“Madrid me mata”: guida alla città che non dorme mai

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Madrid, la ciudad que nunca duerme: la capitale spagnola è un continuo flusso di persone, sia abitanti che turiste, che sciama da un bar de tapas a un ristorante, da una piazzetta al sole a un locale notturno. Eppure, una delle cose che ci ha maggiormente colpito è che non è una città caotica: vivace, e molto, ma senza i ritmi frenetici tipici delle metropoli. Madrid passa senza soluzione di continuità da un viale costeggiato da palazzi eleganti a quartieri meno chic ma altrettanto vissuti, alternando edifici moderni a costruzioni risalenti al XIX secolo. Ai madrileni, come agli spagnoli in genere, piace godersi la vita: i bar hanno sempre tavolini all’aperto e ogni piazzetta è piena di gente a tutte le ore del giorno, dai churros con chocolate (foto) della mattina alla caña per fare un aperitivo (magari accompagnata da un bocadillo di tortilla di patatas o da olive) alle tapas mangiate in piedi appoggiati a vecchi barili di birra.

Madrid è una città relativamente giovane dal momento che venne scelta come capitale dell’immenso impero spagnolo solo nel 1651: fino a quel momento era una cittadina di provincia senza importanza. La sua architettura è alquanto elegante, soprattutto il cosiddetto quartiere Austrias, ovvero il centro storico, caratterizzato da sobri edifici fatti costruire dai sovrani asburgici tra cui spicca la bellissima Plaza Mayor. I grandi viali e le imponenti costruzioni del centro della città risalgono alla fine dell’Ottocento/inizio del Novecento, quando la città conobbe un intenso sviluppo edilizio.

DOVE MANGIARE A MADRID: La cucina spagnola, pur essendo molto buona, non è certamente leggera, basandosi su piatti grassi e fritti. Noi più volte abbiamo pranzato in uno dei tanti locali della catena “100 montaditos”, la cui specialità sono paninetti (montaditos, appunto) farciti in mille modi diversi; il mercoledì e la domenica tutto il menù, già normalmente molto economico, costa solo un euro e l’abbuffata è dietro l’angolo! Un posto che ha ottime recensioni è “Casa Toni”, piatti squisiti ed economici in pieno centro, mentre invece se volete provare uno dei più famosi bocadillos de calamares dirigetevi al “Bar La Campana”, proprio dietro Plaza Mayor e sempre pieno.

DOVE DORMIRE: Noi abbiamo alloggiato nell’ostello Far Home Plaza Mayor, dall’arredamento stile anni Settanta: a me ricordava i film di Almodóvar, mentre a Luciano quelli di Lynch (il nostro immaginario cinematografico non coincide davvero mai!). Centralissimo, a pochi passi da Puerta del Sol e Plaza Mayor, pulito e gestito in modo cordiale.

COME MUOVERSI: Normalmente la linea 8 della metro porta dall’aeroporto Barajas al centro di Madrid per 1,50 €, ma fino ad aprile sarà chiusa per lavori. L’alternativa è l’autobus express che per 5 euro garantisce per tutto il giorno corse da e per l’aeroporto. La città è caratterizzata da un sistema di trasporti molto efficiente, tuttavia se si alloggia in centro ci si può tranquillamente muovere a piedi, anche perché è di certo il modo migliore per scoprirla.

In cinque giorni abbiamo girato la città in lungo e in largo, macinando chilometri su chilometri per la gioia dei nostri poveri piedi 🙂 Pronti per esplorare Madrid insieme a noi?

