Viaggio in Perù

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Il Perù è un Paese sospeso tra il cielo e la terra: attraversando la Cordigliera delle Ande si ha la sensazione di toccare con un dito le alte vette ricoperte dai ghiacciai perenni; il Lago Titicaca, che si estende a perdita d'occhio, si confonde con il blu intenso del cielo; i peruviani, fieri della loro cultura, cercano di trasmettere al visitatore le loro tradizioni legate al culto della madre terra.
Grazie all'alchimia dei suoi paesaggi mozzafiato, la storia delle culture millenarie e la raffinata cucina, il Perù è un Paese tutto da scoprire!

Stati Visitati: Perù

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Giorno 1

AREQUIPA.
Tutti i voli internazionali arrivano all'aeroporto di Lima, la capitale del Perù. Ho visitato Lima l'ultimo giorno, di fatto il mio viaggio inizia ad Arequipa, la seconda città più grande del Perù, con 1 milione di abitanti.
Arequipa si trova a 2300 metri slm ed è circondata da tre vulcani attivi: Picchu Picchu (picchu=vetta), Misti e Chachani, le cui altezze si aggirano intorno ai 6000 metri e rendono la zona di Arequipa una delle più sismiche di tutto il Perù.
Noi abbiamo raggiunto Arequipa via aereo ma si può anche optare per il bus.
La nostra visita ad Arequipa inizia nel quartiere di Yana Huara, da dove si può vedere un bellissimo panorama della città, arricchito dalla presenza dei tre imponenti vulcani innevati. Nella piazza di Yana Huara ci sono palme e giardini pieni di fiori: non sembra di essere a 2300 metri! Grazie alle tante panchine ci si può sedere, mangiare il gelato oppure bere un buon frullato alla papaya arepequena o al tumbo (frutti tropicali).
Dopo pranzo abbiamo raggiunto il centro della città per visitare il Museo Santuarios Andinoa, dove è conservata la mummia di Junita, una delle bambine sacrificate dagli inca agli dei sul monte Ampato.
Non lontano si trova il Monastero di Santa Catalina, monastero di suore di clausura costruito nel 1579. La maggior parte della struttura è visitabile (la parte non visitabile ospita ancora oggi 15 suore di clausura). Costruito in pietra vulcanica, colorato di rosso e azzurro, è una città dentro la città: le calles (vie) richiamano i nomi di strade spagnole.
Per entrare nel monastero bisognava dare una dote e le giovani ragazze che volevano diventare suore, le novizie, inizialmente non vivevano con le altre ma in un'apposita parte del monastero. Prima che il Vaticano decidesse che le suore dovessero vivere in comunità, queste vivevano da sole in coppia in celle che erano dei veri e propri appartamenti con la stanza da letto (sempre posizionato sotto un arco, luogo ideale di protezione nel caso di terremoto), la sala da pranzo e la cucina (alcuni forni vengono ancora oggi accesi per far sentire ai visitatori l'odore del fumo) e venivano accudite dalle loro serve. Dopo la riforma del Vaticano, le suore iniziarono a vivere in comunità e gli appartamenti vennero utilizzati esclusivamente come stanze da letto. Oggi la clausura è meno severa e le suore possono anche uscire, ad esempio per andare dal medico.

