Impressioni di Scozia

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 10 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 1.001€ a 1.500€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Europa
L’idea di un viaggio in Scozia ci ha sempre stuzzicato, ma ha preso concretamente forma in modo un po’ improvvisato e soprattutto legato a motivi economici: durante le vacanze di Natale volevamo fare un bel viaggio ma avevamo un budget limitato, e per la Scozia l’inverno è bassa stagione da un punto di vista turistico ed economico. Per cui si è deciso: Scozia on the road.
Prima di partire le perplessità di un viaggio on the road in Scozia in pieno inverno erano molte: il freddo, le poche ore di luce, e proprio il fatto che fossimo in bassa stagione ci preoccupavano un po’.
Qui riporto alcune personalissime opinioni, impressioni e suggerimenti scaturite dal nostro tour scozzese. Non entrerò nei dettagli delle varie attrazioni, che si possono reperire in qualunque guida, per dare rilevanza soprattutto alle considerazioni pratiche emerse dalla nostra esperienza.
Intanto il tour: avevamo 10 giorni a disposizione, di cui almeno 2 (a ridosso dell’Hogmanay, il capodanno scozzese) da dedicare ad Edimburgo. Abbiamo scelto il classico giro della Scozia, in senso antiorario. Qui di seguito le varie tappe in sintesi:

Stati Visitati: Scozia

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Giorno 1

1° giorno: arrivo ad Edimburgo (ore 13.00 circa), partenza per Sr. Andrews, attraversando il ponte di Queensferry, e costeggiando il mare fino al paesino di Crail. A St. Andrews visita delle rovine della cattedrale e del castello(che troviamo chiuso, mentre le rovine sono visitabili liberamente) e due passi nella cittadina. Partenza per Dundee e pernottamento in zona (Broughty Ferry).

Giorno 2

2° giorno: partenza per Stoneheaven, passando dal Glamis castle (chiuso in inverno, ma da una strada laterale, c’è un accesso secondario il cui cancello è lasciato aperto…forse da uno dei tanti fantasmi si dice abitino il castello?) e dalle pietre pitte (chiuse e non visibili in inverno, inoltre poco segnalate anche dai cartelli stradali: deviazione che non vale la pena fare; molte pietre pitte sono visibili al National Museum of Scotland di Edimburgo). Visita al paese di Stoneheaven, al Dunnottar castle (fuori dal paese), pranzo al famoso fish&chips “the bay” (sul mare, dalla parte opposta della baia, rispetto al centro storico; affollato anche in bassa stagione). Ripartiamo per Fraserburgh, per visitare il museo dei fari (che troviamo chiuso per le vacanze di Natale, ad ogni modo per gli amanti dei fari la visita vale comunque la pena per il bel panorama sul mare, sul faro, il deposito di boe e le strutture per stendere le reti da pesca; c’è anche una pescheria che sembra invitante, ma era chiusa). Ripartiamo lungo mare per vedere i paesini di Pennan e Crovie: due gioiellini. Rotta verso Elgin: arriviamo tardi e le rovine della cattedrale sono chiuse ma visibili anche dall’esterno attraverso la recinsione. La regione di Elgin meriterebbe più tempo. Arrivo ad Inverness e pernottamento all’hotel Glen Mhor, che mi sento di consigliare per il servizio, il gusto un po’ retrò e l’invidiabile posizione. Inverness non merita forse una lunga sosta, ma l’ho trovata una bella città e il lungofiume è molto bello e vale una passeggiata.

