VIAGGIO IN MYANMAR (BIRMANIA) TRA PAGODE, RELIGIONE E NATURA

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 9 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Più di 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Asia
Mingalabar Myanmar!
“Ciao Birmania!”
Il Myanmar, in passato noto come Birmania, è una nazione del Sudest asiatico con più di 100 gruppi etnici che confina con India, Bangladesh, Cina, Laos e Thailandia. Fino a poco tempo fa la nazione meno conosciuta del Sudest asiatico, per mezzo secolo rimasto fermo in una sorta di abbandono sotto un dispotico governo militare poco visitato ed incompreso. Oggi tutto sta cambiando a seguito di recenti riforme politiche e sociali e visitatori da tutto il mondo vi giungono per scoprire le sue bellezze e la sua storia. Il recente passaggio alla democrazia ha dato una svolta a questo cambiamento grazie anche alla creazione nel 2015 di un nuovo governo guidato dal Premio Nobel Aung San Suu Kyi.
Il nostro viaggio

ITINERARIO E DISTANZE:
MILANO-DOHA-YANGON 9127 km
YANGON-BAGAN 500 km
BAGAN-MANDALAY-INWA-SAGAING-MINGUN-MANDALAY 280km
MANDALAY-AMARAPURA-PINDAYA-LAGO INLE 150 km
LAGO INLE-LOIKAW 150 km
LOIKAW-YANGON 340 km
YANGON-DOHA-MILANO 9127 km
PERCORSI CON ALTRI MEZZI: 150 km

Stati Visitati: Myanmar

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Giorno 1

Dopo la notte trascorsa in hotel a Malpensa ci imbarchiamo sul volo della Katar Airways destinazione Doha in Qatar dove faremo scalo per poi volare a Yangon con aereo della stessa compagnia.
(Da notare che la Katar Airways è stata premiata come migliore compagnia area dal 2015 al 2019. L’ aeromobile Airbus 350-1000 che ci ospita costa 366,5 milioni di dollari ed è all’ avanguardia nel trasporto passeggeri. Il servizio di ristorazione a bordo è studiato con attenzione in ogni minimo dettaglio e la presenza di uno schermo tv interattivo intrattiene piacevolmente il passeggero.)

9 dicembre
YANGON
Partiamo alle 9.40 ora italiana e dopo lo scalo a Doha in Qatar atterriamo a Yangon, capitale del Myanmar, alle 5.35 ora locale. Incontriamo la nostra guida Zaw Min Oo che ci fa subito una ottima impressione. Subito l’ impatto visivo con il longyi la gonna indossata da tutti, uomini e donne. E’ un quadrato di tessuto, indossato principalmente in Birmania della larghezza di circa 2 metri e altezza di 80 centimetri che viene indossato intorno alla vita, e scende fino ai piedi. Si mantiene tramite alcune pieghe su se stesso, e senza nodi.
Dopo la pratica doganale per l’ ottenimento del visto che costa 50 $, ci rechiamo al nostro albergo, il Park Royal, veramente notevole (vi è allestito un immenso albero di Natale), per sistemare i bagagli e subito iniziamo la nostra avventura a Yangon.
Yangon, alias Rangoon, non è più la capitale del paese, che dal 2007 è stata trasferita nell’anonima città di Naypyidaw in posizione geograficamente centrale, ma rimane il punto di partenza e di arrivo di ogni viaggio in Myanmar. La città, vastissima, si estende su 350 kmq e conta 6 milioni di abitanti. Il traffico è caotico e disordinato, con ingorghi e rallentamenti frequenti, malgrado la totale assenza di moto e motorini in quanto con una trovata geniale, i militari al potere hanno proibito la circolazione dei motoveicoli a Yangon, di fatto limitando moltissimo gli spostamenti delle persone e evitando di conseguenza assembramenti organizzati. A Yangon è anche proibito suonare il clacson, provvedimento questo dalle finalità alquanto misteriose. Un particolare che subito salta agli occhi è il groviglio di cavi onnipresenti lungo le strade, appoggiati a pali in legno e a volte in ferro o in cemento….La città è comunque il centro culturale, artistico e religioso del paese, mentre per l’attività governativa tutto è stato trasferito a Naypyidaw.
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PREMESSA
La pagoda (“paya”)
Il termine pagoda viene tradotto in birmano con la voce paya che a sua volta significa stupa.
In realtà il termine “paya” vorrebbe dire semplicemente “cosa sacra”. Infatti i birmani lo usano anche per le statue di Buddha, i templi e i luoghi di culto in generale e per una vasta iconografia religiosa che comprende animali e idoli oggetto di venerazione.
Le paya a loro volta possono essere:
zedi - edificio emisferico, a bulbo o campaniforme senza spazi interni che contiene reliquie.
patho - edificio a pianta quadrata o rettangolare, in pratica un tempio, anche se non sempre abitato dai monaci
Nella comune accezione del termine però possiamo dire che con il termine stupa si intende lo zedi mentre con tempio ci si riferisce al patho. Il termine paya invece indica tutti e due, ma anche addirittura tutto l'insieme di edifici religiosi che circondano lo stupa centrale.
Le cose si complicano quando si diversifica lo stupa ( nel suo significato di zedi) in sikhara e stupa vero e proprio.
Lo sikhara è una piramide curvilinea costruita sopra il sancta sanctorum, elemento architettonico del tempio indiano (induista o jainista) a forma di torre. In pratica rappresenta la montagna degli dei nel tempio indù. Questo lo troviamo dal V al XI secolo, passando da una torre a terrazze, a quella a sezione semiellittica a quella a gradoni.
Lo stupa vero e proprio invece è un monumento e luogo sacro del culto buddista, spesso attorniato da un tempio o da un monastero. In pratica un tumulo emisferico sormontato poi da uno o più ombrelli. Questo lo troviamo a partire dal III sec. A.C. ai tempi di re Ashoka.
Per i monasteri invece il termine è “kyaung”.
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Inizia la nostra visita a Yangon
Vediamo la Sule Paya, una piccola pagoda situata nel centro di Yangon, conosciuta in birmano come Kyaik Athok Zedi, circondata da strade trafficate, un mercato e edifici di epoca coloniale come l'edificio della corte suprema e il municipio di Yangon. Misura 44 metri di altezza ed è molto venerata perché conserva una reliquia del Buddha. Yangon è l’unico luogo al mondo dove trova una grande pagoda al centro di una rotonda stradale, nel punto dove confluiscono Maha Bandoola road e Sule Pagoda road. Indubbiamente una soluzione urbanistica unica al mondo. La pagoda ha pianta ottagonale (particolare architettonico raro) e si trova nella zona sud della città, vicino alla confluenza dello Yangon River con il Bago River. Oltre al suo significato come punto di riferimento e luogo di incontro, forse la sua funzione più banale è come il punto da cui vengono misurati tutti gli indirizzi a nord. Ci dirigiamo verso il monumento che celebra l’indipendenza della Birmania, ottenuta nel 1948 e poi ci incamminiamo verso il centro incrociando botteghe, venditori ambulanti e vari street foods. Dire che Yangon è un gigantesco mercato all’aperto è la descrizione precisa.
EDIFICI DI EPOCA COLONIALE
Di tutte le città del sud est asiatico, Yangon ha il più alto numero di edifici dell'era coloniale. Centinaia di strutture della fine del XIX secolo rimangono su un'area di diverse miglia quadrate nel centro della città. Nel 1852 gli inglesi presero gran parte della Birmania tra cui Yangon che divenne capitale dello stato e costruirono un gran numero di grandi, imponenti, maestosi edifici. Dopo che il governo birmano trasferì la capitale a Naypyidaw nel 2005, molti edifici dell'era coloniale furono abbandonati e ora sono in cattivo stato di conservazione. Al fine di proteggere i rimanenti edifici storici di Yangon, il governo birmano ha istituito la “Lista del patrimonio della città di Yangon” che contiene un gran numero di edifici storici, principalmente scuole ed edifici governativi dell'era coloniale britannica, nonché templi e pagode che non possono essere demoliti o modificati senza approvazione. Recentemente è stata istituita una moratoria che proibisce la demolizione di tutti gli edifici di età superiore ai 50 anni.