Giorno 2

VERSO PUNO.
Il Perù è molto grande e per spostarsi da un posto all'altro ci vuole parecchio tempo. Dato che le altezze sono notevoli, per raggiungere Puno abbiamo viaggiato in bus, in modo da adattarci meglio all'altitudine. Nel terraporto di Arequipa ci sono molte compagnie che organizzano questi viaggi, noi abbiamo scelto la Cruz del Sur. Il viaggio è durato 6 ore (non esistono autostrade in Perù) ma non è stato pesante perché il paesaggi è davvero meraviglioso: attraversando l'altopiano andino, abbiamo visto alcuni ghiacciai perenni, i verdi pascoli con le alpaca, le lagune con qualche fenicottero e alcuni villaggi locali. Siamo stati fortunati perché abbiamo visto dei gruppi di vigogna! Questo cammello è simile all'alpaca e al lama ma è selvatico e raramente si fa vedere: la sua lana è la più pregiata del mondo (1kg di lana di alpaca=40$, 1 kg di lana di vigogna=700$!!).
Dopo aver attraversato numerosi passi (il più alto a 4528 m slm!), abbiamo raggiunto Juliaca e dopo circa un'ora Puno.
Una volta arrivati a Puno, siamo stati colpiti dal soreche, il mal di montagna, e per farlo passare abbiamo usato la foglia di coca: sì, quella da cui si ricava la cocaina! In Perù la foglia di coca è molto utilizzata perché ha un effetto stimolante simile alla caffeina (infatti si consiglia di non farne uso dopo le ore 17.00). Ovviamente non è droga perché per far si che diventi tale è necessario unirla ad altre sostanze. Ai turisti, per combattere il soreche, è consigliato masticare 7 foglie di coca oppure farsi una tisana al mate de coca.
Alla sera abbiamo fatto un giro nel centro di Puno, che di per se non è un granché. La zona del centro è Plaza de Armas: qui si possono vedere molte donne peruviane in abiti tradizionali, anziani seduti sulle panchine e bambini giocare nel centro della piazza.

Giorno 3

LAGO TITICACA.
Il Lago Titicaca è il più alto lago navigabile del mondo: si trova a 3810 m di altezza! Una parte è peruviana (il 60%) il resto è territorio boliviano. Il lago è enorme: 7 volte il lago di Garda!
Dal porto partono numerose barche che accompagnano i visitatori alle isole galleggianti degli Uros: questa popolazione in origine viveva lungo la costa su imbarcazioni di junco ma quando arrivarono gli inca, piuttosto che sottomettersi, decisero di vivere sul lago, costruendo le isole galleggianti. Queste isole sono fatte di Junco, una specie di canna che cresce nel lago: gli Uros si recano al largo dove le onde del lago staccano blocchi di questa canna, che successivamente vengono legati tra loro e posizionati alla base dell'isola e sopra vengono aggiunti strati di junco. Dall'isola al fondo del lago ci sono circa 9 metri e queste canne devono essere rinnovate molto spesso perché marciscono.
Alcuni isolani sono molto accoglienti e gentili con i visitatori, altri meno. La nostra guida non ci ha fatto scendere dove scendevano gli altri turisti ma in un'isola più piccola dove Ines, una riservata signora di 37 anni con 4 figli, ci ha gentilmente fatto vedere la sua capanna e, usando un po' di gesti e un po' di spagnolo, ci ha raccontato qualcosa sulla sua vita.
Gli Uros spostano da un'isola all'altra usando barche a motore, mentre per i turisti (al costo di 10 soles) c'è la possibilità di fare un giro sulle barche in Junco: alcune sono molto grandi e molto scenografiche.
Le isole più al largo, quelle visitate da meno turisti, rappresentano ancora la tribù Uros autentica, ma purtroppo nel giro di poco tempo questa realtà scomparirà e diventerà solo un'attrazione turistica.
A circa un'ora e mezza di barca (ne esistono di diversi tipi, la veloz è la più veloce) c'è l'Isola Tachile. Questa isola è idilliaca, con le spiagge di sabbia fine e l'acqua color turchese, sembra di essere su un'isola del Mediterraneo. Aguzzando la vista si possono vedere i ghiacciai perenni della Cordigliera Boliviana.
Qui vive una comunità Quechua di circa 2.000 persone con un proprio sistema sociale: ognuno mette a disposizione il proprio lavoro per la comunità e ogni due anni viene scelto un sindaco che amministra la vita quotidiana.
Le tre regole che devono essere rispettate da tutti sono: non rubare, non mentire, non oziare.
Le donne filano nella piazza e indossano vestiti molto colorati e un ampio velo nero che portano in testa per proteggersi dal sole. Gli uomini indossano il cappello tradizionale che in base al colore indica lo stato sociale e se l'uomo è sposato (rosso) oppure no (rosso e bianco), e una cintura che ogni anno gli viene regalata dalla moglie, la quale ricama i più importanti eventi che sono capitati in quell'anno nella loro famiglia.

