Thailandia: Innamorarsi della Vita. Ritrovare l’equilibrio tra Buddha e PadThai.

20 Voti ricevuti
Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 7 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 1.501€ a 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI Da solo Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Asia
Quanti di voi, come me, si sono innamorati della Thailandia guardando James Bond o The Beach?
Ho sognato questo posto per 15 lunghi anni, guardando e riguardando foto e video di persone che ci erano state. Invidiandoli tutti, dal primo all’ultimo.
Finalmente dopo tutta quell’attesa, ce l’ho fatta.
E sapete perché ce l’ho fatta? Perché ho deciso di muovermi da sola.
Se avessi aspettato amici/parenti/sciamani/guru e chi più ne ha più ne metta, probabilmente sarei ancora qui a sognarla.
Ogni anno era la stessa storia, mi dicevo: “Si, quest’anno lo faccio. Mi butto!” e finivo sempre con l’avere quella piccola ansia da "oddiosonodasoladovevado".
Il 2014 e il 2015 sono stati anni un po’ estenuanti, sia lavorativamente che sentimentalmente parlando. Avevo la necessità fisica di perdermi in mezzo ad un paese lontano anni luce da qui.
Che poi gli anni luce sono meglio impiegati con sole 12 ore di aereo, ma sono dettagli no?!
Sentivo che era arrivato il momento di fare finalmente qualcosa per me stessa, avevo bisogno di spiritualità, di nuove esperienze, di allontanarmi dalla realtà ed avvicinarmi al mio io più interiore.
AVEVO BISOGNO DI MERAVIGLIARMI DI QUALCOSA, DI SFAMARE LA MIA ANIMA E I MIEI OCCHI.
Era la mia prima esperienza nel sud est Asiatico, trovai una sorta di associazione e mi “appoggiai” a loro. Comprai il biglietto per Bangkok e preparai lo zaino.
SI PARTE!

Stati Visitati: Thailandia

Hai fatto un viaggio ed anche tu vuoi scrivere un diario di Viaggio?
È gratis, Clicca qui!
Jessica Coluccia Visualizza Profilo

Vota questo diario di viaggio:
Clicca mi piace.

Mi Piace

Giorno 1

BANGKOK (arrivo in serata)
Comincio col dire che si, ho deciso di partire da sola, ma da sola non ci sono mai stata.
A Malpensa conosco già alcuni ragazzi e ragazze diretti tutti nella mia stessa direzione. Facciamo il check-in insieme e ci conosciamo: alcuni da Milano come me, altri da Bologna e dintorni, altri da Roma e addirittura una ragazza che viene dalla Colombia.
Saliamo sull’aereo e dopo 6 ore facciamo scalo a Dubai, dove anche qui conosciamo altri ragazzi: di nuovo Roma, Pisa, Veneto.
Insomma, ho lasciato casa mia da 8 ore e sono già in mezzo ad un gruppo di 18 persone. Not bad!
Arrivo in tarda serata a BKK, giusto il tempo di prendere un taxi e dopo circa 40 minuti sono in città.
Che dire di Bangkok? Metropoli “moderna” piuttosto occidentalizzata, molto molto turistica. Sono rimasta affascinata dagli odori: la strada è interamente ricoperta da entrambi i lati da baracchini di cose tipiche, dal cibo, ai ventagli, ai braccialetti.
Noto subito che il mango e il melograno sono i due frutti più usati qui, tra l’altro hanno un sapore buonissimo.
La cucina è principalmente a base di verdura, pesce e riso.
Mi raccomando, se andate al ristorante o in qualunque altro posto in cui fanno da mangiare, chiedete sempre le pietanze ‘NOT SPICY’, che per loro equivale a "mettimene in giusta quantità" ma per noi sarà sempre e comunque troppo piccante.
Vedo la città al buio ma completamente illuminata da mille luci di ogni genere, il "traffic-jam" pare essere perenne qui.
Le persone si riversano sulle strade a macchia d’olio, motorini impazziscono ovunque, tuk-tuk in ogni angolo pronti a scarrozzarti dappertutto per pochi baht.
Decidiamo di andare prima in albergo, dove ci fermeremo per 2 notti, e poi andare a cena.
C’è un fuso orario di 6 ore avanti rispetto all’Italia, sono circa le 23 ma noi le sentiamo come se fossero le 4 del pomeriggio.
Curiosissimi arriviamo all’albergo in completo stile thai: Buddha, fiori, oro. E non era nemmeno uno dei più lussuosi!
Lasciamo gli zaini e ci inoltriamo nella metropoli: saliamo sui tuk-tuk (divertentissimo, fatelo!) e chiediamo al guidatore di accompagnarci in una zona a suo piacere in cui trovare cibo e divertimenti.
Detto fatto: Patpong.
Come potevamo immaginare che quella è LA zona hard per antonomasia a Bangkok? Quello che ho visto lì ragazzi, è meglio che non lo racconti.
Entriamo in un ristorante, mangiamo la nostra primissima cena thailandese, con le prime birre thailandesi.
Che gioia incontenibile, non riuscivo ancora realizzare di essere davvero lì.
Finita la cena facciamo un giro nel mercato notturno (ce n’è sempre uno ovunque andiate) e poi decidiamo di entrare in un locale per bere qualcosa e divertirci.
Torniamo in albergo a piedi, la stanchezza è ancora lontana, ridendo e raccontandoci a vicenda. Decidiamo di fare il nostro primo bagno thai nella piscina dell’albergo: una di notte, caldo esotico, palme e musica in sottofondo che proviene da qualche locale qui vicino. Cosa volere di più?
Sawasdee Ka Thailandia!