Ora una visita molto interessante:
PAGODA CHAUK HTAY GYI
Oggi inizia il rito dei “piedi scalzi” ma proprio “scalzi”….ovvero anche senza i calzini per accedere alle pagode! Un cartello avverte che sono vietati scarpe, calzini, pantaloni corti, e “spaghetti blouses”….ovvero camicette con spalline sottili!
La Pagoda Chauk Htat Gyi di Yangon è nota per l’ enorme statua di Buddha sdraiato lunga 65 metri. L'immagine altamente venerata è ospitata in un grande capannone, dal design molto discutibile, a nord del lago Kandawgyi. L'impressionante immagine di Chauk Htat Gyi Buddha lunga 65 m, alta 16, con un viso di 7, 3 m per 2,7 m di naso e 50 cm di occhi. Il braccio destro del Buddha sostiene la parte posteriore della testa. Ha un viso delicato con tratti vagamente femminili e decorato con colori molto espressivi, faccia bianca, labbra rosse, ombretto blu, ciglia lunghe 33cm, tunica dorata e unghie rosse. Le piante dei piedi contengono 108 segmenti nei colori rosso e oro che mostrano immagini che rappresentano i 108 lakshanas, ovvero segni di buon auspicio del Buddha. Vicino c'è un monumento con santuari, uno per ciascuno degli otto giorni della settimana in astrologia asiatica (il mercoledì è diviso in due parti: mattino e sera) dove i locali pregano l’ immagine appartenente al giorno della loro nascita.
Comunque, per vostra utilità, ecco l’elenco dei giorni della settimana, con i simboli associati:
Lunedì (Luna, tigre)
Martedì (Marte, leone).
Mercoledì mattina (Mercurio, elefante con le zanne)
Mercoledì pomeriggio (luna crescente, elefante senza zanne)
Giovedì (Giove, ratto)
Venerdì (Venere, porcellino d’India)
Sabato (Saturno, serpente o naga)
Domenica (Sole, garuda, il mitico uccello-monte del dio indiano Vishnu)
Alcune targhe incise in inglese e birmano contengono informazioni sul buddismo e sugli insegnamenti del Buddha. E’ presente anche un dipinto murale di Buddha e una fila dei suoi seguaci che sembrano uscire dal dipinto. Chiromanti e indovini si affollano all’ingresso del capannone, cercando clienti a cui predire il futuro.
Pranzo in ristorante e dopo ci aspetta la meraviglia delle meraviglie:
PAGODA SHWEDAGON: IL CAPOLAVORO DEL BUDDHISMO
Il gioiello più grande del mondo
Shwedagon è per quasi tutti la prima meraviglia che gli occhi del visitatore ammirano al loro arrivo a Yangon. Situata a ovest del Royal Lake, sulla collina Singuttara di 114 acri a Yangon, la Pagoda è il sito buddista più sacro e impressionante per il popolo del Myanmar e quando si parla della Pagoda ci si riferisce in realtà a un grande complesso architettonico, all’interno del quale ci si perde tra decine di pagode più piccole, statue di Buddha e templi che riflettono l'era architettonica che copre quasi 2.500 anni. La Pagoda è al centro delle attività religiose e della comunità: il trambusto di devoti e monaci che lavano le statue, offrono fiori, adorano e meditano. Da un umile inizio di 8,2 metri oggi si erge per circa 110 metri, ricoperta d'oro con un peso stimato in venti tonnellate del metallo prezioso.e la parte superiore dello stupa è tempestata di 4531 diamanti, il più grande dei quali è di 72 carati.
Tutta la struttura si caratterizza per l’opulenza e la ricchezza di dettagli, che testimoniano perfettamente lo stile architettonico e artistico della cultura birmana.
Ma la Pagoda Shwedagon è anche e soprattutto spiritualità e fede. Al suo interno sarebbero conservati otto capelli del Buddha, e ogni fedele dovrebbe compiere un pellegrinaggio qui almeno una volta nella vita.
LA SUA STORIA
Secondo la leggenda, circa 2,500 anni fa, due fratelli mercanti – Tapussa e Ballika – incontrarono il Buddha durante un viaggio in India. L’Illuminato diede otto dei suoi capelli e disse loro di custodirli all’interno di un tempio situato ad Okkalapa (odierna Yangon) alla sommità di Singuttura Hill, nello stesso luogo in cui erano custodite le reliquie delle sue tre precedenti reincarnazioni. Rientrati a Okkalapa, come indicato dal Buddha, il sovrano locale fece costruire una pagoda – stupa – alla sommità di Singuttura Hill per custodire le preziose reliquie.
Tuttavia, gli storici ritengono che la pagoda originaria sia stata edificata dalla civiltà Mon in un periodo compreso dal VI al IX secolo d.C.
A causa dei frequenti e violenti terremoti, la pagoda è stata ricostruita ed ampliata varie volte nel corso del secoli.
Ingressi principali
L’accesso al complesso è garantito da quattro ingressi principali posti in corrispondenza dei punti cardinali. Entriamo da quello posto a Nord servendoci di un ascensore panoramico. Ad ogni ingresso sono presenti due enormi statue raffiguranti il Cinthe, figura mitologica con il corpo di un leone e la testa di un drago, posti a guardia del complesso. Il percorso che conduce alla terrazza centrale è caratterizzato da un porticato di dimensioni monumentali (Zaungdan), servito da scale mobili ed ascensori (ad eccezione dell’ingresso orientale), decorato con dipinti raffiguranti scene dei Jataka.
Terrazza centrale
L’area centrale della Pagoda Shwedagon è caratterizzato da una enorme terrazza che comprende le strutture principali del complesso oltre a svariati padiglioni in tipico stile birmano (Tazaung). 64 stupa minori delimitano Il settore in cui sorge lo stupa principale che presenta un imponente basamento a sezione ottagonale, attorno al quale, in corrispondenza di ogni vertice, c’è un santuario con un immagine del Buddha.
Ogni giorno, centinaia di fedeli si recano alla Pagoda Shwedagon e pregano nel santuario corrispondente al proprio giorno di nascita.
Rivestimento della pagoda
Il rivestimento con fogli d’oro della pagoda principale ebbe inizio nel corso del XV secolo. In particolare, la regina Shinsawbu decise di applicare una quantità d’oro pari al proprio peso corporeo (circa 40kg). Successivamente, suo figlio Dhammazedi decise di seguire l’esempio della madre ma offrendo una quantità d’oro pari a quattro volte il peso proprio peso corporeo e della moglie…
La Pagoda Shwedagon rappresenta un patrimonio unico del Myanmar raggruppando architettura, scultura e arte. il monumento più importante di Yangon e il luogo di pellegrinaggio più sacro per i buddhisti del Myanmar. È chiaramente una delle meraviglie del mondo religioso ed è visibile da tutta la città anche di notte.
Pagoda Naugdawgyi
Il complesso della Pagoda Shwedagon comprende anche un secondo imponente stupa dorato, la Pagoda Naugdawgyi, situata nel settore settentrionale del complesso denonimata anche La Pagoda del Fratello Maggiore, in onore ai due fratelli – Tapussa e Ballika – che, di ritorno dal loro viaggio in India, portarono gli otto capelli donati dal Buddha.
Il primo giorno si conclude con cena “esuberante e “fantastica” nell’ Hotel Park Royal, comprensiva di pesce scelto al momento e cucinato alla griglia. Domani saremo a Bagan.

