UZBEKISTAN-architettura, arte e storia sulla via della seta

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 8 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 1.501€ a 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Asia
L'attuale Uzbekistan corrisponde in buona parte all'antica provincia persiana di Sogdiana, già importante in epoca achemenide (primo impero siriano). Conquistata da Alessandro Magno nel IV secolo a.C., passò poi sotto il dominio dei turchi. Tra il VII e l'VIII secolo la regione conobbe il dominio degli arabi, per passare nuovamente sotto il controllo dei turchi nel X secolo. Nel XIII secolo entrò a far parte dell'impero mongolo, prima sotto Genghis Khan e poi sotto Tamerlano e così Samarcanda diverrà uno dei grandi centri dell’ Impero Timuride e dell'Asia Centrale musulmana. Dal XVI secolo, con la dinastia di origine mongola degli Shaybanidi il paese comincia a chiamarsi Uzbekistan e nella seconda metà del secolo la capitale viene spostata a Bukhara. Emergono successivamente due formazioni destinate a durare tra alterne vicende fino alla metà del XIX secolo: il Khanato di Khiva e il Khanato di Bukhara, spesso in conflitto tra loro, e dal Settecento si formerà, più a est, il Khanato di Kokand. La regione fu per tutta l'epoca dell'Impero Safavide (XVI secolo - metà del XVIII secolo) al centro di conflitti sia con i sovrani persiani che, più tardi, con la nascente potenza russa. Nel XIX secolo, l'impero russo cominciò la sua espansione nell'Asia centrale; ma a differenza di altri territori turchi centroasiatici (Kazakistan, Kirghizistan), Khiva e Bukhara non vennero subito annesse, bensì divennero emirati vassalli della Corona Zarista. I canati uzbeki di Bukhara e di Khiva furono fondati nel XVI secolo, seguiti nel XVIII secolo dal canato di Kokand. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 seguì una seconda fase dei rapporti con la Russia, con la creazione, dopo varie complesse vicende, l'Uzbekistan entrò a far parte dell'Unione Sovietica. Il 1º settembre 1991 l'Uzbekistan, dichiarò l'indipendenza. Mentre gli stati baltici guidarono la battaglia per l'indipendenza, quelli dell'Asia centrale ne ebbero timore.

Stati Visitati: Uzbekistan

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Giorno 1

5 MAGGIO
Dopo la notte passata all’ Hotel Idea di Malpensa come nostra abitudine, con un volo della Uzbekistan Aiwais partiamo alle 20.45 (ora locale) e arriviamo dopo circa 5 ore alle ore 05.45 (ora locale) all’ aeroporto di Urgench dove incontriamo l’accompagnatore Paolo Sartori e la guida Jasurbek hudayberdiev…più semplicemente Jasur! Fa un caldo estivo ma non umido per fortuna: ci aspetteranno almeno 32, 33 gradi…In pullman raggiungiamo Khiva, la nostra prima tappa, dove alloggiamo all’ Hotel Lokomotiv. Incredibile, ci assegnano una suite! Solo a noi! Ci è già successo altre volte in 2 in Cina e 1 Spagna!

6 MAGGIO

KHIVA
Khiva è la città uzbeka più peculiare e la sua storia è inestricabilmente connessa con la storia del leggendario stato di Khorezm con capitale a Urgench. Nel X secolo Khiva è menzionata come un importante centro commerciale sulla Via della Seta. Tutte le carovane da e per la Cina vi facevano una sosta e dall'alba al tramonto un flusso infinito di cammelli entrava in città. All'inizio del XVI secolo lo stato di Khorezm divenne sede delle tribù nomadi uzbeke, che qui fondarono Khive Khanate. Tuttavia, Khiva non divenne immediatamente la capitale del Khanato lo fu nel 1598 solo dopo che l’ esistente capitale Urgench, era stata distrutta da un’ inondazione del fiume Amu Darya. Nel diciannovesimo secolo la Russia annesse parte di Khiva e un secolo dopo, nel 1919, l'ultimo Khan fu liquidato dalla dinastia regnante e così Khiva divenne la capitale della nuova Repubblica popolare sovietica di Khorezm. Nel 1924 i territori di Khorezm divennero una parte del moderno Uzbekistan e Turkmenistan.
Ci sono molte leggende interessanti che raccontano l'origine di Khiva. Presumibilmente, la città è cresciuta intorno al pozzo Hewvakh, che oggi si può vedere bene nella parte vecchia di Khiva, che la tradizione vuole sia stato scavato su ordine di Sem, il figlio maggiore di Noè.
E’ una città unica che rivendica giustamente il titolo di "settima meraviglia del mondo", grazie alla sua autentica atmosfera che sembra si sia fermata in una età lontana. La maggior parte della città di Khiva è simile ad un museo e nel nucleo di questo museo - il castello-fortezza “Itchan-Kala" - sono concentrati tutti i suoi capolavori architettonici. Coloro che entrano nella fortezza, restano meravigliati per i suoi minareti, i vicoli lastricati in pietra, le facciate degli edifici rivestiti di mattoni cotti intramezzati da mattonelle vetrificate dai colori suggestivi. Questa favola orientale dal 1990 è stata inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO.
Itchan Kala
Itchan-Qala (letteralmente "fortezza interna") forma il nucleo interno di Khiva e i suoi confini coincidono con quelli dei secoli XVI-XV. E’ circondata da un muro di mattoni di oltre 2.200 m di lunghezza e 7-8 m di altezza fortificato con torri semicircolari e camminamento merlato sulla parte superiore anticamente percorribile a cavallo. Le mura difensive di Itchan-Kala hanno protetto in modo affidabile Khiva fino all'invasione di Nadir-Shah verso la metà del XVIII secolo. La città si era espansa durante la dinastia Qungrad, poi gli iraniani la conquistarono e il sistema di fortificazione fu parzialmente distrutto.
Ci sono più di sessanta monumenti architettonici: palazzi, moschee, madrase, minareti e mausolei. Ognuno dei quattro lati di Ichan-Qala ha una porta (darvaza).
Le porte:
Ata-darvaza a ovest
Nelle vicinanze si trovava la statua del grande studioso Al-Khorezmi (dal suo nome deriva il termine Algorithmo), padre dell’algebra e astronomo. Per lavori alla metro è stata purtroppo temporaneamente spostata…
Tash-darvaza verso il deserto di Karakum, a sud
Palvan-darvaza verso Hazarasp e il fiume Amu-Darya, a est
Bahcha-darvaza sulla strada per Urgench, a nord
Dopo la colazione iniziamo la visita entrando in città attraverso la porta Ata-Darvasa, ammirando le possenti mura, semidistrutte da bombardamenti ma in parte egregiamente ricostruite. Sulla sinistra la cittadella-fortezza Kunya-Ark e a destra la Madrasa di Muhamad-Amin-khan con il famoso minareto Kalta Minor. Questo "Mini minareto" e la Madrasa di Muhammad Amin-khan avevano lo scopo di completare il piano della grande piazza vicino alle porte occidentali di Itchan-Qala. Sarebbe dovuto diventare il minareto più grande e pi ù alto dell'Asia centrale tuttavia, la costruzione fu interrotta dopo la morte di Muhammad-Amin khan nel 1855, dopo una battaglia con i turkmeni, come riportato dallo storico Munis. La sua base massiccia ha un diametro di 14,2 metri ma è alto soli 26 metri. La leggenda racconta invece che il Bukhara-khan, scoperta la costruzione di questo grandioso minareto a Khiva, avesse concordato con il suo architetto la costruzione di un minareto più alto a Bukhara. Il Khiva khan si arrabbiò, fermò la costruzione e ordinò di gettare l'architetto dall’ alto del minareto. Decorativamente parlando il minareto blu brillante di Kalta-Minor non ha eguali in Asia centrale ed è l'unico la cui superficie è interamente ricoperta da piastrelle smaltate colorate. Proseguiamo verso Kunya Ark la cui costruzione iniziò nel 1686-1688 e alla fine del diciottesimo secolo era “una città in una città", separata dall' Itchan-Kala da un alto muro. Il forte serviva da residenza per i Khan e consisteva di molti ambienti : harem, moschee invernali ed estive, zecca e annessi servizi (stalle, magazzini, officine, ecc.). Gli edifici sono stati costruiti attorno a cortili e cortili collegati da un sistema di corridoi. L'area vicino all'ingresso del Kunya Ark era utilizzata per parate militari, addestramento e cerimonie. C'era anche un posto speciale per l'esecuzione delle sentenze capitali e lo "Zindan" (prigione), adiacente al muro orientale. Molto è stato distrutto ma il kurinishhana (area di accoglienza), è sopravvissuto con un bellissimo talar con pareti maiolicate che si eleva dal terreno di cinque gradini per conferire a questo spazio una rilevante importanza in quanto ospitava il trono del khan. Al centro del cortile, su una pedana circolare era allestita una yurta, la tipica tenda dell’ Asia centrale retaggio di un nomadismo non proprio dimenticato, dove il khan riceveva gli ospiti nel periodo invernale. Sul lato est della fortezza si trova la moschea estiva con un incantevole mirhab maiolicato collocato al centro della parete di fondo del talar con alla sua destra un minbar di cinque gradini anch’ esso maiolicato. Visitiamo un bottega di intagliatori del legno che producono tra i tanti oggetti un curioso leggio trasformabile per molti usi. Curiosa la ricostruzione di una bottega di fabbri con manichini dall’ aspetto molto naturale ed interessante anche un laboratorio di ricamo con ragazze al lavoro. Pausa pranzo non senza aver assistito alla produzione del pane cotto nel tandoor posto affianco al ristorante e incontrato un assonnato cammello che riposa sulla sabbia.
Il tandoor (ˈtaːnduːr) o tandoori (tanˈdoˑori) è un forno d'argilla a forma di campana rovesciata o cilindrico con il fuoco posto sul fondo. In Uzbekistan esistono ben 17 tipi diversi si pane.
Dopo pranzo visita alla necropoli e al Mausoleo Pahlavan Mahmud. La necropoli è il centro religioso di Itchan-Qala e risale al 1362 ma venne poi ricostruita nel XIX secolo e nel 1913 requisita per essere trasformata nel mausoleo di famiglia del khan. Si formò attorno alla tomba del mecenate di Khiva, Pahlavan-Mahmud (1247-1326) che era poeta, filosofo e conosciuto come “lottatore santo”, maestro spirituale di tutti i sovrani di Khiva e patrono della città. Fu sepolto nel suo laboratorio di pellicciaio che divenne presto un piccolo mausoleo poi trasformato in un luogo di culto. La sala che custodisce la tomba del khan Mohammed Rakhim che regnò dal 1806 al 1825. Al fine di rafforzare e sviluppare le prerogative dello stato in un paese sottoposto per quasi un secolo all'anarchia, Mohammed Rahim Khan lanciò una serie di importanti riforme: fondò un consiglio superiore per migliorare l'amministrazione, le tasse di riforma e portare ordine nel sistema doganale. Fu il primo sovrano a battere moneta d'oro e d'argento. Salì al trono dopo la tragica morte del fratello maggiore Eltouzar che regnò dal 1804 al 1806. Fu lui stesso a fuggire a Khiva, dopo il fallimento del raid contro Bukhara in cui Eltouzar trovò la morte. In un'altra sala vi è poi la tomba di Pahlavan Mahmud decorata con piastrelle colorate mentre all'esterno vi sono tombe di altri khan. In questo luogo un tempo si trovava anche il suo studio.
Il complesso comprende anche una madrasa e un minareto con eleganti piastrellature a fasce. Un pilone del portale reca una lastra di marmo con un epitaffio per un cortigiano di Ilbar-khan II (1728-1740). Un altro Khan di Khiva, Asfendiyar, in anticipo preparò una grande tomba di famiglia nella necropoli ma mentre sua madre, Kutlugbiki-khanum, fu sepolta in questo luogo, lui fu sepolto fuori da Itchan-Qala. Ancora oggi gli uzbeki usano effettuare pellegrinaggi alle tombe dei santi e questa antica tradizione si perpetua con l’ ascolto degli imam che recitano versetti del Corano, mangiando pezzi di pane benedetto e bevendo l’ acqua del pozzo collocato nel cortile esterno. La tradizione è praticata non solo da persone malate ma anche da giovani coppie che vorrebbero un figlio, da chi desidera una grazia, ma anche in occasioni di matrimoni, circoncisioni, compleanni e anniversari.
Si prosegue verso la Madrasa Islam-Khodia dedicata al primo ministro durante il governo di Muhammad Rahim-khan II (1863-1910) e a suo figlio Esfendiyar-khan (1910-1920). A Islam-Khodia si deve la costruzione di questa madrasa che ha venti stanze per gli studenti, la biblioteca e un paio di sale di studio che con i loro caratteristici iwan (iwan: ambiente chiuso e coperto – sito a un'estremità di una qualsiasi costruzione, in genere moschea, madrasa o mausoleo- che si apra verso l'esterno e il cui ingresso sia per lo più sormontato da un arco) si affacciano sul piano terra di un cortile rettangolare). Fece costruire anche un ospedale, la farmacia, l'ufficio postale e telegrafico e le scuole laiche di Khiva. L’ adiacente minareto con i suoi 57 metri è il più alto di tutto l’ Uzbekistan e il simbolo di Khiva. Decorato da cinture orizzontali di mosaico smaltato blu scuro, bianco, blu e verde ha la piattaforma superiore a 45 metri di altezza ed è il punto di osservazione più alto di Khiva. La decorazione della facciata principale è in maioliche blu e bianche.
La moschea occupa il settore sud-orientale della madrasa e svariati ganch (ganch: uno dei più antichi tipi di arti decorative architettoniche dell'Uzbekistan) decorano il mihrab.
Chiunque non sia stato in Asia centrale difficilmente conosce il significato di ganch: non è né pietra né argilla, ma qualcosa nel mezzo. Si ottiene cuocendo una roccia contenente gesso e argilla e macinandola in una polvere che viene poi mescolata con acqua e una soluzione di colla vegetale. Poi si solidifica lentamente mentre si asciuga. Le sue sfumature vanno dal grigio chiaro al giallo chiaro. La scultura di Ganch è una delle forme uniche e antiche dell'artigianato artistico dell'Asia centrale. La tecnica di base del ganch è la seguente: sullo strato di sfondo bianco o colorato del ganch viene applicato lo strato bianco e il contorno del disegno viene ritagliato lungo l'intonaco con uno scalpello appuntito in modo tale che lo sfondo colorato sia visibile attraverso gli spazi vuoti. È un'arte intricata che richiede molti anni di duro lavoro per impararla. Fonte Wikipedia
Un piccolo approccio al palazzo Tash-Khovli costruito nella prima metà del XIX sec nella parte orientale della città interna. Nella parte meridionale si trovano il cortile di accoglienza, Arz-Khovli, e un cortile per l'intrattenimento, Ishrat-Khovli. La parte settentrionale è occupata da un harem e labirinti di corridoi uniscono le varie parti degli edifici. Particolare il basamento in marmo recante il disegno di una svastica inscritta in un ottagono. La forma della svastica è molto antica, già radicata nelle civiltà mesopotamica e iranica.
Ora eccoci davanti ad un capolavoro di architettura: La “MOSCHEA CATTEDRALE DI KHIVA”, altrimenti nota come moschea Juma ovvero del venerdì (jameh), originaria del X secolo, si trova sulla strada che porta dalla porta di Palvan-darvaza alla porta Ata-darvaza. È una moschea tipicamente arcaica con un soffitto piatto su colonne in legno che non ha analoghi in Asia centrale, infatti solo le antiche moschee arabe avevano un aspetto simile. La luce che attraversa i tre lucernari del soffitto e le colonne in legno intagliato danno l’ impressione di essere in una foresta creando un'atmosfera esclusiva per la preghiera. Ci sono 218 colonne, in maggior parte realizzate con tronchi d'albero nei secoli XVIII – XIX ben riconoscibili per il motivo floreale tipico di Khiva, quattro hanno iscrizioni “Naskh” (stile calligrafico con caratteri arrotondati): ventuno del X- XII secolo hanno iscrizioni arabe. Le colonne sono livellate per mezzo di varie basi di pietra e Il mihrab è coperto da una cupola con motivi floreali di iris e rose selvatiche ai lati. Il minareto, che è uno dei più alti del centro storico di Khiva, ha un diametro di 6,2 m alla base e un’ altezza è di 32 m. ed è incoronato da una lanterna a otto archi con una cornice di stalattiti e una cupola. Un fatto curioso: cinque dei minareti di Khiva si trovano sulla stessa linea ad una distanza di circa 200 mt. Saliamo su un terrazzo panoramico di Kunya Ark per la rituale fotografia con lo sfondo di Itchan-Kala per poi tornare in hotel per la cena. In serata torniamo nel centro antico per ammirare i monumenti illuminati.

