Pietrasecca (Aq): il piccolo carso d’Abruzzo

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Il Borgo di Pietrasecca, frazione del Comune di Carsoli (Aq) è una di quelle aree italiane dove si coniuga in maniera positiva ambiente, storia, cultura, enogastronomia ed attenzione alla qualità della vita. La Riserva Naturale Grotte di Pietrasecca, collocata a poche centinaia di metri dal centro storico del paese, ha un estensione di circa 110 ettari e nasconde un ambiente di rara bellezza, affascinante e capace di far vivere avventure speleologiche anche ai non professionisti in totale sicurezza. L’area circostante le Grotte è infatti caratterizzata da fenomeni carsici superficiali che, da sempre, hanno richiamato l’interesse di molti visitatori e della comunità scientifica e per tale motivo nel 1992, la Regione Abruzzo, ha istituito, primo caso in Italia, una specifica riserva Naturale Speciale per la tutela e valorizzazione di un ambiente carsico.

Stati Visitati: Italia

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lamberto Funghi Visualizza Profilo

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Giorno 1

Due sono le attrazioni naturali principali della Riserva: la Grotta dell’Ovito e la Grotta del Cervo.
La grotta o Inghiottitoio dell’Ovito è un inghiottitoio naturale che raccoglie le acque del bacino omonimo per restituirle dopo 1300 metri di percorso sotterraneo. Il tracciato è caratterizzato da una suggestiva serie di stretti e piccoli laghi , separati da brevi rapide e da alcune diramazioni che introducono in ambienti pieni di stallattiti e stalagmiti.

La Grotta Grande del Cervo fu invece casualmente scoperta da un gruppo di speleologi romani che, andando a disostruire una frana che chiudeva un riparo della adiacente e già conosciuta Grotta dell’Ovito, individuarono quest’altra cavità rimasta incontaminata per secoli, grazie ad un terremoto che nel 1456 ne aveva ostruito il precedente ingresso.

La Grotta si trova a 858 metri sul livello del mare e presenta una lunghezza totale di 2500 metri con un dislivello di 70 metri

L’ingresso della grotta, piuttosto ristretto , immette in un ampia galleria lunga circa 400 metri, caratterizzata dalla presenza di straordinarie concrezioni candide di varia forma e struttura. L’inizio del concrezionamento, cioè del processo di formazione delle stalattiti e stalagmiti, in questa grotta risale a 850.000 anni fa.

L’importanza di questa grotta si deve, oltre che alla sua bellezza, anche al ritrovamento di 18 monete romane del IV-V sec., una del XV sec. e di numerosi reperti ossei appartenenti a 4 specie animali di epoca preistorica (Pleistocene): orso, lince, pantera e cervo.
La visita delle grotte è possibile per tutti, grandi e piccini ed anche per noi slow traveller, tanto curiosi quanto non professionisti, grazie al Gruppo delle guide ambientali ed escursionistiche che gestisce il centro visita. Oltre alla Guida speleologica professionista che ci accompagna, il centro ti fornisce anche il materiale da provetto e sicuro speleologo: caschetto, luce e guanti per non rovinare, anche involontariamente, le concrezioni naturali vecchie di migliaia di anni. Le scarpe adatte (tipo trekking) dovete invece portarle da casa, anche se a volte, la gentilezza e la pazienza dei gestori del Centro Visita riesce a trovare anche quelle…
Muniti di elmetto scendiamo nella Grotta dove, contrariamente a quanto potremmo aspettarci, non si cammina tra luci e strutture artificiali create e predisposte dall’uomo, ma semplicemente su tessuti adagiati sul suolo così da preservare, per quanto possibile, lo stato della grotta. Le luci provenienti dai soli caschetti dati in dotazione rendono la visita e l’atmosfera, pur in gruppo, un’esperienza personale visto che sei tu, visitatore, che scegli dove e cosa illuminare.
La visita è preceduta da una breve, dinamica ed interessante spiegazione del fenomeno carsico che ha dato vita alle Grotte di Pietrasecca, adatta anche alla curiosità ed alla scarsa pazienza dei bambini. Questo particolare fenomento, che prende il nome dalla zona del Carso in Friuli Venezia Giulia, si realizza quando acqua leggermente acidula, come quella piovana che generalmente porta disciolta in sé una piccola quantità di anidride carbonica, incontra rocce composte da carbonato di calcio. L’anidride carbonica, reagendo con l’acqua, dà luogo a una soluzione acida che decompone il carbonato di calcio, creando fessure nel terreno. Con il passare del tempo si attivano, per corrosione, nuove vie di flusso delle acque piovane, sempre più in profondità, che scavano il terreno creando cavità che nei secoli si riempiono, sempre grazie al lentissimo gocciolare dell’acqua, di stalattiti, che pendono dalla volta della grotta, stalagmiti, che si sviluppano sul pavimento della grotta là dove cade la goccia che si stacca dal soffitto, e colonne che si formano dall’incontro fra le prime e le seconde.
Sotto la paziente guida di Anna, ci avventuriamo dentro le varie sale della Grotta: la Sala degli antenati, dove furono ritrovate le ossa del Cervo preistorico che da il nome alla Grotta; il Ramo delle meraviglie, la Sala delle vaschette, il Ramo della medusa, la Sala del Fiume di fango, la Sala del By pass, per completare l’itinerario nel Fiume del silenzio. Quì Anna ci fa spegnere le luci del caschetto e ci fa sperimentare cosa significa essere circondati dal buio assoluto e dal silenzio altrettanto quasi assoluto, rotto solamente dal flebile suono dei gocciolii di acqua che, da secoli, entra e modella la grotta.
In una situazione tanto poetica, per noi viaggiatori sempre iperconnessi, ma anche tanto estrema, ci stupisce scoprire che , la Grotta del Cervo ospita alcune specie animali, anche ben adattate alle sue particolari condizioni, tra cui il grillo delle caverne dalle lunghe antenne e particolari coleotteri quasi invisibili per le ridotte dimensioni. Mentre nella grotta dell’Ovito vive una rara comunità di pipistrelli.
Usciti dal buio e dal silenzio della Grotta e salutate e ringraziate sia la nostra brava guida Anna Alleva che Valentina Lustrati del Centro Visita, decidiamo di concederci una pausa gastronomica al vicino Ristorante Terrae Madre e, successivamente, di esplorare il vero e proprio Borgo di Pietrasecca.

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