Giorno 2

10 dicembre

BAGAN
Sulla sponda sinistra del fiume Irrawaddy, ai piedi del monte Popa, picco vulcanico meta di antichi pellegrinaggi, si estende una pianura bruciata dal sole e costellata a perdita d’occhio da oltre 5.000 pagode, stupa e monasteri buddisti, glorie dell’impero di Bagan. Qui, tra il 1044, anno di ascesa al trono del re Anawratha, e il 1287, data di arrivo dei mongoli, sorse una splendida capitale. Il grandioso complesso archeologico di Bagan (o Pagan), forse il luogo più attraente del Myanmar, è quanto resta di oltre 13.000 edifici religiosi costruiti all’epoca. Alcuni di questi sono ora solo misere, ma evocative rovine, altri hanno conservato intatto il loro splendore. I templi più importanti sono quelli di Ananda, il Thatbynnyu, quello di Htilominlo e lo Shwezigon che, con la sua elegante cupola dorata a forma di campana, diventò il prototipo di tutti gli stupa del Myanmar.
Il sito è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Anche Marco Polo rimase colpito dalla suggestiva bellezza di Bagan, che descrisse con queste parole: “Il re ha voluto costruire queste torri per celebrare la sua magnificenza e per il bene dell’anima sua e vi dico che a vederle sono le più belle cose al mondo e quelle di maggior valore”.
In un aereo ATR-42 della Myanmar Airlines, ornato da addobbi natalizi, raggiungiamo Bagan. Ci porteranno i bagagli direttamente in albergo mentre noi iniziamo la visita.
Prima tappa il:
MERCATO DI NYAUNG OO
La vera Bagan è nella zona nord est dove è ubicato il mercato ortofrutticolo, “odoroso ”mercato generale" (soprattutto nella zona dove vendono pesce di fiume), un dedalo di sentieri tra mille bancarelle. La sua visita permette di avvicinarsi alla realtà popolare della regione. Ricco di movimento e di gente, enorme, dove si trova di tutto, dalle verdure, alla frutta, alla carne, al pesce e ad articoli di vario genere, un mercato vivace dove I locali vanno a fare i loro acquisti. Il mercato è diviso in due parti: il vecchio mercato si trova all’interno di un cortile dove arrivano anche i taxi e dove i camioncini scaricano e caricano le merci ed è pieno di mercanzie: dai bei manufatti in bamboo, alla frutta e alla verdura. Nel nuovo invece si trova veramente di tutto: riso, pesce secco, uova, pesce fresco, pollo, frutta, verdura, vestiario ma anche laboratori di oreficeria. Magnifico da fotografare per i colori e per ammirare la popolazione sempre cordiale. Presenti tanti monaci adulti e anche quelli bambini, in giro per ricevere offerte. In seguito parleremo più a fondo dei monaci buddhisti presenti quasi ovunque. In pullman ci dirigiamo alla:
PAGODA SHWEZIGON “LA PAGODA D’ORO DELL’ISOLA”
Pagoda a pianta quadrata rilucente d’oro che si trova nella parte nuova di Bagan verso la cittadina di Nyaung. Fu costruita come il più importante santuario reliquiario di Bagan, un centro di preghiera e riflessione per la nuova fede Theravada che il re Anawarahta aveva stabilito a Bagan. È una bellissima pagoda iniziata dal re Anawrahta ma fu completata dal re Kyanzittha (1084-1113). Fu costruita per custodire una delle quattro repliche del dente di Buddha che si trova a Kandy, nello Sri Lanka, e doveva segnare il limite settentrionale della città. Nota: narra una leggenda che se si visitano tutte e quattro le repliche dei denti in un giorno, può portare prosperità e fortuna. La graziosa forma a campana della pagoda divenne un prototipo praticamente per tutte le pagode successive in tutto il Myanmar. E’ situata su tre terrazze sovrapposte con placche smaltate poste nei pannelli attorno alla base della pagoda che illustrano scene delle precedenti vite del Buddha, noto anche come 550 Jatakas (vedi: https://en.m.wikipedia.org/wiki/Jataka_tales). Nei punti cardinali, di fronte alle scale della terrazza, si trovano quattro santuari, ognuno dei quali ospita un Buddha in piedi in bronzo alto quattro metri ultime immagini sopravvissute dell'antichità. Oltre a classificarsi come una delle pagode più antiche di Bagan, Shwezigon è nota come il sito in cui i 37 nat pre-buddisti (gli spiriti) furono inizialmente approvati ufficialmente dalla monarchia e le loro immagini possono essere viste in un capannone posto a sud-est.
QUALCHE CENNO SUI “NAT”
Molto tempo prima dell’introduzione del buddismo in Birmania tra i popoli nativi era largamente diffuso l’animismo. Uno dei culti più antichi nell’animismo birmano è appunto quello dei Nat. Originariamente, ogni villaggio aveva i suoi spiriti. Ogni albero e ogni campo era abitato da un Nat locale. C’erano i Nat del raccolto, i Nat del vento, i Nat della pioggia. La maggioranza dei Birmani, tuttavia, venerava Nat particolari, riconosciuti in tutto il paese per i loro poteri. È stato così per più di 1500 anni. Oggi sono 37 i nat che vengono ancora venerati e rappresentano parte integrante delle credenze religiose del popolo birmano, che li placa e li onora con offerte di fiori, denaro e cibo, poste su speciali altari. Secondo una credenza popolare coloro che sono in contatto diretto con i Nat possono guarire la malattie e prevedere il futuro. Indovini, profeti e guaritori sono germogli naturali di questa credenza.
Una breve sosta fotografica al
TEMPIO THATBYINNYU
Il nome significa "tempio dell'onniscienza" e la sua costruzione fu iniziata durante il regno del re Alaungsithu, circa a metà del XII secolo, la costruzione fu edificata poco distante dal tempio di Ananda (la cui costruzione iniziò meno di un secolo prima). Il tempio ha una forma a croce irregolare e asimmetrica, la struttura è basata su due piani, e la statua principale del Buddha è sul secondo di questi. Curiosa la presenza di una serie di stupa dorati agli angoli di ogni piano terrazzato: ognuno di essi veniva messo dagli ingegneri per indicare un consumo di 10.000 mattoni. Forse per conteggiare bene la parcella da inviare al re…. Il tempio raggiunge un'altezza massima di 61 metri (201 piedi), il più alto della zona. È uno dei primi templi a doppio piano, ma la disposizione è diversa da quella dei successivi templi a doppio piano, come se fosse ancora un esperimento nella nuova forma.
Pranzo in ristorante e poi visita alla fabbrica di elementi laccati Myint Lacquer Workshop.
La prima testimonianza scritta dell'origine e dell'uso della laccatura in Birmania è stata descritta in un testo cinese che la menzionava in quanto veniva usata dal popolo pyu già dal II sec.a. C. per decorare. (vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Pyu) Gli abitanti delle foreste usano anche la linfa della lacca da applicare sui vasi come rivestimento impermeabile. Su un’intelaiatura di bambù si aggiungono diversi strati di resina che viene fatta solidificare In una cantina perché al sole si scioglierebbe. Le decorazioni vengono fatte con un punteruolo appuntito e richiedono abilità estrema perché gli errori non si possono correggere. I manufatti più belli (scatole, piatti, ciotole, portagioie) sono fatti con 24 strati di lacca sovrapposti, costano molto, e sono conservati in un’area sorvegliata. La lavorazione della lacca è una peculiarità delle botteghe artigiane di Bagan.



Si continua con visita ai templi.
TEMPIO MYINKABA GUBYAUKKYI
Fu costruito nel 1113 dal figlio di Kyanzittha Rajakumar, alla morte di suo padre. Il principe Rajakumar era figlio del re Kyanzittha e nipote di un monaco. Il tempio è in stile indiano ed è costituito da una grande sala del santuario collegata a una piccola anticamera. Il pregevole stucco sulle pareti esterne è in condizioni particolarmente buone mentre di particolare interesse sono i dipinti ben conservati all'interno, che si pensa risalgano alla costruzione originale del tempio e siano i più antichi rimasti a Bagan. Il tempio è tipico dello stile Mon in quanto l'interno è debolmente illuminato da finestre perforate anziché aperte.
TEMPIO ANANDA
Il tempio di Ananda è considerato uno dei capolavori dell'architettura Mon. Conosciuto anche come il più fine, più grande, meglio conservato e più riverito dei templi di Bagan, fu costruito intorno al 1105 dal re Kyanzittha. Durante il terremoto del 1975, subì notevoli danni ma fu completamente restaurato e nel 1990, nel 900 ° anniversario della costruzione del tempio, le guglie del tempio furono dorate. C'è una leggenda secondo cui c'erano 8 monaci che un giorno arrivarono a palazzo chiedendo l'elemosina e raccontarono al re che una volta vivevano nel tempio della grotta di Nandamula in Himalaya. Il re fu affascinato dal racconto e i monaci con i loro poteri meditativi mostrarono al re il mitico paesaggio del luogo in cui si trovavano prima del loro arrivo. Il re Kyanzittha fu affascinato dalla vista e decise di costruire un tempio che sarebbe stato il più ammirato nel mezzo delle pianure di Bagan. La struttura del tempio è quella di un semplice tempio a corridoio. La piazza centrale quadrata con lato di 53 metri mentre la sovrastruttura si eleva in terrazze fino a 51 metri dal suolo. Le vie di accesso rendono la struttura una croce perfetta, ogni entrata è coronata da uno stupa finial (pinnacolo). Al centro del tempio, quattro Buddha in piedi di 9,5 metri rappresentano i quattro Buddha che hanno raggiunto il nirvana. Sono originali solo le due statue in stile Bagan rivolte verso nord e sud; entrambi mostrano il dhammachakka mudra, una posizione della mano che simboleggia il primo sermone del Buddha, le altre due statue sono state rifatte e sostituiscono quelle distrutte dagli incendi. Tutti e quattro hanno corpi in teak massiccio, sebbene sembri che l'immagine meridionale è fatta di una lega di bronzo. Da notare che se si sta vicino al contenitore delle donazioni di fronte al Buddha meridionale originale, il suo viso sembra triste mentre da lontano tende a sembrare sorridente. Le statue in piedi orientali e occidentali sono realizzate in stile Konbaung o Mandalay. Si dice che una piccola sfera simile a una noce tenuta tra il pollice e il medio dell'immagine rivolta a est assomigli ad una pillola a base di erbe e possa rappresentare il Buddha che offre il dhamma (filosofia buddista) come cura per la sofferenza. Entrambe le braccia pendono ai lati dell'immagine con le mani aperte, un aspetto sconosciuto alla scultura buddista tradizionale. Il Buddha esposto a ovest presenta l' abhaya mudra con le mani tese nel gesto di "nessuna paura". La festa del tempio di Ananda cade alla luna piena di Pyatho (di solito tra dicembre e gennaio, secondo il calendario lunare) e attira migliaia di locali da vicino e lontano. Fino a mille monaci cantano giorno e notte durante i tre giorni del festival.
Pranzo in ristorante poi le visite continuano.
TEMPIO DHAMMAYANGYI
E’ la struttura più imponente di Bagan e ha un piano architettonico simile al tempio di Ananda. Fu costruito dal re Narathu (1167-70), noto anche come Kalagya Min, il "re ucciso dagli indiani". Si erge su un quadrato di 77 metri di lato ed è il santuario più massiccio di Bagan, con sei monumentali terrazzamenti e un’imponente entrata sul lato est. I mattoni sono incastrati tra loro senza uso di malta, con una precisione tale che non ci passa neanche uno spillo. Questa perfezione architettonica fu voluta dal re Narathu, e sii dice che Narathu abbia supervisionato personalmente la costruzione e che molti muratori abbiano avuto le mani mozzate se un ago poteva essere spinto tra i mattoni che avevano posato. Ma non completò la costruzione perché fu assassinato prima del completamento. Si diceva che condannasse i rituali indù e uccise il padrea, il fratello e la moglie una principessa indiana, per tale motivo Il padre della principessa voleva vendetta per sua figlia innocente e mandò otto sicari e fece assassinare Narathu proprio in questo tempio. Il Dhammayangyi rimane una delle costruzioni più singolari e intriganti costruite nella pianura di Bagan.
TEMPIO DI HTILOMINLO
Situato a nord-est di Old Bagan, è uno dei templi più imponenti di Bagan. Fu commissionato nel 1218 dall’omonimo sovrano. Htilominlo era uno dei cinque figli del sovrano Narapatisithu e quest’ultimo, per scegliere quale tra i suoi figli sarebbe stato il prossimo sovrano del regno, li dispose in cerchio e fece ruotare un ombrello che si fermò fortunosamente indicando Htilominlo, che non poteva regnare essendo il più giovane, ma la fortuna….forse un po’ spinta lo indicò…. Il Tempio fu realizzato in mattoni e rivestito interamente con stucco. Presenta quattro ingressi, uno per lato, posti in corrispondenza dei principali punti cardinali. L’estremità superiore del Tempio è caratterizzata da una Sikhara (struttura ornamentale tipica dell’India settentrionale) alla sommità del quale c’è il tradizionale pinnacolo ornamentale a spire concentriche (Hti) L’interno della struttura è caratterizzato da una serie di corridoi che conducono al santuario principale, ognuno dei quali è ornato con immagini del Buddha.
Una visita interessante:
TEMPIO MANUHA
E ’ancora in uso e si trova al centro del villaggio di Myinkaba.. Anche se risale alla seconda metà dell’anno mille risulta in ottimo stato. Questo tempio è dedicato al re Manuha, il re tenuto prigioniero a Bagan dal re Anawrahta. La leggenda dice che a Manuha fu permesso di costruire questo tempio nel 1059 e che lo costruì per rappresentare la sua sofferenza nel vivere in cattività. Al suo interno vi sono, da un lato, tre statue dorate di Buddha in piedi e, dall'altro, una statua di Buddha sdraiato, completamente circondate dalle pareti in modo molto ravvicinato, proprio per dare l'idea della sofferenza nella prigionia e nella costrizione. Tutte le statue sembrano troppo grandi per gli ambenti che le ospitano e le loro posizioni anguste e scomode rappresentano lo stress e la mancanza di conforto che il "re prigioniero" dovette sopportare. Tuttavia, si dice che solo il Buddha sdraiato, nell'atto di entrare nel Nirvana, abbia un sorriso sul volto, dimostrando che per Manuha solo la morte è stata una liberazione dalla sua prigionia.
Ci rechiamo su una collina su cui si trovano piccoli stupa dalla quale assisteremo al fantastico tramonto sulla valle dei templi di Bagan. Spettacolo da brividi!
Domani saremo a Mandalay passando per Inwa, Sagaing e Mingun (280 km)

