un’orario di apertura in estate dalle 8 alle 17 con un costo di circa 35 dollari a testa comprensivo di tasse e permesso, ed è gestito dagli indiani Navajo

Giorno 8

Monument Valley National Park (ingresso auto 20$, orario estivo: 6-20) celebre in tutto il Mondo quale icona del Far West Americano, attualmente gestito dagli indiani Navajo. Procediamo lungo la Valley Drive, una strada sterrata di sabbia rossa che si snoda tra mesas, monoliti, pinnacoli fino alle conformazioni rocciose rosse più famose e caratteristiche modellate da milioni di anni di erosione. Lungo il percorso si possono ammirare: East e West Mitten Buttes, Merrick Buttes, Elephant Butte, The Three Sisters, Totem Pole, Artist’s Point, John Ford’s Point, Sentinel Mesa, Mitchell Mesa, Rain God Mesa, Spearhead Mesa, Thunderbird Mesa. Gli strepitosi panorami desertici interrotti da queste maestose rocce, viste e riviste in più film, regalano emozioni uniche.

Dopo circa 2/3 ore di escursione torniamo in auto, sulla US-163, in direzione Moab. Raggiungiamo oramai di sera il Rustic Inn a Moab, il classico motel americano dotato di camere essenziali, ampio parcheggio, area pic-nic e bella piscina. Passiamo la serata a passeggiare nella zona centrale di Moab ricca di negozi, bar e ristoranti. Mangiamo una discreta pizza al locale Pizza Hut prima di ritornare al motel.

Giorno 9

Decidiamo di fare colazione al Red Cliff Lodge distante 30 minuti e 27 km da Moab, rimaniamo sorpresi anche dalla qualità e quantità della colazione a buffet che ci faranno saltare il pranzo.
Sulla strada di ritorno parcheggiamo l’auto in una delle piazzole di sosta lungo la UT-128 e seguiamo uno dei sentieri tra la vegetazione che ci porta in una zona di rapide del fiume Colorado molto suggestiva. Successivamente ci dirigiamo al Dead Horse Point State Park distante 40 min e 53 km da Moab (ingresso auto 20 $, orario apertura 6-20), facente parte dell’area di Canyonlands. Dal parcheggio bisogna camminare per poche centinaia di metri attraverso il cosiddetto Dead Horse Point Trail per raggiungere la terrazza naturale principale del sito da cui si osserva lo splendido scorcio dell’ansa verdeggiante del fiume Colorado, nell’immenso anfiteatro di canyon e rocce marroni-rosse di Canyolands, tagliata da poco più di un sentiero di terra battuta, la Potash Road, una stradina off road che porta all’interno di Canyolands.

Dopo aver visitato l’intera area, torniamo in macchina per raggiungere un’altra perla sognata da casa: Goblin Valley State Park, distante circa 2 h (180 km) dal Dead Horse Point State Park, in direzione ovest, nella stessa direzione della nostra destinazione finale. La strada per raggiungerla è prima la US-191 e I-70, poi si svolta dopo Green River sulla sinistra su un’altra Scenic Road la UT-24 che nel tratto fino alla Goblin Valley taglia un ambiente desertico e molto piatto. Goblin Valley State Park (ingresso auto 15 $, orario aperture 6-22) è una valle desertica, dalle sembianze extraterrestri, caratterizzata da migliaia di pinnacoli e formazioni rocciose rosso-vermiglio dalle forme più bizzarre che ricordano solitamente fantasmi, funghi, gnomi, casette. Ci sono anche delle strutture rocciose monumentali come Molly’s Castle, Theree Sisters e altri massicci che presentano un caratteristico colore grigio-verdastro nella parte superiore. La valle è suddivisa in tre parti e si possono percorrere diversi trail (Entrada Canyon Trail, Carmel Canyon Trail, Curtis Benchtrail), ma noi abbiamo preferito passeggiare senza meta a suo interno.

