ANDALUSIA: 7° Tappa Malaga / 8° Tappa Ronda

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 3 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 501€ a 1.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Europa
Per molti stranieri l'Andalusia è la Spagna e la Spagna è l'Andalusia, terra di gitani e toreri, di sole e flamenco, di città d'arte e paesini senza tempo, abitati da gente dalle usanze esotiche... Da molto tempo sognavamo di fare un viaggio in Andalusia, una terra affascinante, la terra del sole e della luce e già in inverno mi sono messo al lavoro per organizzarlo.
Ho programmato tutto il viaggio prenotando online voli, hotel e spostamenti in bus che in Spagna sono confortevoli, rapidi e puntuali (mi ero abbondantemente documentato in merito). Solo il tratto Cordoba-Siviglia l'effettueremo in treno. Non amo guidare e poi viaggiando tra la gente si coglie la sua umanità e la sua cultura.

Le tappe del viaggio:
MALAGA - GRANADA - CORDOBA - SIVIGLIA - CADICE + TAPPA A GIBILTERRA - MALAGA - RONDA - MALAGA

Stati Visitati: Spagna

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Giorno 1

7a tappa: Malaga

23 maggio
Di nuovo nell’albergo delizioso della 1° tappa, il Bahia.
Anche a Malaga usiamo la formula molto speciale “hop on hop off” del “City-Sightseeing” che ci permette di godere di tutte le sue attrazioni godendo della maggiore libertà e che regala viste dall’alto dei suoi autobus, a due piani e scoperti, viste panoramiche eccezionali di Malaga con un biglietto valido 24 ore il cui prezzo è di 29€ e che comprende alcune facilitazioni compresa una piccola crociera nella baia. Potremo salire e scendere a nostro piacimento alle fermate situate lungo il percorso in base ai nostri gusti. Prima tappa di oggi l’Alcazaba.