Giorno 3

INWA-SAGAING-MINGUN-MANDALAY (280 km)
11 dicembre

INWA
Insieme ai nomi di Innwa o Ava, la città fu anche chiamata Ratnapura che significa "Città delle gemme". Nel 1636, il re birmano di Taungoo decise di trasferire la capitale in Inwa. Quindi, nel 1752, Inwa fu licenziato a causa della rivolta di Mon contro il dominio birmano. Diversi anni dopo, il re della dinastia Konbaung sconfisse il lunedì e ristabilì la corte a Inwa. Quando gli inglesi occuparono il Myanmar inferiore, dopo la seconda guerra anglo-birmana, il Myanmar superiore fu popolarmente chiamato Regno di Inwa quindi, durante il regno del re Bagyidaw (1819-1937), la Corte fu trasferita di nuovo a Inwa nel 1823. Quando arrivò il terribile terremoto del 1839, la vecchia capitale imperiale fu completamente danneggiata e alla fine fu abbandonata. Oggi sono rimasti diversi resti delle imponenti mura e di altri monumenti dell’antica capitale, come la Torre di Guardia, meglio nota come Torre Pendente, per la sua inclinazione.
In calesse ci dirigiamo ad Inwa. Prima di partire siamo letteralmente assaliti da un nugolo di venditori di souvenirs che con un’ insistenza a volte fastidiosa ci offrono le loro merci. Buon viso a cattivo gioco… La più accanita delle venditrici ci segue in bicicletta! Incredibile! Il mezzo di trasporto non è dei più confortevoli ma siamo abituati in quanto in altre nazioni l’ abbiamo usato. Il panorama che si snoda ai nostri occhi è prettamente agricolo ma a volte intervallato da qualche candida pagoda. Arriviamo al:
MONASTERO DI BAGAYA
Il monastero, che fu costruito con 267 pali giganteschi in legno di teak, ha una struttura di grandi dimensioni: 57 metri di altezza e 31 di larghezza. Questo magnifico monastero usurato dalle intemperie si trova nel mezzo di ampie risaie, con palme, banani e cespugli verdi spinosi raggruppati in abbondanza attorno alla sua base ombrosa. Il monastero è decorato con splendide opere architettoniche birmane come sculture, arabeschi floreali, ornamenti con figurine curve e rilievi di uccelli e animali, nonché piccoli pilastri decorati sul muro.

Ci spostiamo al:
MONASTERO DI MAHA AUNG MYE BONZAN
Monastero in mattoni ben conservato della dinastia Konbaung, noto anche come Brick Monastery, è un edificio ben conservato decorato con intricate sculture in stucco. Fu costruito dalla regina Me Nu, moglie del re Bagyidaw della dinastia Konbaung nel 1818 e mentre a quei tempi era consuetudine costruire monasteri in legno che però spesso venivano distrutti da incendi o sono stati molto danneggiati, pertanto questo monastero fu fatto in mattoni ma nello stesso stile dei monasteri in legno del suo tempo. Ha un tetto a più livelli e le sue decorazioni in stucco sembrano sculture in legno come quelli dei monasteri in legno. Due grandi Chinthes, i leoni mitologici birmani, proteggono l'ingresso, come nel caso della maggior parte dei templi birmani ed intorno sono presenti numerosi stupa bianchi di diverse dimensioni sormontati da hti dorati. Il monastero fu danneggiato durante il grande terremoto del 1838 e fu rinnovato quattro decenni dopo.
Proprio di fronte al monastero c'è la Pagoda Htilaingshin, imbiancata a calce e sormontata da uno stupa rivestito di foglia d'oro; risale al periodo di Bagan. Sorge su un basamento a cui è necessario accedere a piedi nudi.
Continuiamo verso Sagaing dove pranziamo in un caratteristico ristorante. SAGAING
Situata sulle rive occidentali del fiume Irrawaddy, di fronte a Inwa e 21 chilometri a sud-ovest di Mandalay, Sagaing è un'altra delle antiche capitali del Myanmar, famosa per le sue centinaia di pagode e monasteri bianchi, argento e oro che punteggiano il suo paesaggio collinare. Questa città è un importante centro religioso, vera e propria città santa che ospita numerosi monasteri, con più di 6000 monaci. Pranzo al ristorante Min Wun Walley che ci offre una vasta gamma di piatti birmani. Da notare gli accendisigari appesi e avvicinabili a strappo! Una parentesi simpatica: lungo la strada una sfilata di camioncini zeppi di ragazzi e ragazze che accompagnati da una musica moderna diffusa da giganteschi altoparlanti si lasciano andare a balli frenetici! Anche Umberto del nostro gruppo si inserisce nel ballo! Altra parentesi simpatica: invito un altissimo turista australiano di nome Mal a inviare un saluto alla nostra Italia! Speriamo bene….
Si prosegue per il villaggio di Mingun.

MINGUN e le grandi costruzioni del re megalomane
Se non fosse stato per il re Bhodawpaya nessuno oggi conoscerebbe questo paesino.PAGODA DI MINGUN
Nelle intenzioni del re Bhodawpaya questa doveva essere la pagoda più grande del mondo. Secondo il progetto finale, su una base rettangolare di 50 metri x 70 si doveva elevare al cielo uno stupa alto 150 metri. Ma fu costruita male, mettendo strati paralleli di mattoni uno sopra l’altro senza incastri né connessioni in grado di dare stabilità all’immane costruzione. Oltretutto, la pagoda rimase incompiuta a un terzo dei lavori, perché il re megalomane aveva esaurito le risorse finanziarie. Il colpo finale glielo diede il disastroso terremoto del 1838, che provocò crolli e crepe in diverse parti della struttura, rischiando di ridurla a una montagna di mattoni. Del mastodontico parallelepipedo che oggi rimane in piedi, colpisce la grandiosità e il biancore degli ingressi. La cosa che fa più impressione non è la pur imponente e maestosa struttura, quanto la sua fragilità di fronte alla potenza dei terremoti che sono riusciti a “trafiggerla” e le cui tracce a forma di fulmini sono più che evidenti. Resta comunque un monumento di grande suggestione. Vicine alla pagoda erano state poste due enormi statue di leone, altro esempio della megalomania del re Bhodawpaya, che quando erano integre avevano la testa rivolta verso il fiume. Oggi di queste rimane in piedi solo il gigantesco…. “fondoschiena”, che tutti si affrettano a fotografare.
Ora una curiosità:

