Viaggio di Famiglia: da San Francisco a Los Angeles passando per i Parchi Nazionali - Le meraviglie della West Coast per adulti e bambini

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 15 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Più di 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI Con la famiglia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI America
Sono i primi di ottobre del 2017 e ad una cena di famiglia decidiamo che è arrivato il momento di fare un viaggio tutti insieme: io, mio marito, mio figlio Andrea di 2 anni e mezzo, mio fratello, mia cognata e i miei genitori.

Tra le varie mete consigliate dall’Agenzia scegliamo il Viaggio dei nostri sogni: i Parchi USA. Così iniziamo prenotando subito i voli e fermandoli ad un prezzo abbastanza conveniente, 900 euro a persona bambino compreso.

I dubbi sono tanti e riguardano soprattutto il modo in cui mio figlio Andrea si comporterà durante il viaggio (forse sono un po’ pochi 2 anni per un viaggio così?) e l’intolleranza al lattosio mia e di mia cognata che, in un paese dove latte e burro sono praticamente ovunque, ci mette un po’ d’ansia. Nonostante tutto e grazie anche al supporto di una fantastica agenzia viaggi di Monza specializzata in viaggi negli Stati Uniti ci tranquillizziamo e programmiamo tutto nei minimi dettagli.

Stati Visitati: Stati Uniti d'America

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Giorno 1

Arriva finalmente il 9 agosto 2018, siamo elettrizzati: 15 giorni da San Francisco a Los Angeles. Si parte.

Data la quantità industriale di bagagli, noleggiamo un van con autista che, dal paese dove abitiamo in provincia di Monza Brianza, ci porta all’aeroporto di Linate. E’ l’alba perchè il volo parte alle 7.15 quindi siamo un po’ addormentati, infatti quando arriviamo a Linate i miei genitori si accorgono di aver lasciato il bagaglio a mano fuori casa. Ebbene sì proprio fuori dalla porta. Iniziamo bene! L’autista fortunatamente riesce a tornare indietro, caricarla e riportarla a Linate prima che parta l’aereo.

Dopo uno scalo a Francoforte, comprensivo di un po’ di tempo al parco giochi nell’area Transfer per Andrea, e un volo lunghissimo durante il quale mio figlio, tra cartoni animati, giochi e pisolini , è stato un angelo, finalmente atterriamo a San Francisco alle 13.00 ora locale.

Facciamo una coda lunghissima al controllo passaporti durante la quale Andrea ne approfitta per fare un pisolino e finalmente, all’alba delle 15.00, usciamo dall’aeroporto. Prendiamo due taxi e ci facciamo portare al nostro hotel vicino a Union Square per lasciare i bagagli e preparare il letto Queen Size per Andrea con la sponda da viaggio, che ci siamo portati da casa, nell’eventualità che crolli stremato. (E’ molto difficile trovare lettini da campeggio per bambini, negli USA, perciò attrezzatevi con sponda e tanti cuscini).

Siamo ora pronti per una piccola passeggiata in questa meravigliosa città. Andiamo a vedere la piazza e poi scendiamo verso Powell and Market Cable Car Turnaround, il capolinea dove il conducente del mezzo aziona uno scambio manuale per invertire la rotta del Cable Car: che emozione. Inizia ad alzarsi un venticello gelido e nonostante siano solo le 18.00 stiamo morendo di fame così tornando verso Union Square cerchiamo un ristorante per la cena. Mangiamo bene con delle Ribs che si sciolgono in bocca anche se il conto è abbastanza salato (40 dollari a testa).

Andrea, come previsto, si addormenta saltando anche la cena e si risveglia direttamente il mattino dopo alle 6 in punto molto affamato. Fortunatamente negli USA trovare del cibo al mattino presto non è affatto un problema.

Giorno 2

Dopo una pessima colazione costata ben 114 dollari ci ritroviamo tutti nella camera dei miei e qui riceviamo una notizia bellissima: mio fratello e mia cognata aspettano una bambina. Diventeremo zii. Carichi e felici come non mai partiamo per la prima vera visita della città .

Ci dirigiamo subito alla fermata del Cable Car di Powell Street, acquistiamo i biglietti e dopo una coda di 30 minuti buoni saliamo. Restare appesi al Cable Car è una di quelle cose da provare almeno una vota nella vita. Noi ci siamo divertiti moltissimo.

La nostra destinazione è Fisherman Wharf. Avendo un bambino di soli due anni prima di partire avevamo deciso, a malincuore, di saltare la visita ad Alcatraz forse un po’ troppo noiosa per lui. Preferiamo dedicarci ad una passeggiata tra i caratteristici negozietti e alla visita del famoso Pier 39 con i suoi leoni marini che ad Andrea sono piaciuti moltissimo.
Per pranzo decidiamo di provare un noto ristorante specializzato in gamberi: niente di speciale ma l’atmosfera è molto carina quindi consiglio di provarlo almeno una volta. Anche Andrea riesce a mangiare un po’ di mac and cheese che si trova quasi sempre nel menù bambini dei ristoranti.