Giorno 4

VERSO CUSCO.
Per raggiungere la valle di Cusco abbiamo utilizzato un bus come quello per Puno ma dato che nel corso del tragitto c'erano alcune soste che meritavano di essere fatte, abbiamo viaggiato con una compagnia che fornisse anche la possibilità di fermarsi (ne esistono diverse e molte mettono a disposizione una guida locale che parla in inglese e spagnolo). Abbiamo impiegato 10 ore ma tra le soste e il panorama mozzafiato, sono passate velocemente.
Il passaggio dalla valle di Puno a quella di Cusco è segnato da La Raya (linea), un passo a 4335 m slm in mezzo ai ghiacciai. Qui la Cordigliera delle Ande si divide: a est prende il nome di Cordigliera boliviana, a ovest di Cordigliera peruviana.
Una volta raggiunta la valle di Cusco il paesaggio cambia: si iniziano a vedere molti villaggi ai bordi delle strade, molte piantagioni di mais e alberi di eucalipto.
Rachi è la prima sosta che abbiamo fatto. Questo piccolo paesino è famoso perché qui si trovano i resti di un insediamento inca: sono rimaste intatte le mura e le fondamenta delle case dei nobili e il muro portante del tempio.
Siamo stati molto fortunati perché quel giorno c'era la festa del paese e gli abitanti erano vestiti in abiti tradizionali: è stata una bella occasione per vedere i festeggiamenti e ovviamente per fare fotografie.
La seconda sosta è stata Andahuaylillas, dove si trova la Cappella Sistina delle Ande, un bellissimo esempio di barocco andino. Fu costruita nel XVII sec. dai gesuiti che la fecero affrescare da un pittore andino in modo da poter spiegare il vangelo ai locali. Nel XVIII secolo arrivarono i domenicani che coprirono gli affreschi con grandi quadri e decorarono l'altare con un bassorilievo in oro a 22 carati. Da quando il Perù ha ottenuto l'indipendenza, nel 1821, la chiesa è di nuovo gesuita ma lo sfarzo introdotto nella chiesa dai domenicani non è stato rimosso.
In tarda serata siamo arrivati a Cusco.

Giorno 5

LA VALLE SACRA.
Si riparte, sempre con il bus, per raggiungere Ollantaytambo, da cui si prende il treno per Aguas Calientes. Durante il nostro tragitto abbiamo attraversato la Valle Sacra (El Valle Sagrado), seguendo il corso del Fiume Urubamba. E' una zona molto fertile, culla della civiltà inca e durante il periodo delle piogge le montagne (di altezza compresa tra i 2000 e 7400 metri) sono completamente verdi. A Pisac abbiamo fatto una sosta per visitare il tradizionale mercato, ricco di prodotti locali, tra cui i tessuti in lana di alpaca e l'argento.
Non lontane da Pisac ci sono le Saline di Maaras, saline che si trovano a 3380 m slm! I terrazzamenti di saline sono assegnati agli abitanti locali, 15 vasche per famiglia. Per visitare le saline bisogna pagare un biglietto di ingresso e il ricavato viene messo a disposizione delle famiglie che vi lavorano. Questo sale si caratterizza per il fatto che è privo di iodio: è sconsigliato un uso frequente.
Proseguendo lungo il fiume Urubamba, si raggiunge Ollantaytambo, piccolo paesino dove si sono ben conservati resti dell'insediamento inca.
L'unico modo per raggiungere Aguas Calientes (paesino sviluppato ai piedi di Machu Picchu) è il treno: ne esistono diversi tipi ma quello per i turisti ha un prezzo maggiorato rispetto a quello per i locali. Anche in bassa stagione il numero di turisti è sempre alto. Noi abbiamo viaggiato di sera con il treno PeruRail. Aguas Calientes non è un paese molto grande però ci sono numerosi alberghi e ristoranti che permettano ai turisti di pernottare e rifocillarsi prima o dopo la visita al sito archeologico.

