La Terra Santa, la culla delle civiltà

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Durata del viaggioDURATA VIAGGIO 7 Giorni Budget approssimativo a personaBUDGET A PERSONA Da 1.001€ a 1.500€ Diario di viaggio insiema aCON CHI Con gli amici Continenti VisitatiCONTINENTI VISTI Asia
La Terra Santa non esiste sulle cartine geografiche ma è solo un’espressione turistico-religiosa per individuare un insieme di città e luoghi in qualche modo collegati alla vita terrena di Gesù. La Terra Santa abbraccia infatti uno Stato, quello di Israele, e la Palestina, un’area geografica dai confini incerti e in continua evoluzione, continuamente esposta a conflitti molto spesso cruenti.
Insomma, un viaggio per credenti ma anche chi non è credente troverà momenti di grande interesse storico, artistico, naturalistico.

Stati Visitati: Israele

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Giorno 1

La partenza è prevista per il giorno di ferragosto.
C’è un po’ di ansia per un viaggio in una terra che la TV ci presenta sempre martoriata dalla guerra. Ci chiediamo un po’ tutti se la nostra permanenza in Israele sarà sicura.
L’attesa e i controlli in aeroporto prima della partenza sono incredibili. Arriviamo a Fiumicino con 3 ore di anticipo rispetto al previsto decollo dell’aereo. Accediamo a un terminal dedicato ai soli voli diretti verso Israele, USA e Gran Bretagna. E’ per motivi di sicurezza. Si affronta una coda di oltre un’ora per poter imbarcare i nostri bagagli. Ma prima, ci sottoponiamo a un colloquio con personale israeliano che ci fa un gran numero di domande: “E’ la prima volta che andate in Israele?”; “Chi ha preparato le vostre valigie?”; “Portate con voi qualcosa di cui ignorate il contenuto?” e così via. Anche in questo caso è per motivi di sicurezza. Finalmente riusciamo a imbarcare le valigie. Ma non è finita. C’è un’altra coda che ci aspetta, questa volta per il controllo del bagaglio a mano, anche questo molto meticoloso. E infine il controllo dei passaporti da parte della polizia. Insomma, siamo passati al setaccio per circa tre ore. Ma alla fine riusciamo a salire in aereo. Dopo tutti questi controlli dovremmo essere tranquilli, nonostante i tempi difficili.
Dopo 3 ore mezzo circa di volo atterriamo all’aeroporto di Tel Aviv intitolato a Ben Gurion, statista israeliano che nel 1948 proclamò la Costituzione dello Stato di Israele assumendone immediatamente la guida.
Da Tel Aviv la destinazione è Haifa, città molto attiva e moderna.
Gli israeliani sono soliti dire che “se vuoi pregare devi andare a Gerusalemme, se vuoi divertirti a Tel Aviv, se devi lavorare ad Haifa”.
E’ prevista la visita del santuario del Monte Carmelo, sito su un’altura della città di Haifa. Visitiamo la chiesa e l’annesso santuario dal quale si gode il panorama della città. E’ sul mare, sembra (e, in effetti, è) una città moderna e molto attiva.

Giorno 2

Il giorno successivo, 16 agosto, siamo in Galilea sul Monte Tabor, luogo della trasfigurazione di Gesù, quando «il suo volto splendette come il sole e le sue vesti divennero bianche come la luce», come ci narra Matteo nel Vangelo.
Lasciamo il pullman in un parcheggio, la strada si restringe troppo e non riuscirebbe a salire sul monte. Saliamo quindi su piccoli furgoni guidati da autisti spericolati e che ci portano fino alla Basilica della Trasfigurazione, posta in cima al monte Tabor. Accanto alla Basilica - eretta nel 1923 - vi sono due cappelle dedicate ai profeti Elia e Mosé. La Basilica contiene dei bei mosaici, la vetta del Monte è visibile attraverso una lastra in vetro.
Nel pomeriggio ci rechiamo a Cana di Galilea, luogo dove Gesù, sollecitato da Maria, diede il primo segno della sua messianicità, trasformando l'acqua in vino, per la gioia dei due giovani sposi e dei loro invitati. Nella chiesa dedicata all’evento viene di solito celebrato il rinnovo delle promesse matrimoniali per tutte le coppie di sposi che lo richiedono. Viene pure rilasciato un certificato!
Di ritorno a Nazareth visitiamo la Chiesa dell'Annunciazione, che racchiude la grotta dove l'Arcangelo Gabriele annunciò a Maria che avrebbe dato alla luce un figlio di nome Gesù.
La parte superiore della Chiesa è più grande e moderna, nella parte esterna vi sono numerosissime raffigurazioni della Madonna (pitture, mosaici, etc.) donate da vari paesi del mondo, Italia compresa.
Visitiamo alcuni scavi archeologici che ci danno un po’ l’idea di come erano costituite le antiche case della piccola Nazareth. La parte antistante della casa era per la famiglia, la parte posteriore (la “stalla”) era per gli ospiti. La vecchia città di Nazareth era davvero piccola ai tempi in cui nacque Gesù, contava non più di 500 persone e si estendeva per pochi metri quadrati.