Dopo un paio d’ore di cammino, riprendiamo la UT-24 che si allunga fino alla cittadina di Torrey. I paesaggi infiniti con le montagne rocciose colorate che si incontrano sono meravigliosi e sovente ci costringono a fermarci per scattare delle foto, specie nel tratto in cui la UT-24 attraversa il Capitol Reef National Park. La UT-24 è in sostanza la strada principale di questo interessante parco, su cui si trovano una serie di punti panoramici con maestose formazioni rocciose dai colori stratificati (the Castle, Sunset Point, Panorama Point, Mummy Cliff, Chimney Rock, Twin Rocks, Behunin Cabin, l’area dei frutteti, il centro visitatori, l’attacco di alcuni sentieri (Reef Scenic Drive, Grand Wash Trailhead, Hickman Bridge Trailhead). La prosecuzione venendo da est della UT-24, è la Scenic Road UT-12, che è una strada talmente bella da far dimenticare di essere al volante già da ore. Attraversiamo il Dixie National Forest. Il panorama cambia divenendo ricco di boschi con cervi facilmente avvistabili e panorami spettacolari. Da non perdere sono i punti panoramici montani Homestead Overlook e Larb Hollow Overlook. Dopo la cittadina di Boulders ci fermiamo ad ammirare altri punti panoramici come il Calf Creek Viewpoint e il Boynton Overlook. Indi entriamo nell’area del Grand Staircase-Escalante National Monument che offre sensazionali panorami su boschi verdi incorniciati da montagne rocciose di color bianco crema e rosso. Da ricordare il punto panoramico The Blues/Powell Point Vista. E’ buio, all’altezza della minuscola cittadina di Cannonville, ove ci fermiamo nell’unico negozio di alimentari ancora aperto per comprare qualcosa da mangiare per la sera, svoltiamo verso sud sulla Kodachrome Road e dopo circa 11 km raggiungiamo il Kodachrome Basic State Park (ingresso auto 8$).

Il nostro alloggio è il Red Stone Cabins e Camper Store situato all’interno del parco. Trattasi di accoglienti chalet di legno a schiera, con terrazzino, barbecue e parcheggio, del tutto isolate e immersi nella natura. Una coppia di newyorkesi dello chalet contiguo ci bussa e ci offre un vassoio con alcuni snack di benvenuto. Gli americani, per lo più diffidenti, asfissiati da un sistema di vita spesso disumano, imposto dall’alta finanza e dalle multinazionali, a volte ritornano in una dimensione umana sorprendendo con gesti semplici. Un temporale a distanza con fulmini e tuoni, visti dal terrazzino dell’alloggio, isolato nella natura ed al buio completo, rende gli ultimi momenti della giornata indimenticabili.

Giorno 10

Dopo un’ottima colazione all’aperto, dedichiamo alcune ore al parco che è una vera e propria perla nascosta e variopinta. Pinnacoli, guglie, monoliti, montagne stratificate di arenaria dai colori che variano dal rosso, al giallo, al bianco si stagliano nell’azzurro del cielo e si ergono su estese dune erbose dorate interrotte da cespugli e alberi verdi . In un contesto silenzioso e solitario si possono fare diversi trail più o meno lunghi, e non faticosi, lungo i meravigliosi sentieri.
Dopo la visita ritorniamo in auto per raggiungere il Bryce Canyon National Park distante 37 km (circa 45 min). Il Bryce Canyon National Park (35 $, 24 h) è famoso per i suoi spettacolari panorami su canyon ed anfiteatri di “hoodoos“, multiple guglie e pinnacoli di rocce scolpiti da milioni di anni di erosione che nell’arco della giornata variano il proprio colore dal rosa tenue all’arancione acceso. Diversi percorsi consentono di entrare in contatto con questa meraviglia naturale scendendo direttamente nelle valli. Esiste anche un servizio navetta effettuato lungo il corso della strada che costeggia il Bryce Amphitheater con le seguenti fermate: Bryce Canyon Visitor Center, Sunset campground, Bryce Point, Inspiration Point, Sunset Campground, Sunset Point e (Sunrise Point), Bryce Canyon Lodge. Visitiamo con l’auto gli stessi punti e ci fermiamo al Sunset Point, da cui parte l’escursione a piedi per il Navajo Loop, il più bel sentiero del Parco che, attraverso una stretta e ripida gola fra pareti di roccia rossa (Wall Street) e panorami extraterrestri, conduce ad un canyon ove si fanno strada fra le rocce ravvicinate abeti altissimi. A questo punto si può tornare indietro o proseguire lungo il Queen’s Garden Trail (4 km, 2 h) che attraverso affascinanti formazioni rocciose ed alberi altissimi, ritorna al Sunset Point, da dove si può riprendere l’auto. Ripresa l’auto visitiamo altri bellissimi punti panoramici della Scenic Drive: Natural Bridge, Agua Canyon e Rainbow Point. Dopo la visita, usciamo dal Parco, raggiungiamo l’autostrada I-15S e procediamo per Las Vegas.