LA CAMPANA DI MINGUN
Una enorme campana bronzea di 90 tonnellate e 4 metri d’altezza, tutt’ora in grado di suonare. Una foto e un video ricordo davanti all’enorme è d’obbligo. I birmani dicono che è la campana più grande del mondo, ma ne esiste una nel Cremlino di Mosca di dimensioni maggiori, 216 tonnellate, denominata la “ZARINA DELLE CAMPANE”. Quella russa però non suona in quanto durante un incendio scoppiato nel 1737, un grosso pezzo di 11,5 tonnellate si staccò mentre era ancora nella fossa di colata..(……) Accanto alla campana gruppi di bambini saltellano nella speranza che gli diate qualcosa: biscotti, matite o shampoo.
Continuando la visita e si rimane quasi abbagliati dal riflesso bianco della grande:

PAGODA BIANCA HSINBYUME,
Fatta costruire dal re Bhodawpaya e dedicata all’amata consorte Hsinbyume. Somiglia a una enorme torta di panna montata, ma ha un effetto incredibile, soprattutto nel tardo pomeriggio quando i raggi del sole filtrano tra le statue ai lati della scalinata che porta alla sommità. Dall’alto si gode un bellissimo panorama della foresta, della Pagoda di Mingun e del fiume.
Si torna a Mandalay in motonave, mentre le ombre della sera calano sul fiume Ayeyarwaddy.
-“Il fiume Ayeyarwaddy”-
Il fiume che scorre da nord a sud attraverso tutto il Myanmar è il più grande del paese e la più importante via navigabile commerciale. Originato dalla confluenza dei fiumi N'mai e Mali, scorre relativamente in linea retta Nord-Sud prima di sfociare attraverso il Delta dell'Irrawaddy nel Mare delle Andamane. Il suo bacino di di circa 404.200 chilometri quadrati copre gran parte del Myanmar. Dopo il poema di Rudyard Kipling, viene talvolta chiamato " La strada per Mandalay ". Già nel VI secolo, il fiume era utilizzato per il commercio e i trasporti e avendo sviluppato una vasta rete di canali di irrigazione, il fiume divenne molto importante per l' Impero britannico quando ebbe colonizzata la Birmania. Il fiume è ancora vitale oggi, poiché una quantità considerevole di merci (di esportazione) e traffico si sposta lungo il fiume e il riso viene prodotto nel suo delta. Fonte Wikipedia
Durante la traversata la nostra simpatica guida Zaw Min Oo, fornito di attrezzatura audio, si lascia andare in un simpatico karaoke cantando canzoni italiane. Ci spiega poi che suona la chitarra e la tastiera e ama molto la nostra musica e ha imparato l’ italiano proprio ascoltandola. Approdiamo quando è già notte in un caratteristico porticciolo e dopo ci trasferiamo all’ Hotel Hilton, si proprio un Hilton! Wow! Nella hall un grande albero di Natale!
MANDALAY-AMARAPURA-PINDAYA-LAGO INLE (270 KM)

Giorno 4

12 dicembre

MANDALAY-La città quadrata
Capitale culturale e religiosa della zona settentrionale del Paese, posta lungo le sponde del fiume Irrawaddy, Mandalay un tempo era conosciuta come la “città d’oro” del re Mindon, l’ultimo regnante birmano prima dell’occupazione britannica. Molte sono le attrattive artistiche ed architettoniche della città, nonostante i danni subiti durante l’assedio britannico e la Seconda Guerra Mondiale. Uno dei luoghi più interessanti è la Collina di Mandalay, considerata da secoli come una zona sacra, meta di antichi pellegrinaggi, in quanto, secondo una leggenda, essa fu visitata dal Buddha, il quale avrebbe profetizzato che qui sarebbe sorta una grande città (il re Mindon, in occasione del 2400esimo giubileo del Buddha nel 1858, volle seguire tale profezia e avviò dunque la costruzione della città). Da sapere che Mandalay è la città birmana dove ci sono più monasteri (circa 150) e più monaci (70-80.000).
Primo giorno a Mandalay, seconda città del Myanmar (quasi due milioni di abitanti considerando l’agglomerato urbano) che è una città strana, senza piazze né curve, una città quadrata con tante strade verticali e orizzontali che si intersecano tra loro a angolo retto. La città è davvero brutta, ma racchiude una quantità di meraviglie e di tesori stupefacenti. Il primo di questi che visitiamo è la:

PAGODA KUTHODAW
È ai piedi della collina che domina Mandalay una meraviglia della tradizione buddhista. Lo stupa centrale è circondato da ben 729 stupa più piccoli, ognuno dei quali custodisce una tavola di marmo scolpita. Il re Mindon fece incidere su lastre di alabastro tutti i 729 kyauksa gu, le regole del canone buddhista tripitaka. Un’opera gigantesca che richiese l’impegno di 200 monaci per mesi e mesi. La descrizione del sito è descritta su un’ altra lastra, che fa aumentare il numero totale a 730. Merita sicuramente l’appellativo di “libro più grande del mondo” con cui viene comunemente presentato. Tra le file di stupa crescono grandi alberi secolari di magnolia (starflower tree), alla cui ombra famiglie di birmani vengono spesso a fare il picnic, mentre i bambini giocano a nascondino tra le file degli stupa, sembra che l’albero più vecchio dovrebbe avere 250 anni. Vicino si trova la Pagoda Sandamuni commissionata dal sovrano Mindon Min nel 1874 per commemorare il Principe Kanaung, erede al trono assassinato nel 1866 da altri due figli del sovrano. La splendida chedi dorata rappresenta la struttura più antica della Pagoda.
La struttura è caratterizzata da un imponente basamento quadrato a tre livelli concentrici, ornato con una statua del Cinthe (creatura della mitologia Induista-Buddhista con il corpo di un leone e la testa di un drago). La terrazza superiore della chedi è accessibile attraverso quattro ripide scale – una per lato – orientate verso i punti cardinali principali. In mezzeria di ogni scala c’è una sorta di porta ornamentale decorata superiormente con una miniatura della chedi. La parte in elevazione della struttura presenta la classica “forma a campana” (sezione circolare), decorata con una serie di spire concentriche e dal tradizionale pinnacolo ornamentale (Hti). Sembra incredibile ma le iscrizioni della Pagoda Kuthodaw sono surclassate dalla presenza attorno alla chedi principale di 1774 santuari – Dhamma Ceti – ciascuno dei quali contiene una stele di marmo (dim. 168cm in altezza, 107 cm in larghezza) con incisi i testi sacri della dottrina Buddhista (Tripitaka). E’ presente anche un plastico del sito.
Una visita interessante:

SHWENANDAW KYAUNG O “IL MONASTERO DEL PALAZZO D'ORO”
Proprio davanti all’entrata dell’università si trova questo edificio in legno di teak decorato in modo molto complesso che è stato spostato al di fuori del parco del Palazzo Reala ed è l'unico edificio principale originale rimasto. E’ l’unico monastero in cui non c’è neanche una statua di Buddha ed è adornato con mosaici di vetro e strutture in legno finemente intagliato. Prima faceva parte degli appartamenti personali dei sovrani, fino a quando il re Thibaw decise di traslocarlo in un’altra zona. Questa fu la fortuna dell’edificio: è l’unica costruzione in legno che si è salvata dall’incendio di Mandalay alla fine della seconda guerra mondiale, e meno male perché è davvero una meraviglia.
Ora una visita particolare:

PAGODA MAHAMUNI
La struttura religiosa più frequentata di Mandalay, luogo sacro che contiene una sfolgorante statua di Buddha tutta d’oro. I devoti adoranti (solo uomini, le donne non hanno accesso alla cella statuaria perché considerate impure) la ricoprono in continuazione di foglie d’oro, al punto che ormai è diventata una specie di palla luccicante in cui si fa fatica a distinguere il volto dell’ “Illuminato”.
Le foglie sono effettivamente d’ oro e dello spessore ciascuno di un millesimo di millimetro. Si acquistano a pochi euro ma noi siamo molto scettici e contrari a queste esternazioni fanatiche e pertanto evitiamo di partecipare al rito…. All’ alba, un gruppo di fedeli prescelti si raduna per lucidare amorevolmente la statua e pulirle i denti con lo spazzolino!. I birmani la considerano una specie di Lourdes d’Oriente, capace di compiere miracoli e guarire storpi e malati. In ogni caso la testa del Buddha emerge quasi a fatica da un corpo straordinariamente rigonfio e goffo, non tanto perché anche qui è rappresentato grasso, ma perché foglietto dopo foglietto nei secoli lo spessore si è accumulato lo stesso; ed è oggi circa di 20 cm; il che significa che per ogni quadratino che viene appoggiato lì sopra gli altri, altri 20.000 hanno fatto lo stesso gesto in quel punto, e considerando la superficie pur sempre gigantesca della statua, questo significa che almeno qualche milione di persone è passato di qui a incollare il proprio foglietto d’oro devozionale. Nei dintorni c’è un piccolo mercato dove acquistiamo tre caratteristiche marionette manovrate per mezzo di fili. Le marionette di Mandalay appartengono a un’ arte popolare che stava rapidamente scomparendo ma per fortuna un team privato di artisti professionisti ha cercato di ripristinarla. Il teatro delle marionette del Myanmar (Yoke Thay) - un tempo un prezioso passatempo reale - è uno spettacolo non solo di bambole di legno manovrate da fili, ma di sostituti umani simili alla vita. Le aggiungeremo a quelle trovate in Uzbekistan.
Seguendo il corso del fiume, giungiamo ad Amarapura, una piacevole cittadina sulle rive di un lago, che si distingue per il ponte pedonale U Bein, lungo 1,2 km, il più lungo del mondo ed interamente realizzato in legno di teak.