Giorno 3

Il 17 agosto inizia con la visita al Monte delle Beatitudini, luogo posto sul pendìo di un colle che domina il lago di Tiberiade dove Gesù proclamò al mondo: «Beati i poveri in spirito, beati gli afflitti, beati i perseguitati... perché di essi è il Regno dei Cieli».
Proseguiamo poi in pullman e facciamo una brevissima sosta a Tabgha. Qui la tradizione ha posto il miracolo dei pani e dei pesci, come riferisce il Vangelo di Giovanni. Visitiamo la chiesa che vi è stata costruita. Sul pavimento vi sono numerosi mosaici tra i quali quello famosissimo con il cesto di pane e i due pesci, raffigurato su tutti i libri di scuola.
Si prosegue e ci fermiamo circa mezz’ora sulle rive del lago Tiberiade dove sorge la Chiesa del Primato di San Pietro. Qui Gesù affida a Pietro la sua Chiesa. Riusciamo persino a toccare l’acqua del lago.
La giornata è ancora lunga e visitiamo anche i resti archeologici di Cafarnao, che ai tempi di Gesù era un piccolo villaggio di pescatori. Cafarnao è chiamata «la città di Gesù», perché qui Egli, dopo aver lasciato Nazareth, si stabilì per circa due anni, ospite di Pietro nella sua casa, insegnando nella sinagoga e operando vari miracoli. Ci sono ancora i resti ben conservati della sinagoga, non è quella originale ma quella costruita circa tre secoli dopo.
Giungiamo a una banchina dove vi è l’attracco delle barche. Attraversiamo il lago di Tiberiade a bordo di un battello, ci fermiamo nel mezzo delle sue acque e lì rimaniamo nella calma e nel silenzio più assoluti. In quel silenzio davvero incredibile, non sono riuscito a evitare di addormentarmi. Sarà stata la stanchezza.....
Pranziamo nel kibbutz, sulla riva opposta del lago,dove non si mangia per nulla male.
Dopo pranzo, nel pomeriggio, ci fermiamo lungo le rive del fiume Giordano nelle cui acque Gesù fu battezzato da Giovanni Battista. Secondo il dogma cristiano, le acque del Fiume Giordano non richiedono la benedizione del sacerdote essendo sacre per loro stessa natura. In questa acque si possono rinnovare le promesse battesimali.