Purtroppo, nonostante sia un gran mangione, in America ha fatto una gran fatica ad adattarsi al cibo (arrivare da uno dei Paesi con la migliore cucina al Mondo di certo non aiuta) fino a quando io e mio marito, dopo una breve chiacchierata, pur di farlo mangiare ci siamo rassegnati all’idea che per 15 giorni avrebbe mangiato schifezze e così vai di fritto (pollo fritto, pesce fritto, patatine, ecc.) Purtroppo per loro non c’è molto altro. A fargli mangiare nuovamente cibo sano ci avremmo pensato al nostro rientro in Italia.

Dopo pranzo prendiamo due taxi e ci facciamo portare prima al Golden Gate per le foto di rito, anche se con un po’ di nebbia, e poi a Lombard Street. Ci facciamo lasciare in alto e la percorriamo a piedi. Che dire, è bellissima anche se molto trafficata.

Da qui procediamo verso Chinatown, la attraversiamo tutta, fino ad arrivare alla famosa “Chinatown Gate”. E’ piaciuta a tutti tranne a mia mamma. Secondo me è una tappa da non perdere perché è molto caratteristica con tutti quei negozietti con le insegne in cinese e prodotti esposti di ogni genere, della serie “abbiamo visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare”. Quello che non ha apprezzato mia mamma è stata proprio la pulizia molto discutibile dei negozi. Quello che invece è piaciuto a noi è che un momento prima sei in America e appena metti piede a Chinatown ti ritrovi in Cina: a parte i turisti ci sono solo cinesi. Fantastico!

Vista Chinatown, ci dirigiamo verso un centro commerciale per acquistare un seggiolino da mettere sul nostro Van a noleggio che ritireremo domani, con la vana speranza che Andrea si faccia un pisolino nel suo passeggino lungo il tragitto. Per 40 dollari riusciamo a fare un buon affare e rientriamo in hotel (noleggiare il seggiolino all’autonoleggio per una vacanza così lunga non conviene minimamente).

Siamo molto stanchi per cui optiamo per cenare in un ristorante lì vicino sperando che Andrea riesca a fare la sua prima cena in terra americana. Il servizio invece è lentissimo e Andrea crolla sul tavolo prima che arrivi il suo piatto. Mangiamo male e torniamo velocemente in albergo per mettere Andrea a letto.

Giorno 3

Il mattino seguente, 11 agosto 2018, dopo un’ottima colazione prendiamo i bagagli e mentre gli uomini vanno a ritirare il Van all’autonoleggio lì vicino, io inizio ad accusare i colpi dell’intolleranza al lattosio. Sto malissimo, ripenso a ciò che ho mangiato a colazione e scopro il colpevole: delle buonissime fette di pane in cassetta tostate su una piastra piena di burro (nonostante avessi comunicato il mio problema alla cameriera). In America purtroppo non sono per nulla attrezzati nella gestione di persone con problemi di intolleranza al lattosio, spesso non sapevano nemmeno cosa fosse, quindi mi armo di molta pazienza e mi preparo psicologicamente a mangiare male e poco per tutta la vacanza.

Ritardiamo un po’ la partenza finchè non sto meglio poi finalmente tutti sul Van destinazione Yosemite National Park. Ci fermiamo al primo benzinaio per acquistare la famosa cassa di polistirolo che ci accompagnerà per tutto il viaggio e i sacchi di ghiaccio per mantenere in fresco l’acqua.

Ripartiamo sperando per il meglio, dato che le notizie sugli incendi che stanno colpendo proprio lo Yosemite Park non sono molto confortanti ma confidiamo di riuscire a vederne almeno una parte.

Dopo 3 ore arriviamo all’ingresso del parco e l’odore di bruciato è molto intenso, leggiamo il cartello e insieme ad altri viaggiatori scopriamo che la Yosemite Valley (la nostra meta) è chiusa causa incendi e che riaprirà al pubblico tra 2 giorni. Delusi e tristi per gli incendi che stanno devastando questa meraviglia risaliamo sul Van, ci fermiamo a pranzo in un locale molto carino, stile saloon con tanto di freccette, e ordiniamo: hot dog e patatine per Andrea, Hamburger per tutti gli altri mentre per me un’insalata tristissima condita solo con sale e olio di semi (giusto per non rischiare). Il cibo, come sempre, è pessimo e per nulla a buon mercato.

A questo punto ci avviamo direttamente a Oakhurst, dove ci fermeremo per la notte. Costretti ad una deviazione, sempre a causa del fuoco, attraversiamo dei paesini sperduti molto fatiscenti con case trasandate e le classiche auto da demolire nei giardini: sarebbe questa la Grande America?

