ALLA SCOPERTA DEL "PIANETA CINA": LUOYANG

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 2 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Più di 2.000€ Diario di viaggio insiema aCON CHI In coppia Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Asia
La Cina, quel meraviglioso paese al centro del mondo culturale e commerciale fin dal millennio prima di Cristo, protagonista degli affascinanti racconti di avventurieri alla ricerca di segreti e dei misteri della culla dell'umanità, è ora superficialmente percepito come un avversario e non come partner o eventuale opportunità. La Cina è immensa e rappresenta un quarto dell'umanità. La Cina è il drago. È il rosso. Da sempre il paese delle contraddizioni per eccellenza, la Cina è una continua sorpresa, non smette mai di stupire, dove nulla è permanente, statico, ma il tutto è in costante movimento.

Perché un viaggio in Cina?. Siamo sempre stati attirati dalla sua aria di mistero; chiunque visiti questo paese non può che restare colpito dallo splendore delle sue attrattive naturali, storiche, architettoniche. Forse più di altri paesi al mondo, la Cina ha lasciato di sé un enorme quantitativo di tracce e testimonianze scritte, relative al proprio passato, un passato che vede risalire le prime presenze umane ad oltre un milione e mezzo di anni fa. Abbiamo optato per la soluzione di viaggio organizzato, cosa inconsueta per noi, un po' per difficoltà oggettive (prima fra tutte la lingua, parlata e scritta), un po' perché i principali luoghi da visitare corrispondono comunque a quelli che compongono i programmi proposti dai Tour Operator; a parità di giorni disponibili, la realizzazione di un itinerario analogo in autonomia, acquistando solo il volo è organizzandosi sul posto, si riscontrava con ostacoli superiori a quanto accaduto nei nostri precedenti viaggi extraeuropei. Oltretutto in Cina avremo guida ed auto privata!

Stati Visitati: Repubblica Popolare Cinese

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Giorno 1

Luoyang
29 settembre
Decolliamo su un aereo della China Southern Airlines alle 10. 30 e dopo un volo di circa due ore atterriamo all'aeroporto di Zhengzhou, capoluogo dell’ Henan, una delle province più piccole della Cina, grande poco più di mezza Italia ma popolata da circa 97 milioni di abitanti! La città, industriale moderna, non offre molto dal punto di vista turistico ma è sicuramente il punto di partenza migliore per visitare luoghi importanti come le famose grotte scolpite di Longmen e il monastero di Shaolin. Ad attenderci troviamo Frank ovvero la guida che ci porterà in un minibus a Luoyang. Frank è molto simpatico (Frank è il nome o meglio lo pseudonimo che molti cinesi usano al posto del loro nome originale) parla solo inglese e durante il viaggio ci fa fare una sosta, non prevista, per una visita ad un sito molto particolare: il Museo delle Tombe Antiche, unico nel suo genere in Cina, in cui sono conservate molte tombe Han, Wei, Tang e Song. Alcune sono dei veri appartamenti ricchi di decorazioni e dipinti. Sosta per il pranzo e dopo ci dirigiamo verso il Tempio del Cavallo Bianco che si trova ad una decina di chilometri a nord est di Luoyang. L'attuale costruzione, risalente al periodo Ming (1368-1644) è abitato da monaci della scuola Chang, sorge sulle rovine del tempio buddista più antico della Cina eretto nel 68 d.C. Si dice che qui giunsero, dopo 500 giorni di viaggio dall'India, i monaci Matanga e Zhu Falan con un cavallo bianco carico di 42 testi sacri. Passando per la sala dei Guardiani Celesti si arriva nel primo cortile fiancheggiato a sinistra dalla Sala degli Antenati e dalla Sala per l’Insegnamento del Chan e con sullo sfondo la Sala del Buddha di epoca Ming. È in corso una cerimonia religiosa ed i monaci sono molto attenti a non farci curiosare durante la loro preghiera ed a stento riesco a riprendere di spalle un monaco mentre effettua celebrazioni esterne. Ma la testimonianza che porterò in Italia è l’ audio originale che registro comunque! Arriviamo all'albergo Companionship che ha un'impronta stranamente occidentale. Infatti durante la cena veniamo avvicinati da un cameriere in abito da cowboy che, tra le tante pietanze cinesi, ci rifila anche ottime specialità statunitensi! Restiamo molto divertiti. Domani visita ad un sito eccezionale: le Grotte di Longmen.