L’Alcazaba è un edificio impressionante costruito tra il VII e XI sec, dove prima sorgeva una città romana, con le funzioni di fortezza e di palazzo, dove hanno vissuto i governanti della Malaga musulmana. Dalla pianta molto irregolare, tutti gli ambienti sono disposti a diversi livelli per adattarsi alla conformazione del terreno e sono concentrati in due recinti di mura. Nel primo di essi (Recinto inferiore) si accede attraversando la porta della Torre del Cristo, così chiamata per essere stata usata come cappella per anni, per poi arrivare al “Patio de Armas”, ormai diventato un giardino di aspetto arabo. La torre posta nella parte orientale permette l’uscita sulla “Coracha” un camminamento che collega a zig-zag il “Castillo de Gibralfaro”. Il secondo recinto (Recinto superiore) è difeso da possenti mura. Dalla parte occidentale si accede alla “Porta de los Cuartos de Granada”, l’unico ingresso, mentre da quella orientale si accede alla “Torre del Homenaje”.
Il Palazzo occupa tre cortili consecutivi. Il primo, chiamato de “Los Surtidores” (riferito agli zampilli della fontana), conserva degli archi del periodo del califfato e conduce ad un ambiente che a sua volta conduce alla “Torre de la Armadura Mudejar” che ha un soffitto in legno decorato e poi alla “Torre Maldonado” con bellissime colonne ed archi e con uno straordinario belvedere sulla città. Continuando si accede al “Cortile degli aranci” e all’Alberca (piscina). Una veloce visita al museo con varie testimonianze storiche ed un plastico del sito. Questa fortezza-palazzo è uno dei punti di riferimento della città, un luogo molto visitato che combina storia e bellezza nello stesso luogo.
Ai piedi dell’Alcazaba è stato ritrovato nel 1951 un teatro romano. Per molti secoli, il teatro romano di Malaga è rimasto nascosto sotto terra. La costruzione risale al I secolo, sotto l'impero di Augusto. Fu in uso fino al III secolo. Gli arabi utilizzarono alcuni elementi di questa costruzione, tra cui i capitelli e i fusti delle colonne, a beneficio della Alcazaba, come sostegno per gli archi a ferro di cavallo delle porte di questo edificio. Le dimensioni sono 31 metri di raggio, 16 metri di altezza. La cavea è a tre ordini di gradinate, con varchi (vomitoria) di accesso ai settori del pubblico.
Torniamo in centro per visitare la cattedrale.
Non passa certo inosservata. Soprattutto se la si guarda dal "Castello di Gibralfaro". Stiamo parlando della Cattedrale dell’Incarnazione, un non-finito a cavallo tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, gioiello rinascimentale dell’Andalusia. Cosa manca? La torre campanaria, che avrebbe dovuto guardare a sud ed è il motivo per cui gli spagnoli chiamano questa chiesa la Manquita termine che deriva da “manca” che sta ad indicare che non è completa. Pare che i soldi che servivano alla sua costruzione furono devoluti alla causa dell’indipendenza, nella guerra americana contro la Gran Bretagna. Anche la facciata principale non è completa, ma a compensare ci pensano il cortile e i suoi magnifici giardini. La taglia della “Catedral de la Encarnación” non sfugge e non stupisce il perché: le sue tre navate barocche sono lunghe 97 metri, per una larghezza totale di 62. Percorriamo quella centrale fino in fondo per ammirare gli eccezionali stalli del coro opera di Pedro de Mena, scultore del diciassettesimo secolo.
Dopo uno spuntino ci rechiamo al molo 1 per la piccola crociera nella baia di Malaga che partirà alle 17:30. Siamo in largo anticipo e ne approfittiamo per dare uno sguardo a questo meraviglioso waterfront sul porto.
Attraversiamo il Paseo del Parque ed entriamo nel Paseo della Farola fino a raggiungere appunto “La Farola”, il faro simbolo per eccellenza della città di Malaga. Si gode una incredibile vista del Porto di Malaga e della città. Sul Muelle 1 (Molo 1) c’è una zona commerciale e di svago, dove possiamo recuperare le forze in uno dei suoi bar. Continuiamo lungo il Muelle 2, dove in un boulevard con il nome di El Palmeral de las Sorpresas scopriamo una piacevole area per passeggiare e rilassarci. Un totale di 408 esemplari di palme e altre piante sono stati localizzati in questa zona, intervallati da fontane di diversi disegni insieme ad un pergolato dal design avveniristico che corre per tutta la lunghezza. C’è anche un piccolo terminal passeggeri al servizio di navi da crociera che qui fanno scalo.
Tra i Muelles 1 e 2 si trova il Centro Pompidou di Malaga, il primo centro che il prestigioso spazio parigino apre fuori della Francia. Situato in un edificio multicolore conosciuto come El Cubo, offre un’esposizione permanente di varie opere della splendida collezione del Centre Pompidou di Parigi dei secoli ‘900 e del 2000.

Si è fatta l’ora dell’imbarco per la breve crociera nelle acque della baia di Málaga, proprio nel cuore del Mediterraneo! Saliamo sul battello molto accogliente e fornito di tutte i confort. Certo il panorama non è che possa dare tante emozioni... A parte la vista totale della città e della Playa de la Malagueta l’orizzonte è spoglio di isole, non è come da noi a Napoli in Italia dove basta girare lo sguardo intorno e vedi tante meraviglie! Comunque c’è la speranza di avvistare qualche delfino ma niente... saranno in siesta! Abbiamo ancora il tempo per ammirare Plaza della Marina e la Fuente de las tres Gracias (Fontana delle Tre Grazie) e i Jardines de Pedro Luis Alfonso dove in 6500 metri quadrati di spazio sono presenti elementi caratteristici della cultura ispanico-moresca e francese. Passeggiando attraverso i giardini è possibile trovare soprattutto aranci, mandarini e cipressi.
Al centro svetta la statua del “biznaguero” posto in onore di questo curioso mestiere di Malaga: il venditore di gelsomino. Sempre nei giardini è possibile trovare anche un'imponente voliera. Nel 2009 i giardini furono ristrutturati e i vecchi cipressi furono sostituiti con delle varietà più piccole e con cespugli di rose.
Ci spingiamo fino alla Plaza de toros de la Malagueta ma ennesima delusione: è chiusa!
Abbiamo il coraggio di percorrere tutto il Pase del Parque (ne vale la pena perché abbiamo modo di apprezzare tanti edifici che vi si affacciano) fino al ristorante El Meson Iberico, già collaudato durante la nostra prima tappa a Malaga del 10 scorso. Ottima cena come sempre! Domani andremo a Ronda.