Arriviamo all’hotel e dopo aver scaricato i bagagli decidiamo di dividerci: mio marito, Andrea e mio fratello si preparano per un tuffo in piscina dal quale mio figlio tornerà estasiato mentre io, mia cognata e i miei ci dirigiamo verso il supermercato per acquistare il cibo per il pranzo al sacco dei giorni successivi. Dati i prezzi molto elevati dei ristoranti, la qualità del cibo spesso scarsa e date le problematiche legate al lattosio ci sembra la scelta migliore.

Troviamo del pane in cassetta senza latte, del formaggio vegano per me e mia cognata, snack vari, qualcosa per colazione e salumi molti discutibili però in un Paese straniero ci si adatta con ciò che c’è.

Rientrando in hotel vediamo un ristorante italiano e con l’intento di far mangiare qualcosa di “sano” ad Andrea decidiamo, seppur con una certa riluttanza, di provare. Quanto mai! Di italiano non c’era proprio nulla; credo di poter affermare con certezza che questa sia stata la nostra peggior cena in assoluto durante la vacanza corredata anche da una scenata isterica di Andrea dopo aver assaggiato la pasta. Così torniamo in albergo, prepariamo un panino per Andrea giusto per fargli mangiare qualcosa e poi tutti a nanna.

Giorno 4

Il mattino del 12/08/18 sveglia presto e dopo colazione partiamo per il Sequoia National Park. Dopo 2 ore di auto entriamo finalmente nel Parco, acquistiamo l’Annual Pass (molto conveniente per chi come noi visiterà più parchi durante la vacanza). Ci rechiamo al Kings Canyon Visitor Center, vicino all’ingresso da cui siamo entrati noi, per chiedere informazioni su cosa sia meglio visitare. Il personale è molto competente e gentile. Ci dicono che la parte più turistica si trova vicino al Lodgepole Visitor Center. Saliamo di nuovo sul Van e decidiamo di dirigerci prima al nostro lodge (sempre all’interno del Sequoia NP) per lasciare le valigie e usufruire poi, su consiglio del ranger del parco, del comodissimo servizio di navetta gratuita.

Attraversiamo una foresta spettacolare che ci fa pregustare quello che vedremo una volta arrivati a destinazione. Impieghiamo 45 minuti per arrivare allo splendido lodge arredato in stile montano e qui scopriamo che le nostre camere non sono ancora pronte così lasciamo i bagagli, cibo compreso, alla reception (in auto non si può lasciare nulla perché c’è il pericolo che gli orsi, sentendo l’odore del cibo, distruggano tutto), ci mangiamo un bel panino e attendiamo l’arrivo della navetta proprio nel parcheggio del lodge.

Prima fermata “Sherman Tree Trail”. Mettiamo Andrea nel marsupio e facciamo questa bella camminata in mezzo a Sequoie maestose fino ad arrivare al famoso Generale Sherman: è enorme. La camminata è tranquilla e ci rendiamo subito conto che il parco è ben organizzato e molto curato. Torniamo sui nostri passi e attendiamo la navetta successiva per recarci alla prossima fermata: Moro Rock Trail.

E’ una camminata abbastanza breve ma un po’ più impegnativa della precedente e poco adatta a chi, come me, soffre di vertigini. Io arrivo a metà poi l’altezza inizia a darmi fastidio e torno indietro a fare compagnia a mia mamma che si è fermata sulla panchina proprio all’inizio della scalinata. Andrea e gli altri arrivano in cima e mi assicurano che la vista è spettacolare.

Facciamo la coda per salire sulla navetta successiva che si dirige verso Crescent Meadow passando per Tunnel Log, un tronco di Sequoia caduto nel quale è stato scavato un tunnel; non scendiamo ma l’autista della navetta durante il tragitto ci spiega un sacco di cose interessanti e ci mostra alcune sequoie molto belle.

Tornando indietro si ferma davanti al percorso della Giant Forest e qui siamo molto combattuti: questo parco ci piace tanto e vorremmo fare anche questo percorso ma l’orario dello stop alle corse delle navette si sta avvicinando e data la quantità di persone in coda non ce la sentiamo di rischiare cosi, a malincuore torniamo vs il Lodge.

Sono le 17.30, Andrea è stato bravissimo ma nel marsupio non ha avuto modo di dormire così decidiamo di prenotare la cena presso il Lodge per le 18.30 per non rischiare che vada di nuovo a letto senza cena ma…

Il ristorante è piccolo e gli ospiti sono molti quindi la responsabile ci comunica che non c’è posto fino alle 22.30. Rimaniamo basiti, ma con un po’ di insistenza, nonostante la poca collaborazione da parte della signora, riusciamo a convincerla a trovarci un tavolo per cenare subito. Si, alle 17.30: in pratica facciamo merenda. Avremmo dovuto riservare un tavolo appena arrivati ma ormai è inutile pensarci.