Giorno 2

BANGKOK
Stamattina la sveglia è traumatica, sono le 7 del mattino ma sono andata a dormire alle 4 per via del fuso orario quindi ho decisamente bisogno di un caffè.
Completamente jetlaggata scopro in pochi minuti che il caffè thailandese è una brodaglia penosa: noi italiani siamo davvero abituati troppo bene!
P.s.: non vi ho ancora detto che io con il caffè ci lavoro, sono una barista, quindi bermi sta cosa è un vero affronto alla mia professione!
È il classico caffè solubile americano in una tazza da 8 litri. Non benissimo, ma mi ci abituerò.
Esco dall’albergo, oggi sono felicissima perché corono il primo dei miei sogni thailandesi: il Wat Pho, o più comunemente conosciuto come “Buddha sdraiato”.
Prima però andiamo alla ricerca del tuk-tuk che ci accompagna al Palazzo Reale, contrattiamo per il prezzo e in un battibaleno siamo in viaggio.
Mi raccomando, se doveste mai venire in questo posto, ricordatevi sempre di contrattare per tutto. Ovviamente nei limiti del rispetto e del buon senso, non dimentichiamoci che sono un popolo di base molto povero.
Arriviamo davanti al Palazzo: un enorme rettangolo delineato da muri bianchissimi e alberi, guardie ad ogni angolo con armi gigantesche fra le mani, faccia serissima, divise color verde militare e una sorta di basco nero.
Sono emozionata e fremo dalla curiosità di entrare e scoprire cosa c’è lì dentro!
La mia gioia viene per un momento affievolita dalla coda chilometrica all’ingresso (a pagamento) che però fortunatamente è piuttosto scorrevole.
Arrivato il mio turno vengo bloccata dai poliziotti per via del mio abbigliamento, avevo un paio di leggings lunghi e una t-shirt.
“All wrong!! All wrong!!” mi dice, ma io davvero non capisco il motivo. Sono vietati spalle e gambe scoperte e le mie erano copertissime.
Chiedo spiegazioni e mi dice che per rispetto sono vietati vestiti attillati (leggings), perfetto! Ma il mio amico Buddha mi assiste: essendo una viaggiatrice previdente, nello zainetto ho portato il k-way.
Mi va enorme e mi arriva giusto giusto alle ginocchia: tentativo numero due.. ANDATA!
Ovviamente in quella mantellina ho fatto mille saune e l’umidità esterna era al 92%, ma non immaginate che visione è quel Palazzo Reale!
È una città, non so nemmeno se in 4 ore io sia riuscita a visitare ogni suo centimetro: stupa fatti d’oro, statue di Buddha come se piovessero dal cielo, smeraldi, pietre preziose, colori, il giardino botanico esterno in perfetto stile thai riempito da orchidee e fiori esotici.
E ancora templi, foto del re e della regina tappezzano ogni angolo del palazzo e della città, sono onnipresenti. Sono occhi che ti guardano ovunque vai.
L’architettura è variegata e coloratissima, nonché pregiata ovviamente. Ogni zona ha uno stile diverso, all’ingresso non capivo come mai ci avessero dato la mappa.
Poi quando mi sono persa dal resto del gruppo devo dire che mi è stato tutto più chiaro.
Dopo 4 ore di tour più o meno dettagliato ci dirigiamo al tanto sognato Buddha sdraiato.
Prima di entrare tolgo le scarpe in segno di rispetto, come in ogni luogo sacro qui.
Il tempio del Buddha sdraiato si trova nel distretto di Phra Nakhon, in centro Bangkok, ed è composto da una serie di edifici uno più bello dell’altro: l’architettura cinese ha una forte influenza qui, già all’ingresso, dove trovo ad “accogliermi” due statue di demoni armati che per leggenda dovrebbero tenere lontani gli spiriti maligni.
Anche lo stile Khmer non viene a mancare, è un susseguirsi di piccole pagode bianche con raffigurate in oro delle divinità protettrici.
Ah, non dimentichiamoci che questo complesso è stato, ed è ancora,la primissima scuola nonchè sede più rinomata di massaggi thailandesi e medicina tradizionale.
Vado da un angolo all’altro col naso perennemente all’insù: si passa dai dettagli dorati, a quelli floreali, a statue di Buddha interamente fatte di pietre preziose. È uno sfarzo incredibile.
E mi trovo a fare il paragone con quello che c’è fuori: la gente che si alza alle 4 del mattino per cercare di venderti del mango essiccato o della pannocchia arrostita solo per riuscire a comprarsi del cibo per la cena.
Non trovate anche voi che sia tutto tanto bello quanto incoerente? Come se fuori da quelle mura fosse completamente un mondo parallelo.
Ma ho notato che, nonostante tutto, il popolo ama incondizionatamente il suo re.
Camminando camminando finalmente me lo trovo praticamente davanti: ecco il mio mega-giga Buddha Sdraiato in tutto il suo dorato splendore!! Piango, sul serio eh.
46 metri di lunghezza per 15 di altezza, immensamente immenso. Il corpo è rivestito d’oro (che novità!), i piedi e gli occhi sono di madreperla e sulle piante dei piedi sono raffigurate delle scene augurali abbellite da conchiglie in stile indiano e cinese.
Una bomba pazzesca!
Arrivo in un altro dei tanti templi e decido di entrare perché è l’ora della preghiera: 24 monaci pelati e scalzi con la tunica arancione intonano canti da brivido mentre un odore fortissimo di incenso mi pervade completamente.
Sono rimasta lì ad osservare e a pensare per circa mezz’ora, uscita da lì mi sono sentita diversa. Non so spiegare ne come ne perché, solo diversa.
Entro in un altro piccolo tempietto, trovo un monaco simpaticissimo che sta facendo delle benedizioni e decido di farla anch’io: uno alla volta ci si inginocchia a capo chino di fronte a lui, lui dice cose abbastanza incompresibili, ti lancia dell’acqua benedetta e profumata, ti fa avvicinare a lui e ti lega al polso un braccialetto bianco.
Scopro subito dopo che quella era una benedizione per la salute: beh, non so se sia stato quello o no, ma io a distanza di 7 mesi non mi sono beccata nemmeno un raffreddore!
THANKS MONKS!
Passa in fretta il tempo in mezzo a queste meraviglie, è quasi ora di cena.
Ci raggruppiamo di nuovo, torniamo in albergo, doccia veloce e si scappa a China Town: lanterne, luci, statuette di gattini cinesi che muovono la zampetta, bancarelle di cibo sparse dappertutto.
Facciamo due passi in questo posto così vivo, cena thailandese in un bel posto tutto bianco con lo staff più gentile del mondo e poi birretta, ancora a spasso per Bangkok.
Rientriamo stanchi morti, il letto stasera ci chiama come mai prima d’ora.
Questa tra l’altro è la mia ultima notte a BKK, domani sera si cambia destinazione!
A domani bella vita.