AMARAPURA, la città immortale
Fondata nel 1783, è stata in diversi periodi capitale sotto vari re, del palazzo reale però rimangono in piedi solo pochi ruderi. Oggi è nota per il fiorente artigianato tessile che produce manufatti in seta e cotone, e per i raffinati longyi cerimoniali. In altri laboratori artigiani si fanno sculture di legno e di avorio.
Visita al:

MONASTERO MAHAGANDAYON
Il monastero, dove vivono più di 700 monaci, quasi tutti giovani. Situato nelle vicinanze del Lago Taungthamam, è una rinomata scuola buddhista e centro di meditazione. Aperto al pubblico, ogni mattina numerosi turisti si radunano per vedere i monaci che, rigorosamente in fila, accedono alla mensa del monastero. Arriviamo alle 10, appena in tempo per assistere alla sfilata dei monaci che vanno a consumare il secondo e ultimo pasto della giornata. L’accesso al refettorio però non è consentito. Alcune informazioni sulla vita monastica:
Le regole a cui devono sottostare i monaci sono ferree:
- abbandonare il nome anagrafico e assumerne uno nuovo
- vivere delle offerte dei fedeli, raccolte tutte le mattine attraverso un giro di questua. Per i laici è un onore essere misericordiosi verso i monaci. La raccolta di elemosine mattutina viene chiamata “dhana” ed è una tradizione buddista tramandata da secoli. Se si vuole si può contribuire acquistando beni da offrire ai monaci. Si dice che è un’occasione unica. Con il dhana si acquisiscono dei meriti lungo il percorso verso il nirvana……
- sveglia alle 4
- colazione alle 5 e pasto alle 10.30
- mangiare in silenzio assoluto e mai dopo le 11
- non possedere nulla di personale: solo le tuniche, la ciotola per le elemosine (thabeit), il filtro per il cibo in modo da non ingerire nessun essere vivente, un rasoio, un ventaglio o ombrellino, un paio di ciabatte
- non rubare, non uccidere, non esercitare la magia, praticare l’astinenza sessuale
- dedicare le ore del pomeriggio e della sera alla lettura dei testi sacri e alla preghiera ( ma non è proibito leggere il giornale, come fa il monaco della foto)
- mai lavarsi controcorrente nei fiumi (regola in apparenza strana che serve per il
mantenimento dell’atarassia sessuale)
- dormire per terra
Le regole valgono sia per gli uomini che per le donne.

Eccoci ora alla più grande attrattiva di Amarapura:

IL PONTE PEDONALE U-BEIN
Lungo 1,2 km e costruito interamente in legno di teak, su 1050 pali alti 4 metri, collega il paese alla tozza pagoda Kyauktawgyi sull’altra sponda del lago Taunghtaman. Il ponte è un luogo d’incontro per abitanti e visitatori: qui si passeggia, si incontrano gli amici, ci si ferma per uno spuntino o si incontrano personaggi particolari come quello che ci appare: un anziano suonatore di chitarra dalla flebile voce. Sotto il ponte donne immerse fino alle spalle nell’acqua pescano manovrando con abilità due corte canne di bambù e ogni tanto si fermano per fumare una sigaretta o prepararsi una pasticca di betel*. Tutto l’occorrente lo tengono nello stesso cesto dove gettano i pesciolini pescati. Il ponte è particolarmente suggestivo all’alba, quando c’è un grande viavai di gente in bicicletta che attraversa il lago, e al tramonto quando con il fresco della sera il ponte si popola, mentre il sole cala. Di lontano si vede la bianca pagoda di Pahtodawgyi, in stile Shwedagon con al centro un bello stupa alto 76 metri.
Partenza per Pindaya.
*betel: diffusissimo tra uomini e donne di tutte le età un miscuglio da masticare ricavato dalle noci di areca e inserito insieme a tabacco ed altri ingredienti in una foglia di betel, pianta comunemente chiamata pepe di betel (Piper betle) insieme a calce spenta….. Quest’ultima induce il rilascio di alcaloidi, i quali hanno un effetto stimolante. La noce così preparata, quando viene masticata, stimola la produzione di saliva e la tinge di rosso. I masticatori di noce di betel sputano frequentemente (si trovano spesso macchie rosse lungo le strade) e presentano denti macchiati di nero. La dipendenza dal betel può all’ insorgenza di tumori alla bocca e malattie epatiche

PINDAYA
La strada che conduce a Pindaya è un sottile nastro d’asfalto delimitato ai due lati da terra battuta. La guida ci dice che è in fase di ristrutturazione. Il viaggio è lentissimo, perché la carreggiata è così stretta da non consentire il passaggio di due veicoli contemporaneamente, così quando c’è un incrocio qualcuno deve spostarsi di lato e cedere il passo. In compenso, anche su questa strada si paga il pedaggio, come su tutte le strade birmane. Una sosta per il pranzo e nei pressi vediamo ragazzi giocare a chinlone, una via di mezzo tra uno sport e una danza. Viene giocato da sei persone poste in cerchio e si passano una palla fatta di rattan colpendola con i piedi cercandola di non farla cadere per più tempo possibile. Ci sono più di 200 tipi di tiri con i piedi e le ginocchia. Quella che vediamo è la variante simile al sepak tawkraw malese che inserisce una rete tra i giocatori divisi in due squadre e le regole sono simili alla pallavolo ma la palla però viene calciata e non lanciata con le mani. Riprendiamo il viaggio con “sosta fisiologica” in un terrificante wc da dimenticare….non ha neanche la doccetta per il bidet, usata in molti punti di toilette anche modesti! Per fortuna nei dintorni ci sono alcune pagode…Finalmente, dopo una cinquantina di chilometri percorsi in due ore…., si arriva a Pindaya, un piccolo centro che si specchia nelle acque del laghetto Pone Ta Loke, contornato da giardini dove crescono ficus giganteschi. Il paesaggio è certamente bucolico fatto di terra rossa e morbide colline ma arida per la maggior parte dell’ anno per poi esplodere con un aspetto lussureggiante nelle più importanti zone agricole dello stato, dopo la stagione delle piogge. Lungo la strada che da Pindaya conduce a Mandalay abbiamo incontrato questo monastero arroccato su una alta collina sul cui fianco si appoggiano 9 statue di Buddah in piedi. Il monastero è raggiungibile salendo una lunga scalinata oppure utilizzando una strettissima strada. Poiché dovevamo percorrere ancora un lungo tratto di strada per arrivare a Mandalay, abbiamo preferito ammirarlo dal basso e scattare alcune fotografie.
L’attrazione di Pindaya è la grotta carsica Shwe Oo Minn, all’interno della quale, tra stalattiti e stalagmiti, sono conservate circa 9000 statue di Buddah.
Arriviamo in serata e grazie alla nostra, guida abbiamo la visita dedicata solo al nostro gruppo!

GROTTA DI SHWE OO MIN
E’ un importante luogo di pellegrinaggio per i buddisti birmani e uno spettacolo attraente e insolito per i turisti. La grotta si trova su una collina calcarea nella Birmania centrale, non lontano dal Lago Inle. Si racconta che all’ ingresso della grotta, fin dal III secolo a.C., ci fosse una pagoda e che gli abitanti del posto raccontassero ai pellegrini la leggenda del Ragno Gigante che abitava nella grotta. Un giorno il ragno catturò una principessa locale tenendola prigioniera ma, secondo la leggenda, un Principe armato di arco e frecce uccise il ragno, salvando così la Principessa. Lungo la salita di accesso all’ ingresso, percorso che ci permette di ammirare la vallata sottostante in una serata di plenilunio, c'è una scultura di un ragno gigante e un Principe che punta il suo arco verso di esso. La collina contiene tre grotte, solo una delle quali è aperta al pubblico. Questa caverna, lunga circa 150 metri, contiene migliaia di immagini di Buddha in vari stili e di epoche diverse dalla prima dinastia di Konbaung ai giorni nostri. Evitiamo i 500 gradini che portano in cima e con un modernissimo ascensore con pareti di cristallo arriviamo all’ ingresso. Ogni piccolo angolo, a volte angusto, della grotta ospita immagini di Buddha fino al soffitto tra stalattiti e stalagmiti. Nel corso di diversi secoli, migliaia di immagini di Buddha sono state collocate all'interno della grotta e il loro numero, ormai circa 9.000, è in costante aumento. Non si sa con certezza quando le prime immagini furono collocate all'interno della grotta, ma le più antiche con iscrizioni risalgono alla dinastia Konbaung della seconda metà del XVIII secolo. Le immagini del Buddha sono in stili diversi e rappresentano le varie epoche in cui sono state realizzate. Molte sono placcate in oro, altre in legno di teak, marmo, bronzo o altri materiali, alcune molto piccole, altre a grandezza naturale o enormi.
Cena nel ristorante “Greentea” accolti da una scritta dedicata al nostro tour-operator FRANCOROSSO, diventato stranamente “FRANCOROFFO”, e da un gruppo di musicisti locali, poi trasferimento all’ Hotel Sanc Tum Inle Resort posto proprio sulla riva del lago Inle. Altro hotel eccezionale! L’ abbiamo fotografato! Costruito intorno a un imponente edificio circondato da ameni giardini con sentieri ombrosi e costituito da palazzine isolate a due piani. Stanze spaziose con annesso terrazzino. Domani escursione sul Lago Inle, una delle principali attrazioni del Myanmar.