Come in tutto il resto dei posti visitati, fortunatamente, il servizio è lento quindi alla fine i piatti arrivano al tavolo alle 18.30 circa. Poteva andare peggio e con nostra grande sorpresa il cibo è anche ottimo; ceniamo a base di trota, riso bollito servito come contorno e patate arrosto. Andrea si lecca i baffi, finalmente abbiamo trovato qualcosa che gli piace.

Molto soddisfatti ci dirigiamo alla reception per recuperare i nostri bagagli e ci rechiamo verso le nostre camere. La struttura, anche se datata come tutte le altre in cui abbiamo pernottato, ci piace molto perchè è totalmente immersa nella natura. L’aria è frizzantina ma ciò non impedisce a mio fratello e a mia cognata di uscire per godersi la vista di un meraviglioso cielo pieno di stelle. Che spettacolo!

Mentre Andrea si sfoga giocando un po’ sul letto noi calcoliamo i chilometri che ci separano dalla tappa successiva e ripensando alla giornata appena trascorsa ci troviamo tutti d’accordo nel dire che un giorno in più in questo parco, con così tanto da offrire, lo avremmo passato volentieri. Anche solo per fare le cose un po’ più con calma e a ritmo di bambino, nonostante Andrea sia la persona più contenta e attiva del gruppo.

Giorno 5

Il mattino ci troviamo tutti nella camera dei miei, facciamo colazione, carichiamo i bagagli e ci prepariamo ad affrontare una tappa impegnativa. Dobbiamo passare da Three Rivers, proseguire sulla strada 198, prendere la 155 e infine la 178: ci vogliono quasi 7 ore di auto per arrivare alla Death Valley.

E’ una strada molto panoramica che ci permette di vedere paesaggi bellissimi ma piena di curve quindi un po’ lenta; come se ciò non bastasse, Andrea pensa bene che questo sia il giorno giusto per lanciare falsi allarmi toilette ogni mezz’ora. Per fortuna, prima di partire, abbiamo acquistato online dei fantastici vasini usa e getta che in questa tappa ci saranno molto utili. Con tutte queste pause le ore di viaggio inevitabilmente si allungano, per questo arriviamo a destinazione alle 17.00 del pomeriggio.

Il paesaggio della Death Valley non ha nulla a che vedere con il resto dei paesaggi incontrati; sembra di essere sulla luna. Vediamo subito le Sand Dunes e rimaniamo affascinati. E’ meraviglioso! L’unica pecca sono i 50 gradi e il vento caldissimo che soffia senza tregua: da morire.

Facciamo il check-in al Ranch in cui abbiamo prenotato, lasciamo i bagagli e andiamo a vedere Zabriskie Point. E’ un posto magico, con dei colori stupendi: si sta avvicinando l’ora del tramonto, le rocce e la sabbia prendono quel colore rosso / arancione che io adoro (Grazie Andrea per aver ritardato il nostro arrivo). Torniamo al Van boccheggiando, il caldo è insopportabile, quasi da svenire. Vorrei andare a vedere anche Dante’s View ma Andrea, dopo tutte quelle ore di viaggio, inizia ad essere stanco e la paura di dover cenare di nuovo a orari strani, ci fa prendere la decisione di tornare indietro.

Prenotiamo la cena per le 19.00 in punto al ristorante di un hotel a 5 minuti dal nostro Ranch. E’ un locale raffinato e anche qui rimaniamo stupiti perchè il cibo è davvero ottimo e, con la possibilità di scegliere pesce alla griglia, sia Andrea sia io e mia cognata, con la nostra intolleranza, stiamo tranquilli.

Giorno 6

Al mattino ci alziamo presto e, prima di lasciare la Death Valley e dirigerci a Las Vegas, decidiamo di visitare Dante’s View. Questo View Point, da cui si ammira tutta la vallata, inclusa l’area di Badwater ( quindi il punto più alto e quello più basso), è incantevole. A quest’ora poi, sono circa le 8.30 del mattino, non c’è nessuno e non fa nemmeno troppo caldo. Stiamo qui quasi 40 minuti ad ammirare il paesaggio e a scattare foto mentre Andrea si diverte ad inseguire libellule, poi saliamo di nuovo in auto destinazione Las Vegas.

Attraversiamo una strada infinita senza incontrare anima viva per chilometri (conviene sempre avere il serbatoio dell’auto almeno a metà perché spesso non si trovano benzinai per ore) e, dopo 2 ore e 30 minuti di viaggio arriviamo nella famosa città.

Andiamo all’hotel che ricorda molto la nostra Venezia, lasciamo i bagagli nella fantastica suite e usciamo in cerca di un ristorante dove mangiare un boccone. Nell’hotel di fronte al nostro troviamo un locale stile saloon, le porzioni sono troppo abbondanti ma il sapore dei burritos non è male. Sazi ci dirigiamo verso l’uscita con l’intento di percorrere la Strip e arrivare alle fontane per ammirare il famoso spettacolo.