Giorno 2

7 MAGGIO

BUKHARA
La città è molto antica ma il nucleo che corrisponde all’ attuale insediamento risale al VIII secolo, al tempo dei Tahiridi (Dinastia Tahirida: la prima dinastia di origine iraniana della Persia islamica) che regnarono per gran parte del IX secolo che, cingendolo di mura, lo trasformarono in una cittadina fortificata. I Karakhanidi, dinastia di origine turca, nel 999 occuparono Bukhara subentrando ai Samanidi e di questi conservarono il gusto della bella architettura riprendendo la strabiliante tecnica ornamentale del mattone cotto realizzando uno dei più belli e particolari minareti realizzati fino a quei tempi. Le mura erano dotate di ben 11 porte che presero ognuna il nome della città verso cui conducevano. Tra il IX e X secolo Bukhara incentivò i traffici sulla Via della Seta, si creando cartiere, caravanserragli e laboratori artigianali per la produzione di tessuti, tappeti e ceramiche di grande pregio. Fu anche il fulcro della cultura musulmana e soprattutto degli studi islamici divenendo grazie ai numerosi mausolei dei grandi santi e dei sufi (asceti) un importante luogo di culto e di pellegrinaggio inferiore soltanto alla Mecca, a Medina e a Gerusalemme: i credenti definiscono Bukhara la “Città Santa”. Con più di 2000 anni di storia, questo piccolo gioiello medievale sulla Via della Seta - inserita nel Patrimonio UNESCO dal 1993 - ospita numerosi monumenti, così tanti da perderci la testa: con oltre 140 monumenti architettonici è una vera e propria" città museo". E’ composta da strade strette, parchi verdi e giardini, monumenti storici e architettonici appartenenti a epoche diverse, ma che si trovano molto vicini l'uno all'altro. Il nome di Bukhara deriva dalla parola "vihara", che significa "monastero" in sanscrito. Un tempo era un famoso centro nel mondo islamico per studiare, ed è il luogo di nascita del grande sceicco Bakhouddin Nakshbandi.
Dopo la colazione ci trasferiamo all’ aeroporto di Urgench e partenza con un volo interno per Bukhara dove arriviamo dopo circa un’ ora di volo. Alloggiamo all’ Hotel Shakristan con una facciata che ricorda molto l’ aspetto di una madrasa e con una hall molto sfarzosa!. Dopo il disbrigo di rito dell’ accettazione e preso possesso della camera si inizia il giro delle visite partendo dall’ “Ark” una grande fortificazione situata nella parte nord-occidentale di Bukhara contemporanea e si affaccia sul piazzale antistante, il Registan (Registan: tradotto dall’ uzbeco significa un “posto di sabbia” in quanto nei tempi antichi, era un spazio coperta di sabbia dove si svolgevano le esecuzioni capitali, le feste popolari, le parate e le esercitazioni militari). All’ interno, su un terrazzamento, vi si trovavano le residenze del khan, dei dignitari e della servitù, l’ harem, la cancelleria, la caserma, la tesoreria con una zecca per il conio delle monete. L’ingresso cerimoniale nella cittadella è architettonicamente incorniciato da due torri del XVIII secolo collegate da una galleria con una lunga rampa, dotata di scale laterali che si propaga sulla grande piazza e conduce attraverso un portale e un lungo corridoio coperto alla moschea di Dzhuma e poi al cortile delle cerimonie. All’ interno di questo , collocato su una piattaforma, si trovava il trono del khan di cui una riproduzione è usata dai turisti per le fotografie ricordo. Si trova anche un grande complesso di edifici tra cui uno dei meglio conservati è la moschea di Ul’dukhtaron o del venerdì, che è collegato ad una leggenda secondo la quale quaranta ragazze furono torturate e gettate in un pozzo.
Ci dirigiamo verso la moschea jameh Bolo Khauz che risale al 1712, detta Moschea sopra l’ acqua in quanto si affaccia su una vasca, una delle tante di Bukhara, che in passato erano la fonte d'acqua per la popolazione e purtroppo causa di molte malattie. Il talar è costituito da 20 colonne dotate di capitelli decorate con stalattiti che non furono costruite in legno di olmo ma di albicocco dal caratteristico colore rossiccio. E’ in preparazione il rito della preghiera e viene allestito lo spazio esterno con i tradizionali tappeti. Non ci è permesso entrare…Un corto minareto costruito ai primi del ‘900 ha sostituito quello originale andato distrutto. In pullman ci spostiamo verso il Complesso di lyab-i hauz, probabilmente l'attrazione turistica più popolare di Bukhara, spesso usata come punto di ristoro grazie alla sua grandezza e tranquillità, si trova nel sud-est della città all'interno delle mura ma al di fuori della cittadella, vicino alla principale via commerciale di Bukhara. Ha un grande laghetto artificiale (42 metri di lunghezza, 36 metri di larghezza e 5 metri di profondità). Sui tre lati troviamo la Madrasa Nadir Divan-Begi costruita nel 1622, la Khanaka (luogo per ritiro spirituale) e la Madrasa Kukeldash. Il complesso fu voluto dal visir Nadir Divan-Beghi che ordinò di costruire un laghetto artificiale prima della sua madrasa per completare l'idea artistica del complesso.
Secondo Dimitriy Page, l'autore di una guida di Bukhara, la costruzione fu preceduta dal seguente episodio:
UNA CURIOSITA’
Il visir Nadir Divan-Beghi voleva costruire un laghetto artificiale sul luogo che era occupato da una casa di proprietà di una vedova ebrea (c'erano molti ebrei nella città). Il visir chiese alla vedova di venderlo a un buon prezzo, ma lei si rifiutò. Quindi il visir la portò all'emiro Imam Quli-Khan per convincerla ma questi inoltrò il caso al consiglio dei muftis, (avvocati islamici) ma, Secondo la loro risoluzione, il visir non poteva prendere la casa della vedova con la forza: credevano che ebrei e musulmani locali dovessero godere di uguali diritti. Pertanto Nadir Divan-Beghi ordì un piano per ottenere ciò che voleva: costruì un canale sul lato della casa della vedova e la sua acqua cominciò a sgretolare lentamente una delle pareti. La vedova si recò dal visir per fare appello alla, ma l'uomo scaltro ripeté semplicemente il suo desiderio di acquistare la casa. Allora la vedova disse che non avrebbe preso soldi per questo; in cambio voleva un pezzo di terra e il permesso di costruire una sinagoga su di esso. Nadir Divan-Beghi accettò volentieri e diede alla donna la sua terra nel quartiere che ora è chiamato ebraico. Ben presto sorsero il laghetto e la prima sinagoga di Bukhara. Secondo alcune fonti storiche di Bukhara, lo stagno aveva il nome non ufficiale di Hauz-i Bazur , che significa "costruito con la costrizione".
La Madrasa Nadir Divan-Begi l' edificio, così come la Khanaka (luogo per ritiro spirituale) nelle vicinanze, porta il nome del visir Nadir uno dei più forti e potenti rappresentanti della dinastia Ashtarkhanid Imamkuli-khan, che regnò a Bukhara nel 1611-1642. Il suo regno fu uno dei più stabili e relativamente pacifici per Bukhara era infatti il momento in cui i governatori prestavano attenzione non solo alle guerre, ma anche all'urbanistica. In seguito fu aggiunto il caravanserraglio. La madrasa è decorata con immagine di uccelli simurgh che rappresentano l’ accesso alla conoscenza suprema rappresentata dal sole, soggetti insoliti per i monumenti islamici.
Nota: Simurgh, era secondo la mitologia persiana, l'uccello che viveva – come tramandano anche i racconti metafisici di Sohravardi – sull'albero dei semi, l'Albero Tūbā[1], da cui erano generate le sementi di tutte le piante selvatiche, posizionato accanto all'albero dell'immortalità (secondo alcuni studiosi, l'albero era invece l'albero della scienza). Fonte Wikipedia
Nel giardino della piazza i trova la statua di Nasreddin Khodja che cavalca un asino, Il leggendario personaggio popolare conosciuto in Aia centrale, in medio Oriente e gran parte dei Balcani il cui suo nome è legato ad un gran numero di fiabe sarcastiche e leggende, presenti anche nella letteratura del sufismo. Visse ai tempi di Tamerlano e si racconta che quando gli fu detto:
-Dal momento in cui sono diventato SIgnore della città, qui non c’ è stata mai stata nessuna peste. Cosa ne dici Khodja?
Egli rispose:
-Allah è misericordioso! Non manda mai due sciagure insieme nello stesso posto!