Giorno 5

13 dicembre
LAGO INLE
Il lago Inle, il secondo in Myanmar, lungo circa 20 km e largo circa 11 nel punto di maggiore ampiezza è situato tra le montagne dello Stato Shan, a un’altezza di 920 metri s.l.m. E’ il territorio del Popolo Intha, i “FIGLI DEL LAGO” che hanno incominciato a vivere sull’ acqua non solo costruendoci sopra le proprie case su palafitte, ma realizzando un mosaico di orti galleggianti che coprono gran parte della zona meridionale lacustre e producono ingenti quantità di frutta, verdure e fiori. Ma un altro importante aspetto economico della zona è la pesca praticata dai pescatori che usano in modo magistrale reti e nasse manovrate con una gamba e remando con l’ altra, stando in bilico su barche di teak lunghe e strette. L’insieme, abbinato alla scenario delle acque calme del lago contornate da montagne, genera un effetto coreografico notevole: sono fotografati da tutti i turisti che vengono a visitare il lago. Per loro l’acqua è tutto: elemento di vita, fonte di sostentamento, territorio, campagna da coltivare, mercato galleggiante. Potrebbero costruire villaggi lungo le sponde del lago, e invece innalzano complessi edifici anche multipiano su palafitte, che richiedono conoscenze approfondite di ingegneria e di geologia del fondale. Qui studiano, pregano, giocano, imparano un mestiere, e ovviamente sin da piccoli si impratichiscono con la curiosa e caratteristica tecnica di remata con una sola gamba.
Dopo colazione ci rechiamo all’ imbarcadero privato dell’ hotel dove sono già lì ad attenderci le barche, lunghe e strette, che possono contenere 4-5 persone ciascuna. Sono mosse dai caratteristici motori con l’elica fissata in fondo a un lungo albero, adatta ai bassi fondali. Fa abbastanza freddo. Attendiamo l’ arrivo della nostra guida che subito ci assegna i posti nelle barche. Inizia la traversata diretti a sud che ci porterà prima all’ incontro coi pescatori intha per le foto di rito e poi dopo una navigazione di circa un’ ora alla Pagoda Phaung Daw Oo percorrendo uno stretto canale con ai suoi lati i famosi “orti galleggianti”. Per accedere alla Pagoda dal lago , è necessario destreggiarsi fra le dozzine di barche accatastate lungo il molo, anche in bassa stagione. In verità la pagoda non mi ha molto impressionato nella sua architettura mentre invece è interessante la storia che la avvolge. Questo complesso contiene i famosi cinque Buddha d'oro, che ora non sono altro che cinque grumi d'oro poiché le lamine d' oro aggiunte da decine di persone le ha rese irriconoscibili. Detto questo, c'è per fortuna una foto d’ epoca di come erano. La storia narra che le 5 statue di Buddha sfilavano sul lago portate da una barca che sfortunatamente affondò. In seguito quattro furono recuperate tranne la quinta che miracolosamente fu ritrovata nella Pagoda. Da notare che le donne che vogliono donare la foglia d’ oro devono chiedere l’ assistenza di un uomo……
Riprendiamo la navigazione verso sud diretti ad una fabbrica di tessuti fatti di seta di fili di loto nel villaggio di Inpawkhone, ammirando pagode, vegetazione lussureggiante e le particolari case su palafitte. Vediamo una cassetta postale anch’ essa su palafitte!
Nella seteria la guida ci illustra le varie fasi di lavorazione dei tessuti.
Dagli steli di fiore di loto appena raccolto si estrae a mano la finissima fibra naturale. L’accurato processo di preparazione per ottenere la fibra da filare è un’antica tradizione locale che richiede un’abilità speciale trasmessa dalle donne di generazione in generazione. Nei mesi tra maggio e dicembre, vengono raccolti i fiori di loto che sono subito trasportati fino ai laboratori di tessitura del villaggio. Per evitare inesorabili deterioramenti, entro 24 ore dalla raccolta mani abilissime devono operare in modo preciso per ottenere la fibra grezza. Per estrarre i finissimi filamenti di fibra, le donne raggruppano 4-5 steli di fiore di loto per volta, li recidono e su una tavolo inumidito, manipolano le fibre aggiungendone altre per inspessire il filo. Si ottiene così un filato progressivamente sempre più lungo e consistente da avvolgere su bobine. Lavato in acqua bollente e tinteggiato in un altro laboratorio, il processo di preparazione della filatura è concluso e si procede alla tessitura.
Le tessitrici ripetono il disegno sulla tela “a memoria”.
In costoso tessuto di seta di loto vengono realizzati diversi manufatti raffinati e morbidi per sciarpe, scialli, tonache di autorevoli monaci buddisti, teli dorati da avvolgere attorno alle statue di Buddha come decorazione in occasioni particolari. Altre tessitrici utilizzano filo di seta di loto insieme a quello di baco oppure di cotone. In Myanmar, è opinione diffusa che indossare un lussuoso manufatto in filo di seta di loto induca uno stato di tranquillità e agevoli la meditazione spirituale. Compro tre sciarpe: una per mia moglie, una per mia figlia ed una per mia nipote.
Di nuovo in navigazione stavolta verso nord diretti a Nam Pan dove assisteremo alla preparazione manuale delle sigarette: in Myanmar le fumano più le donne che gli uomini! Durante il tragitto tra case su palafitte molto pittoresche, incrociamo due turiste, uniche incontrate, su una barca presa probabilmente a noleggio. La miscela delle sigarette è costituita solo per il 25% di tabacco, il resto è composto da foglie di tamarindo sminuzzate. La miscela viene compattata, profumata (con anice, banana o menta) e avvolta in una foglia di cheroot (tabacco dolce per sigari) mentre il filtro è fatto con foglie di mais. Le sigarette vengono vendute anche singolarmente. Le operaie lavorano a cottimo: una donna guadagna 1000 kyat (un dollaro) ogni 200 sigarette arrotolate e le più brave sono talmente rapide che possono farne più di 1000 al giorno. Si fanno anche sigari al 100% di tabacco, ma sono considerati troppo forti per essere fumati, perciò li usano solo per le offerte votive. Tutte le lavoranti hanno sulle guance il thanaka, una pittura giallo brillante spesso applicata con disegni particolari e usata da donne e bambini ma spesso anche dagli uomini. Si ottiene dalla corteccia della “limonia acidissima”, un alberello simile al sandalo che cresce solo nel sudest asiatico.
THANAKA
Un tronchetto inumidito della pianta si strofina da un lato a lungo su un piatto di legno o su una pietra. Dopo alcune energiche strofinate la polpa del legno forma con l’acqua un fluido giallastro del tutto simile a un fondotinta, che si può applicare direttamente sulla pelle. Con l’aiuto poi di un pennello o di un pettine si fanno fregi o disegni per migliorare la decorazione. Per le ragazze birmane è il cosmetico principale, quello di tutti i giorni. Lo considerano anche una crema solare a buon mercato. In più dicono che è miracolosa per rendere la pelle più radiosa e splendente, proteggerla dalle impurità e per eliminare macchie e brufoli.
Dopo il pranzo in ristorante, ancora in navigazione in uno stretto canale situato nella parte sud del lago Inle, lungo un percorso che in alcuni tratti ricorda l’atmosfera di Apocalypse Now, il famoso film di Francis Ford Coppola con Marlon Brando, verso il villaggio di Inthein dove si trova la “la collina dei mille stupa” , considerata un sito religioso archeologico. Qui infatti, giace un numeroso assembramento di stupa costruiti nell’arco di circa 500 anni, dal XIV al XVIII secolo, seminascosti dalla vegetazione tropicale, alcuni in buono stato, altri invece danneggiati o quasi completamente distrutti da terremoti, intemperie e incuria.
Purtroppo avvengono maldestri tentativi di recupero tuttora in corso:
Gli stupa di mattoni vengono ricostruiti in cemento azzurro o bianco, che non ha niente a che vedere con il materiale preesistente.
Altra parte interessante della visita a questo luogo è la discesa per il lungo porticato coperto delimitato da colonne (circa 700 metri) che parte dalla sommità della collina e lungo il quale si affacciano centinaia di bancarelle che vendono di tutto, ovviamente con prevalenza di souvenir per turisti (marionette, scatole laccate, cartoline, magneti da frigo, arazzi, acquarelli e dipinti vari). Spulciando bene tra la mercanzia esposta si possono fare acquisti interessanti ma noi stiamo cercando una statuetta di Buddah in ottone o uno stupa sempre in ottone che però non riusciamo a trovare…Come anche non troviamo una bandiera del Myanmar da aggiungere alla nostra collezione…Mi sa che la troveremo su Amazon! Torniamo al nostro hotel godendoci un fantastico tramonto sul lago. Cena e riposo dopo una giornata molto impegnativa. Domani tappa a Loikaw.