Giorno 3

3° giorno: da Inverness partiamo verso il loch Ness (saltiamo tutta la serie di attrattive legate al mostro: non ci interessano) e visita del castello di Urquhart (gratis con la Explorer pass e preceduta da una presentazione video sulla storia del castello con vista panoramica finale sulle rovine: carino e interessante). Prossima direzione Cannich e il glen Affric fino alla fine della strada percorribile in auto (lungo la strada ci sono vari punti turistici con possibili sentieri evidenziati: ne abbiamo fatti un paio, ma onestamente non vale molto la pena perderci troppo tempo: meglio arrivare in fondo alla strada dove i panorami meritano decisamente di più). Breve visita al caratteristico paesino di Tomich (pressochè disabitato in inverno) e alla statua al golden retriever. Torniamo verso Invermoriston e attraversiamo il glen Moriston fino alla costa ovest e al paesino di Dornie, dove ci aspetta l’Eilean Donan castle (chiuso in inverno, ma molto affascinante la vista dall’esterno con i colori rossastri dell’illuminazione esterna che si accendono sulle luci fredde del tramonto sui fiordi). Pernottamento a Kyleakin al Glenarroch (che mi sento caldamente di sconsigliare…).

Giorno 4

4° giorno (giorno di Natale): ritorno sulla terra ferma, verso Plockton e poi attraversamento del passo Baalach Na Ba (bello e inquietante, sotto il vento sferzante e le nuvole basse e scure) fino ad Applecross. Proseguiamo lungo costa fino a Shieildag e Torridon: questa è la parte più desolata e suggestiva delle Highlands secondo noi: incontriamo solo le famose mucche (attenzione, spesso stanno in mezzo alla strada), foche (viste nella baia di Shieldaig), lunghi e silenziosi fiordi, paesini che sembrano sospesi nel tempo e tanto, tanto vento. Molto bello. Da notare poi l'importanza delle maree, che spostano il mare per distanze considerevoli. Ritorno per la strada più breve, nell’entroterra, verso l’isola di Skye. NB. Questa zona, almeno in inverno, è molto poco turistica: può non esser semplice trovare un posto dove mangiare o alloggiare, le strutture sono poche e tutte chiuse.

Giorno 5

5° giorno: mattinata persa a riparare una ruota forata la sera prima (attenzione ai marciapiedi con la parte sinistra dell’auto!) con le dovute difficoltà visto la zona desolata e il periodo festivo (una nota di demerito per la Europcar: l’auto noleggiata era senza ruota di scorta e kit di riparazione, e, nonostante avessimo anche fatto l’assicurazione aggiuntiva per gli penumatici – per fortuna! – alle nostre numerose chiamate rispondevano sempre che “unfortunately” non potevamo inviare nessuno ad aiutarci, alla fine ci è venuto in aiuto il titolare dei Lodges dove alloggiavamo che, sempre tramite la Europcar, è riuscito a far arrivare un camion attrezzato che ci ha sostituito la gomma). Pomeriggio dedicato alla visita della penisola di Trotternish con una strada ad anello che arriva a Duntulm e ritorno, passando per il kilt rock (vicino alla strada), e the old man of stor (si raggiunge con una camminata in salita, la deviazione a sinistra ha una pendenza minore, non siamo arrivati in cima perché le nuvole erano troppo basse, stava piovendo e il vento era fortissimo: inutile proseguire, non avremmo visto nulla). Lo Skye museum of island life è ovviamente chiuso. Nei pressi di Uig il fairy glen è una deliziosa valle con colline particolarissime, che sembrano direttamente uscite da un film fantasy. Portree è la cittadina principale dell’isola, carina ed evidentemente molto turistica, visto il gran numero di hotel e ristorantini: ma anche qui quasi tutto chiuso.

Giorno 6

6° giorno: visita della parte sud-ovest dell’isola di Skye: il Dunvegan castle è chiuso in inverno e non visibile dall’esterno se non da lontano, da un promontorio sulla strada che porta a Claigan; da questo paesino si parcheggia e si prosegue con una passeggiata di mezzora verso la coral beach (bello il paesaggio e la spiaggia). Si riparte verso il Neist point lighthouse: la strada per arrivare è un po’ lunga e lenta (stretta, con molte curve) e la passeggiata per arrivare (e tornare) al faro è breve ma intensa, ma il panorama che si gode dal faro è fantastico, uno dei migliori visti in tutta la Scozia. Dopo, direzione Talisker e visita guidata alla distilleria, e poi direzione Glenbrittle: sulla strada si trova l’area di parcheggio per le fairy pools, raggiungibili con una facile passeggiata di una mezzora. La facciamo praticamente al buio, quasi correndo per riuscire a rientrare con un minimo di luce residua.