Nei pressi si trova la moschea Maghoki-Attar che è la più antica moschea dell'Asia centrale. L'edificio venne eretto nel IX secolo, mentre altre parti sono state aggiunte da Abdul Aziz Khan nel 1546-7[1]. Negli anni 30 del secolo scorso l'archeologo russo V. A. Šiškin trovò i resti di un tempio zoroastriano del V secolo, nonché quelli di un precedente tempio buddista. La moschea sopravvisse alle devastazioni mongole, perché (secondo la leggenda) la gente del posto la seppellì sotto la sabbia occultandola.
La moschea ospita attualmente il museo del tappeto.
Ora ci aspetta una visita interessante.
Madrasa Chor-Minor o dei "Quattro minareti"
A proposito dei monumenti insoliti di Bukhara, prima di tutto, dovremmo parlare della madrasa Chor-Minor del 1807 su ispirazione della più antica moschea indiana Chai Minar sita ad Hyderabad in India ma che ricorda anche il Taj Mahal di Agra sempre in India. Si trova proprio dietro il complesso Lyabi-Khauz. "Chor-Minor" significa "quattro minareti" e questo nome è ben giustificato: dagli angoli dell’ edificio della madrasa sono posti quattro piccoli minareti coronati da cupole blu, diversamente decorati l'uno dall'altro. Ciascuno dei quattro minareti ha una forma diversa. Si ritiene che gli elementi decorativi delle torri riflettano la comprensione filosofico-religiosa delle quattro religioni del mondo infatti è facile vedere che alcuni elementi sembrano una croce, un pesce cristiano e la ruota di preghiera buddista.
Pausa pranzo al Ristorante “Bella Italia” che però non onora questo appellativo…
Si riprende il tour con la visita alla residenza reale estiva Sitorai Mohi Khosa
Il complesso si trova a 4 chilometri a nord di Bukhara ed è diviso in una parte vecchia e nuova. La costruzione del palazzo, iniziata alla fine del XIX secolo, commissionata dall'emiro Abdulahad Khan, fu completata tra il 1912-1918. Oggi come cento anni fa, i pavoni girovagano e accolgono i visitatori del palazzo in tutta la sua antica magnificenza, come se fosse ancora disponibile per ricevere reali e ambasciatori.
Il vecchio palazzo
Nella metà del XIX secolo, l'emiro di Bukhara, Nasrullah Khan, decise di costruire per sé una nuova residenza estiva. Per scegliere il luogo più adatto per non soffrire il caldo estivo, gli architetti fecero ricorso a un vecchio metodo: pezzi di carne di montone venivano collocati nei potenziali siti di costruzione. Il luogo, dove la carne deperiva per ultima, sarebbe stato scelto per la costruzione di questa perla suburbana di Bukhara. Sfortunatamente, questo palazzo non è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Alcuni decenni più tardi, un altro emiro di Bukhara, Mir Sayyd Muhammad Alim Khan, iniziò la costruzione di un nuovo palazzo che secondo una leggenda avesse dedicato a sua moglie Sitora. I lavori di costruzione che durarono diversi anni ebbero come risultato una residenza di una bellezza senza precedenti grazie agli architetti che riuscirono a combinare stili orientali e occidentali. Dopo la morte della moglie dell' emiro al palazzo fu dato il suo nome: Sitorai Mokhi-Khosa, tradotto dal tagiki come "Paradiso tra la stella e la mezza luna", e questo nome è stato conservato fino ad oggi. Sfortunatamente, il Sitorai Mokhi-Khosa condivise anche il destino del primo palazzo: fu distrutto.
Il nuovo palazzo
Di grande valore artistico, costruito durante il regno dell'ultimo emiro di Bukhara Said Alim-khan accanto al vecchio e comprende vari edifici. Troviamo l' arco trionfale, la porta d'ingresso con una decorazione a mosaico, e un talar su un lato del cortile. In generale, il palazzo è stato costruito in stile europeo ma diviso per uomini e donne, e l'interno è decorato in stile orientale. L'attuale Palazzo Sitorai Mokhi-Khosa fu costruito nel 1912-1918, per ordine dell'ultimo emiro di Bukhara Mir Sayyd Muhammad Alim Khan. La costruzione coinvolse i migliori maestri di Bukhara dell'epoca, insieme a due ingegneri russi, Margulis e Sakovitch.
Si compone di varie sale per feste, l’ harem, stanze private, una sala da tè, un piccolo minareto e un appartamento per gli ospiti, riccamente arredato. La Sala Bianca (decorata dal famoso maestro Usto Shirin Muradov) è decorata con ganch e le pareti sono ricoperte di specchi che creano un riflesso, che viene ripetuto fino a 40 volte. La sala dei banchetti fu concepita con pareti rimovibili per variare i colori e scenografie secondo i vari periodi dell’ anno! Nel 1927, poco dopo la caduta dell'Emirato di Bukhara, il palazzo fu trasformato in un museo. Oggi ospita il Museum of Arts and Crafts che comprende mobili da palazzo dei secoli XIX-XX, gioielli e prodotti ricamati in oro realizzati da maestri di Bukhara, oggetti d'arte di porcellana russa e giapponese del XIV-XX secolo. La residenza dell'ultimo emiro di Bukhara, dove, oggi come cento anni fa, i pavoni girovagano, saluta i visitatori nei riflessi della sua antica magnificenza, come se fosse ancora disponibile per ricevere royalties e ambasciatori oltreoceano. In una sala viene mostrato come i bambini venivano preparati per la culla (fasciati e muniti di catetere per le femmine e una specie di imbutino per i maschietti per i bisogni corporali). Immancabile la ninna nanna finale fatta da una donna con splendidi denti d’ oro!
Si torna in città e si visita la vecchia madrasa Abdalal-aziz Khan che prende il nome dal suo fondatore sciita che la realizzò nel 1652-1654. Fa parte di un complesso architettonico assieme alla madrasa Ulugh Beg (1417), di fronte al bazar orientale dei gioiellieri. La sua decorazione esterna è in parte incompiuta perché il inevitabile…Khan venne detronizzato così come la decorazione della madrasa non è stato completata e l'architetto non ha terminato il progetto. E’ l'ultima grande Madrasa di Bukhara.
Di fronte seguendo la disposizione a specchio detta Kosh ovvero di due edifici simili che si fronteggiano, c’ è la madrasa Ulugh Beg, nipote di Tamerlano, uomo di alto ingegno e sensibile alla divulgazione della cultura e delle scienze, che la fece edificare nel 1417, la prima delle tre erette per sua volontà. Il nome del costruttore di questo monumento è scritto nel timpano del portale; Ismail ibn Takhir ibn Makhmud Ispfargoni. È possibile che sia un nipote di uno dei maestri catturati da Timur in Iran e che hanno lasciato il loro nome sul portale del complesso Gur-Amir a Samarcanda. La facciata, decorata con piastrelle di maiolica per volere di Abdullah Khan nel 1585, si conclude con due minareti che in origine erano molto più alti. Una capatina ai bazar la cui costruzione risale al XVI secolo quando la città divenne capitale e per un centro come Bukhara, punto di scambio di merci lungo la via della seta, erano un fattore di estrema vivacità. Lungo le direttrici principali si contano diversi bazar:
Taki-Sarrafon
Questo bazar si trova non troppo lontano dal Lyab-i Hauz e era il bazar dei cambiavalute. Venne costruito verso la fine del XVI secolo, laddove sorgeva un aryk (acquedotto).
Taki-Telpak Furushon
Era in origine il bazar dei cappellai. Una delle strutture interne più in evidenza è senza dubbio la grande cupola sferica di 14,5 m di diametro dove si concentrano la maggior parte dei negozi.
Taki-Zargaron
La parola zargaron significa "gioielli", infatti questo era il bazar dei gioiellieri con 36 negozi. Secondo le cronache di Khafizi Tanysh nel 1569-70 esso era il più antico e importante bazar della città.
Tim Abdullakhan
Anche questo bazar con imponente cupola, è ricco di attività commerciali.
Gironzoliamo per questo bazar pieno di botteghe che mettono in vendita souvenirs per i turisti. Noi non compriamo nulla in quanto abbiamo già in mente cosa portare a casa come ricordo….Incontri inaspettato: una coppia di sposi e una suonatrice di dombra, liuto decorato a manico lungo con corde in metallo.
Torniamo in hotel per riposare. Questa sera assisteremo ad uno spettacolo di danze e canti intercalati da sfilate di moda di produzione locale nella suggestiva cornice della madrasa Nodir Divan Beghi con relativa cena.