Arriviamo di pomeriggio inoltrato al Flamingo Las Vegas Hotel & Casino, le cui splendide camere, estremamente lussuose ma accessibili, affacciano direttamente sulla Strip e sulla ruota panoramica (High Roller). Passiamo la serata alla Freemont Street, la più antica strada della città e cuore pulsante della Downtown, attualmente secondaria per importanza solo alla Strip. Abbiamo tempo per visitare sia il tratto più commerciale (Freemont Street Experience) sia quello più antico (Fremont Est). Freemon Street Experience è facilmente riconoscibile in quanto completamente sormontata da una copertura illuminata da milioni di LED (Viva Vision) che la riempiono di luci, disegni e colori lungo la quale si trovano casinò (Golden Gate Casino Hotel, Golden Nuggets Hotel Casino), negozi, bar, pub, concerti, night club, locali vari e dove circolano personaggi tra i più variegati della razza umana. Fremont Est è più sobria, meno rumorosa, con hotel e locali vintage con insigne al neon che ricordano la vecchia Las Vegas. Dopo aver mangiato qualcosa torniamo col taxi in albergo e dormiamo con le tende automatiche della vetrata aperte dove riflettono i colori della vicina ruota panoramica (High Roller), per continuare a sognare Las Vegas anche nel sonno.

Giorno 11

Partenza di prima mattina da Las Vegas, dopo scalo a Miami, arrivo nel pomeriggio a Santo Domingo e trasferimento in taxi dall’Aeroporto Internazionale Las Americas di Santo Domingo alla vicina cittadina balneare di Boca Chica (10 km, 15 min) dove sistemiamo le valigie all’Hotel Casa Coco. Passiamo le ultime ore di luce del giorno sulla bella spiaggia dai colori tipicamente caraibici e di sera facciamo una passeggiata per la zona centrale, peraltro non entusiasmante.

Giorno 12

Dopo colazione ci facciamo procurare un taxi per Las Galeras, perla della penisola di Samanà. Las Galeras è un piccolo paese di pescatori ancora lontano dal turismo di massa ma con tutti i servizi principali, facente parte di un’area caratterizzata da una natura selvaggia, ricca di foreste tropicali, spiagge bellissime incorniciate da distese di palme da cocco, isolotti, insenature nascoste, parchi naturali, grotte e cascate.
Ci sistemiamo per tre notti allo Chalet Tropical Village Guest House, gestito da una tenace signora italiana con un ottimo staff tutto domenicano, che sono riusciti a creare un’oasi meravigliosa, con un immenso giardino pieno di vegetazione e palme, con caratteristici bungalow in legno, a pochi passi da una delle spiagge più belle ed intime di Las Galeras: la Playita cui si accede tramite un affascinante sentiero tropicale tra palme, carrube e frangipane.
Dopo aver sistemato le valigie, dietro consiglio della proprietaria Sarah, raggiungiamo sulla spiaggia la Playita un minuscolo “ristorante” familiare domenicano con un paio di tavoli (da Isabel), dove mangiamo ottimamente a base di riso, pesce fresco alla griglia, banane fritte e birra. La giornata è molto nuvolosa, ma passiamo comunque alcune ore a rilassarci tra spiaggia e mare; indi torniamo allo Chalet per prepararci per la sera. Nel raggio di 700 metri dallo Chalet ci sono supermercati e diversi bar-ristoranti gestiti essenzialmente da francesi, italiani e domenicani. Passiamo la serata a passeggiare per il tranquillo paese, cenando al buon ristorante El Pescador a base di pesce.

Giorno 13

giornata di sole, dopo un’ottima colazione a scelta, ci facciamo accompagnare da un gentile domenicano, dopo contrattazione, a Playa Rincon (evitare taxi per i costi esagerati), distante 20 km e circa 30 minuti da Las Galeras. Playa Rincon è una tra le più belle ed incontaminate spiaggie dei Caraibi, ancora lontana dal turismo di massa, caratterizzata da bellissime baie di sabbia fine e bianca, da migliaia di palme da cocco e da un mare dalle sfumature blu e verdi.
Sul lato est della spiaggia, corrispondente alla prima baia che si incontra, ci sono alcuni buoni ristorantini con tavoli sulla spiaggia, dove si può mangiare e bere (pesce, pollo, riso, verdure, frutta, succhi, bibite, acqua) con ottimo rapporto qualità-prezzo. Una volta arrivati, i proprietari di questi locali consigliano di lasciare lo zaino con soldi, videocamera e fotocamera ai propri ristoranti per la possibilità di essere derubati durante la passeggiata sulla lunga ed isolata spiaggia, ma la prendiamo come una scusa per essere obbligati a mangiare al proprio ristorante, e rifiutiamo, sbagliando, perchè a metà strada lungo la spiaggia in lontananza si vede un brutto ceffo, molto alto, magro e di colore, armeggiare inspiegabilmente con un accetta in mano vicino ad una barca di legno e girarsi continuamente verso di noi. Ci fermiamo impietriti ma desiderosi di continuare il cammino fino al piccolo delta di un piccolo fiume del lato ovest della Playa Rincon. Fortuna vuole che un auto di vigilanti passa nella stradina sterrata alle spalle della spiaggia e, vedendo la scena, si ferma proprio all’altezza dell’uomo che lascia la postazione e si dilegua nei meandri della foresta di palme.