Giorno 3

BANGKOK (ultimo)
Solita sveglia alle 7 e solito caffè, ma comincio ad abituarmi a tutto questo, sono contenta!
Mi alzo con la voglia di andare anche oggi alla scoperta di questo meraviglioso Paese.
Stamattina vado al famosissimo mercato galleggiante!
Mi dirigo in questa sorta di molo da dove partono delle barche che sembrano più grandi canoe: 9 posti circa, guidate da una persona seduta a poppa che direziona la barca con una sorta di remo di metallo e subito sotto c’è un piccolo motore ad elica.
Salgo, sono divertita come una bimba sulle giostre. Il nostro guidatore è un ragazzo giovane, ad occhio e croce penso abbia sui 25 anni, molto gentile e sorridente.
Fa delle curve molto veloci facendoci bagnare, ma ci sono 40gradi all’ombra quindi è un vero sollievo. Tutti sono gasati per questa guida sportiva e ridono, più lui ci vede contenti più lui stesso è contento.
La felicità è contagiosa sul serio!
Dopo qualche minuti di “stradine” di acqua, sbuchiamo in un enorme fiume: il Menam Chao Phraya, che in italiano sarebbe Fiume Eccelso o Granduchessa Madre Acqua.
Io preferisco di gran lunga il secondo nome, sarò troppo femminista?!
È uno dei due fiumi principali che attraversano l’intera città di Bangkok, sorge su una pianura alluvionale e porta acqua alle immense e numerose risaie.
Eccomi nel cuore pulsante del mercato: le bancarelle non sono bancarelle ma sono negozi di qualsiasi cosa su longtail boat simili alla mia.
Principalmente hanno cibo di ogni tipo (buonissimo il gelato al cocco, il migliore che abbia mai provato!) e souvenir tipici thailandesi. Tutto a prezzi superabbordabili.
È il classico mercato dove le persone urlano per farti comprare, l’unica differenza è che non capisci ciò che ti dicono perciò è tutto abbastanza buffo.
Mentre “navigo” vedo una barca dall’altro lato (si naviga in doppio senso, come sulle strade) e faccio cenno al guidatore di fermarsi: la donna prontamente allunga un aggeggio di ferro con un uncino, arpiona la barca e ci tira letteralmente vicino a lei.
Le donne qui sono tutte come Wonderwoman.
Proseguiamo la visita del mercato tra cavallette arrostite e donne ultracentenarie che costruiscono cestini con il bambù, pranziamo così con una ciotola di riso, pollo e una spezia strana molto somigliante al curry. Una delizia!
Di ritorno al molo decido di passare un pomeriggio più “turistico” facendo shopping in città e vado nella zona dell’MBK, il centro commerciale più grande di Bangkok.
Si, è quello in cui è stata fatta esplodere una bomba.
Si, è successo nello stesso periodo in cui ero in Thailandia e no, io non ero fortunatamente in quella zona.
Tra un negozio e l’altro arriva in un attimo la sera, carica di sacchetti (non fare shopping qui è praticamente impossibile per noi donne!) mi dirigo alla fermata del taxi che porta me e i gli altri del gruppo alla stazione dei treni.
Stasera parto per il Nord, nove ore di treno notturno largo quanto un letto matrimoniale, con una temperatura di circa 8 gradi.
Esperienze che rafforzano il carattere.
Ci vediamo a Chiang Mai!