Lungo la via incontriamo dei ragazzi italiani che ci mettono al corrente dell’esistenza di una navetta che percorre tutta la Strip fermandosi davanti ad ogni hotel. Li ringraziamo molto per il suggerimento ma, nonostante il caldo opprimente, proseguiamo a piedi sperando che Andrea si appisoli un po’ nel passeggino. Arriviamo alle fontane e ci guardiamo il breve spettacolo, carino ma sicuramente meglio la sera tutto illuminato.
Gironzoliamo ancora un po’ all’interno degli hotel più famosi poi rientriamo nelle nostre suite per una pausa pisolino.

La sera, dato che siamo ancora tutti sazi, decidiamo di saltare la cena (anche Andrea preferisce mangiare solo un gelato) e ci dirigiamo subito di fronte al nostro hotel per ammirare lo spettacolo del vulcano. E’ suggestivo e mio figlio apprezza molto. Andiamo nuovamente verso le fontane, camminando in mezzo alla folla. Qui c’è una ressa incredibile di persone ma riusciamo a trovare un angolo libero e ci godiamo i giochi d’acqua illuminati. Così è tutta un’altra cosa.

Torniamo stanchi in hotel, facciamo una brevissima capatina alle slot dove proviamo a giocare simbolicamente 20 dollari, non si sa mai, perdiamo in meno di 5 secondi (e va beh saremo fortunati in amore) e ce ne andiamo dritti in camera.

E’ una città sicuramente molto caotica e completamente costruita però a nostro parere, almeno una volta nella vita è da vedere.

Giorno 7

La mattina del 15/8/18 lasciamo Las Vegas e andiamo verso lo Zion National Park: un parco caratterizzato da una gola profonda scavata dal fiume Virgin. Impieghiamo 2 ore e 30 per arrivare, lasciamo il van in uno dei parcheggi fuori dal parco, pranziamo e prendiamo la navetta che da Springdale ci porta all’ingresso. Chiediamo al ranger all’entrata i sentieri più belli da fare con un bambino e ci avviamo verso la navetta successiva che ci porterà, lungo la Scenic Drive, fino all’ultima fermata.

Il paesaggio è incredibile, la strada si snoda tra imponenti montagne rosse circondate da una vegetazione rigogliosa e verdeggiante. Ti senti minuscolo di fronte a questa bellezza della natura: un’emozione indescrivibile.

Scendiamo all’ultima fermata “Temple of Sinawava” per percorrere il sentiero denominato “Riverside Walk”. E’ una passeggiata di circa 30/40 minuti ad andare e 20 a tornare, abbastanza semplice e durante la quale incontriamo , per la gioia di Andrea, tantissimi scoiattoli che, per nulla impauriti, si avvicinano tantissimo a noi. Arrivati alle fine facciamo scendere Andrea dal marsupio per permettergli di sgranchirsi un po’ le gambe e per far riposare il papà e poi torniamo indietro.

Riprendiamo la navetta e arriviamo a “Zion Lodge” dove ci dividiamo: mia mamma e mia cognata, data la stanchezza, rimangono con Andrea in un grande prato vicino alla fermata della navetta mentre noi quattro andiamo all’Emerald Pool Trail : anche questo semplice ma molto bello. Scattiamo molte foto poi torniamo indietro, abbiamo un passo abbastanza sostenuto per cui tra andare e tornare stiamo via solo 40 minuti.

Si sta facendo tardi perciò torniamo a Springdale per recuperare il van e qui, proprio davanti alla fermata della navetta, troviamo un bellissimo cervo intento a mangiarsi un po’ di foglie in un’aiuola. Andrea è contentissimo e parlerà del cervo per tutta la serata.

Ci spettano 35 minuti di auto per arrivare al Ranch che abbiamo prenotato sul Mount Carmel. Per arrivarci attraversiamo una strada mozzafiato: Zion-Mountain Carmel Highway. Il Ranch è bellissimo, è composto da tante baite in legno vista cavalli o vista bufali. E’ sicuramente uno dei posti più suggestivi in cui dormiamo durante la nostra vacanza.

Fa freddo perciò ci copriamo molto bene e ci avviamo al ristorante del Ranch per la cena. La specialità del posto è la bistecca di bufalo che costa la bellezza di 60 dollari circa a piatto e l’hamburger di bufalo per 20 dollari. Alcuni prendono la bistecca e altri il più economico hamburger ma sinceramente per il rapporto qualità / prezzo non ne vale assolutamente la pena (meglio la nostra fiorentina).
Una volta tornati in camera riguardiamo le foto scattate e ci rendiamo conto che anche qui ci sarebbe piaciuto fermarci un giorno in più.

Giorno 8

La mattina del 16/08/18 partiamo per il Bryce Canyon. C’è solo 1 ora e 30 minuti di strada per arrivare a destinazione. Come di consueto lasciamo il Van all’esterno del parco prendiamo la navetta gratuita che ci porterà direttamente , senza fermate intermedie, fino a Bryce Point.

Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi ha dello straordinario, la particolarità di questo parco sono una serie di anfiteatri, che si estendono per chilometri, costituiti da tantissimi pilastri di roccia rossa. Da questo punto panoramico decidiamo di proseguire a piedi verso Inspiration Point percorrendo il Rim Trail per 2,5 chilometri circa. Mettiamo Andrea nel marsupio e partiamo.

Il sentiero è prevalentemente in piano, con qualche discesa e pochissime salite quindi adatto a tutti, è molto panoramico infatti permette di vedere questi anfiteatri da varie prospettive però, c’è da segnalare che in alcuni tratti è abbastanza esposto. Per me che soffro di vertigini alcuno punti sono stati un po’ duri ma ne è valsa la pena.

Da Inspiration Point prendiamo di nuovo la navetta per Sunset Point: qui io, mia mamma e Andrea ci rilassiamo un po’ giocando nel prato mentre gli altri decidono di percorrere il Navajo Loop Trail, un sentiero di circa 1 ora che scende nella gola del Canyon (siccome la prima parte è un po’ esposta io preferisco evitare: per oggi ho già dato).

Gli impavidi tornano soddisfatti, riprendiamo la navetta fino al centro visitatori e poi usciamo. Tiriamo le somme della giornata e concludiamo tutti nel dire che, nonostante questo parco sia molto d’effetto, è, tra quelli che abbiamo visto finora, il più ripetitivo. Diciamo che per quanto ci riguarda qui 1 giorno è più che sufficiente.

Ci dirigiamo in albergo dove ci tuffiamo un po’ in piscina, per la gioia di Andrea. Alle 18.20 prendiamo posto per vedere uno spettacolo di Rodeo proprio di fianco all’hotel: carino più che altro per i bambini; per gli adulti, dopo i primi 15 minuti, diventa un po’ noioso. Probabilmente è un rodeo più che altro turistico, forse per vedere qualcosa di più elettrizzante è più opportuno recarsi in altri Stati d’America.

Finito lo spettacolo andiamo a cercare un ristorante per la cena, ne giriamo 3 prima di trovare un tavolo e dobbiamo anche aspettare 40 minuti perchè si liberi. Mangiamo molto tardi e Andrea stanco salta di nuovo la cena (fortunatamente aveva fatto una gran bella merenda alle 17.30). Anche qui siamo stati un po’ sprovveduti, avremmo dovuto riservare un tavolo da qualche parte prima del rodeo. Comunque in tanti hanno fatto il nostro stesso errore e quando usciamo dal ristorante, verso le 22 passate, c’è ancora gente in attesa di un tavolo.

Giorno 9

Il 17/08/18 ci svegliamo molto presto, abbiamo 3,5 ore di auto per arrivare a Page dove abbiamo prenotato la visita dell’Antelope Canyon per le 12.45 (bisogna presentarsi 1 ora prima e richiamare il giorno precedente per riconfermare la prenotazione).

Scopriamo che all’interno non si può portare nulla: niente borse, zaini, marsupi per bambini (sono ammesse solo quelli con il bambino in posizione frontale), niente aste per foto, apparecchi in modalità video, insomma solo macchina fotografica, acqua da tenere in mano, cappellino e cellulare.

Questo canyon è bellissimo e i giochi di luce che si creano sulla roccia sono indimenticabili. La nostra guida è molto brava e spesso ci aiuta anche a fare le foto nella giusta posizione. Lasciamo questo posto estasiati e ci prepariamo a vedere un altro luogo meraviglioso: Horseshoe Bend, poco distante dall’Antelope.

Lasciamo il Van nel grande parcheggio, aiutiamo un signore di nazionalità cinese a cambiare una gomma che ha appena forato ed affrontiamo il sentiero che ci porterà al punto panoramico. Il caldo è insopportabile perciò bisogna ricordarsi assolutamente di portare molta acqua, cappellino e crema solare per non bruciarsi. All’andata si impiega al massimo un quarto d’ora perchè è tutto in discesa, il ritorno è un po’ più problematico perchè è tutto in salita, si sprofonda nella sabbia ed è completamente sotto il sole cocente, perciò è molto faticoso.

La vista però ripaga ampiamente: vedere il fiume Colorado, con tutte quelle sfumature prima azzurre, poi blu fino addirittura al verde, che gira intorno a questa roccia a forma di zoccolo di cavallo ha dell’incredibile. E’ un ricordo che porteremo per sempre nel cuore.

Andiamo in albergo, facciamo sfogare un po’ Andrea in piscina e poi alle 17.45 iniziamo a cercare un posto per cenare. Troviamo un caratteristico locale specializzato in carne alla griglia con tanto di musica country dal vivo e finalmente, insieme ad Andrea, assaggio la famosa carne di maiale sfilacciata: da leccarsi i baffi.