Giorno 2

8° tappa: Ronda

Ronda è una meravigliosa e antica città, assolutamente da visitare, arroccata sulla gola di El Tajo, profonda circa 100 metri, nella provincia di Malaga a nord di Marbella. Il suo nome letteralmente significa “circondata dai monti” e non appena arrivati potrete capire senza alcun dubbio il perché. La sua posizione di città sospesa sulla roccia, divisa dal fiume Guadalevin che crea uno spettacolare strapiombo di oltre cento metri la rese celebre anche come patria dei Bandoleros, i famosi banditi andalusi che in questa città potevano trovare facilmente riparo per le loro scorribande armate.

25 maggio
Partiamo per Ronda alle 9:30.
Stavolta il bus è della società Los Amarillos ma stesso confort ed efficienza. La visita a Ronda sarà di un solo giorno forse troppo breve per vedere tutto. Arrivati alla stazione dei bus ci dirigiamo verso il centro antico, l’originario borgo arabo chiamato La Ciudad, passando per Plaza de la Merced con il Convento omonimo e poco più avanti all’altezza dell’Alameda del Tajo notiamo una banda militare. Chiediamo informazioni e ci dicono che sono militari della Legione Straniera! Pensavo che esistesse solo quella francese invece ne esiste anche una spagnola!

Da Wikipedia:
"Fu fondata come Tercio de Extranjeros il 28 gennaio 1920 come reggimento composto da stranieri sul modello della Legione straniera francese con un decreto regio (di Alfonso XIII) per rimpiazzare le truppe di coscritti nelle campagne coloniali. Nel 1920 la Spagna stava infatti fronteggiando la peggior rivolta scoppiata nel protettorato del Marocco, guidata da Abd el-Krim. Fu fortemente voluta dal tenente colonnello di fanteria José Millán-Astray, che ne influenzò e modellò la mistica anche per far rivivere l'antica ideologia crociata, presentando i suoi uomini come artefici di una nuova reconquista contro la civiltà islamica e poi come salvatori della Spagna, in lotta contro il liberalismo laicista e il comunismo. È detta anche "Tercio" ("Tercio" erano i reggimenti della Spagna rinascimentale considerati imbattibili). Dal 1980 al 2001 non fu più ammesso l'arruolamento di stranieri. Successivamente, dopo la fine della coscrizione obbligatoria nell'esercito spagnolo, il reclutamento di stranieri ricominciò, ma soltanto da Paesi latinoamericani o altre ex colonie spagnole (Guinea Equatoriale). Dal 1999 sono state ammesse anche le donne".