Giorno 4

Il 18 agosto abbandoniamo la città d’origine di Gesù e partiamo alla volta di Betlemme. Il viaggio è lungo ma molto interessante. Attraversiamo infatti l’Israele quasi nella sua interezza.
Innanzitutto ci fermiamo nel deserto del Qumran luogo di grande interesse storico ed archeologico.
Qui, in alcune grotte, furono trovati nel 1947 importanti documenti scritti su fogli di pergamena o papiro, scritti in ebraico, greco e aramaico, che presero il nome di «rotoli» perché conservati in giare di argilla chiuse da un coperchio, dopo essere stati arrotolati e avvolti con stoffe di lino.
Fra questi rotoli è stato rinvenuto un manoscritto quasi completo dei Libro di Isaia, la cui fotoriproduzione è esposta al Museo del Libro di Gerusalemme.
Qumran fu abitata dagli Esseni, una comunità religiosa la cui vita era ispirata a un rigido ascetismo, che si esprimeva nella povertà, nell'ubbidienza e nella castità. La vita era organizzata in forma comunitaria e si svolgeva fra lavoro e preghiera.
Si procede in pullman e si passa dalla città di Gerico. Ci si trova in piena Palestina, e si vede. L’ambiente è tipicamente arabeggiante, ben diverso dallo stile “occidentale” delle città israeliane. A Gerico visse Lazzaro assieme alle sorelle Marta e Maria. Gerico è considerata la "culla della civiltà", la più antica città della storia. Gli uomini vi si stabilirono sin nell'ottavo millennio a.C. Le cartoline che si acquistano sul posto recitano infatti “Gerico, la città più antica del mondo”. Si passa pure davanti a un sicomoro, magari è proprio quello ricordato dal Vangelo dove Gesù guarì il cieco Bartimeo....
Si prosegue e ci fermiamo in uno stabilimento balneare per fare il bagno nelle acque del Mar Morto, in ebraico "mare del sale" per la sua forte salinità, che tocca il 25%. Tale salinità, dieci volte superiore a quella degli altri mari, non permette alcuna forma di vita. Il bagno in queste acque è un'esperienza assai particolare: infatti la densità dell'acqua è tale che il corpo umano galleggia senza bisogno di nuotare o rischio di affondare.
Pranziamo in un self-service alla periferia di Gerico. Si mangia bene. Certo, tutte quelle pietanze esposte così all’aria..... Ma confidiamo nelle nostre difese immunitarie!!!
Nel pomeriggio si prosegue il viaggio verso Betlemme. Ci fermiamo per circa un’ora nel deserto di Giuda, posiamo tutti per la foto di rito con tutto il gruppo per la felicità di fotografi che spuntano dal nulla e che forse ci aspettano al varco. Il luogo silenzioso e sconfinato ispira momenti di grande spiritualità.
Il deserto si presenta calcareo, la pioggia cade raramente. Nel luogo dove ci fermiamo sono presenti istituzioni monastiche in cui abitano gli anacoreti, che vivono quasi tutta la settimana nelle proprie celle ricavate da grotte naturali. Questi monasteri appaiono aggrappati come nidi sulle pareti rocciose della montagna.
Il viaggio prosegue. E’ molto interessante. Dalla finestra del pullman si vedono scorrere velocemente davanti a noi panorami fanta-stici, deserti, montagne, palmeti. Attraversiamo il confine israelo-palestinese numerose volte (in ingresso, in uscita e poi ancora in ingresso) a ricordarci la struttura geografica e soprattutto politica così tormentata di questi luoghi. I soldati che presidiano i confini sono armati fino ai denti, ma per fortuna gli italiani sono ben visti. Sulla nostra sinistra vediamo a un certo punto, in pieno territorio palestinese, un grande aggregato di case, arrampicato sulla montagna. E’ uno dei tanti “territori occupati” da Israele. Sono piccole città-stato dove gli abitanti si rendono completamente indipendenti dall’autorità palestinese. Vi sono scuole, ospedali e quant’altro possa servire per la vita di tutti i giorni.
Si giunge alla periferia di Gerusalemme. Mancano solo altri 9 km per arrivare a Betlemme. Ma Gerusalemme non è una città come tutte le altre. Bisogna attraversare il muro che separa la città dalla Palestina. E’ un muro di cinta alto e protetto da filo spinato. Lo chiamano “il muro della pace”. Sarà.....
Finalmente giungiamo a Betlemme, «casa del pane» in ebraico. Siamo in Palestina, cambiano le targhe delle automobili, i nostri francobolli e le nostre schede telefoniche non si possono usare. Insomma, siamo ... all’estero!