Giorno 4

CHIANG MAI
Ragazzi che nottata tremenda!
A parte il freddo gelido, più che in Thailandia mi sembrava di essere al Polo Nord, c’è anche il fatto che ad ogni fermata salgono venditori ambulanti a venderti di tutto.
Specialmente cibo con odori che dovrebbero essere illegali la notte mentre si dorme.
Aldilà di questo: Benvenuti a Chiang Mai!!!
Usciamo dalla stazione e troviamo due taxi che qui sono come mini pullman da circa 15 posti, completamente aperti, senza porte, dai quali si sale dal retro. Sopra hanno un porta bagagli, infatti mettono lì tutti i nostri 18 zaini e li legano con delle corde.
Io prego che il mio non voli mentre siamo in viaggio, con la sfortuna che ho mi aspetto di tutto!
Dopo circa 40 minuti tra tornanti, piccoli cittadine e foresta arriviamo nel nostro b&b, molto carino, intimo, la pulizia lascia un po’ a desiderare ma d’altronde gli standard qui sono questi.
E io adoro tutto ciò!
Nell’ingresso esterno dell’albergo c’è parcheggiato un classico minivan Volkswagen anni 70 in stile Beatles, è chiuso ma non capisco cosa ci faccia qui..non è un parcheggio!
Entriamo, distribuzione chiavi, check-in, doccia veloce e siamo di nuovo in pista.
È tarda mattinata, abbiamo del tempo per ispezionare la zona: questo paese è splendido. Lontano dal caos della metropoli, pochissimo turismo, a misura d’uomo e soprattutto ha qualsiasi cosa tu abbia bisogno.
Vuoi un massaggio thai? C’è, proprio di fianco all’albergo! (me ne sono fatti ben due.. invidiatemi!)
Vuoi un supermercato economico? C’è! Qui si chiamano 7-Eleven, sono sempre aperti, hanno di tutto e a poco prezzo. Sono stati fondamentali in questo viaggio!
Vuoi del divertimento? C’è! È pieno di locali carini e pub.
Vuoi fare escursioni? Ci sono anche queste, ma ve ne parlerò domani.
Giro di ricognizione tra un via e l’altra ed è ora di pranzo: indovinate cosa mangio oggi? Dell’ottimo cibo thai al “The Sun”.
Prendo un PadThai, mi portano tutto crudo e mi piazzano il wok sul tavolo che ha un fornello incorporato, così posso decidere io la cottura degli ingredienti. Sagaci!
Finito il pasto frugale, Lonely Planet alla mano, decido di andare alla ricerca di un famoso sito di templi delimitato da delle mura.
Dopo circa 45 minuti di camminata mi accorgo di aver completamente sbagliato direzione, non è così semplice orientarsi quando non si capisce la lingua!
Maledetta torre di Babele.
Poco male però, mi sono persa il sito più turistico ma ho guadagnato una zona di paese sconosciuta a tutti, colma di templi, fiori, monaci e soprattutto la pace.
Ero completamente sola, non avevo persone che scattavano foto, che parlavano, che facevano casino.
Come potete vedere, non tutto il male viene per nuocere anzi, spesso e volentieri negli sbagli troviamo grandi guadagni.
Arriva presto sera, rientro in albergo, mi faccio la seconda doccia del giorno perché il caldo è devastante. L’umidità arriva al 95% quindi il mio corpo percepisce circa 43 gradi.
Scendo nella hall in attesa del gruppo prima di andare a cena e capisco il perché del minivan piazzato lì: è un bar!
Dentro c’è un ragazzo che sembra neozelandese, capelli lunghi e barba, canotta e tatuaggi in vista.
Il primo straniero occidentalizzato che vedo da quando sono arrivata. È dietro il “bancone”, fa i cocktail e mette qualche canzone dal suo pc attaccato a delle casse, è molto arrangiato ma carinissimo!
Faccio un breve aperitivo nell’attesa, mi gusto il mio freschissimo vodka lemon, ascolto Bob Marley e tutta la vita mi sembra sempre più bella.
Mi sento al posto giusto nel momento giusto.
Prendiamo un taxi e andiamo in centro e con nostro grandissimo stupore notiamo che c’è un enorme mercato notturno! Che sorpresona!
Prima però cediamo alle nostre radici e ci concediamo una pizza, 3 giorni di thailandese sono tanti e il nostro stomaco ci chiede una pausa per sentirsi a casa.
Dopo cena entriamo nel mercato, ovviamente io compro il mondo, non so ancora come farò a far stare tutto nello zaino al ritorno.
In una piazzetta c’è uno spettacolo musicale di tre ladyboy, i famosissimi transessuali thailandesi, molto più belle di tante donne naturali.
Passiamo così la serata, tra una partita di freccette nella zona giochi e un po’ di sano shopping, poi torniamo verso l’albergo e rimaniamo a bordo piscina per un po’ bevendo l’ultimo drink della serata.
Quanto è bello essere qui.