Giorno 7

7° giorno: rientro sulla terraferma di nuovo attraversando il ponte Skyebridge a Kyle of Lochalsh (il traghetto mattutino da Armadale a Mallaig era già tutto pieno ed andava prenotato giorni prima). Ripercorriamo il glen Shiel e i suoi bei panorami (se cercate vi capiterà di vedere branchi di magnifici cervi rossi) fino a Fort William (poco interessante), poi deviamo di nuovo sulla costa fino a Mallaig (carino il lungocosta sulla alternative route), passando da Glenfinnan con breve sosta al viadotto e al monumento a Bonnie Prince Charlie (sinceramente questa deviazione, considerando la sua lunghezza, secondo noi non vale molto la pena, soprattutto se si ha poco tempo). Altra breve deviazione da Fort William è quella verso il glen Nevis, bella vallata, fino al parcheggio per le Steall falls (raggiungibili con una passeggiata di un’oretta, troppo per noi visto che abbiamo poco tempo, per cui ripartiamo). Proseguiamo lungo costa verso sud, facendo un giretto nella penisola di Appin fino a Port Appin, dove troviamo un ristorante che sembra molto interessante e vista sulle isole. Lungo la strada sosta fotografica allo Stalker castle. Pernottamento al Ballachulish hotel (grande hotel dal gusto antico molto scenografico).

Giorno 8

8° giorno: da Glencoe rotta verso il centro sud, verso il loch Lomond, passando per Tyndrum (niente di che), il bel caratteristico paesino di Luss, giriamo a sud del lago (a Balloch) portandoci verso est, nella regione dei Trossachs. Deviazione verso Inchmahome priory inutile: battello per l’isolotto chiuso in inverno. A Trossachs ci si affaccia sul loch Katrine, dove battelli fanno il giro del lago, ma non abbiamo tempo. Belli comunque i panorami per arrivare. Rotta verso Callander, molto turistica e meno interessante di quanto pensassi, e poi verso Doune, con visita al castello (aperto e gratis con la Explorer pass) e successivamente arrivo a Stirling: qui visitiamo solo il castello perché ormai è pomeriggio inoltrato ed è tutto chiuso, ma il centro meriterebbe qualche ora in più perché molto carino. Ripartiamo con direzione Edimburgo: lungo la strada breve sosta alla Falkirk wheel (chiusa a quest’ora, quindi non in azione, ma ciò ci ha permesso di non pagare il parcheggio ed arrivare a vederla comunque da molto vicino; la deviazione non è stata così semplice perché Falkirk è una città abbastanza grande e forse il nostro navigatore è andato in palla..).