Chiediamo cosa stessero preparando ed uno della banda, un trombettiere di notevole stazza, come del resto lo sono tutti gli altri, ci dice che si preparano ad una sfilata che si svolgerà alle 12:00. Ci dice pure di essere stato in Italia per quattro anni, infatti parla benissimo la nostra lingua. Assistiamo alle prove e siamo sbalorditi di come i trombettieri maneggiano i loro strumenti nel portarli alle labbra! In attesa di quest’evento inconsueto, ma noi siamo abituati alle coincidenze spettacolari nei nostri viaggi, ci spostiamo al Paseo del Blas Infante (dal nome dello scrittore e fondatore del movimento per l'indipendenza del XIX secolo, autore del grido di Terra e libertà) con El mirador da cui si gode una splendida vista del paesaggio circostante.
Dalla cassa armonica ci arriva un dolce canto accompagnato da un suono d’arpa. E’ un artista di strada, in questo caso di piazza, che si esibisce accompagnandosi con questo celestiale strumento. Atmosfera idilliaca. Spostandoci lungo il percorso che si svolge sul ciglio dello strapiombo ci dirigiamo verso il famoso Puente Nuevo e da un altro punto panoramico osserviamo lo strapiombo, definito in spagnolo Tajo (“taglio”), la scenografia perfetta per il Ponte Nuovo, una costruzione dalla struttura imponente. Costruito nel 700 collega il quartiere del Mercadillo con la città nuova e trova le fondamenta alla base dello strapiombo con un’altezza di oltre 100 metri: uno scenario da togliere il fiato. Chiedo se esista il modo per scendere fino alla base del crepaccio, mi dicono di sì... esiste un sentiero che dalla città porta fino al fondo del Tajo per poter osservare il Ponte Nuovo in tutta la sua maestosità. Inconsciamente ci avventuriamo per la ripida discesa ma ad un certo punto dico a Bianca abbastanza timorosa di fermarsi e lasciarmi proseguire da solo. Il percorso non è facile anche perché porto la tracolla con videocamera ed altre cose. Con molta cautela riesco a raggiungere il fondo e devo dire che ne valeva la pena. A parte la visione del ponte dal di sotto, la vista delle chiuse e delle piccole cascate che forma il fiume mi appaga della non facile impresa.
Il ritorno è molto impegnativo e faticoso ma caparbiamente ci riesco rispondendo ai richiami di Bianca dall’alto con intervallati: Non preoccuparti, sto tornando!
Aspettiamo l’arrivo dei militari nella Plaza Teniente Arce dove sta anche la Plaza de Toros che visiteremo subito dopo la sfilata.
Deve trattarsi della celebrazione di qualche evento essendo presenti varie autorità.
Dopo lo spettacolo inconsueto visitiamo la Plaza de Toros, per inciso c’è da ricordare che Ronda è famosa anche come la patria della corrida moderna. L’arena in stile neoclassico fu inaugurata nel 1785 e presenta cinque file di gradinate, disposte su due piani sovrapposti e sorrette da 136 colonne che formano 68 archi. Il campo di... combattimento ha un diametro di 66 metri con gradinate distribuite su due livelli che possono accogliere 6 mila spettatori. Sotto le gradinate si trova il Museo Taurino di Ronda, costituito da diverse sale tra cui si distinguono quelle dedicate alle grandi dinastie di toreri di Ronda: i Romero e gli Ordóñez. Il tetto, a due spioventi, è ricoperto di tegole curve. Sotto le gradinate si trova il Museo Taurino di Ronda, aperto al pubblico nel 1984. E' costituito da diverse sale, tra cui si distinguono quelle dedicate alle grandi dinastie di toreri di Ronda: i Romero, padre della moderna tauromachia (6000 tori uccisi...) e gli Ordóñez. Pedro Romero si staccò dalla scuola di Jerez che nel XII sec si basava prevalentemente sulla corrida a cavallo per fondare uno stile di corrida in cui i matadores lottavano a piedi contro il toro. Nella piazza antistante la Plaza esistono tre statue una dedicata al toro e le altre due ad Antonio e Cayetano Ordóñez. Romero ha una sua statua nell’Alameda del Tajo.
Visitiamo: Los Corrales (recinti), El Picadero (galoppatoio), Las Cuadras (stalle), Les Toriles (settore preparazione tori), La Capilla (cappella sacra del torero), La Real Guarniceria (mostra finimenti), la Galeria de la Real Maestranza (mostra di iconografie) e l’esposizione de Armas de fuego antiguas.
Dietro la Plaza de Toros vi sono due strade che celebrano due visitatori famosi: Ernest Hemingway che ha consacrato Ronda fermamente nella storia della letteratura con il suo romanzo "Per chi suona la campana", e Orson Wells, entrambi grandi appassionati della corrida.
Nell’alberata Plaza Duquesa de Parcent troviamo il palazzo dell’Ayuntamiento (Municipio) e l’Iglesia Santa Maria Mayor.
La chiesa sorge sui resti di un’antica moschea del XIII sec della quale sopravvive parte del minareto trasformato in campanile.
In un piccolo vestibolo vi sono una delle colonne originali della chiesa e la copia delle campane presenti nel campanile che suonano ogni ora. Nella sagrestia c’è anche un bel presepe e si vede parte del mirhab originale della preesistente moschea.
Architettonicamente ha due stili: gotico e rinascimentale.
Del periodo barocco è la bella pala d'altare mentre a sinistra vi è un altare in stile Churrigueresco (dal nome della famiglia Churriguera caratterizzato da un fantasioso ed esuberante decorativismo), con una statua della Mater Dolorosa. Il coro plateresco, di grande qualità e dimensione, divide la chiesa in due ed è ornato sul retro da un magnifico pannello in bronzo. L'altare maggiore, che si trova nella parte rinascimentale, è ornato da un baldacchino di pino rosso di grande valore artistico.
Le balconate sulla facciata sono state aggiunte più tardi, durante il regno di Filippo II, per far assistere la nobiltà ai tornei equestri, corride e altri eventi che si svolgevano in piazza che è stata poi trasformata in un bel parco dedicato alla duchessa di Parcent. Devo confessare che sono rimasto molto colpito da questa chiesa.
In questa caratteristica parte del centro antico si uniscono i particolari acciottolati delle strade con il bianco abbagliante delle case. Uno scorcio particolare viene offerto dalla calle Sor Angelica de la Cruz. Di contrasto la severa facciata del Palacio Mondragon e il minareto di San Sebastian appartenuto ad una antica moschea. Torniamo indietro per raggiungere la stazione dei bus ripassando sul Puente Nuevo osservando da lontano il Puente Viejo, il ponte arabo. Poco prima di imboccare il Puente Nuevo vediamo su una delle pareti esterne della Mostra e del Congresso (ex convento di Santo Domingo e sede dell’Inquisizione), possiamo vedere una grande pannello in ceramica titolato: Ronda per i viaggiatori romantici.