Giorno 5

DOI SUTHEP (CHIANG MAI)
Oggi giornata all’insegna della spiritualità.
Sveglia presto, come sempre, ma stranamente qui non mi pesa. In realtà non mi pesa mai la sveglia presto quando non è messa per lavoro, ma credo che valga la stessa cosa anche per tante altre persone.
Come vi dicevo all’inizio, in questo viaggio avevo proprio voglia di entrare in contatto con il lato spirituale che c’è in me e ammetto che qui ho iniziato ad amare la meditazione.
Ho realizzato che la felicità non è un traguardo ma un percorso di vita eterno e la conoscenza di se stessi è infinita.
Sto imparando ogni giorno di più a quanto dovrei imparare ad apprezzare tutto ciò che ho però mi viene spontanea una domanda: perché qui le persone sono povere ma sono sempre estremamente felici? Dov’è il trucco?
Mi trovo a parlare di questo argomento con un ragazzo italiano che vive qui, ha sposato una ragazza thai, hanno avuto due bimbe bellissime e hanno aperto il loro b&b sull’isola di Koh Phangan. Mi dice che qui è la mentalità ad essere diversa, si vive alla giornata e si impara ad essere grati ogni giorno per qualsiasi cosa, perché in fondo non si sa se e come ci si arriverà a domani. Triste, ma fondamentale.
Questa cosa mi fa riflettere molto, tutt’ora ci penso e mi rendo conto che tutte le ricchezze non sono affatto quelle materiali. Le ricchezze sono quelle dell’anima.
Prendo un taxi e mi dirigo al tempio (Wat Phrathat) Doi Suthep, a pochi km da Chiang Mai e situato su una montagna dalla quale è possibile avere una vista stupenda della citta.
Per raggiungerlo, però, devo fare SOLAMENTE 309 scalini e la sfortuna vuole che, oltre all’umidità quasi insopportabile, stia anche diluviando!
I primi gradini sono fattibili perché “accompagnati” da bancarelle di un sacco di cose carine: souvenir, cibo, collane, orecchini, statuette di Buddha in legno. Molte cose artigianali o pregiate.
E poi noto che è pieno di campanelle di ogni dimensione, chissà perché.
Passata la prima parte si arriva alla scala seria: davanti a me i restanti 250 scalini, ad occhio e croce, ma è bellissimo. L’intera scalinata ha la classica impronta thailandese: due splendidi Naga (draghi/serpenti protagonisti della mitologia buddista) che percorrono tutta lunghezza. Sono perfettamente decorati e scolpiti, sono reali opere d’arte.
Arrivata alla fine della scalinata mi trovo davanti al piazzale antistante allo Stupa principale; sono completamente immersa nella meraviglia di questo posto, l’atmosfera è surreale e i colori sono qualcosa di magnifico.
Nonostante stia piovendo e siamo all’aperto, anche qui si entra senza scarpe in segno di rispetto, il problema è che il pavimento è di una consistenza che sembra marmo quindi rischio di scivolare praticamente ogni 10 passi.
Scatto foto, mi lascio coccolare totalmente da questo sito così estremamente spirituale, lo sento dentro come una mano che mi scava le viscere.
Affiorano pensieri del passato, errori commessi, persone che mancano. E in un attimo sono di nuovo nel tunnel del mio viaggio interiore, a farmi domande, a darmi risposte e, se necessario, a perdonarmi e perdonare.
Non so cosa ci sia qui, ma è qualcosa di magico.
Anche qui, per la seconda volta, decido di farmi benedire dal monaco. Secondo braccialetto simbolico sul mio polso.
Girando ancora per il sito mi accorgo che ci sono campane dappertutto, specialmente in una zona ben specifica: sono enormi e messe ben in fila contro ad un muro, pronte ad essere suonate.
Apro la mia guida Lonely Planet e cerco il significato di queste campane: i fedeli sono soliti suonarle in segno di buon auspicio.
Quindi perché no? Ne suono 2-3 anch’io.
Ecco, voi avete mai provato a suonare le campane tibetane? È più o meno una sensazione molto simile.
Le vibrazioni che escono da quello “strumento” sono così forti e intense che tenendoci le mani sopra si ha proprio la sensazione che esse ti percorrano tutto il corpo. È davvero rilassante e mistico.
E vado avanti così tra statue di elefanti bianchi, stupa d’oro e campane finchè arrivo in una nuova area. Qui le statue oro del Buddha sono a grandezza umana, ognuna raffigurante una posizione e un momento di vita diversi.
Ci sono centinaia di altarini davanti ai quali ci si può inginocchiare a capo chino e pregare, oppure accendere degli incensi. Il silenzio regna sovrano.
Sono presenti anche moltissime statue di Ganesh, divinità induista molto amata poiché se invocata dona prosperità e fortuna.
In un battibaleno si fa ora di cena, risalgo col gruppo sul taxi e torniamo in albergo. La “routine” è sempre la stessa: doccia in 20 minuti stringati e poi via verso la notte!
Stasera abbiamo deciso di fare una passeggiata qui in zona, siamo finiti in una sorta di tavola calda a mangiare specialità thailandesi: carne di coccodrillo, zuppe superpiccanti, insetti vari fritti e riso con ananas.
Subito dopo facciamo un salto nel locale di fronte all’albergo ma per poco: domani mattina si deve essere belli attivi perché ci aspettano due giorni di fuoco.
E io sono anche un po’ spaventata.