Giorno 3

8 maggio

Stamane una visita molto importante: il Mausoleo di Ismail Samani.
Di tutti gli edifici medievali di Bukhara, è di particolare interesse. Questo capolavoro architettonico di fama mondiale fu costruito alla fine del IX secolo. Ismail ibn Aḥmad, noto anche come Ismail Samani, era l' emiro Samanide di Transoxiana e Khorasan e il figlio di Ahmad ibn Asad e un discendente di Saman Khuda, l'omonimo antenato della dinastia Samanide che rinunciò allo zoroastrismo e abbracciò l' Islam. (La dinastia Samanide deve il suo nome a Saman Khoda, il capostipite, rappresentante della vecchia aristocrazia persiana, e fu quindi una delle prime dinastie indigene della Persia islamica. Fu vassalla degli Abbasidi da quando i quattro nipoti di Saman furono ricompensati con territori dal califfo per il loro fedele servizio, fino al regno di Ismāʿīl I che si rese di fatto indipendente. Ismāʿīl conquistò i domini dei Saffaridi (900) e degli Zayditi del Tabaristan, ed estese il suo impero su ampie zone dell'Asia centrale, sull'Afghanistan e sull'Iran orientale. I suoi successori non riuscirono a continuare la sua politica e caddero sotto l'influenza dei turchi della guardia reale (Ghaznavidi), che divennero dominanti a corte e che misero fine, insieme ai Karakhanidi, al regno samanide nel 999. L'ultimo rappresentante della dinastia, Isma'il II, cercò di salvare alcuni suoi territori ma fu assassinato nel 1005) Fonte Wikipedia
Il mausoleo fu eretto come cripta di famiglia subito dopo la morte del padre di Ismail Samani. Più tardi, anche lo stesso Ismail e suo nipote Hasr vi furono sepolti. Erigere cripte era contro la legge islamica in quel momento, perché l'Islam proibiva di erigere qualsiasi monumento post-mortem sulle tombe dei credenti musulmani tuttavia, il divieto fu rotto a metà del IX secolo da uno dei califfi in persona, per il quale fu costruito uno speciale mausoleo, pertanto Ismail si limitò a seguire il suo esempio. ll mausoleo rivela un’ architettura molto semplice che si vede nella sua composizione composta da una cupola semisferica che poggia su un cubo di 9 mt di lato e nel disegno equilibrato delle facciate identiche e degli interni. Il nucleo è caratterizzato da regolari mattoni cotti che formano motivi orizzontali e verticali sulle pareti. La buona conservazione dell’ edificio fu possibile in quanto durante l’ invasione dei turchi fu ricoperto interamente di terra come era accaduto per la moschea Maghoki-Attar. Scomparso nel nulla per molti secoli, fu rinvenuto nel 1930 dall’ archeologo russo Sciscin.
Ed ora Poi-Kalyan, il complesso architettonico principale nel centro di Bukhara, situato sulla strada per il commercio all’ incrocio di "quattro bazar".
Kalyan significa "il piedistallo del Grande" dove “Grande” si riferisce al minareto della omonima moschea. Vi si trovano quattro monumenti: la moschea di Kalyan e la madrasa Miri-Arab, l'una difronte all'altra; tra loro c'è il minareto e a sud di Miri-Arab c'è la piccola madrasa Amir-Allimkhan.
La moschea
Risale al 1514 ed è la seconda più grande dell'Asia centrale con un' ampiezza di 127 per 78 metri e può ospitare 12.000 credenti. Il perimetro del cortile è costruito con gallerie a cupola (ci sono 208 pilastri e 288 cupole). La moschea è abbastanza semplice e tradizionale nel disegno e ha poche decorazioni, solo il portale è riccamente decorato. È interessante notare che la ricerca archeologica ha rivelato una decorazione precedente, composto da piastrelle a sei lati e un bordo di mosaico, contrassegnato dal nome del maestro che lo ha creato, Bayazid Purani, e risale al XV secolo.
Il minareto
Una serie di fasce orizzontali salgono verso la sommità; i mattoni sono disposti in rilievo e diventano particolarmente risaltanti quando sono colpiti dai raggi del sole. Hazar-baf (mille tessiture) è il temine persiano che indica questa tecnica di disporre i mattoni ad ispirandosi ai tessuti pregiati. All'inizio del XII secolo Arslan-khan ordinò di ricostruire il minareto della vecchia moschea ma quando i lavori di costruzione furono terminati, il minareto crollò e 2/3 di esso furono danneggiati, Arslan-khan ordinò di ricostruirlo. Con iscrizione in maiolica turchese, sotto la leggera cornice, si legge che fu terminato nel 1127. L’ architetto fu Bako il quale poste le fondazioni sparì per evitare di venire sollecitato dal governatore prematuramente al prosieguo dei lavori. Si racconta che tornò solo quando fu sicuro della buona tenuta della fondazione che era posta a ben dieci metri sotto terra. Con i suoi 45,6 metri di altezza, una base con un diametro di 9 metri, era allora l'edificio più alto del mondo. Meravigliato per la sua bellezza, Gengis Khan evitò di farlo distruggere. Più assomigliante ad una torre che ad un minareto fu l’ ispirazione per altri che in seguito furono realizzati fino al XX secolo anche in altre città dell’ Asia centrale. Si ricorda che Il Mangit Uzbeks-khan giustiziava ladri e criminali facendoli gettare, chiusi in un sacco, dall’ alto del minareto.
La Madrasa Miri-Arab
Si trova si fronte alla moschea e fu costruita nel 1535 da Sayyid Mir Abdullah, un santo sufi yemenita che divenne noto con il nome di Mir-i-Arab, e finanziata da Ubaydulla-khan con la vendita di tremila schiavi persiani. La madrasa ha una forma rettangolare semplice di 73 per 55 metri con due bellissime cupole blu che torreggiano dietro il portale. Uno copre la darkhana (classe), l'altro la gurkhana, lo spazio dove sono sepolti Mir-i-Arab e Ubaydullah che stranamente non hanno avuto un loro mausoleo. Ad eccezione di un breve periodo (tra il 1925 e il 1946), questa è sempre stata una madrasa funzionante. Ora ospita 150 studenti che sono impegnati in diverse discipline islamiche per cinque anni. La madrasa fu restaurata nel 1997.
La Madrasa Amir-Allimkhan
Dietro il minareto si trova questa piccola madrasa costruita nel 1914 e dal 1924 utilizzata come biblioteca per bambini. Anche qui il computer sta prendendo il sopravvento sui libri e l'aspirazione per i giovani uzbeki al giorno d'oggi è principalmente quella di diventare ricchi…..
NOTA A MARGINE:
Le molte madrase di Bukhara hanno una bella architettura e decorazioni raffinate, pur tuttavia gli studenti vivevano in piccole celle buie, solitamente senza finestre, nelle quali dovevano preparare i pasti e bruciare legna per il riscaldamento.
Di nuovo al bazar –quello che noi chiameremmo meno poeticamente mercato–. ed altro incontro con suonatore di liuto. L’esplorazione d’un bazar In Uzbekistan è caratterizzato dal richiamo allo straniero “Frans!” e guardano con simpatia….interessata… anche noi italiani, accennando ad Al Bano, a Toto Cotugno e a qualche squadra di calcio. Questo è quello che arriva di noi in Uzbekistan: dovremmo prestare più attenzione alla nostra immagine internazionale.
Jasur, la nostra guida, ci accompagna in un laboratorio di “marionette” di cartapesta dipinta, dove l’emiro, le belle dell’harem e i coraggiosi cavalieri, tutti in favolosi costumi, son pronti ad inscenare eroiche imprese ed amori fatali. Ne acquistiamo due. Gli spettacoli di burattini sono una tradizione consolidata in molti paesi e la tradizione del teatro dei burattini in Uzbekistan risale al VI-IV secolo a.C., tuttavia, fu nel XIV secolo che ottenne un'ampia diffusione, sotto l’Impero Timuride, creato dal condottiero turco-mongolo Tamerlano. Ancora oggi le rappresentazioni vengono fatte nei teatri dell'Uzbekistan e il laboratorio dove ci rechiamo è, a detta dell’ insegna, il più importante dell’ Asia centrale.
Immancabile ed inevitabile…sosta in un mercato di tappeti….
Dopo un giro in centro per vedere il minareto illuminato ceniamo in un bel ristorante posto su un terrazzo da cui si gode una bella vista sulla città. Una mezza luna nel cielo fa da sfondo al minareto Kalyan illuminato.
Ultima notte a Bukhara domani partenza per Samarcanda con sosta a Shakrisabz.