La sua storia.
In coincidenza con il VI Congresso di Storia di Ronda, dedicato nel 2013 al Romanticismo, fu deciso di inserire sul muro frasi e pensieri scritti da alcuni dei viaggiatori romantici nel corso della storia. Ci sono molti nomi di viaggiatori romantici che hanno contribuito come Washington Irving, Richard Ford, Georges Borrow nel XIX sec e Ernest Hemingway e Orson Wells nel XX sec.
Il tempo è volato, forse troppo in fretta, Ronda meritava almeno un giorno in più ma dobbiamo tornare a Malaga dove arriviamo e ceniamo ovviamente al Meson Iberico!
L’ultima serata la passiamo sul roofgarden dell’hotel, io bevendo una coppa di ottimo vino e Bianca un mojito e guardando dall’alto Malaga di notte accompagnati da una musica di sottofondo. Che vuoi di più da questa stupenda città?
La nostra permanenza è giunta a termine. Sono stati dei giorni molto intensi però ce ne andiamo pieni di esperienze, di sensazioni uniche, di memorie indimenticabili. Senza dubbio resta ancora molto da vedere e provare a Malaga.
Bisogna ritornare.

Giorno 3

Malaga

26 maggio
Partenza per l’Italia.
Il nostro aereo è alle 12:30. Con il treno preso all’andata ci rechiamo all’aeroporto con un po’ di nostalgia.
Andalusia, dove la cultura è il risultato del contatto avuto con diversi popoli e civiltà che, nel corso del tempo, hanno formato una particolare identità di un popolo.
Andalusia, storia, musica, natura, architettura, usanze popolari, la gente, tutto un insieme meraviglioso!
L’Andalusia ci resterà nel cuore, negli occhi nell’anima...

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