Giorno 6

GIUNGLA parte 1
Partenza
Ragazzi stamattina sono agitatissima: vado incontro a ben 2 giorni di trekking nella giungla e non ho la minima idea di cosa aspettarmi.
Ho paura perché non l’ho mai fatto e diciamo che non sono famosa per la mia agilità tra montagne o foreste.
Aiuto.
Non avrò quasi nulla con me se non un piccolo zaino con dentro l’indispensabile per la notte.
Manca mezz’ora e poi arriverà il pullmino a caricarci per portarci all’inizio di questa avventura.
Mi auguro che almeno ci saranno dei sentieri, anche perché sto partendo con i sandali da trekking comprati da Decathlon, speriamo in bene!
Incrociate per me le dita, continuerò la scrittura stasera appena mi fermerò a dormire non so dove.
Se non mi sentite più sappiate che vi ho voluto bene.
Arrivo
SONO VIVA!!!
Vi giuro, la cosa più suggestiva e “wild” che abbia mai fatto fino ad ora. Altro che trekking facile (a detta dello sherpa thailandese)!
In breve: 5 ore e mezza di salita della montagna. C’erano i sentieri ma secondo voi li abbiamo usati? Certo che no. Era molto meglio salire direttamente dalla parete!!
Spazi limitati a circa 30 cm, un piede davanti all’altro. Con il lato sinistro del corpo toccavo la parete e con quello destro…il nulla. Avevo il burrone, il vuoto. Un piede sbagliato e finivo al Creatore.
Ovviamente senza la benchè minima imbragatura o qualcosa per salvarti la vita.
Gli sherpa divertiti guardavano il mio disagio, ho sudato 86 camicie, loro freschi freschi con le CROCS salivano e scendevano come nulla fosse ad aiutare tutti.
Erano pure più vecchi di me, che vergogna.
Aldilà della mia paura e poca agilità, la foresta è un paradiso terrestre: c’erano le scimmie libere e i serpenti praticamente strisciavano con me. Ormai li conoscevo quasi tutti per nome.
Purtroppo, per cercare di non perdere la concentrazione e muovermi nella maniera giusta, mi sono goduta un po’ meno intensamente di come avrei voluto questo enorme polmone naturale: ero troppo impegnata a non morire, sapete com’è.
Ho scavalcato massi di roccia, tronchi d’albero, camminato nei ruscelli, su sassi nell’acqua, nel fango. Un’avventura con la A maiuscola.
Per fortuna era a livelli, in poco più di 5 ore abbiamo fatto 3 pause in cui io mi sono dolcemente accasciata al suolo cercando di riprendere l’ossigeno che avevo miseramente perso. (Quest’anno intensifico la palestra, non ce n’è.)
Mi sono bevuta qualcosa come 1 litro d’acqua con dentro 3 bustine di sali minerali per integrare le forze, l’umidità a il caldo nella giungla sono come una pressa che ti schiaccia letteralmente al suolo.
Ad ogni pausa uno dei due sherpa, probabilmente mi ha presa in simpatia, mi fa annusare una sorta di crema in un vasetto. Io all’inizio sono scettica, come faccio a fidarmi? E se sto male chi mi ritrova in mezzo a sta giungla in capo al mondo?
Poi realizzo che non posso stare di certo peggio di così e annuso: mi ridà la vita in 1 secondo.
È una pozione magica, è una droga naturale. Ha un’odore molto molto forte e sa un po’ di menta. Lui mi dice di respirare piano piano perché siamo in alto e i polmoni reagiscono diversamente.
“Ma cos’è?” gli chiedo. “Balsamo di tigre”, mi risponde lui.
Eh, grazie. Mi ha detto tutto e niente.
In pratica è una sorta di crema, come accennavo prima, naturale al 100% , che ha diverse proprietà; è come per noi l’arnica: la spalmano sul corpo in caso di dolori, sulle ferite per cicatrizzare, sul petto in caso di tosse o altro e poi la annusano per aiutare i polmoni a lavorare meglio in casi di affaticamento, alta pressione ecc.. ovviamente al ritorno ne ho comprati 3 vasetti. È la vita.
Arriviamo in cima finalmente e bacio letteralmente il suolo, sono davvero contenta sia finita. Bellissimo eh, ma ho avuto troppa paura, non credo che lo rifarei.
Tutto il terrore e la stanchezza svaniscono in un secondo quando ad accoglierci in questo villaggio fatto solo di palafitte arrivano 3 bimbi con dei cestini di bambù.
Si avvicinano a noi sorridendo, con quei sorrisi fatti col cuore più che con gli occhi.