Giorno 6

MACHU PICCHU.
Machu Picchu si trova all'inizio della selva, la foresta amazzonica.
Per raggiungere Machu Picchu ci sono due modi: o andare a piedi oppure prendere uno dei tanti piccoli bus che partono ogni 10 minuti da Aguas calientes. Non è possibile accedere con pullman turistici o auto private e personalmente la trovo una scelta azzeccata: innanzitutto la strada è molto scoscesa e non è asfaltata per le frequenti piogge, inoltre il servizio dei bus è molto efficiente e permette di non "contaminare" il sito archeologico, che deve la sua bellezza principalmente al paesaggio circostante, selvaggio e immacolato.
Noi ci siamo svegliati presto, in modo da arrivare a Machu Picchu alle 7 (orario di apertura del sito). Siamo partiti con una pioggia torrenziale ma mentre salivamo verso il sito archeologico, le nuvole lentamente si muovevano mostrando a tratti le alte montagne verdissime, creando degli scenari spettacolari. Arrivati a Machu Picchu (c'è solo un albergo e un ristorante!) abbiamo oltrepassato la porta principale e abbiamo iniziato la visita. Appena sono arrivata qui ho capito perché questo luogo sperduto è una delle sette meraviglie del mondo, è il paesaggio circostante che lo rende magico: la maestosa montagna Wayna Picchu, le nuvole che danzano intorno, il torrente Urubamba laggiù in basso, fanno da cornice ai resti dell'antica città inca, perfettamente conservata.
Il sito archeologico è abbastanza grande ma nonostante fosse bassa stagione, verso le 10 di mattina sono arrivati davvero tanti turisti.
Alle 11 eravamo già sulla strada di ritorno e dopo aver preso il treno per Ollantaytambo e poi il bus, siamo arrivati a Cusco in tarda serata.

Giorno 7

CUSCO.
Tornati a Cusco, abbiamo dedicato un giorno intero alla visita della città, che è l'antica capitale dell'impero inca. Cusco infatti significa "centro": da qui veniva amministrato tutto l'impero. Quando arrivarono gli spagnoli distrussero ogni cosa e lasciarono solo i resti delle imponenti costruzioni inca, come ad esempio Saqsayhuaman, enorme tempio dedicato al fulmine. Anche di Pakapukara, punto di controllo delle quattro vie dove si sviluppava l'impero, e del tempio di Qenquo, non restano che le fondamenta.
La città è ricca di chiese costruite dagli spagnoli con le pietre e l'oro dei templi inca, e sui resti del Qorikancha (centro del centro), il più importante tempio inca, è stato costruito il Convento di Santo Domingo: il forte terremoto del 1950 fece comparire le rovine inca che in parte sono state recuperate. Queste hanno resistito al terremoto perché gli inca utilizzavano un metodo ad incastro in modo tale che le pietre non potessero crollare.
La Cattedrale, che si trova nel centro storico, è davvero impressionante: strutturata a forma di croce presenta tre altari, tutti decorati in oro dalla Escuela Cuzquena. Particolare è la storia del Cristo Moreno. Nel 1650 ci fu un forte terremoto ma quando venne portata in processione la statua del Cristo il terremoto cessò e da quel giorno è il patrono della città e protettore contro i terremoti. Viene chiamato Cristo Nero perché è stato affumicato dalle fiamme delle numerose candele accese dai fedeli.
Cusco si gira volentieri a piedi e le mura della città sono perfette: sono le mura inca!