Giorno 4

9 MAGGIO

SHAKHRISABZ-SAMARCANDA
Dopo la colazione partiamo e faremo una sosta a SHAKHRISABZ dopo 264 km di percorso. Il paese è costituito per la maggior parte da deserto ma con molte fattorie per coltivazione di cotone nell'ovest ed è ricco di risorse minerarie come petrolio, gas e oro.
Shakhrisabz è una delle città più belle e colorate dell'Uzbekistan e si trova a 80 km a sud di Samarcanda, oltre il valico di Takhta-Karacha. Oggi questa meravigliosa città è più famosa grazie ad Amir Temur (Tamerlano), nato il 9 aprile 1346, nel vicino villaggio di Hodja-Ilgar da un nobile proprietario terriero. Dopo la conquista nel 1380, trasformò Shakhrisabz, il cui nome originario era Kesh, nella sua residenza e ordinò di costruire il palazzo, noto come Ak-Saray (Palazzo bianco). Dl finestrino osservo la steppa e vorrei criticare: la steppa è vuota, la steppa non ha vita, dove sono i cammelli? dove le greggi? Ma no qualcosa c’ è! Qualche cammello lo vedo! Qualche gregge di pecore nere lo vedo! Ma vedo anche una fila interminabile di casette rurali linde e pulite dal tetto di lamiera, con stalle lunghe e basse, del periodo sovietico. Arriviamo a Shakhrisabz la citta nativa del grande Timur.
Ma chi era Tamerlano?
Timur Barlas o Temur-i lang (Temur, soprannominato "lo zoppo" per una ferita alla gamba destra ricevuta in battaglia insieme ad altre ferite che avevano invalidato l'uso del braccio destro.), italianizzato in Tamerlano, visse per quasi settant'anni, affermandosi come il conquistatore più feroce della storia. Se dobbiamo credere a quanto raccontavano i suoi nemici, il “signore della guerra”, che nel XIV secolo creò un impero che si estendeva dalla Cina fino al cuore dell'Asia Minore, fu proprio il più sanguinario di tutti i tempi. Tra le pratiche più ricorrenti c'era la decapitazione di massa…… Il gusto della battaglia era in lui così forte che persino quando tornava a Samarcanda, per celebrare le sue vittorie, preferiva accamparsi fuori dalle mura anziché alloggiare in un lussuoso palazzo. Il 19 gennaio 1405, in procinto di intraprendere una nuova guerra, che avrebbe dovuto portarlo alla conquista della Cina, Tamerlano morì, non in battaglia, ma nel suo letto, vecchio e consumato dalla malattia.
Cosa aggiungere…
Arriviamo nell’enorme piazza Amir Temur che è veramente splendida. Fu costruita per collegare il complesso Ak-Saray con gli altri monumenti storici. Particolare attenzione fu data alla progettazione del paesaggio con fontane, pergolati, luoghi culturali, che indubbiamente attirano l'attenzione dei visitatori. Nel centro dell’immensa piazza (che un tempo era occupata dall’intero palazzo) sorge una statua del sovrano posta con lo sfondo delle vestigia del palazzo Ak-Saray. Tamerlano aveva fatto scrivere a caratteri cubitali sul portale allo scopo di impressionare i visitatori stranieri:
"Se avete dei dubbi sul nostro potere, guardate i nostri edifici"
Oggi questa frase è rivolta ai turisti di tutto il mondo
PALAZZO AK-SARAY
Shakhrisabz è, soprattutto, associato al palazzo Ak-Saray. Molte leggende incredibili sono legate alla storia della costruzione del palazzo e, secondo una di esse, dopo che i principali lavori di costruzione erano stati completati, Timur cominciò a dire agli artigiani di sbrigarsi e finire il rivestimento decorativo del palazzo ma non vedendo progressi ordinò che l’ architetto l’iraniano Mukhammad Yasuf Tabriz fosse portato davanti a lui, ma questi era scomparso dopo aver appeso una catena al centro dell'arco principale del palazzo. Poiché nessun altro artigiano di pari bravura poteva essere trovato, l'edificio rimase incompiuto. Qualche tempo dopo, tuttavia, riapparve improvvisamente l'architetto e, dopo essersi assicurato che la catena sull'arco d'ingresso si fosse abbassata, quindi le fondamenta si erano ben assestate, fece riprendere i lavori per decorare l'edificio. Quando Timur chiese una spiegazione della sua strana scomparsa e improvvisa ricomparsa, l'architetto rispose: "Non ho osato disobbedire al comando del mio sovrano, ma non potevo portarlo a termine senza una sicurezza di stabilità. In entrambi i casi mi aspettava una punizione severa, dal momento che un edificio così maestoso doveva avere fondamenta ben salde, altrimenti tutte le decorazioni su di esso si sarebbero perse”. Il grande sovrano apprezzò la saggezza e l'intraprendenza dell’ architetto. Sfortunatamente della grandiosa opera sono sopravvissute solo tracce delle sue due torri, alte 65 metri e decorate da mosaici in ceramica, blu, bianca e oro. Acquistiamo da un artista locale dei bei acquerelli ed una ricostruzione fatta al computer del probabile aspetto del “palazzo bianco”.
NECROPOLI DI DARUS-SIADAT
Il complesso di Darus-Siadat era destinato all'intera dinastia dei Timuridi e fu fondato dopo la morte prematura del primogenito di Timur, Jehangir, nel 1376. Dopo la sua morte il suo corpo fu spostato da Samarcanda a Shakhrisabz, la patria storica degli antenati. Diversi anni dopo, Timur chiamò i migliori architetti e artigiani di Khorezm e ordinò loro di erigere la tomba del principe, il Mausoleo di Jehangir. Dietro il Darus Siadat c'è una sala sotterranea con una porta di legno che conduce alla cripta di Tamerlano, scoperta nel 1943. La stanza è semplice ad eccezione delle citazioni Karaniche sugli archi, che recitano come segue: "La Supremazia appartiene solo ad Allah. Lui è Eterno ", e" Tutto è buono nelle mani di Allah, è onnipotente". Al centro della stanza c'è il sarcofago di marmo, ricoperto da un'enorme lapide sempre di marmo monolitico, che spessa 11 centimetri, con 5 anelli di ferro attaccati agli angoli e al centro. Sulla pietra sono state trovate incisioni calligrafiche che hanno permesso agli archeologi di attribuire la tomba a Tamerlano. In realtà il suo corpo fu poi trasportato a Samarcanda e sepolto nel mausoleo Gur-e Mir e non nella natale Shahrisabz.
MOSCHEA DI KOK GUNBAZ
Fu costruita nel complesso commemorativo nel 1435-1436 ed è la più grande moschea del venerdì di Shakhrisabz costruita da Ulugbek. La costruzione della moschea è coronata da un' enorme cupola ricoperta di piastrelle di ceramica blu che hanno dato il nome alla moschea: Kok Gumbaz significa appunto "cupola blu". Attorno al tamburo della cupola c'è l'iscrizione con piastrelle smaltate bianche: "La sovranità appartiene ad Allah, la ricchezza appartiene ad Allah". Lo spazio interno è quasi quadrato con quattro nicchie profonde orientate verso ogni angolo della terra e le pareti coperte di stucchi di ganch e riquadri dipinti con intricati ornamenti in tinte oro e colori accesi che recano elementi floreali, cipressi, palmette e fantasiosi arabeschi.
MOSCHEA KHAZRETI-IMAM
Costruzione della fine del XIX sec. tipica dell’ Asia Centrale con una sala di preghiera invernale interna e un talar di ingresso. E’ presente sul piazzale un albero ultrasecolare che a detta di una targa in marmo è lì dal 1370 mentre su una targa sempre in marmo è inciso un bel pensiero:

“Nei luoghi santi il potere santo protegge, secolo dopo secolo, gli alberi piantati dai nostri antenati”
Islam Karimov
Karimov, Presidente uzbeko, era per metà uzbeko, da parte di padre, e per metà tagiko, da parte di madre. Crebbe in un orfanotrofio statale sovietico e studiò poi ingegneria meccanica a Tashkent. Già membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, presiedette la repubblica dell'Uzbekistan da quando questa si rese indipendente, nel 1991, sino alla propria morte.
Pranziamo in ristorante e riprendiamo il viaggio verso Samarcanda che dista ancora circa 160 km. Vi arriviamo nel tardo pomeriggio e alloggiamo all’ Hotel Registan, a dir poco favoloso!
SAMARCANDA
La storia di Samarcanda ha circa 2.750 anni ed è stata testimone di molti sconvolgimenti durante i tempi di Alessandro Magno, la conquista araba, la conquista di Genghis-Khan e infine quella di Tamerlano. Quindi, la cultura di Samarcanda è stata sviluppata e mescolata con quella iraniana, indiana, mongola e un po' della cultura occidentale e orientale.
Bella e maestosa ha un potere meraviglioso e attraente. Poeti e storici del passato la chiamavano "Roma d'Oriente, la bellezza dei paesi sublunari, la perla del mondo musulmano orientale". La sua posizione geografica vantaggiosa nella valle di Zarafshan pone Samarcanda al primo posto tra le città dell'Asia centrale.
Nel corso della storia questa leggendaria città sulla Via della Seta attraversò crescite e decadimenti, soffrì invasioni di sovrani stranieri e di nuovo rinacque diventando più bella. Oggi Samarcanda è inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO nel 2001 per i suoi monumenti unici di architettura antica, famosi in tutto il mondo.
Anche qui troviamo naturalmente un monumento a Tamerlano che lo raffigura seduto sul suo trono in età avanzata. Samarcanda era dopotutto la sua casa!
Dopo cena ci rechiamo ad assistere ad uno spettacolo al teatro El Merosi.
“L' EREDITÀ DEI POPOLI” è un fuori programma a cui aderiamo con piacere; racconta l'Uzbekistan tramite la danza e dei magnifici costumi. Il teatro El Merosi propone un viaggio nelle mode e nelle danze che si affermarono in diverse epoche dell’antica Samarcanda. A ispirare gli stilisti che hanno confezionato questi costumi, sono stati i ritrovamenti archeologici ma anche grazie agli affreschi antichi.
La rappresentazione si compone di 11 quadri riferiti a momenti storici:
1. Saci e Massageti (Sciti) VII-III sec. a.C.-Erano europoidi, parlavano lingue indo-iraniche ed erano eccellenti guerrieri ed arcieri equestri.
2. Achemenidi VI-IV sec. a.C.-La dinastia dei re dell’ antica Persia.
3. La dea Anhita-Nella mitologia zoroastriana la dea dell’ acqua e della fertilità.
4. Il regno di Kushan-Formatosi agli albori del I sec. d.C. raggiunse il massimo sviluppo di prosperità ma anche dello schiavismo.
5. Danza dei sogni-(La ragazza Sogdiana)-I Sogdiani erano gli antenati dei moderni uzbeki ed erano intermediari commerciali sulla Via della Seta.
6. L’ impero Sogdiano-Riferimento scenico agli affreschi di Afrasiab l’ originaria fondazione di Samarcanda chiamata Maracanda dagli antichi greci.
7. Calendario-Gli abiti danno un’ idea del cambio delle stagioni e sono ricostruiti secondo i materiali dell’ “Avesta”, raccolta dei testi sacri zoroastriani, il più antico monumento dell’ antica letteratura iraniana.
8. Il Munogiot-La danza classica uzbeka su canto Tanovor (La parola composta da due parti: “Tan-corpo o anima“, e “ovar”-piacere, cioè piacere dell’ anima e del corpo.
9. I Timuridi-Dinastia turca dell’ Asia Centrale (1370-1507) fondata da Amir Timur (Tamerlano).
10. Lazghi-La danza della Corasmia, focosa, energica e molto appassionata, molto ritmata e alla fine irrefrenabile.
11. La cerimonia di nozze del XIX sec. è rimasta invariata fino ad oggi. I matrimoni uzbeki si distinguono per la grandezza dei particolari e dei riti.
A sorpresa ci portano alla famosa piazza Registan illuminata: quanta bellezza tutta insieme! Vero gioiello situato nel cuore dell'antica città di Samarcanda, ha guadagnato la sua fama mondiale grazie al grande complesso architettonico che è diventato un monumento dell'architettura orientale. La vedremo meglio domani.
Torniamo in hotel molto soddisfatti.

Giorno 5

10 MAGGIO

Si inizia la giornata con una visita emozionante: IL REGISTAN.
Ricordiamo il significato di Registan:
Il Registan era una piazza pubblica, (viene in mente l’ agorà greca e il foro romano) dove persone si riunivano per ascoltare i proclami reali, annunciati da squilli di tubi in rame enormi chiamati dzharchis ma anche un luogo di esecuzioni pubbliche. Era anche utilizzata per parate militari, addestramento e cerimonie e spesso nelle vicinanze era presenta lo "Zindan" (prigione).
Su tre lati la piazza è occupata da grandi madrase, di cui i due i portali si fronteggiano riproponendo la singolare disposizione urbanistica identificata con il nome di kosh che come abbiamo visto a Bukhara ha avuto un largo impiego. Registan si riferisce alla sabbia presente che doveva assorbire il sangue che scorreva durante le esecuzioni, da cui il nome Registan, "luogo di sabbia" quando questo spazio creato nel XIV secolo (progettato da Timoer Lenk) divenne la scena per le esecuzioni pubbliche. E’ una delle piazze più belle del mondo, grandiosa e intima, più grande di un campo da calcio e pavimentata con mosaico in piastrelle di marmo.
Il complesso è composto da tre madrase:
MADRASA DI ULUGH BEG (XV secolo)
MADRASA DI SHIR-DAR (XVII secolo)
MADRASA DI TILA-KARI (XVII secolo.
Tutte sono riccamente decorate, con splendidi motivi geometrici che sembrano moltiplicarsi all'infinito e con gli arabeschi si avvolgono come rami, piastrelle smaltate turchesi, verdi e gialle. L’ evidente inclinazione di alcuni dei minareti è stata causata dai numerosi terremoti che hanno devastato la zona. È stupefacente quanto il complesso sembra formare una sola unità anche se c'è un periodo di oltre duecento anni tra la costruzione della prima e l'ultima madrasa.
MADRASA DI ULUGH BEG
Nipote di Tamerlano, noto matematico e astronomo, assunse il potere nel 1409 e nel 1417, diede l'ordine di costruire la madrasa alla quale in seguito sarebbe stato dato il suo nome. L' edificio, situato nella parte occidentale della piazza è di forma rettangolare con all'interno un cortile quadrato con ingressi alle stanze degli studenti (approssimativamente 100 persone) e sale di studio. La facciata della Madrasa si affaccia sulla piazza, completata con due alti minareti posti negli angoli e rivestiti di mattoni smaltati che creano splendidi disegni. Il portale della madrasa è adornato con motivi di stelle a dieci punte che simboleggiano il cielo e l'astronomia. A quel tempo, era il più grande istituto scientifico-educativo di Samarcanda dove si insegnava filosofia, astronomia, matematica, teologia.
MADRASA DI SHIR-DAR
Lo stile è una imitazione della Madrasa di Ulugh begh costruita tra il 1619 e il 1636 e il suo nome Shir Dor significa “decorato con le tigri” infatti sui timpani dell'arco del portale sono rappresentate tigri con due “soli” antropomorfi che attaccano un daino. Cupole a costoloni su alte torri sorgono accanto ai due piani della facciata ai lati del portico mentre iscrizioni islamiche, decorazioni geometriche e floreali adornano l'interno.
MADRASA DI TILLA-KORI
Il suo nome significa "ricoperta d'oro" e funziona anche come una moschea. A metà del XVII secolo, la moschea costruita precedentemente da Tamerlano e dedicata alla sua consorte Bibi-Khanym era in rovina quindi Yalangtush-biy la fece costruire sul Registan e venne usata anche come madrasa. La facciata principale dell'edificio è realizzata su due livelli con il portale centrale che presenta una nicchia e due ingressi che conducono al cortile interno, la cupola blu della moschea a sinistra del portale e due minareti su entrambi i lati. La costruzione equilibra magnificamente le due madrase più grandi senza disturbare l'unità dello stile architettonico. La ricca doratura della cupola e del mihrab superò tutti gli altri famosi edifici dell'Asia centrale.
Ci spostiamo al complesso architettonico voluto da Tamerlano e chiamato Gur-i Amir, tomba dell’ emiro.
MAUSOLEO DI GOUR-EMIR
Inizialmente comprendeva una madrasa edificata per il suo amato nipote Moukhammed-Sultan Mirza ed intesa come un luogo di apprendimento per i bambini della nobiltà di Samarcanda e una khanaka. L'equilibrio tra forza e raffinatezza è ulteriormente accentuato dai due mausolei che fiancheggiano il Gour-Emir su entrambi i lati pur tuttavia, Tamerlano non visse per vedere il mausoleo finito; morì nell'inverno del 1405 e anche se avesse già preparato un mausoleo nella sua nativa Shakhrisabz, fu Gur Emir che divenne la sua tomba e luogo di sepoltura dei suoi discendenti, infatti qui riposano i suoi due figli Shahrukh e Miranshah e i nipoti Muhammad Sultan Mirza, Ulugbek ma anche il suo mentore spirituale Mir Said Baraka. La pianta ottagonale del mausoleo è sormontata da un altissimo tamburo circolare su cui si innalza una formidabile cupola maiolicata ingentilita da 64 nervature che creano giochi d’ ombra. Al centro della sala vi sono i cenotafi che commemorano oltre Tamerlano, Miran shah suo terzogenito, il nipote Moukhammed-Sultan Mirza, Mir Syyd Baraka, Abdurakham Mirza e suo nipote e grande statista Ulugh Beg. La lapide del santo Sayyd Umar è collocata al centro in un arco identificato da un palo portante in cima una coda di cavallo. Internamente il Gur-e Amir appare come una vasta ed alta sala dotata di nicchie profonde sui lati e variamente decorata. Incontriamo un gruppo di donne, una ci dice in uzbeko, poi in russo: "da dove venite?"...poi le altre donne aggiungono ..."non capiscono neanche il russo"...😊
Sosta pranzo in hotel con una gradita sorpresa:
la “FRANCOROSSO” ci offre una splendida torta!
Visita alla famosa fabbrica di carta di seta MEROS fondata dai fratelli Mukhtarov, sita a Konigil, un villaggio vicino a Samarcanda.. Grazie ai loro sforzi, la fabbrica locale ha riportato in vita un'antica tradizione basata sulle vecchie tecnologie di Samarcanda ed è interessante notare che la produzione è manuale e possiamo osservare il processo di fabbricazione della carta dal vivo. L’ ambiente è davvero pittoresco: alberi ombrosi, il vicino fiume Siab con acqua gorgogliante che motorizza il mulino che aziona le presse martellanti e una piccola sala all'ingresso per accogliere i visitatori con un dolce tartaro a base di miele e frutta secca accompagnato da tè.
La tecnologia di produzione della carta di Samarcanda è la seguente.
La corteccia di gelso è considerata una materia prima che viene pulita e fatta bollire in un grande recipiente per circa cinque ore, poi viene battuto per rendere omogenea e consistente la poltiglia risultante che viene successivamente posta in una vasca con acqua e filtrata su un grande foglio di flazelin (tulle), pressata su piastre e quindi ricoperta con un foglio successivo di flazelin e una miscela di gelso setacciata e così via. La carta viene rimossa dalle piastre e asciugata in posizione verticale per un giorno e risulta molto robusta. Per rimuovere la ruvidezza della carta, il maestro cartaio la lucida su un tavolo di granito con un corno d'osso ottenendo la sua famosa levigatezza. Va notato che la carta di Samarcanda che ha un caratteristico colore giallo non è sbiancata con prodotti chimici, e quindi la sua durata di conservazione è molto più lunga di quella di un semplice foglio bianco. Ad esempio, se un normale foglio bianco di buona qualità dura per 40-50 anni, la carta di Samarcanda può dura per 300-400 anni ! Oggi la carta di Samarcanda è ampiamente usata per lavori di restauro di libri antichi sia in Uzbekistan che in altri paesi del mondo ed è anche protetta dai topi, che non possono digerire la corteccia di gelso. La carta di Samarcanda era rinomata per la sua qualità e su di essa furono scritti molti testi persiani e arabi del IX e X secolo.
“La migliore carta del mondo viene prodotta a Samarcanda”, scrisse Babur, un discendente del sovrano centroasiatico Tamerlano e fondatore della dinastia Mughal in India nel 16 ° secolo.
Dopo un riposino in hotel ci accingiamo a gustare il famoso “PLOV” la versione uzbeka del “Pilaf” (termine inglese preso in prestito direttamente dal turco “pilav”), orgoglio della cucina uzbeka ma sembra appartenesse alla cucina reale dei Gran Moghul dell’ India (1526-1857). Consiste principalmente in carne fritta o bollita, cipolle, carote e riso; la variazione consiste nell’aggiunta di uvetta, berberis, ceci e frutta. L’ incarico della preparazione è quasi sempre maschile. I cuochi sono soliti preparare il Plov su una fiamma viva, e nelle occasioni speciali arrivano a servire fino a mille persone con un unico calderone, che può contenere circa 100 Kg di riso. Ecco spiegato il motivo di tanto vanto: ci vuole una certa forza per girare 100 Kg di riso! Ci ospita un locale posto in una casa tagica dove ci viene spiegata la preparazione. Assaggiamo anche un buon vino uzbeko che non è niente male! Si torna in hotel.