Vendono dei braccialettini fatti da loro con dei fili di cotone colorati e ovviamente ne compriamo tutti uno o due a testa. Ho ancora il mio addosso.
Indossano abiti malmessi, rotti e sporchi, niente scarpe. Sono pieni di fango e di mosche. È straziante.
Ma la loro gioia mi destabilizza, hanno due rametti e giocano a fare finta di essere dei ninja. Mi si stringe il cuore nel vedere quanto poco basti a certe persone per essere felici.
Scattiamo qualche foto con loro, non hanno mai visto una macchina fotografica o un telefono e non capiscono dove si deve guardare: toccano tutti i tasti come se fosse un giocattolo del futuro. Esilarante e parecchio strano, siamo nello stesso mondo e nello stesso periodo ma qui sembra di essere indietro di 200 anni.
Ci accompagnano nel villaggio e ci presentano agli adulti. Le donne si offrono di farci un tipico massaggio thai per 120 baht che sono poco più di 3 euro, il prezzo di una colazione per noi mentre per loro è pari a una notte in albergo per 2 persone.
Accetto subito per due ragioni: dopo sta scarpinata un bel massaggio non può farmi male e inoltre mi fa davvero piacere dare qualcosa a queste persone.
In questo villaggio non esistono televisioni, non c’è ricezione per i telefoni (anche perché nessuno li ha), arriva l’acqua dalla sorgente direttamente in una grossa botte solo per 2 ore al giorno (ghiacciata) e deve bastare per tutti. Ci si lava con il pentolino, non esiste corrente ne luce, usano le candele. Il che rende tutto ancora più bello.
Non hanno scarpe, vestiti che siano degni di essere chiamati tali, non hanno sapone ne spazzolini ne pettini per capelli. Vivono di agricoltura e l’uomo di famiglia scende a valle (a piedi) a vendere le cose coltivate e a comprare un po di riso con i soldi guadagnati.
E noi ci lamentiamo quando dobbiamo lavorare qualche ora in più o quando ci alziamo alle 7 del mattino. Mi sento così stupida e superficiale davanti a tutto questo.
Dimentico la mia vanità, quelle che da sempre erano le mie priorità: cammino scalza, non mi trucco, non mi pettino. Raccolgo i capelli in una coda e sto benissimo così. Mi sento parte di loro, come un pezzo integrante di questo puzzle senza precedenti.
Finito il massaggio pago la donna e lei mi abbraccia, ringraziandomi perché le ho dato 150 baht invece che 120, sorride quasi commossa. Un abbraccio vero, sincero. Mi stava ringraziando davvero e se la prossima settimana avranno cibo in più sul tavolo, sarà anche grazie a me.
Ho letteralmente dato da mangiare a gente che non ha le possibilità per farlo. Come posso commentare questa cosa? Aiutare qualcuno mi ha fatto stare bene, mi sono sentita felice nel vedere la felicità di un'altra persona. È impagabile.
Subito dopo gioco con i bimbi, dallo zaino tiro fuori delle cose che avevo portato dall’Italia e le regalo a loro: quaderni, pennarelli, pastelli, libri. Guardano un pennarello e non capiscono cosa sia.
Gli mostro come si usa, tolgo il tappo e disegno un grande cuore sul foglio. Loro sorridono e mi guardano divertiti, poi cominciano a pasticciare ogni cosa, sono contenti e lo sono anch’io.
Poi vado da uno dei due sherpa, quello che mi ha aiutata durante il trekking, tolgo dallo zaino la felpa imbottita e gliela do.
Ho una pashmina a fiori in più, la prendo e regalo anche questa ad una delle ragazze del villaggio. È sera ormai, il freddo è calato e loro sono praticamente in canottiera. Non è umano.
È impensabile il cambiamento climatico che c’è lì, l’escursione termica è davvero assurda: si passa dai 40 + umidità al 100% ai 14 di sera/notte.
Questa famiglia così gentile ci invita a fermarci per cena e anche per la notte: nella loro palafitta hanno creato dei letti con delle stuoie di bambù, ci hanno dato coperte e cuscini. Si sono letteralmente dimezzati il cibo per condividerlo con noi: il piatto di riso e patate più buono che abbia mai mangiato.
Dopo cena hanno acceso un falò e uno dei ragazzi, ha preso la sua chitarra e ha cantato delle canzoni tradizionali.
Tutto questo con il cielo stellato sopra di noi e la giungla fitta ai nostri piedi.
E chi m’ammazza? Lasciatemi qui.