Giorno 2

30 settembre
Le grotte scolpite di Longmen sono situate a 12 km in direzione sud dalla città lungo la gola scavata del fiume Yi. Un chilometro di roccia letteralmente scolpita dove si possono contare 1352 grotte di differenti misure, 750 nicchie, 39 pagode e ben 97.306 statue e 3608 iscrizioni attraverso cui è possibile vedere l'evoluzione dell'arte buddista dal V all’ VIII secolo. Questa strepitosa collezione di sculture buddiste fu iniziata dai sovrani dei Wei settentrionali (386-534 d.C.) dopo aver trasferito la capitale da the Datong a Luoyang. Il tragico numero di Statue senza testa, risultato di vandalismi e furti, crea un'atmosfera solenne; oggi le grotte sono ben protette. La nostra guida è cambiata. A portarci Longmen, sempre minibus, oggi è Cesare, in verità un po' freddino nei rapporti. È comunque ben preparato, parla un buon italiano e ci spiega tutto ciò che stiamo ammirando. Non stiamo ad elencare tutte le cose viste ma quelle più che ci hanno colpito sono: la grotta dei 10.000 Buddha con al centro una magnifica statua del Buddha e quella più bella ed imponente chiamata anche tempio di Feng Xian la più grande di tutte e risale al 675 d.C. Al centro l'imponente statua di Vairocana Buddha rappresentato in posizione seduta, alta ben 17 m di cui quattro solo per la testa (l'orecchio e lungo quasi 2 m) sormontato da quattro aureole che rappresentano le vie da cui si espande la luce. Il suo sorriso enigmatico le ha fatto guadagnare il soprannome di "Monna Lisa orientale". Sulla parete di destra le magnifiche sculture del re celeste e del difensore di Buddha, di notevole pregio per il movimento e per la postura realistica. Attraversiamo il ponte sul fiume e sulla sponda opposta Cesare ci porta a visitare un tempio buddhista ma non solo, anche per svelarci una curiosità. Alle varie scale percorse per visitare le grotte si sommano le altre per raggiungere il tempio che si trova in una posizione elevata. Da lontano ammiriamo la roccia scolpita su un'altra sponda e non possiamo che restare sbalorditi. Finalmente arriviamo al tempio che ci colpisce per l'atmosfera di pace che vi si respira. Immancabili la torre del tamburo e quella della campana come i nastri gialli e rossi stesi in bella mostra per chiedere grazie tra bracieri che emanano un profumo d'incenso. Iniziamo la discesa verso il luogo d'incontro con l'autista tra sentieri immersi nel verde, laghetti e un bellissimo resort che, a detta di Cesare, ha prezzi elevatissimi e che, ci confida, abbia visto soggiornare l'ex moglie di Berlusconi con la figlia. È un gossip eccezionale! Ma tornando un’ altra curiosità si mostra a noi che restiamo increduli. Qualche napoletano di non giovane età certamente ricorda il “franfelliccaro”, ovvero quell'artigiano dolciario che in via Foria avvolgeva intorno ad un gancio metallico una matassa di zucchero candito lavorandola con grande fatica e che poi dopo averla ridotta ad una specie di serpentello la tagliuzzava in piccoli pezzi per la delizia dei bambini, ebbene in una bottega vedo una scena simile solo al posto che del dolciere partenopeo ve ne è uno cinese! Chiedo se questa attività ha una vecchia tradizione e mi viene risposto che lo è e pertanto mi chiedo: vuoi vedere che forse qualche cinesino ha portato a Napoli nell'ottocento questa dolce attività? Chissà! Dopo un veloce pranzo comunque gustoso ci avviamo verso la tappa del nostro viaggio che mi è tanto a cuore: Shaolin, la culla del Kung Fu. Nonostante sia sempre di più meta di turismo di massa, il monastero di Shaolin vale sinceramente una visita. Shaolin, "foresta giovane", è il nome dell'ordine dei monaci combattenti che vivono nell'omonimo tempio buddista, 13 km a nord ovest di Dengfeng. Fondato nel V secolo d.C., acquisì un carattere marziale sotto Bodhidarma, un monaco indiano che arrivò qui nel 527 d.C. egli elaborò un sistema di esercizi che si trasformò in shaolin quan, o boxe di Shaolin, origine di tutte le grandi arti marziali cinesi. Assistiamo ad esibizioni di vari atleti a beneficio dei turisti mentre nei vasti campi di addestramento centinaia e centinaia di allievi imparano le dure regole di questa arte marziale di cui la cinematografia ha mostrato tanti aspetti ma non quello che lo ispira ossia la filosofia Zen. Mentre a gruppi tornano verso l'edificio principale io cerco di riprendere la scena e faccio appena in tempo in quanto un militare viene a fermare la ripresa video. Ma riesco comunque a rubare qualcosa..... Lo spettacolo che si tiene nell'apposito teatro destinato a propagandare l'estate marziale non ci delude, tutt'altro è un susseguirsi di fantastiche esibizioni che ci lasciano a bocca aperta. Tra il pubblico ci sono molti occidentali: e il posto dove ne abbiamo visti in maggior numero. Il grande tempio ha numerosi edifici che si aprono lateralmente e piccoli cortili interni e ospita nella sala maggiore una grande affresco di epoca Ming che raffigura molte divinità in venerazione del Buddha.. Nelle sale sono visibili stupende colonne scolpite e nella quiete del tempio lo studio del modo di combattere degli animali e nell'uso delle armi e leva ad arte una disciplina tanto dura. Qualsiasi oggetto di uso comune può diventare pericoloso nelle mani dei monaci, il numero delle armi è praticamente finito. È l'energia interiore, il Qi, la vera arma. Shaolin non è un comune monastero buddista come tanti altri sparsi in Cina. E la differenza la si incontra, camminando in punta di piedi, nei silenziosi viali è cortili quieti. Figure umane, i monaci, a volte in vesti colorate fasciate in vita e con la testa rasata, se restando immobili in simbiosi con la natura che li circonda. Percorrendo un viale vedo dei tronchi con degli strani buchi. Chiedo alla guida spiegazione e mi dice che si sono formati con colpi di dita che gli allievi sferrano al tronco per irrobustirle. Io mimo la scena tra l'ilarità dei presenti. La foresta di stupa, a breve distanza dal tempio, è una vasta distesa di pagode di mattoni che commemorano i monaci più famosi di Shaolin. Torniamo a Luoyang ma in mente mi è rimasta questa massima di Taisen Deshimaru monaco zen giapponese: "la vera via del guerriero non è la competizione né il conflitto: è al di là della vittoria e della sconfitta". Domani tappa a Xi’ an.

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