Giorno 6

11 maggio

Oggi una serie di visite interessanti. Si inizia con la:
MOSCHEA BIBI KHANYM
La costruzione della moschea che doveva essere la più bella e più grande del regno, impiegò cinque anni dal 1399 al 1404 e fu dedicata alla moglie preferita di Temur, Bibi Khanym, che era una principessa cinese. Costituita da un cortile rettangolare di 109 per 167 metri, circondato da lussuose gallerie, le cui arcate contenevano più di trecento colonne di marmo, minareti che torreggiavano su ciascun lato, muri esterni lunghi circa 167 metri e larghi 109 metri, pareti scintillanti e un imponente portale della moschea decorato con marmi. Sfortunatamente poco dopo il completamento della costruzione, quando la moschea divenne il luogo degli atti cerimoniali di culto, l'edificio iniziò a crollare: l' idea del creatore di costruire un edificio così magnifico era stata troppo audace per quel periodo. Purtroppo Il complesso non riuscì a svolgere in pieno il suo ruolo per colpa dei molti terremoti tanto che nel 1646 le funzioni del venerdì furono trasferite nella moschea ubicata nella madrasa TILLA-KORI che fa parte del complesso del Registan. La costruzione conservava un Corano (Corano Osman), secondo la tradizione uno dei più antichi corani della storia, che è ora a Tashkent ma il suo leggio in marmo, a cui vengono attribuiti poteri magici, è ancora lì. Le donne strisciano sotto di esso per tre volte nella speranza di aumentare la loro fertilità.
SIAB BAZAR
Il mercato centrale di Samarcanda si trova vicino alla moschea di Bibi-Khanum. Non ha più i suoi vecchi edifici, ma è ancora possibile trovare qui lo spirito del vecchio centro commerciale e la cultura della grande città, con frutta secca e noci, dolci tradizionali, così gustosi che i residenti della capitale vengono fin qui per acquistarli. Attraversando il portale d’ ingresso, ci ritroviamo in un'atmosfera diversa, quasi magica, con molti colori vivaci, un baccano di voci di clienti e commercianti che affollano il mercato per comprare e vendere iniziando prima dell'alba e finendo in tarda serata. I numerosi chai-khanas (padiglioni per bere il tè) sono pieni dell'atmosfera dell'ospitalità tradizionale di Samarcanda. E infine, il caratteristico pane di Samarcanda "obi-non", cotto in forni d'argilla, di forma rotonda simile al disco solare è famoso per il suo gusto speciale e l' originalità della decorazione. Il pane di Samarcanda è prodotto in 17 tipi diversi! È anche possibile trovare un numero di spezie ma anche pezzi di artigianato di maestri locali. Cos'è un mercato orientale senza assaggiare ?! lì, come in qualsiasi altro bazar, i venditori di buon cuore non solo ti permetteranno di assaggiare il prodotto prima di acquistarlo, ma anche di insistere in quanto la principale caratteristica di un bazar orientale è quella di contrattare, un'abitudine che gli abitanti asiatici hanno formato dall'infanzia. Tranne i prodotti freschi e vari, il mercato di Siab ha un'altra caratteristica: questo è il posto dove puoi trovare le ultime notizie e gli eventi che si verificano in città. Gli uzbeki sono molto socievoli e le persone vengono coinvolte in conversazioni anche con estranei.
Poco distante c’è la
MOSCHEA DI HAZRAT-HIZR
E’un'antica moschea dedicata al profeta al-Khidr costruita nell’ VIII secolo poi incendiata e distrutta dalle orde di Gengis Khan nel XIII secolo e da allora rimase un rudere fino al 1854 quando venne ricostruita. Negli anni '90 del secolo scorso un ricco cittadino di Bukhara finanziò il restauro e oggi può essere considerata una delle più belle moschee della città. Nel piazzale superiore, da cui si ha una suggestiva vista panoramica della città, si trova la tomba del presidente e grande statista e politico Islam Karimov.
Proseguendo sul percorso si costeggia le colline dove era l'antico insediamento di Afrasiab (VII-II secolo Ac). In realtà è l'insediamento dell'antica Samarcanda del periodo pre-mongolo e fu il sito della vita urbana dal VI secolo a.C. fino alla distruzione da parte delle truppe mongole nel 1220. La prossima tappa è il museo archeologico che ospita alcuni reperti dell'antica Afrosiab, conquistata da Alessandro Magno nel 329 a.C. e, in seguito, distrutta dai mongoli di Gengis Khan nel 1220. Di Afrasiab sono state ritrovate le mura e vari edifici, in uno di esso fu scoperto un grande affresco (visibile nel museo) che rappresenta una carovana di importanti personalità e ambasciatori in visita al re e, seppure parziale e danneggiato, rende l'idea tramite un accurata ricostruzione dell'importanza della città. Torniamo indietro e superando la già vista Moschea di HAZRAT-HIZR, entriamo nel sito della
NECROPOLI DI SHAKHI ZINDA OVVERO “DEL RE VIVENTE”
Uno dei monumenti architettonici più misteriosi e unici di Samarcanda luogo di sepoltura di persone reali e nobili, consiste di file di raffinate tombe di colori scintillanti, combinate armoniosamente in una composizione vivace e commovente, con i mausolei raggruppati lungo la stretta via medievale, costruiti uno dopo l'altro tra l’ XI e XV sec. Tutti sono quadrati, con una cupola, il cui ingresso è segnato da un portico, ricchi di decorazioni architettoniche, maioliche e mosaici. Il mausoleo principale con cui inizia la necropoli, sembra essere la tomba immaginaria del cugino del profeta Maometto, Kusam-ibn-Abbas che secondo una leggenda venne a predicare a Samarcanda nel 640 ma dopo 13 anni fu decapitato dagli Zoroastriani mentre pregava e si crede che sia ancora vivo e che ritornerà. Il complesso divenne un importante centro di pellegrinaggio ed era venerato dal popolo come luogo sacro. Una composizione vivace e commovente, vari mausolei sono raggruppati lungo le strette vie medievali tanto che viene anche chiamato "cimitero di strada".
Riprendiamo il percorso che in pullman stavolta ci porta all’
OSSERVATORIO DI ULUGH BEG
La meraviglia dell'Uzbekistan medievale, una costruzione unica per il suo tempo, fu costruita da Mohammed Taragai Ulugh Begh, nipote di Amir Timur , nel 1428-1429 in cima a una collina. La costruzione aveva una forma rotonda, 46 metri di diametro e 30 metri di altezza e un enorme sestante era posto nella sala principale per le osservazioni della Luna, del Sole e di altre stelle della volta celeste. Fra gli altri strumenti usati nell'osservatorio vi erano la sfera armillare e l'astrolabio di cui osserviamo delle riproduzioni nell’ annesso museo. La precisione delle osservazioni degli astronomi di Samarcanda è sorprendente, perché sono state realizzate senza l'ausilio di strumenti ottici, ad occhio nudo. Le tavole astronomiche contengono il coordinamento di 1018 stelle. Con incredibile precisione, il calcolo fatto da Ulugh Beg della lunghezza di un anno , che era pari a 365 giorni 6 ore 10 minuti 8 secondi poco si discosta da quello fatto in tempi moderni che è di 365 giorni 6 ore 9 minuti 9,6 secondi, quindi l'errore è solo meno di un minuto. Sfortunatamente solo la parte sotterranea del sestante e la base dell'edificio sono state salvate: pochi anni dopo, nel 1449, il centro scientifico fu distrutto da fanatici religiosi e fu riscoperto solo nel 1908 dall'archeologo russo V.L. Vyatkin. Anche la preziosa biblioteca saccheggiata. Peccato. Mi ha tanto ricordato l’ osservatorio Jantar Mantar a Jaipur in India.
Si continua con la visita della fabbrica di tappeti "Khudjum", dove vengono prodotti rigorosamente artigianalmente veri capolavori tessuti su telai verticali o orizzontali utilizzando solo fili di seta naturale.
Sfortunatamente, alla meta' del XIX secolo la tecnologia di produzione di questi articoli unici fu quasi persa e solo alla fine degli anni '90 del secolo scorso, con un compito faticoso, il commercio dimenticato è stato ripreso gradualmente a Margilan, Khiva e Samarcanda. Nel laboratorio tante ragazze lavorano ai telai ma noto che sono sedute su una panca molto scomoda….
Pranziamo in hotel e ci rechiamo alla stazione dei treni dove partiamo con il treno veloce Afrosiab che sfreccerà con punte fino a 254 km/h lungo i circa 320 chilometri tra Samarcanda e la capitale dove arriviamo dopo 2 ore e 10’.