Giorno 10

Il 18/08/18 dopo 2 ore di auto arriviamo alla Monument Valley (qui l’Annual Pass, come per tutti i territori gestiti dagli indiani, non è valida), paghiamo l’ingresso e andiamo a chiedere informazioni. Questa valle si può visitare con la propria auto (non è consigliabile farlo con un van 12 posti come il nostro) seguendo la strada sterrata panoramica che permette di vedere un numero limitato di posti, anche se comunque soddisfacente, oppure con una guida Navajo a cavallo o in jeep.

Scegliamo la jeep che con la bellezza di 450 dollari in 6 più un bambino ci porterà per 2,5 ore, oltre che nei punti più turistici lunga la Scenic Drive, anche in altri luoghi altrimenti non accessibili. Abbiamo dovuto contrattare un po’ ma rimane comunque una bella spesa, consiglio però vivamente di fare il tour con loro perchè i posti dove ci hanno portato sono stupendi e valgono tutti i soldi spesi: in fondo si vive una volta sola.

Partiamo per il tour alle 13.00, ci fermiamo subito al Jhon Ford’s Point che offre un panorama a 360° di tutta la valle. Che meraviglia! Poi ci addentriamo nelle zone accessibili solo con i Navajo e il punto più bello in cui ci fermiamo è una grotta con un foro nella parte superiore da cui si intravede il cielo. La nostra guida ci fa sdraiare sulla parete della caverna guardando verso l’alto. C’è già un altro gruppo e la loro guida sta suonando con il flauto una melodia armoniosa creando un’atmosfera magica e surreale. Ricorderemo per sempre questo momento. Finito il tour andiamo in hotel, abbiamo avuto la fortuna di trovare posto nell’unico albergo proprio all’interno del parco e siamo molto soddisfatti della scelta perchè vedere il tramonto comodamente dal balcone della camera non ha prezzo.

Si sta facendo notte e nel ricordare le emozioni vissute durante la giornata appena trascorsa concordiamo tutti nel dire che questo forse è stato il paesaggio più incredibile che abbiamo visto finora.

Giorno 11

La mattina seguente ci dirigiamo verso il Grand Canyon, impieghiamo quasi 3 ore per arrivare. Entriamo nella South Rim, lungo la strada che percorre il parco sono previste molte soste in punti strategici per ammirare il Panorama. Ci fermiamo in 4 dei punti principali e nulla da fare: sarà la luce, saranno i colori, sarà la leggera foschia che c’è oggi, sarà che ieri eravamo alla Monument ma questo Grand Canyon proprio non ci piace. Che delusione!

Decidiamo di lasciare il parco abbastanza presto e di avviarci direttamente verso Williams, dove passeremo la notte. Si tratta di una caratteristica cittadina del Far West che sorge sulla famosa “Route 66”. Non c’è molto da vedere in realtà, è principalmente una via su cui sorgono saloon, negozi tipici di artigianato indiano e di souvenir. Nulla di che ma l’atmosfera anni ’50 che si respira soprattutto alla sera è molto carina.

Dopo un bagno in piscina presso l’hotel e dopo una capatina veloce al supermercato per i rifornimenti andiamo a cena: i miei genitori, stufi di mangiare carne, scelgono un ristorantino di classe con proposte di pesce, noi 4 e Andrea invece andiamo nella steak house più famosa della città. Prendiamo il piatto “per veri uomini” costituito da porzioni enormi di carne buonissima che, data la fame, spariscono in fretta. Usciamo tutti molto soddisfatti e facciamo una passeggiata lungo la via per smaltire; la temperatura è ottima.

Giorno 12

Il 20/08/18 lasciamo Williams presto, ci aspetta una tratta di 8 ore su una strada noiosissima che ci porterà fino ad Anaheim, paese del parco divertimenti per bambini Disneyland.

Lungo la strada ci fermiamo a Seligman, paesino della Route 66, che ha ispirato il cartone animato di Cars. L’impressione, appena arrivati, non è delle migliori: è tutto molto polveroso, trasandato e diroccato inoltre l’unico rimando al cartoon è un piccolo negozietto di souvenir che, nello spazio davanti all’ingresso ha posizionato un carroattrezzi che ricorda Cricchetto e qualche altra macchinina. Siamo molto delusi ma fortunatamente per Andrea vedere Cricchetto dal vivo è sufficiente ed è felicissimo.

Arriviamo ad Anaheim nel tardo pomeriggio, facciamo un tuffo in piscina e dopo cena andiamo subito a nanna, domani ci spetta una giornata impegnativa e, finalmente, tutta per Andrea che infatti non vede l’ora che arrivi il giorno seguente.