Giorno 5

Il 19 agosto si visita il Campo dei Pastori, luogo in cui l’Angelo annunciò ai pastori che era nato il Messia. Ci si reca alla Basilica della Natività. Si accede attraverso una porta che secoli addietro fu notevolmente rimpicciolita, per impedire che intrusi potessero entrare in chiesa con le loro cavalcature. E’ detta anche “porta dell’Umiltà”. Per entrare è infatti necessario chinare la testa.
All’interno della Basilica, scendendo per alcuni scalini e facendoci largo tra la folla arriviamo nella grotta, e lì una stella d’argento indica il luogo della nascita di Gesù. La gente si ferma per pregare, ma c'è tanta folla e non ci si può fermare troppo a lungo. E’ sicuramente il momento più significativo del pellegrinaggio, quello che riassume tutto il viaggio.
Usciamo dalla Basilica e ci rechiamo nella vicina Grotta del Latte. La leggenda vuole che in questa grotta Maria abbia fatto cadere per terra una goccia del proprio latte mentre allattava il figlio rendendo bianche le pareti della grotta. Nel pomeriggio ci rechiamo a Gerusalemme.
Gerusalemme è una città piena di contrasti, un crogiolo di razze che dividono la città vecchia in quattro quartieri: ebraico, islamico, armeno e cristiano. E’ la città delle tre grandi religioni monoteiste: ebraica, musulmana e cristiana.
Per entrare in città attraversiamo di nuovo il “muro della pace”. Questa volta due militari (un uomo e una donna) salgono sul pullman armati di mitra. Sono ragazzini, avranno vent’anni ciascuno, non di più. Mostriamo loro i nostri passaporti, ci salutano e ci sorridono e poi scendono dal pullman.
La prima visita è quella di Ein Karein, luogo dove Maria andò a visitare Elisabetta, sua cugina. Qui sorge la Chiesa della Visitazione, che commemora l'incontro di Elisabetta con la Madonna, che in questa occasione pronunciò le solenni parole del Magnificat, riportate in numerosissime lingue su targhe in ceramica.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo il nostro albergo. Ma la giornata non è finita. Dopo cena, usciamo per visitare “Gerusalemme by night”.
Ci rechiamo al Muro Occidentale, detto comunemente Muro del pianto, dentro le antiche mura.
Lasciato il pullman, percorriamo un breve tratto a piedi dove ammiriamo la Cupola della Roccia (o “Moschea di Omar”) illuminata di notte. Superato un severo controllo al metal detector da parte dei militari israeliani, raggiungiamo il luogo santo per eccellenza del popolo ebraico, una grande «sinagoga all'aperto», ciò che rimane del Tempio di Gerusalemme riedificato da Erode il Grande intorno al 20 a.C.
Ci avviciniamo con cautela, ci troviamo in territorio sconosciuto. Il muro occidentale è, come detto, un luogo di preghiera e sono quindi necessari silenzio, rispetto e serietà. Uomini e donne pregano in due distinte e separate porzioni del Muro, a sinistra gli uomini, a destra le donne. Noi uomini dobbiamo inoltre indossare il chipà, il tipico copricapo usato dagli ebrei. Ve ne sono in quantità all’interno di un contenitore prima di avvicinarci al muro. Facciamo una breve sosta davanti al muro dove sono incastrati fogli di carta riportanti, ciascuno, le preghiere dei fedeli. Nel 2000 ne lasciò una anche Giovanni Paolo II.
A sinistra del muro c’è l’arco di Wilson, lo attraversiamo. Ci inoltriamo per un corridoio in cui troviamo tanti ebrei che leggono e pregano e numerose librerie in legno che contengono volumi, credo, di preghiere.
Ci allontaniamo dal Muro Occidentale e facciamo un giro a piedi per la città, attraverso negozi illuminati e locali frequentati da giovani. Ci fermiamo davanti a un cantore che in onore di noi italiani azzarda qualche musica di nostra conoscenza. Cantiamo con lui e teniamo il ritmo con le mani. Il cantore è molto contento del nostro entusiasmo. “Spagnoli e italiani sono i migliori” ci dice.
Il giro si conclude su una collina da cui si vede il panorama notturno della città. Ci sono anche alcune comitive di ragazzi che passano la propria serata cantando e divertendosi.