Approfittiamo dei vigilanti per superare l’ostacolo e raggiungere il lato nord-ovest della spiaggia, frequentato da famiglie di domenicani e soprattuto da bambini. Questa zona è fantastica per la presenza di un piccolo fiume, il Cano Frio, che attraverso una foresta di mangrovie, raggiunge la spiaggia e sfocia nel mare. Le sue acque così verdi, limpide e fresche, sulla spiaggia bianca, tra palme e vegetazione lussureggiante, creano un angolo paradisiaco per la balneazione. Oltre quest’area iniziano selvagge e fitte foreste a perdita d’occhio. Dopo il bagno e il meritato relax, torniamo indietro e ci fermiamo a mangiare in uno dei ristoranti sulla spiaggia del lato est. Passiamo il resto del pomeriggio alla Playita dove affittiamo una canoa per il kayaking, per raggiungere, via mare, la vicina e splendida Playa Caleton.
Serata al buon ristorante domenicano Restaurante Las Galeras.

Giorno 14

giornata di sole, dopo colazione, raggiungiamo a piedi, attraverso il sentiero tropicale, la Playita che si mostra, con la luce del sole, in tutta la sua bellezza: un’insenatura di spiaggia bianca orlata da palme che lambisce un mare azzurro-blu, trasparente e piatto. Per pochi euro si possono noleggiare lettini e ombrellone di paglia e anche canoe per kayak. Pranziamo al vicino La Playita Restaurant & Beach Bar, piccolo ristorantino con un panorama incredibile sul mare della Playita dove si mangia ottimamente a costi contenuti.
Torniamo allo Chalet, noleggiamo delle bici e passiamo il resto del pomeriggio a visitare Las Galeras, portando qualche dono e qualche sorriso a dei bambini lavoratori visti nelle piantagione, a guardare qualche scampolo della finale dei mondiali di calcio al locale italiano La Cueva del Pirata, a visitare alcune “gallerie” di colorati dipinti ad olio (ne compriamo diversi), a rilassarci a Playa Grande aspettando il tramonto.
Serata al discreto ristorante La Bodeguita.

Giorno 15

Dopo colazione, passiamo la mattinata alla Playita, mangiando ai tavoli sulla spiaggia di Isabel, dopodichè torniamo allo Chalet dove contrattiamo con un fidato autista della proprietaria per il trasferimento a Las Terrenes, con tappa intermedia alle cascate di El Limòn. Dopo circa 53 km raggiungiamo il sito della cascata El Limòn. Dall’entrata un avventuroso sentiero immerso nella foresta, di circa 2,5 km, percorribile a piedi o con cavalli, conduce, attraverso piante indigene e uccelli endemici, allo spettacolare balzo (40 mt) dalle cime della Sierra de Semanà, della cascata El Limòn. La bellezza e il fragore della cascata, l’acqua verde smeraldo ai suoi piedi, la natura selvaggia del paesaggio invitano a bagnarsi e rilassarsi.

Arriviamo oramai al tramonto a Las Terrenas. Las Terrenas è una località della penisola di Samanà, da alcuni anni molto turistica, caratterizzata da edifici in stile coloniale caribèno, e da una miriade di hotel, locali per ballare, ristoranti, bar e negozi oltre che da splendide spiagge di palme con mare azzurro cristallino. Gli edifici di Las Terrenes rimangono comunque bassi e colorati donandole un’atmosfera caratteristica e rilassata specie nell’area del Pueblo de Los Pescadores. Ci sistemiamo per due notti all’Hotel La Tortuga, che presenta la particolarità di avere un magnifico giardino tropicale con un bar-ristorante in legno con tavoli all’aperto dove poter bere in ogni momento della giornata e poter mangiare, a prezzi contenuti e in assoluto relax, a colazione e cena. Dopo aver sistemato le nostre cose, ci prepariamo per la sera ed usciamo. Le strade di Las Terrenas sono molto più vivaci di Las Galeras con musica caraibica, come Merengue e Bachata,che risuona un po’ ovunque. Ci fermiamo in un ristorante con tavoli e sedie sulla spiaggia, Casa Azul dove mangiamo discretamente a base di pizza e pesce.