Giorno 9

9° giorno: inizia la nostra due-giorni di visita alla capitale. Una breve nota sul pernottamento: i prezzi in città sono molto più alti della media del resto della Scozia, per questo abbiamo scelto un piccolo B&B in periferia, nella zona di Queensferry, quella in direzione aeroporto, sulla Queensferry road: pro: la strada è ben servita dagli autobus, necessari per raggiungere il centro (ci han detto che è proibitivo con l’auto), contro: è una strada molto trafficata, per cui non adatta a chi ha il sonno leggero. Altra breve nota: dopo giorni di tranquillità e paesaggi desertici e incontaminati, il caos di Edimburgo inizialmente ci stordisce: sarà che siamo nei giorni dell’Hogmanay, ma è pieno di turisti. Il primo giorno ad Edimburgo lo dedichiamo soprattutto alla visita del castello (con l’Explorer pass è gratis, e soprattutto non serve fare la fila per i biglietti, qui molto lunga; come tempi per vedere il castello contate 3 ore almeno, la visita è d’obbligo, ma onestamente molto, troppo “turisticizzato”), alla visita dei vicoli intorno al Royal Mile e nella Old Town (nota: the Real maryking’sclose era “fully booked” per giorni, se interessa conviene prenotare), sosta alimentare nella piazza di Grassmarket (se volete mangiare o fare una sosta qui trovate di sicuro qualche possibilità: i pub ad Edimburgo in questi giorni sono quasi tutti sempre pieni, difficile trovare un tavolo libero e bisogna girarne un po’ prima di beccare qualcuno che si alza e va via). Scendiamo lungo la Royal Mile, passando dalla cattedrale di St. Giles, fino a Holyroodhouse Palace, che troviamo tanto per cambiare chiuso (chiude alle 15.15). Consiglio: la RoyalMile è lunga ma soprattutto si impiega molto tempo a percorrerla perché ci si ferma spesso per qualche negozio, qualche foto, qualche curiosità, quindi conviene farla in discesa (dal castello al palazzo reale) e soprattutto calcolando bene i tempi se si vuole arrivare in tempo prima della chiusura. Ci dirottiamo verso la New Town, sulla Garden street dov’è allestito il festival di Natale (bancarelle, ruota panoramica, divertimenti per bambini, pub all’aperto, ecc).

Giorno 10

10° giorno: dedichiamo la mattina alla visita (troppo veloce) del National Museum of Scotland (un bel museo che meriterebbe sicuramente almeno una giornata dedicata solo a questo, interessante anche per i bambini, con molte attività didattiche ed interattive), al cimitero di Greyfriars (per quanto non ami la visita dei cimiteri, questo è molto suggestivo ed offre una buona vista sulla città vecchia) con la statua di Bobby (proprio davanti all’ingresso)e poi ci dirigiamo verso la Holyroodhouse (interessante, carina, ma niente di più, inoltre visitabile in minima parte). Nel pomeriggio la città comincia ad animarsi per la festa del capodanno. L’Hogmanay è una festa di 3 giorni: il 30 dicembre c’è una processione di fiaccole che attraversa il centro, il 31 dalle 19.00 circa in poi il centro città viene chiuso (cordoni di addetti alla sicurezza sgombrano le strade) nelle aree dei Gardens e della Gardens street, dove alla sera si anima una street party che coinvolge varie piazze con spettacoli ed eventi. Si entra solo con biglietto che deve essere prenotato (online) in anticipo: quelli per lo street party (i più economici) erano sold out, disponibili solo i biglietti per alcuni eventi (concerto dei Franz Ferdinand) che permettevano l’ingresso anche allo street party, ovviamente ad un costo maggiore.La festa è molto ben organizzata e divertente. Corse autobus eccezionali sono previste per il rientro notturno ogni 15 minuti (il costo è ovviamente maggiorato e fate attenzione alle fermate, che sono diverse rispetto a quelle di linea usuali). Il 1 gennaio festeggiano il nuovo anno con un tuffo in mare, ma ce lo siamo perso perché eravamo già in volo per il ritorno, sarà sicuramente per la prossima volta!


Considerazioni punto per punto:

Tempi di percorrenza: 10 giorni sono tanti, ma non abbastanza per un tour completo della Scozia, soprattutto in inverno, quando le ore di luce sono poche e alle 16.30 è quasi buio. Noi abbiamo fatto tanti km, spesso con poche e veloci soste, per sfruttare il più possibile le poche ore di luce, e ne siamo usciti piuttosto stanchi. Soprattutto il nostro 2° giorno (da Dundee ad Inverness) e l’8° giorno (da Glencoe a Edimburgo) sono state tratte troppo lunghe, sarebbe meglio spezzarle, magari sacrificando qualche tappa del nostro 7° giorno, secondo noi il meno bello. Una considerazione riguardo ad Edimburgo: la città è molto bella e ha un sacco di attrazioni e curiosità: 2 giorni sono il minimo indispensabile per vederla ma ne servirebbero almeno 3-4.