Giorno 7

11 maggio


TASHKENT
Tashkent è la capitale della Repubblica dell'Uzbekistan e una delle città più antiche sulla Grande Via della Seta dalla Cina all'Europa. Le prime informazioni su Tashkent, come insediamento, si trovano nelle antiche fonti del II secolo a.C. Da fonti cinesi si chiamava Yuni e anche Shi, nell'iscrizione del re persiano Shapur I l'oasi di Tashkent fu chiamata Chach mentre gli arabi la chiamavano Shash. Secondo Beruniy e Mahmud Kashgariy, il nome Tashkent apparve nelle fonti turche del IX-XII secolo mentre in Russia, nel XV secolo, era conosciuta come Tashkura. Fin dai tempi antichi la posizione geografica vantaggiosa e il clima favorevole hanno reso Tashkent uno dei punti principali della Grande Via della Seta.
Arriviamo in serata all’Hotel Miran, favoloso ed elegante e ci tocca una suite di 65 mq! E’ pur vero che ci è capitato altre volte ma stavolta è veramente incredibile!
La cena è ottima ed è allietata da due suonatori di musica uzbeka.
12 maggio
Ultimo giorno in Uzbekistan. Dopo una lauta colazione ci rechiamo in bus al complesso monumentale di Khast Imam con la madrasa di di Barak Khan.
Questo complesso è il centro religioso della città fondato nel XVI sec vicino alla tomba di uno dei primi imam della città di Tashkent, il famoso scienziato Hazrati (nome completo - Abu-Bakr Muhammad Kaffal Shashi), poeta e studioso del Corano e di Hadith. (Adith: Nella tradizione canonica musulmana, breve narrazione relativa a detti o fatti del Profeta).
Nel piccolo museo di questo complesso è ospitata una ricca collezione di manoscritti orientali ed è conservato il Corano di Osman, la principale fonte islamica e il più antico testo a noi pervenutoci (scritto nella metà del VII secolo). E' una copia rivestita in pelle di daino composta da 353 fogli di pergamena di grandi dimensioni. Una leggenda narra che il califfo Osman fu ucciso intento alla sua lettura macchiando con il suo sangue il libro sacro.
L'antico manoscritto di enormi dimensioni, contenente 353 pagine di pergamena con il testo originale del Corano fu conservato per secoli nelle città di Medina, Damasco e Bagdad. Da Damasco, durante il regno di Timur, il Corano di Osman raggiunse l'Uzbekistan, poi fu inviato a Mosca alla fine del XIX sec, dove fu tenuto fino alla rivoluzione. Dopo fu portato nel 1924 a Taskent, omaggio di Lenin ai musulmani uzbeki.
Madrasa di Barakh-khan
Fu costruita nel XVI secolo da Suyunidzh-khan, nipote di Ulugbek ed è diventato il luogo dell'amministrazione spirituale dei musulmani dell'Asia centrale. Vi si trova una ricca biblioteca di manoscritti orientali.
Concludiamo così la visita al museo e ci indirizziamo in piazza Amir Timur (Tamerlano), realizzata nel 2009, che si trova nel centro della città e in origine era un piccolo parco con platani centenari e al centro la statua equestre di Tamerlano. Su di essa convergono ampi viali e vi si affacciano i più importanti edifici della città come l'Università degli studi di Giurisprudenza, il museo di Amir Timur e il grandioso Forum Palace che ospita importanti eventi. Questo moderno edificio, realizzato nel 2009, presenta una grande cupola sormontata da figure di cicogne, raggiunge i 48 metri di altezza e con prospetti dominati da alte colonne che riprendono nel disegno la tradizione uzbeka. Facciamo una pausa per il pranzo a base di insalata di riso, involtini e minestra di verdure con spezzatino.
Una visita alla metropolitana.

Tashkent ha una metropolitana che si articola in tre linee (rossa, blu e verde) realizzate dai sovietici e in servizio dal 1977. Partiamo dalla stazione di Chorsu (linea blu), dalle pareti finemente rivestite in marmo chiaro e da uno splendido soffitto, e raggiungiamo la fermata di Kosmonavtlar. Sulle pareti della Kosmonavtlar, interamente ricoperta di piastrelle che sfumano dal celeste al turchese fino ad un blu intenso, sono rappresentati alcuni astronauti russi e usbeki. Ritorniamo in superficie e ci dirigiamo verso la nostra prossima meta: piazza dell'indipendenza.PIAZZA DELL'INDIPENDENZA (PIAZZA MUSTAKILLIK)
Dopo il terremoto del 1966, la città fu ricostruita e arredata secondo la tipica pianificazione sovietica: ampi viali, edifici imponenti, parchi verdi e immense piazze. L'ex Piazza Rossa di Tashkent esempio del vecchio stile sovietico con un tocco moderno è ora conosciuta come Piazza dell'Indipendenza. Tutto intorno vi sono edifici governativi come il palazzo presidenziale e molti ministeri e sul lato ovest il nuovo edificio del parlamento. E' il luogo preferito dei residenti di Tashkent sia per le numerose fontane che per i giardini curatissimi. Nel periodo sovietico la piazza prese il nome di Lenin ed è in questo periodo che assunse l'odierno aspetto. Nel 1991, con la dichiarazione di indipendenza, la piazza assunse il nome di Piazza dell’ Indipendenza e il monumento a Lenin fu sostituito con un globo su cui è segnata la pianta dell’ Uzbekistan.
L'area della piazza è di quasi 12 ettari e intorno ad essa si trovano molti edifici governativi e delle istituzioni. In una verde e tranquilla area troviamo il monumento dedicato alle madri dei 400.000 soldati uzbeki morti per la patria nella seconda guerra mondiale; ai lati dell'area, lungo delle gallerie in legno, sono riportati, in una serie di nicchie, dei libri con pagine in lastre metalliche, ove sono incisi i loro nomi….
Una visita veloce al:
CENTRO DI ARTI APPLICATE
In Uzbekistan viene prestata grande attenzione allo sviluppo dell'artigianato tradizionale e il Centro di Arti Applicate di Abul Kasim, è stato istituito nell'ambito di questa iniziativa e qui si possono trovare le opere di abili artigiani e abili ricamatrici: tappeti, scialli, sciarpe, borse ricamate in stile tradizionale. L'edificio stesso è un monumento storico costruito nella metà del XIX secolo e qui si trovava il santuario, dove secondo la leggenda, erano conservati pochi peli dalla barba del “Profeta”.

Giorno 8

Dopo pranzo ci rechiamo in hotel per preparaci alla partenza per l’ Italia.
Il nostro volo parte alle 15.05 (ora locale) con arrivo a Milano alle 19.15 (ora locale). Circa 7 ore di volo per coprire 4808.29 chilometri.
CONSIDERAZIONI FINALI
Come risultato dell'espansione della Russia durante gli anni ’60 e ’70 del XIX secolo, una grande parte dell’Asia Centrale, inclusa un'importante parte dell’Uzbekistan, fu incorporata nell'Impero russo. Tra il 1922 ed il 1991 l’Uzbekistan era una delle 15 repubbliche che facevano parte dell'URSS.
Gli uzbekii avevano iniziato a divenire padroni del loro stato già in pieno regime sovietico grazie alla loro forte crescita demografica e iI processo di democratizzazione con la disintegrazione dell'URSS condussero l’ Uzbekistan ad ottenere la piena indipendenza e la sovranitа' nel 1991. Abbiamo notato la presenza di molte auto Chevrolet, infatti la “GM Uzbekistan” è una joint venture tra “OJSC UzAvtosanoat” (75%) e la “General Motors Company” (25%) degli Stati Uniti per la produzione di automobili, e si trova ad Asaka. La fabbrica produce veicoli con il marchio Ravon e produce anche Chevrolet. Noi abbiamo una MATIZ!
Cambia la cultura in tutto il paese. Nelle scuole le classi in russo sono quasi totalmente scomparse mentre prima erano quelle di maggior prestigio, oggi si studia quasi esclusivamente in uzbeco, come è naturale che sia anche se si studia ancora il russo, ma la maggior parte degli insegnamenti sono fatti in uzbeco. Le scritte in russo che vedo in giro, la gente che parla in russo, mi fanno pensare ad un popolo che ha perso la sua identità e sottomesso….Questo potrebbe portarvi ad immaginare un popolo triste e chiuso, in realtà è esattamente l’opposto. Gli uzbeki sono solari, sempre sorridenti e super accoglienti. Credo di non aver mai visto nella mia vita un paese più accogliente dell’Uzbekistan: tutti ti guardano incuriositi e ti parlano con molta educazione; nei mercati ti invitano ad assaggiare i loro prodotti, ti chiedono da dove vieni e dove andrai e sono delusi quando vedono che non parli in russo (mi è capitato a Samarcanda), si fanno fotografare insieme a te e sono sempre pronti ad aiutarti. Gli uzbeki sono un popolo molto ospitale e amichevole.
Un proverbio popolare dice:
“Se non hai cibo delizioso per un ospite, devi avere dolci parole per lui”
Il turista è sacro da queste parti! In Uzbekistan mi sono sentito a mio agio.
ALCUNE NOTIZIE SULL’ UZBEKISTAN
POOLAZIONE: 28.929.716 abitanti (2014).
DENSITÀ DI POPOLAZIONE: 65 abitanti per chilometro quadrato.
CRESCITA NATURALE DELLA POPOLAZIONE 0,94% (2014)
TASSO DI NATALITÀ PER 1000 ABITANTI: 17.02 (2014)
TASSO DI MORTALITÀ PER 1000 ABITANTI: 5,29 (2014)
L'ASPETTATIVA DI VITA: 73,3 anni-uomini 70.3 e donne 76.5 anni (2014)
Circa l'80% della popolazione è uzbeka.
Inoltre, ci sono grandi gruppi di russi, kazaki, tagichi e tartari.
La maggior parte della popolazione (88%) è musulmana (sunnita), in minore percentuale i cristiano- ortodossi russi (9%). Il restante 3% aderisce a una religione diversa.

La bandiera nazionale della Repubblica è rettangolare, con tre strisce orizzontali: blu, bianco e verde.
-Il blu è il simbolo del cielo e dell'acqua, che sono la principale fonte di vita.
-Il bianco è il tradizionale simbolo di pace e felicità.
-Il verde è il colore della natura, la nuova vita e un buon raccolto.
-Due sottili strisce rosse simboleggiano il potere della vita.
-La luna, simboleggia la nuova Repubblica indipendente.
-Le dodici stelle rappresentano i segni spirituali.
Le stelle rappresentano anche le tradizioni storiche del popolo uzbeko, come il vecchio calendario del sole ma possono anche indicare gli stati che precedentemente esistevano sul territorio dell'Uzbekistan.
La valuta è il “SUM” presente solo in banconote e poiché il cambio con l’euro è molto favorevole vi troverete con una mazzetta di sum enorme e non saprete dove metterla: pensate che una birra costa 20.000 sum!
Se decidete di visitare questo paese speciale, sappiate che il miglior periodo di viaggio in primavera va da inizio maggio a fine giugno e in autunno da settembre a novembre.
L’Uzbekistan è un paese favoloso e mi ha veramente sorpreso.
Una vera testimonianza della storia di molti popoli e imperi.

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