Giorno 16

dopo colazione, noleggiamo un quad con il quale visitiamo ogni angolo di Las Terrenas. Raggiungiamo prima le spiaggie più lontane ad ovest quali Playa Coson, Playa Bonita, Playa Escondida e Punta Bonita;
di pomeriggio ci avviciniamo al centro visitando Playa Las Ballenas, l’area centrale fino a Playa Punta Popy, fermandoci sovente in qualche negozio di artigianato e di dipinti. Tra tutte abbiamo preferito Playa Bonita, Punta Bonita e Playa Coson, ossia le classiche spiaggie da cartolina, con poca gente, sabbia bianca-dorata, mare azzurro e infinite palme. Per mangiare pesce fresco o sorseggiare qualcosa, consiglio i ristoranti apparentemente più semplici, disseminati sporadicamente sulle spiaggie indicate, che sono i migliori per il rapporto qualità-prezzo. A fine giornata, torniamo in hotel e ci prepariamo per altra serata in centro. Nel corso della serata contrattiamo per un passaggio l’indomani a Santo Domingo con ottimi risultati. Ceniamo e andiamo a dormire esausti.

Giorno 17

Dopo colazione, di prima mattina, in compagnia con un intera e gentile famigliola domenicana, procediamo puntuali per Santo Domingo. Ci sistemiamo al El Beaterio Casa Museo, un’ex convento del XVI° secolo, situato nel cuore del centro storico coloniale della città, a 25 minuti d’auto dall’Aeroporto Internazionale Las Americas. El Beaterio presenta una panoramica terrazza, uno splendido cortile e camere caratteristiche che creano nell’insieme un meraviglioso angolo che rimanda ad un’epoca antica sia all’esterno che all’interno.

Dedichiamo la giornata alla visita del centro storico. Santo Domingo, capitale della Repubblica Domenicana, è una città fondata nel 1946, rinomata per la splendida area coloniale spagnola fortificata, intatta ed affascinante, caratterizzata da strade acciottolate ed edifici che risalgono al ‘500, dichiarata patrimonio dell’umanità. Da El Beaterio ci portiamo sulla vicina calle El Conde e dopo aver attraversato il bianco Palacio Consistorial de Santo Domingo, ci ritroviamo nel Parque Colon (Parco Colombo), la piazza più conosciuta della zona coloniale di Santo Domingo, da cui si accede alle splendide cattedrali Primada del Americas (Catedral de Santa Maria La Menor) e Nuestra Senora de La Encarnacion. Su Calle Isabel La Catolica ammiriamo il museo de la Catedral de Santo Domingo, l’Arzobispado, la Chiesa di Santa Clara. Su calle Padre Billini visitiamo il Museo-Casa de Tostado, Parque Billini, Parque Fray Bartolomè, Parque Duarte, la chiesa e il convento de los Dominicos, la chiesa de Nuestra Senora del Carmen e la capilla de la Tercera.
Torniamo indietro verso il fiume Ozama per raggiungere Calle Las Damas, lungo la quale si ammirano: la Fortaleza Ozama, La casa de Hernan Cortes, la Chiesa Nuestra Senora de los Remedios, tanti edifici storici storici spesso sedi di ambasciate, il Panteon National, la Casa de los Gesuitas, il Museo de las Casas Reales. Si raggiunge infine la parte più suggestiva della zona coloniale: Plaza de Espana (Plaza de Armas), una piazza meravigliosa su cui si affacciano numerosi ristoranti e l’Alcazar de Colon, la bellissima abitazione-museo dello schiavista don Diego Colombo, figlio del più famoso Cristoforo, risalente ai primi del ‘500. Nelle vicinanza visitiamo i ruderi del Monasterio di San Francisco e il Santuario de Nuestra Senora de La Altagratia.
Terminiamo la giornata e l’ultima serata domenicana con una cena all’aperto, a base di sangria e pesce, all’ottimo ristorante La Aterazana, nella splendida cornice notturna della Plaza de Espana.

Giorno 18

dopo colazione arrivo in aereoporto verso le 10 di mattino, volo (Condor-Lufthansa) Santo-Domingo- Francoforte-Napoli nel complesso molto buono con arrivo a Napoli verso le 12 del 18 luglio 2014.

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