Explorer pass: è un biglietto prepagato (si acquista online) e consente l’ingresso a numerosi castelli ed attrazioni: in inverno quelli aperti sono pochi rispetto a quelli disponibili in estate, quindi considerate cosa vi interessa vedere e se vale la pena acquistarlo. In generale penso valga la pena prenderlo: con un breve calcolo già visitando 3-4 castelli, compreso quello di Edimburgo (che anche da solo costa un bel po’), si rientra nel prezzo del biglietto e in più si saltano le code alle biglietterie.

Stagione: questo è il punto su cui mi sono maggiormente interrogata, sia prima che durante il viaggio. L’inverno è, come già detto, bassa stagione. Questo significa sicuramente prezzi più bassi e soprattutto meno turisti in giro (e soprattutto nelle Highlands questo è un grande pregio: non voglio immaginare le stradine dell’isola di Skye, strette e lente, ingorgate di auto di turisti!), ma significa anche quasi tutto chiuso. Può non essere immediato quindi trovare disponibilità per il pernottamento (conviene prenotare prima di partire: i pochi hotel aperti sono pieni) e per mangiare (ma questo non sempre è necessariamente un limite: spesso siamo finiti in piccoli pub di paese, frequentati solo dai locali, e addirittura in una festa privata il giorno di Natale, e questo ha aggiunto un tocco di originalità alla vacanza). Inverno però significa anche: freddo, buio, orari ridotti e poco verde. Andiamo in ordine. Freddo si, ma non estremo (il minimo che abbiamo trovato è stato -3°C, in media si viaggiava sui 3-5°C con punte anche di 13°C; ma questa sembra un’annata particolarmente calda e poco nevosa). Più che il freddo è degno di nota il vento, forte, freddo e quasi costante in ogni parte della Scozia. Molta umidità (del resto è pieno di torbiere!), quindi necessarie scarpe waterproof, ma non molta pioggia (solo 1 giorno su 10). Buio: le ore di luce in inverno sono poche, il sole infatti sorge tardi (verso le 10) e tramonta presto (alle 16.00 è già quasi buio, se è nuvoloso anche prima). Quindi considerate di fare molti km al buio e vedere molti paesaggi con una luce crepuscolare. Ma la luce nordica, bassa anche a mezzogiorno, è particolarissima (sembra sempre l’ora del tramonto) e molto affascinante, soprattutto per i fotografi: è sempre una “golden hour” ! Gli orari di tutte le attività sono quasi sempre ridotte in inverno: le attrazioni turistiche chiudono sempre prima delle 16.00 (spesso poco dopo le 15.00, oppure non aprono affatto), i ristoranti e i pub servono cena fino alle 19.30-20.00. Quindi le giornate sono corte, ecco perché noi abbiamo cercato di renderle particolarmente dense, pur di non perdere nulla. Poco verde: ovviamente i colori invernali sono diversi da quelli che siamo abituati ad immaginare quando pensiamo alla Scozia, prevalgono i marroni, in mille diverse sfumature, su colline, monti e prati e gli alberi sono quasi tutti spogli(ma questo può non essere un difetto: molti loch sono costeggiati da strade alberate: d’estate i laghi non sarebbero visibili dalla strada, in inverno invece potete vedere attraverso i rami! Inoltre anche gli alberi spogli, con i loro rami contorti e rinsecchiti, hanno il loro fascino). Riassumendo: sicuramente questo viaggio in inverno ha alcuni importanti punti deboli da tenere in considerazione, ma tutto sommato preferiamo aver evitato la presenza di orde di turisti in paesaggi che hanno della loro tranquillità e naturalezza incontaminata i principali punti di forza.

