Lisbona, istruzioni per l'uso

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Innanzitutto, è bene precisarlo, Lisboa si trova in Portogallo e in Portogallo si parla il portoghese, non lo spagnolo. I portoghesi non sono una invenzione per i turisti, ma esistono veramente. Li si riconosce perché sono tristi, imbronciati, lentissimi e sfasteriati ad ogni ora del giorno e della notte.
Se tenterete di comunicare con loro e per farlo ricorrerete allo spagnolo, sappiate che potrebbero arrabbiarsi, soprattutto se hanno una certa età. Ciò fermo restando Lisbona rimane una capitale coloniale, una capitale piccola e un po' decadente, ma pur sempre una capitale coloniale. Per questo motivo è piena di brasiliani e angolani, etnie che si riconoscono facilmente perché – a differenza degli indigeni – tendono a sorridere.
Fare il biglietto in metropolitana non è facile se non si hanno 5 o 10 euro nei portamonete: le macchinette accettano solo banconote da 5 o 10 euro, mentre la bigliettaia allo sportello è verosimilmente sempre occupata a parlare dei fattacci suoi al telefono. Se si pongono dei problemi, tuttavia, si può sempre fare il... portoghese.
A Lisbona fa caldo, ma anche freddo. Oppure fa freddo, ma anche caldo. Insomma, assieme all’umore dei portoghesi, anche il clima cambia continuamente.
Per questo, per chi voglia tirarsi un po’ su, il centro della città pullula di spacciatori di droga che, alla luce del giorno e davanti a tutti, mostreranno la mercanzia ai passanti, mentre i poliziotti saranno intenti a consumare un caffè al bar o a dialogare tra loro amabilmente a pochi metri di distanza.

C’è, infatti, un accordo tacito tra le parti: i poliziotti bevono il caffè, gli spacciatori spacciano e i passanti possono dire “no,grazie” quante volte gli pare.

Ciò nonostante Lisbona non è una città pericolosa.

Sebbene i borseggiatori e i venditori di droga non manchino, rimane un posto tranquillo anche in piena notte.

E, invero, è proprio la notte a rendere Libona affascinante.

Basta, infatti, andare al quartiere Chiado e spingersi fino al bairro alto per scoprire piazza de Camões e viottoli con centinaia di localini. Davanti alla caffetteria storica della Brasileira c’è anche la statua di Fernando Pessoa
Voi sedetevi accanto, fatevi una foto con lui e poi dategli un paccarone forte per fagli volare il cappello: è un scherzo divertentissimo ( tanto quello, Pessoa, è cieco e non si accorge nemmeno che siete stati voi!).

Dopodiché andate a dormire e cercate di svegliarvi presto, perché ci sono parecchie cose da visitare.

Stati Visitati: Portogallo

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Giorno 1

In primo luogo, se è sabato mattina, vi consiglio di partire da piazza Rossio con le vie circostanti e di salire subito al quartiere dell'Alfama, l'unico quartiere rimasto integro in seguito al terremoto che colpì Lisbona a metà '700.
Per raggiungerlo si può prendere il famoso tram 28, che riconoscerete subito perché è quello su cui salgono tutti i turisti.
Dopodiché andate alla feira da ladra, mercatino delle pulci che si chiama così perché le mogli dei ladri ci andavano a vendere la refurtiva. Nulla di eccezionale, ma da lì è possibile andare facilmente alla Chiesa di San Vicente de fora (bella) e al Pantheon nazionale (meno bello). Inoltre c’è anche il Castello di San Jorge, bello soprattutto per il panorama e per i pavoni che vi scorrazzano. Non ci sono ambienti interni da visitare, ma solo le torri. In una di queste si sono inventati anche una attrazione singolare: una camera oscura in cui, tramite un sistema di lenti, è possibile vedere la proiezione in tempo reale degli angoli più suggestivi della città.
Dopo aver finito questo tour, si può scendere a piedi fino alla Sé, ovvero alla bella Cattedrale, e da lì tornare in centro dalla via Augusta con l'omonimo arco fino alla piazza del Commercio, enorme piazza proiettata sul fiume Tago che ricorda tanto la piazza Italia a Trieste.

Giorno 2

Da piazza del Commercio si può poi prendere il tram che porta al quartiere di Belem, tram molto molto lento che, sotto questo profilo, incarna appieno i valori portoghesi. A Belem ci sono essenzialmente tre cose da vedere: il monastero de Los Jeronimos, la famosa Torre e la pasticceria coi dolcetti.
Andiamo con ordine:
Noi siamo arrivati davanti all'entrata del monastero quasi in orario di chiusura (alle 17, mentre il sito chiude alle 17.30), ma mezz'ora è più che sufficiente.
Invero dell'enorme struttura solo la Chiesa, il refettorio e il Chiostro sono visitabili.
Il complesso fu fatto costruire per celebrare il ritorno di Vasco de Gama, che tra l'altro è seppellito qui (assieme a Camoes e Fernando Pessoa), per celebrare il suo ritorno in seguito alla scoperta della rotta per l'india. Per la sua costruzione ci vollero quasi 100 anni e fu finanziato con parte delle tasse riscosse con l'importazione di spezie dall'India. Fu fatto costruire qui perché, secondo la leggenda, in questo luogo Vasco de Gama trascorse in preghiera, assieme al suo equipaggio, la notte precedente alla partenza. La visita è molto bella, ma far pagare 10 euro l'ingresso per me è eccessivo.
Ciò premesso, appena usciti, siamo andati a visitare anche il museo d'arte moderna Berardo (ingresso gratuito) e l'ho trovato molto molto interessante. Ci sono Pollock, Warhol, Dalì, Picasso e tanti altri. Ah sì, c'era anche Lucio Fontana, ma io l'ho ignorato pensando al film "Così parlò Bellavista".
Dopodiché abbiamo attraversato la strada e ci siamo diretti sul lungofiume osservando il monumento Dos Descobrimentos (delle scoperte), un omaggio ai navigatori che hanno fatto la fortuna del Portogallo tra il '500 e il '600. E' molto piacevole passeggiare al tramonto e osservare sullo sfondo il ponte Salazar (o 25 aprile, come viene chiamato oggi) che ricorda il Golden Gate di San Francisco, in quanto progettato dalla stessa società. Siamo quasi alla foce del Tago e già si intravede il mare che, con i suoi giochi di corrente, si mescola al fiume.
Poco distante vi è anche la torre di Belem (o di San Vincenzo), una volta sita al centro del fiume e ora assolutamente attaccata alla terra ferma.
Infine Belem merita un accenno per un altro aspetto.
Non si può visitare questo quartiere senza fermarsi nella famosa pasticceria dei dolci di Belem, che vengono serviti caldi caldi appena sfornati. Questa pasticceria è qualcosa di impressionante: c'è una fila per il servizio d'asporto e un'altra fila per andarsi a sedere. Benché ci siano 400 tavoli (quattrocento!) e abbia una capienza per oltre 1600 persone, questa pasticceria è sempre strapiena!
Noi abbiamo evitato la fila solo grazie ad una signora venezuelana che, prima di andarsene, ci ha fatto avvicinare per cederci il posto, altrimenti avremmo dovuto aspettare almeno mezz'ora.

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