Giorno 8

LIMA.
Al mattino presto abbiamo preso l'aereo per tornare a Lima e una volta arrivati, ci siamo dedicati alla visita della città.
La capitale del Perù si trova nella zona costiera e si affaccia sull'oceano: grazie al clima mite e secco, può essere visitata in ogni periodo dell'anno.
Le mie aspettative erano molto basse in quanto avevo letto e sentito dire che la capitale è deludente. In realtà a me è piaciuta: le strade sono pulite, gli edifici e le piazze ben curati, le persone cordiali, come il resto dei peruviani, e il clima piacevole.
Lima è la città più grande del Perù e conta 10 milioni di abitanti, e questo comporta inevitabilmente tanto traffico. Per nostra fortuna, visitando la capitale di domenica, non abbiamo avuto problemi a raggiungere i punti di interesse con il bus.
Prima di visitare il centro storico, siamo andati al museo Larco, tappa a mio avviso fondamentale per conoscere la cultura inca e pre incaica. Durante il viaggio le guide locali ci avevano spiegato molte cose sugli inca ma la visita a questo museo ci ha permesso di completare il quadro: il popolo inca è solo la punta dell'iceberg di una cultura che si è iniziata a sviluppare centinaia di anni prima, e grazie al fondatore del museo, R. L. Hoyle, che ha collezionato numerosi reperti (ritrovati nelle tombe) è possibile vedere i tessuti, le rappresentazioni iconografiche, i gioielli, le armi di queste antiche popolazioni.
Il centro storico di Lima è testimonianza della colonizzazione spagnola. Lima fu fondata da Pizarro nel 1535, che riprese la struttura architettonica delle città e dei palazzi spagnoli. Avendo a disposizione poco tempo, abbiamo visitato solo la zona di Plaza de Armas, la piazza principale. Camminando per le strade, si possono ammirare diversi edifici coloniali e alcuni sono visitabili.
Merita la Casa Alianga: questa casa fu costruita da Geronimo de Alianga, seguace di Pizarro, che ottenne il titolo nobiliare dopo la conquista coloniale. E' una casa privata (da ben 17 generazioni) ma è visitabile. L'esterno non dice nulla di che, ma una volta oltrepassato il portone e salita la scalinata in marmo, si accede alla casa che internamente è molto bella, decorata con mattonelle colorate e mobili d'epoca. La sala da pranzo si affaccia su piccolo cortile interno.
Da qui si può facilmente raggiungere il Monastero di San Francesco: in stile barocco, è decorato con affreschi, legno di cedro del Nicaragua e piastrelle colorate. L'antica biblioteca è interamente in legno e si è conservata perfettamente, insieme ai suoi 25.000 volumi, nonostante gli innumerevoli terremoti che hanno interessato la zona. Alcuni colonnati, se si guarda attentamente, sono leggermente pendenti: questo perché sono costruiti con mattoni e canne di bambù, in modo da renderli flessibili nel caso di terremoti.
Molti vistano il monastero perché famoso per le sue catacombe: è impressionante vedere la struttura portante di questo enorme complesso, anche se tutte quelle ossa e crani mi hanno trasmesso una sensazione di inquietudine!
Plaza des Armas è la piazza principale dove si può vedere il palazzo del governo (presieduto da guardie in uniforme: a mezzogiorno si può assistere al cambio della guardia sulle impalcature disposte di fronte ai cancelli) e la cattedrale di Lima, accanto alla quale c'è il sontuosissimo Palazzo Arcivescovile.

Con la visita di Lima si è concluso il mio viaggio in Perù: da quando sono tornata penso spesso a tutto quello che mi offerto questo bellissimo Paese e in cuor mio spero di poterci ritornare un giorno!

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