Guida: la guida è, come in tutta la Gran Bretagna, a sinistra. A parte la prima mezzora di panico, poi ci si abitua. Ma attenzione, come già detto, soprattutto al lato sinistro dell’auto: non si hanno bene le misure e capita di prendere il marciapiede (il cerchione della ruota anteriore sinistra dell’auto noleggiata era già tutto graffiato quando abbiamo preso l’auto!). Le strade sono generalmente ben tenute e comparse di sale (non danno le catene all'autonoleggio) ma sempre bagnate, anche se non piove. Molte sono le strade ad una corsia, ma sono frequenti i "passing place", anche se noi non ne abbiamo quasi mai avuto bisogno (un altro aspetto positivo dell'inverno: zero traffico). I limiti di velocità sono più alti che in Italia e non è facile superarli (del resto si vede che gli scozzesi sono abituati ad una velocità sostenuta). Un consiglio: i distributori di benzina non sono tantissimi, soprattutto nelle Highlands, quindi consiglio di non arrivare col serbatoio vuoto.

Hotel: se ne trovano, soprattutto nelle città, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Nella media (per risparmiare abbiamo volutamente scelto sistemazioni abbastanza economiche), soprattutto nelle Highlands e fuori dai maggiori centri urbani, abbiamo trovato hotel semplici, spesso visibilmente datati, ma accoglienti e spesso con annesso pub e piccolo ristorante. Molti i B&B, ma per la maggior parte chiusi in questa stagione. (Nota: non abbiamo trovato ascensori anche negli hotel a più piani: consiglio di viaggiare leggeri).

Cibo: la cucina scozzese è buona ma non troppo varia. Amanti degli hamburger e steak e patatine, è la vostra patria. Onnipresenti anche i fish&chips. Tra i piatti tipici sono degni di nota il salmone (molto buono e abbastanza economico), i crostacei (che spesso però abbiamo trovato fritti!), e alcuni dei piatti tipici: l’haggis (interiora di pecora tritate con cipolla e pepe) è un piatto nazionale molto saporito e spesso è servito come antipasto o in accompagnamento alla carne (spesso un’alternativa è il black pudding, una sorta di sanguinaccio), e il cullen skink (una zuppa fatta con panna, smocked haddock, patate e cipolla). Da bere ovviamente birra e whisky; l’acqua ordinatela in caraffa perché le bottiglie sono carissime.

Elettricità: serve l’adattatore britannico (consiglio di comprarne uno di buona qualità, il nostro, un adattatore universale di bassa qualità, non sempre si adattava alle prese trovate in alcuni hotel).

Lingua e accoglienza: premesso che il nostro è un inglese "scolastico", abbiamo avuto, soprattutto all'inizio e nella parte più a nord, non poche difficoltà nella comprensione dell'inglese scozzese. Molte parole sono pronunciate diversamente e se si incontra qualcuno che parla velocemente può non essere semplice, anche se poi si abitua l'orecchio e con il passare dei giorni la ricezione migliora. C'è da dire comunque che gli scozzesi sono molto accoglienti, pazienti e disponibili. Soprattutto nei posti meno turistici abbiamo trovato grande socievolezza, informale cordialità e generosità, alla faccia del proverbio che vuole gli scozzesi tirchi!



Concludendo, la Scozia è bellissima ed è una meta che ogni viaggiatore dovrebbe mettere nella propria "to do list". Le Alte Terre trasudano storia e ideali di indipendentismo, onore e libertà. Ma soprattutto sembrano sonnecchiare in un'atmosfera unica, sospesa nel tempo, silenziosa e ovattata come le nuvole basse e la nebbia che spesso ci hanno accompagnato, ma anche selvaggia, incontaminata ed energizzante come il vento che domina le coste e il mare. L'inverno di certo non è la stagione più comoda per un turista, ma permette forse di cogliere maggiormente la Scozia vera, la sua naturalezza ed originalità. Merita.

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