Giorno 6

LAGO INLE-LOIKAW 150 km
14 dicembre
In tarda mattinata partenza per Loikaw, la capitale dello stato di Kayah, uno degli stati più piccoli del Myanmar dove fino al 2012 era proibito l’ accesso agli stranieri a causa dei continui scontri tra il governo e i vari gruppi etnici che volevano l’ indipendenza. Il principale gruppo etnico è il kayah che ha tra i sottogruppi i kayan (noti comunemente come padaung) con le loro famose donne dal collo lungo. Attraversiamo una splendida campagna incontaminata e giungiamo in città. Sosta in hotel, il Famous, non dei migliori ma accettabile, e con la sorpresa di trovare un albero di Natale e un presepe nella Hall! Pranziamo in un tipico ristorante e poi raggiungiamo il villaggio di Pemsong, nella comunità di Pan Pet per incontrare le famiglie locali e conoscere il loro stile di vita. La giornata continua nel villaggio di Rang Ku, con l’incontro con le famose “signore Padaung” (Padaung=collo di rame), meglio conosciute come “donne giraffa” ma io preferisco il termine “dal collo lungo”….… Tanti bambini ci circondano e poi, entrati in una casa, tra polli, un maiale nero chiuso in un recinto, nell’ aia mi accingo, o meglio tento, di pigiare in un mortaio di pietra i chicchi di riso per produrre farina, con un enorme e pesante pestello in legno che una donna usa con grande abilità. Io e Bianca ci proviamo….con scadente risultato…
LE “SIGNORE PADAUNG”
Quelle che si vedevano in altre parti del Myanmar sono state costrette a emigrare in cerca di guadagno, grazie alla fama che il loro aspetto così singolare raccoglieva tra i turisti. In sostanza, fungono da specchietto per allodole per attrarre compratori nei negozi di souvenir e artigianato locale prendono uno stipendio dai proprietari. Ma nel villaggio di Rang Ku sembra una situazione diversa in quanto non si è assaliti dai venditori di souvenir che in modo discreto aspettano i clienti. Una volta gli anelli al collo erano il destino di tutte le donne Padaung, quasi una condanna a vita…. Oggi tocca solo ad alcune “prescelte”. Il primo anello viene posto all’età di 5-6 anni, poi ogni anno se ne aggiunge uno fino ad un massimo di 25-26 e un peso totale di 6 kg. L’apposizione degli anelli non provoca, come potrebbe sembrare a prima vista, un innalzamento del mento. In realtà sono la clavicola e la scapola ad abbassarsi. Comunque sia, l’effetto è quello allungare il collo a dismisura. Qui gentilezza e sorrisi sono davvero di casa e ci hanno fanno sentire non turisti ma ospiti graditi. Infatti ci accoglie nella sua misera ma dignitosa casa Daw Muu Than, un‘ arzilla e simpatica “signora” che è quasi una vedette e che ben si presta a raccontarsi e a rispondere alle nostra domande anche grazie ad una interprete in quanto qui si parla una lingua diversa dal birmano. Il marito è uno sciamano! Ma che dire della sua gentilezza quando presentandomi e chiedendole quanti anni mi dava mi dice: 50!!!! Ma poi argutamente presentandole Bianca chiede se è mia figlia!!!! Che cara! Mi avvicino, l’ abbraccio e le bacio la mano! Poi si fa una grattatina con un apposito attrezzo appuntito che inserisce tra gli anelli e il collo…Un bel ricordo….Veniamo salutati da un’ esibizione di danza effettuata da donne del luogo.
Prima di tornare in hotel passiamo per il lago Naung Tung, molto suggestivo al tramonto, e lungo la riva vediamo dei ragazzi con due elefanti…così in giro come si fa con un cagnolino….. e tre bambini adorabili, due femminucce con già al collo i cerchi dorati ed un maschietto con un’ aria birichina.
Il più famoso punto di riferimento religioso di Loikaw è la bizzarra Pagoda Taung-kwe, costruita scenograficamente su un promontorio roccioso che domina il lato sud del centro città. Forse è la costruzione religiosa più stravagante del Myanmar, con una serie di strati di rocce costellati da decine di stupa dorati e santuari colorati, i il tutto collegato da scalinate tortuose e passerelle aeree. Abbastanza kitsch per i miei gusti! Cena in ristorante. Domani trasferimento in aereo a Yangon.

Giorno 7

LOIKAW-YANGON (577 km)
15 dicembre

YANGON
Sveglia quasi all’ alba…..Il nostro aereo per Yangon parte alle 8.30…Lungo la strada davanti all’ hotel sfilano monaci per la questua mattutina. L’ aeroporto di Loikaw è molto modesto eppure fino a qualche tempo fa era il migliore del Myanmar! In attesa dell’ imbarco assistiamo all’ arrivo di una personalità religiosa con tanta gente ad attenderlo con due fastosi ombrelli processionali.
Dopo poco più di un ora arriviamo a Yangon.
Sosta in Hotel, lo stesso favoloso del primo giorno e poi visita all’ Elefante Bianco, che direi è più rosa…A vederlo incatenato per la curiosità dei turisti mi lascia molto perplesso….Per risollevarci andiamo alla gioielleria e negozio souvenir MIN THIHA, uno dei gioiellieri più seri, forte di un'esperienza familiare di quasi 15 anni. Il negozio offre pietre preziose di qualità come rubini, zaffiri, diamanti, smeraldi, perle semi-fini e pietre preziose. Bianca sceglie un bell’ anello in oro bianco con acquamarina e 2 piccoli brillanti. Si contratta poi si spuntano 584 dollari con aggiunta-regalo di un’ arpa birmana in miniatura e un CD di musica locale. Bisogna rimpicciolire l’ anello e ci dicono che verrà recapitato direttamente in hotel.
Torniamo per il pranzo in Hotel, , poi andiamo in giro per gironzolare nella zona che ospita il:
IL MERCATO DI BOGYOKE
Il mercato è stato istituito negli anni 1994-1995, da quando il Myanmar ha iniziato ad aprire relazioni commerciali con molti altri paesi.
Questo mercato è il più grande centro commerciale di pietre preziose in Myanmar e il loro prezzo varia da pochi dollari a migliaia di dollari. Ci sono tanti piccoli negozi di pochi metri quadrati ma anche alcuni di una certa importanza e vi si trovano prodotti molto diversi, adatti alle preferenze e alle condizioni economiche dei clienti; ovviamente non mancano i negozi di abbigliamento Alcuni negozi di antiquariato vendono vecchie monete, banconote, francobolli. La nuova ala del mercato ospita negozi che vendono medicine, generi alimentari, indumenti e merci straniere. Il mercato è anche noto per i suoi cambiavalute del mercato nero. Numerosissimi i punti vendita di street-food. Sul ponte pedonale in legno che attraversa i vecchi binari del treno, si trovano in vendita noodles, fritture ma anche parti di maiale (intestino, lingua, orecchie, ecc.), bolliti o fritti e poi conditi con salsa piccante al peperoncino.
Tornati all’ hotel abbiamo tempo per visitarlo in modo più approfondito. E’ proprio eccezionale! Poi a cena, sempre abbondante e raffinata! Pesce da scegliere e cotto al momento! Arriva anche l’ anello che doveva essere rimpicciolito! Domani altra levataccia….l’ aereo per Doha parte alle 7.50 ora locale!

Giorno 8

16 dicembre
Arriviamo in aeroporto, uno dei più premiati del mondo, che è veramente magnifico e in attesa dell’ imbarco che avverrà tra circa 5 ore (sic), giriamo un po’ e troviamo un bar cha fa il caffè con miscela italiana della “ILLY”! Finalmente! Abbiamo il tempo di acquistare un modellino di un aereo della QATAR AIRWAYS e poi ci imbarchiamo. Arrivo a Doha alle 11.40 ora locale.
Si parte alle 16.05 ora locale e atterriamo a Malpensa alla e 20.30 ora locale. Il nostro treno parte domani alle 15,25 quindi passeremo la notte all’ Hotel Moxy a pochi minuti dal Terminal 2. Cena minima in quanto la Qatar Airways ci ha sommerso di cibo, bevande e dolcini! Notte tranquilla anche se il fuso orario si fa sentire come anche il jet-leg!

Giorno 9

17 dicembre
Partiamo con Italotreno alle 16.15 e arriviamo a Napoli alle 20 53. Metro e finalmente a casa! Un altro viaggio da raccontare!

IL MYANMAR CI HA SBALORDITO CON LA SUA CULTURA E LE SUE TRADIZIONI.
CI RESTERANNO IMPRESSI NELLA MENTE E NEGLI OCCHI GLI SPETTACOLARI TEMPLI DI BAGAN, IL SOLE CHE INFIAMMA LO STUPA DORATO DELLA PAGODA SHEWDAGON DI YANGON, LE FERTILI CAMPAGNE, IL LAGO INLE COI SUOI VILLAGGI SU PALAFITTE E I PESCATORI HINTA. TUTTA LA SUA GENTE!
GRAZIE “BIRMANIA”, O MYANMAR DI OGGI, PER LE EMOZIONI CHE CI HAI DATO!
MINGALABAR!

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