Giorno 7

GIUNGLA parte 2
Partenza
Stanotte è venuto giù il diluvio universale e sono seriamente preoccupata (di nuovo) per la discesa della montagna.
La notte è trascorsa molto bene, i “letti” erano comodi, non c’erano animaletti fastidiosi e il sonno è stato cullato dallo scrosciare della pioggia sotto la palafitta: si poteva intravedere il ruscello che scorreva sotto di noi. Quasi nostalgico direi.
La famiglia ci prepara una splendida colazione a base di caffè e frutta, l’ananas qui è buonissima!
Salutiamo e ringraziamo calorosamente tutte le persone che ci hanno ospitati e ci incamminiamo verso morte (quasi) certa.
Metto via il mio diario e prego Buddha, scriverò quando sarò al sicuro.
Arrivo
Ecco, se la salita è stata faticosa, la discesa lo è stata il triplo. E anche molto più pericolosa.
La pioggia di stanotte ci ha giocato un bruttissimo scherzo, la parete della montagna è completamente ricoperta di fango, nemmeno l’erba aiuta.
Altre 6 ore di discesa, tra sabbie mobili di fango, gambe a pezzi dal giorno prima e brutto tempo. In un tratto era veramente impraticabile, sono caduta 3 volte in 5 metri, scivolando dalla discesa per un pezzetto. Fortunatamente degli arbusti sporgevano parecchio e ho trovato un appiglio per aggrapparmi, altrimenti non sarei qui a raccontarlo.
Dopo circa 3 ore e mezza arriviamo a delle scale naturali, createsi con le radici degli alberi e con la pioggia; le scendiamo e sono contenta che sia finita la parte più brutta.
Arriviamo a delle cascate meravigliose, scattiamo foto e ci rilassiamo qualche minuto. Esce il sole sia nel cielo che di nuovo dentro di me, la paura è svanita ora sono più tranquilla.
Proseguiamo le ultime 2 ore e mezza tra ruscelli e piccoli ponticelli, nulla di difficile, solo attenzione a non scivolare. I sassi nell’acqua sono spesso appuntiti e si rischia di farsi male.
Arriviamo letteralmente alla fine della giungla; un salto di circa 1 metro e mezzo e siamo fuori.. OLE’!
Kim, il ragazzo sherpa ormai diventato mio amico, mi abbraccia contento dicendo “Bye bye Jungle!! You’ve made it! You’re so strong!”.
Mai parole mi sono sembrate così belle. Non credevo seriamente di farcela, ma mi sono accorta che nonostante il corpo abbia faticato tanto, la testa è sempre stata ben concentrata. E si sa, è lei che porta avanti la baracca.
Gli altri del gruppo si complimentano con me per aver superato quella che era la mia paura più grande.
Sono davvero contenta.
Camminiamo ancora un po tra la foresta, stavolta siamo su una stradina, il verde che c’è qui non è spiegabile a parole. È verdissimo.
Sono immersa nelle piante, nelle foglie, sento la vita scorrermi nel sangue. È tutto davvero troppo bello e suggestivo.
Dopo circa 20 minuti arriviamo ad una riserva naturale nella quale vengono allevati gli elefanti: ora, io sono contraria agli animali in cattività, ma si stanno estinguendo e in queste riserve vengono cresciuti nel miglior modo possibile.
Scopro da Kim che l’elefante qui, oltre ad essere sacro, è anche stipendiato, non so in che modo ma è alquanto bizzarro.
Decido di fare una cosa che ora col senno di poi un po’ mi vergogno di aver fatto, ma sono qui, come posso non fare il giro in groppa all’elefante?
Lo so, va contro a tanti miei principi, però ho voluto assaporare fino all’ultima briciola questa parte selvaggia di Thailandia.
Salgo sull’elefante e lui comincia a camminare, lo chiamo Dumbo per via delle sue orecchie enormi e morbidissime. Cammina lentissimo ma ogni suo passo equivale a 100 dei miei.
Arriviamo in riva al fiume, Dumbo ha caldo e ha voglia di farsi un bagnetto, entra con tutta la calma del mondo e decide che anche io ho caldo e che anche io ho bisogno di un bagnetto!
Prende l’acqua dalla proboscide, la gira dietro e boom…sono completamente lavata.
Calcolando il caldo, il fango che avevo ancora addosso dal trekking e il gesto così naturalmente dolce di Dumbo direi che sono anche felicissima.
Torniamo indietro, lui poverino deve continuare il suo lavoro e caricarsi altri turisti brutti e cattivi come me..lo saluto e lo accarezzo. Mi mancherai Dumbo.
Facciamo ancora un bella passeggiata e dopo circa 1 ora Kim ci porta in questa area sportiva e non capisco che intenzioni ha.
Poi vedo il fiume, i caschetti, dei giubbotti e dei gommoni e tutto mi è chiaro: RAFTING!
Che bello, ho sempre sognato farlo e lo sto provando per la prima volta qui..un sogno vero.
Facciamo un piccolo briefing di un quarto d’ora con l’istruttore, non abbiamo imbragature nemmeno qui quindi bisogna tenersi ben saldi durante le discese.
Sono emozionata e carica, si comincia!
Il giro dura poco più di mezz’ora ed è una gara tra un gommone e l’altro a chi va più veloce. È davvero divertente, ci si bagna parecchio e quando il fiume è in una zona calma si può ammirare la splendida vegetazione che sommerge completamente l’intera montagna e l’orizzonte dritto davanti a noi. Sembra che questo fiume sia infinito.
Torniamo alla base, stanchi morti, sporchi e con la sola voglia di una doccia e di un letto come si deve.
Saliamo sul pullmino e arriviamo in albergo. Stasera cena cinese, per cambiare, e incontro di Thai Boxe.
Finisce qui la mia prima settimana di Thailandia.
Questi 6 giorni mi hanno dato tanto amore, tanta gioia. Quella gioia sconfinata, un brivido perenne nella pancia. Mi hanno insegnato ad amare di più senza regole, a non avere limiti e paure, a godere di ogni giorno. Ho capito che la vita è davvero troppo breve per passarla con la rabbia o con il rancore, che ne abbiamo solamente una e dobbiamo farne ciò che vogliamo. E soprattutto, che ovunque andremo, troveremo sempre un sorriso a scaldarci e una mano ad aiutarci.
Domani affitteremo due minivan, percorreremo 800 km in 7 giorni e rientreremo infine a Bangkok; da lì continueremo il viaggio nelle isole per qualche giorno di meritato relax.
...TO BE CONTINUED.

Vota diario

Mi Piace
Hai fatto un viaggio ed anche tu vuoi scrivere un diario di Viaggio?
È gratis, Clicca qui!

Vota questo diario di viaggio:
Clicca mi piace.

Mi Piace