Giorno 6

Il 20 agosto è il giorno della Via Crucis. Ma prima visitiamo i punti più importanti della città. Innanzitutto il Pater Noster, luogo dove Gesù ha insegnato la preghiera al popolo ebraico. Vi sono targhe riportanti la preghiera di Gesù in sessantadue lingue. C’è persino la versione in lombardo e in piemontese.
Passiamo per pochi minuti da un convento di suore francescane. E’ un luogo normalmente non aperto al pubblico, ma le conoscenze della nostra guida ci consente di accedervi.
Giungiamo poi al Getsemani, l’Orto degli ulivi, posto ai piedi del Monte degli Ulivi. E’ il luogo in cui Gesù attese i soldati giunti per arrestarlo.
Accanto all’orto degli ulivi c’è la Basilica dell’Agonia, detta anche “di tutte le Nazioni”. All’interno c’è la pietra dell’agonia sulla quale Gesù pianse.
Passiamo dalla “Dormitio Mariae”, una chiesa ortodossa piena di candelabri, fumi e quant’altro. E’ il luogo dove la tradizione vuole che la Madonna si “addormentò” (le Scritture, infatti, non parlano mai della “morte” della Madonna). Sul punto non vi sono però certezze in quanto risulta che Maria andò in realtà a vivere a Efeso, altro luogo che la tradizione vuole come quello in cui la Madonna “si addormentò”.
Nel pomeriggio ci avviamo verso la Via Dolorosa, luogo che, insieme alla Basilica della Natività, rappresenta il punto più significativo di tutto il pellegrinaggio.
Percorriamo tutte le stazioni della Via Crucis e presso ognuna delle quali ci fermiamo per la preghiera. Non è la via Crucis che siamo abituati a vivere nei venerdì santo o a vedere in TV: ci dobbiamo infatti districare tra bancarelle, negozi e commercianti chiassosi, la confusione la fa da padrona. Trovare silenzio e meditazione è praticamente impossibile. Dopotutto i musulmani e gli ebrei non considerano la Via Dolorosa un luogo sacro come per i cristiani.
Giungiamo alla Basilica del Santo Sepolcro.
Davanti all’ingresso vi sono alcuni militari, sono tutti molto giovani e sembrano in libera uscita. Il servizio militare è obbligatorio per tutti in Israele, uomini e donne. Mi faccio scattare una foto con uno di loro.
Entriamo nella Basilica. Dopo una lunga coda, riusciamo ad accostarci al Calvario, protetto da un altare. Secondo la tradizione è il punto esatto in cui fu issata la croce. Un breve momento di raccoglimento è necessario. Ma dobbiamo quasi subito allontanarci, la gente è tanta.
Vi è poi la Pietra dell’Unzione, sulla quale Gesù morto fu cosparso di oli ed essenze, secondo la tradizione del tempo. E’ la volta poi della visita al Sepolcro. E’ una pietra all’interno di una cappella, ma per accedervi bisogna superare una lunga coda.
Nel Santo Sepolcro regna il principio dello status quo, un complesso di regole sottoscritto dalle tre comunità cattoliche, armene e ortodosse nel 1756, sotto il dominio dei Turchi. Lo status quo è molto preciso, regola tutti gli spazi e tutti gli orari nei minimi dettagli, anche nel caso che la Pasqua capiti per tutte e tre le comunità lo stesso giorno. L’applicazione dello status quo è estremamente rigida e non ammette neanche la più piccola deroga. Non è ammesso alcun sconfinamento, neanche per le pulizie quotidiane, durante le quali, frequentemente scoppiano violenti liti tra religiosi di differenti confessioni cristiane.

Giorno 7

Il 21 agosto è il giorno della partenza ma prima ci aspetta la visita al Cenacolo, luogo sacro in cui il Signore la sera del Giovedì Santo consumò l'ultima cena con i suoi apostoli. Poi San Pietro in Gallicantu nei cui pressi si trova una lunga scalinata di epoca romana, che dal quartiere alto della città scende verso la Valle del Cedron. Su questa scalinata la tradizione dice che Gesù è passato, la sera dei Giovedi Santo. La chiesa sorge sullo stesso luogo in cui era il palazzo del sommo sacerdote Caifa. Qui fu condotto Cristo per essere giudicato dal Sinedrio. Qui Pietro rinnegò il suo Maestro per tre volte, come ci narra Luca nel suo Vangelo.
E’ arrivato il momento di partire alla volta dell’aeroporto di Tel Aviv.
E’ terminato il viaggio. Rimarrà l’esperienza di un'esperienza unica.
Quando si va in Terra Santa, infatti, difficilmente si usa l’espressione “vado a fare un viaggio in Terra Santa” oppure “mi faccio un tour in Terra Santa”. Di solito si usa un’espressione un po’ più sobria come ad esempio “vado a fare un pellegrinaggio in Terra Santa”, anche come forma di rispetto per una zona della Terra bellissima e martoriata, punto nevralgico della cristianità e non solo. Questo, insomma, non può mai essere un viaggio come tutti gli altri.
In un viaggio “normale” si è spinti di solito dalla molla della curiosità o più semplicemente dalla voglia di riposo, di relax o ancora dalla voglia di divertirsi. Qui non c’è nulla di tutto questo.
Il divertimento, nel senso più stretto della parola, non c’è. Non sono di solito previste serate sulla spiaggia o in discoteca. Non c’è relax in quanto gli spostamenti sono numerosi e per nulla riposanti.
E non c’è neppure la curiosità. E’ difficile infatti immaginare che si vada a visitare il Santo Sepolcro “solo per curiosità”.
Lo spirito che ti spinge ad affrontare un viaggio del genere è proprio quello del “pellegrino”, cioè di colui che vuole andare a visitare i posti che in qualche modo hanno avuto un ruolo nella vita terrena di Gesù.
Il viaggio, o meglio, il pellegrinaggio tocca infatti i luoghi più sacri della cristianità, a prescindere da come la si pensi sotto l’aspetto religioso, anche se non mancano momenti di più sano svago o la visita di luoghi paesaggisticamente rilevanti.

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