Stati Visitati: Spagna

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Giorno 1

Dopo aver lasciato i bagagli nel centralissimo ostello accanto a Plaza Tirso de Molina, siamo andati subito a Plaza Mayor, a pochi passi di distanza, a mangiarci un ottimo bocadillo de calamares (panino con calamari), che, strano ma vero, è il piatto tipico di Madrid. Siamo poi andati a curiosare al Mercado de San Miguel, risalente al 1916, l’ultimo mercato in un edificio in ferro battuto della città. Vagando per le stradine del centro ci siamo poi ritrovati nella bellissima Plaza de Santa Ana, parte del cosiddetto Barrio de las Letras perché qui vissero i principali scrittori e drammaturghi spagnoli, dove Luciano da piccolo ha passato molte delle sue giornate nei mercatini dove i suoi genitori vendevano i loro prodotti artigianali. A Puerta del Sol, sempre piena di gente, ci siamo imbattuti in un presidio permanente di un gruppo di donne in sciopero della fame affinché si adottino misure efficaci contro la violenza di genere. Nella stessa piazza, dove è presente il simbolo di Madrid, un’orsa accanto a un albero di corbezzolo, siamo stati colpiti dall’efficienza dei venditori ambulanti e dal loro ingegnoso sistema di chiusura dei sacchi per scappare dalla polizia. Siamo poi andati a passeggiare nel bellissimo Parque de Buen Retiro, dove è presente una delle pochissime statue al mondo dedicate al diavolo, la fontana del Ángel caído. La sera siamo andati a cena da “El Tigre”, un locale de tapas molto tipico nel quartiere gay-friendly di Chueca, dove esiste addirittura una Comunidad Cristiana LGTB, e dove siamo stati colpiti da una chiesa aperta h24 a chiunque, che la sera diventa una mensa e che offre qualunque tipo di supporto a chiunque ne abbia bisogno, addirittura ciotole per i cani.

Giorno 2

Iniziamo la giornata salendo sulla terrazza del Corte Inglés, godendoci una vista mozzafiato sulla Gran Vía e del centro città. Siamo andati alla scoperta dei vicoletti del centro nella zona di Plaza de la Villa, fino a poco tempo fa sede del Municipio (che adesso invece si trova nel bellissimo edificio di Plaza de Cibeles, sormontato da uno striscione recitante “Refugees welcome“). Dopo pranzo abbiamo visitato l’eclettica Catedral de la Almudena accanto al Palacio Real, l’elegante Plaza de Oriente e infine Plaza de España con la statua di Cervantes che sovrasta su Don Quijote e Sancho Panza. Per rilassarci un po’ siamo andati a sdraiarci al sole nel vicino Parque del Oeste (famoso per il Templo de Debod, ovvero i resti di un antico tempio egizio), sul cui punto più alto, la Montaña del Príncipe Pío, vennero giustiziati 43 cittadini madrileni dai soldati francesi dopo le rivolte del 1808 (episodio raffigurato da Goya nella sua opera “El tres de mayo 1808″). A Plaza Dos de Mayo, nel quartiere di Malasaña, è presente una targa commemorativa per la battaglia del 2 maggio 1808 (da cui l’omonimo quadro di Goya) a cui fece seguito la brutale repressione di cui sopra.

Giorno 3

Gironzolando per le strade al confine tra i quartieri di Lavapiés e La Latina, dove la domenica si tiene il famoso mercato del Rastro, ci siamo ritrovati alla Tabacalera, uno spazio dedicato alle arti, sulle cui mura esterne sono presenti coloratissimi murales tra cui quello dell’artista romana Alice Pasquini. Approfittando dell’ingresso gratuito, abbiamo visitato il Palacio Real (lunedì-giovedì dalle 16 alle 18 in inverno) e il Museo Nacional del Prado (lunedì-sabato dalle 18 alle 20), dove abbiamo ammirato, tra gli altri, le opere di Goya, Velázquez, Rubens. La sera a cena siamo finiti in un posto abbastanza assurdo dalle parti di Plaza Santa Ana, “La taberna pompeyana”, che richiama le locande dell’antica Roma con l’aggiunta di un discreto tocco di Kitsch.

Giorno 4

Abbiamo girato in lungo e in largo i quartieri di Chueca e Malasaña (la cui piazzetta Dos de Mayo mi ha ricordato per atmosfera l’Alameda di Sevilla, tra bambini che giocano a calcio, ubriaconi e fricchettoni che si godono il sole, tavolini all’aperto pieni di gente), con i loro localini e negozietti alternativi, poi ci siamo rilassati al sole lungo il Paseo del Prado e in serata, approfittando dell’ingresso gratuito (mercoledì-sabato dalle 19 alle 21), siamo stati al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, dove abbiamo potuto osservare da vicino il capolavoro di Picasso, “Guernica”, e molte importanti opere d’arte moderna e contemporanea.

Giorno 5

L’ultima mattinata abbiamo deciso di dedicarla al relax, dopo quattro giorni di lunghe camminate per la città, e siamo tornati al Retiro, al cui esterno siamo stati colpiti dalla folla che si accalcava attorno alle bancarelle di libri usati. All’interno del parco, pieno di famiglie con cani e bambini, sportivi, ragazzini in skate, turisti in barca sul laghetto, ci siamo goduti i concertini dei musicisti di strada in una bellissima giornata di sole.

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