Giorno 13

Il 21/08/18 ci avviamo verso il Parco divertimenti, per 100 dollari a testa prendiamo i biglietti ed entriamo. Siamo molto eccitati e ci dirigiamo subito al castello, all’interno del quale si trova una delle zone adatte ai più piccoli: saliamo subito sulla giostra dei cavalli, sulle tazze che girano, sulla giostra di Dumbo, facciamo un tranquillo giretto in barca e fin qui tutto bene; poi decidiamo di provare la giostra dedicata a Pinocchio. Quanto mai! L’ambiente si gira con una macchinina che si muove su rotaia, all’interno è tutto molto buio, i suoni sono fortissimi e improvvisi, Andrea si spaventa moltissimo e scoppia a piangere dopodiché non ne vuole più sapere di salire su altre giostre. E’ deluso, e arrabbiatissimo perciò si addormenta imbronciato nel passeggino per ben 2 ore. Bene! 6 adulti in un parco divertimenti per bambini: che si fa? Proviamo a turno qualche giostra più adrenalinica ma non ci soddisfano per niente. Durano pochi minuti e le file, invece, sono interminabili. Quando si sveglia Andrea andiamo verso il villaggio di Topolino e qui si diverte un po’ facendo 3 giri sulle montagne russe adatte alla sua altezza.

Riusciamo a convincerlo ad entrare nella casa di Topolino, anche se è terrorizzato, si tranquillizza quando capisce che non è una giostra ma solo la riproduzione della sua casa dove poi alla fine si può fare la foto con il famoso personaggio. Appena lo vede sorride e gli batte il 5 molto contento. Usciamo e quando gli proponiamo di tornare al Van, perchè non ne possiamo più, non se lo fa ripetere due volte.

Col senno di poi sarebbe stato meglio evitare questa tappa, Andrea non ha apprezzato praticamente nulla, la maggior parte delle giostre è adatta a bambini più grandi ( a mio avviso dai 5 anni in su) e inoltre il prezzo del biglietto è veramente troppo elevato: Bocciato!

Andiamo subito verso Los Angeles. Arriviamo per le 17.00, facciamo un bagno in piscina e poi usciamo a cena in una steak house con tanto di toro meccanico. Il cibo non è un granché ma Andrea si diverte molto a vedere le persone che cadono dal toro, sembra di non averlo, e alla fine della cena ci offrono uno zucchero filato enorme che in 7 non riusciamo nemmeno a finire.

Giorno 14

Il 23/08/18 è dedicato alla visita della città; passiamo per Beverly Hills e Rodeo Drive ma questa città non ci entusiasma per niente così decidiamo di spostarci verso il Molo di Santa Monica: qui sì che è bello!

La palestra sulla spiaggia, il molo con il cartello della fine della Route 66, i vari artisti di strada intenti a proporre al pubblico la loro musica e l’oceano: bellissimo! Passeggiamo ancora un po’, poi andiamo verso Malibu percorrendo una strada che costeggia tutta la costa fino ad arrivare ad un ristorantino di pesce proprio sul mare.
Mangiamo molto bene, poi passiamo una parte del pomeriggio in spiaggia dove Andrea si diverte a saltare tra le onde e a farsi un bagnetto veloce nell’oceano.

Torniamo in hotel e dopo cena programmiamo le tappe del giorno successivo, l’ultimo prima di rientrare in Italia.

Giorno 15

Ci svegliamo presto, carichiamo i bagagli l’ultima volta e partiamo verso il Griffith Observatory da cui scattiamo le foto della scritta Hollywood. Poi è la volta della Walk of Fame: molto caotica e un tantino deludente. Insomma per nulla affascinati da questa città ci dirigiamo verso l’aeroporto pronti per il lungo viaggio che ci riporterà in Italia.

Concludendo: porteremo per sempre con noi il ricordo di questo viaggio meraviglioso dove la natura ci ha regalato emozioni davvero fortissime. Nonostante sia un viaggio faticoso, per i tempi serrati, le molte ore di auto e per la quantità di cose da visitare, si presta bene ad essere fatto anche con un bambino così piccolo. Forse in alcuni luoghi sarebbe stato meglio fermarsi un giorno in più; noi avremmo volentieri saltato la parte del viaggio da Grand Canyon a Los Angeles per passare qualche momento in più al Sequoia, allo Zion o addirittura nella stessa San Francisco. Andrea è stato bravissimo, si è divertito molto in particolare nei parchi dove è rimasto stregato da animali e natura. Ovviamente è bene attrezzarsi portando da casa tutto il necessario: sponda letto, marsupio, passeggino, ecc.
La vita è cara perciò per il pranzo meglio organizzarsi per qualcosa al sacco e se si vuole risparmiare è preferibile optare per qualche catena di fast food per la cena., Bisogna essere preparati ad un cibo sicuramente diverso dal nostro, monotono, spesso di cattiva qualità e , per chi come me ha problemi di intolleranze alimentari, è necessario armarsi di molta pazienza.

Siate preparati, indipendentemente dalla categoria e dal costo, ad alberghi datati, con un livello di pulizia medio e a condizionatori molto rumorosi che metteranno a dura prova le vostre nottate, ovviamente le eccezioni ci sono state.

In ogni caso è stato un viaggio con la V maiuscola, indimenticabile, uno di quei viaggi da fare almeno una volta nella vita.

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